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	<title>Politica</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Wed, 16 Sep 2026 18:34:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Bollo Auto, Meloni respinge le critiche: &#8220;Ma quale spot: l&#8217;abolizione sarà per sempre&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 18:22:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[bollo auto]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Porro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La premier a 10Minuti da Nicola Porro spiega perché (per ora) la misura riguarda solo il 2027. Ma il governo non tornerà indietro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bollo-auto-meloni-respinge-le-critiche-ma-quale-spot-labolizione-sara-per-sempre/">Bollo Auto, Meloni respinge le critiche: &#8220;Ma quale spot: l&#8217;abolizione sarà per sempre&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sarà una misura spot, né un intervento destinato a esaurirsi dopo un anno. <strong>Giorgia Meloni</strong> annuncia che l’<strong>abolizione del bollo auto e moto fino a 80 kW</strong>, prevista per il 2027, nelle intenzioni del governo diventerà <strong>strutturale</strong>. Ospite di <strong>Nicola Porro</strong> a <em>10 Minuti</em>, su Rete 4, la presidente del Consiglio ha spiegato perché nel <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/il-governo-abolisce-il-bollo-auto-quali-mezzi-riguarda/" target="_blank" rel="noopener">provvedimento approvato dall’esecutivo</a> compare per ora soltanto il prossimo anno e ha respinto le accuse delle opposizioni, secondo le quali l’intervento avrebbe finalità elettorali.</p>
<h2>Meloni: «Lo stop al bollo sarà strutturale»</h2>
<p>L’esenzione dal bollo, ha chiarito Meloni, è «una misura che non vale solo per il 2027 per come noi la immaginiamo. C&#8217;è scritto così nel testo perché per la copertura dei prossimi anni ci serve la legge di Bilancio, quindi lo faremo con la Manovra». Il 2027 indicato nel provvedimento, dunque, non rappresenterebbe la scadenza dell’intervento: l’obiettivo dell’esecutivo è trovare con la prossima legge di Bilancio le risorse necessarie per prolungarlo negli anni successivi.</p>
<p>La premier ha risposto anche alle critiche arrivate dalle opposizioni: «<strong>Gli altri volevano fare un sacco di cose che guarda caso abbiamo fatto noi in quattro anni</strong>. Se si interviene per dare risposte al costo del carburante dicono che facciamo campagna elettorale, se uno non lo facesse direbbero che il governo non fa niente». Polemiche alle quali Palazzo Chigi, secondo Meloni, non intende dare troppo peso: «Non siamo così interessati a quello che dice l&#8217;opposizione, che fa il lavoro suo. Questo provvedimento non comporta dinamiche di campagne elettorali».</p>
<p>Contestazioni sono arrivate infatti sia da Luigi Marattin (&#8220;Abolire il bollo auto secondo noi è giusto, ma abolirlo per un solo anno, come fa il governo, no) che da Avs (&#8220;Misura da Cetto la Qualunque&#8221;, dice Bonelli) che dal Pd (&#8220;Siamo di fronte all’ennesima, ingannevole operazione di propaganda del governo. Parliamo di una misura che, per molti cittadini, vale al massimo uno o due pieni di carburante&#8221;). Ma Meloni rivendica la scelta, politica, di concentrare le risorse su <strong>una &#8220;tassa odiata da tutti&#8221; e &#8220;molto complicata&#8221;</strong> (a causa di scadenze che dipendono dall&#8217;immatricolazione) anziché su altri tagli diffusi alla pompa. Certo: l&#8217;abolizione non è per tutti i veicoli indistintamente (<a href="https://www.nicolaporro.it/bollo-auto-e-moto-ecco-quali-modelli-non-lo-pagano-piu/">qui</a> potete leggere se la vostra auto è coinvolta) ma diffusa a oltre 14 milioni di mezzi. &#8220;Devo precisare &#8211; ha aggiunto la premier &#8211; che ogni cittadino ha diritto a una esenzione, vale a dire: se ho due auto posso utilizzare la cancellazione del bollo su quella delle due che ha la potenza inferiore, chiaramente se sta sotto gli 80 chilowatt. Se invece dovessi avere un&#8217;auto e una moto, devo anche qui scegliere a quale dei veicoli applico l&#8217;esenzione del bollo&#8221;. Smentite anche altre critiche, arrivate in queste ore. Meloni nega che a pagare l&#8217;abolizione saranno le Regioni (che incassano il Bollo): il governo girerà loro gli oltre 2 miliardi di euro di minor gettito, senza gravare dunque sui bilanci regionali regionali.</p>
<h2>Migranti, Meloni risponde alla Spagna</h2>
<p>Nel corso dell’intervista con Porro, la presidente del Consiglio è intervenuta anche sulle <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ceuta-litalia-richiude-i-confini-ira-spagna-meloni-vergogna-assurdo/" target="_blank" rel="noopener">tensioni con il governo spagnolo</a> e sulla decisione italiana di ripristinare i controlli alla frontiera. «Attualmente la questione non è risolta, e non lo dico io, lo ha detto il primo ministro Sanchez non più tardi di due giorni fa. Ha detto “spero di risolvere la questione di Ceuta in poco tempo”, che vuol dire che i problemi permangono».</p>
<p>Meloni ha quindi respinto l’idea che la decisione italiana sia diretta contro Madrid: «Dopodiché io non ho niente contro la Spagna, i controlli alla frontiera non vengono ripristinati come iniziativa che viene fatta contro qualcuno. È successo almeno quattrocento volte in Europa che Schengen è stato sospeso, è successo diverse volte anche nei nostri confronti. <strong>Non si fa contro qualcuno, si fa per difendere e mettere in sicurezza i propri interessi</strong>, è quello che abbiamo fatto anche stavolta e alcune dichiarazioni del governo spagnolo francamente mi paiono un po&#8217; scomposte».</p>
<p>La premier ha poi replicato ai toni utilizzati nei confronti dell’Italia: «Credo che dovrebbe essere chiaro ad oggi che utilizzare con noi dei toni troppo accesi o le minacce di ripercussioni non è esattamente l&#8217;argomento più convincente». Meloni ha infine precisato che l’Italia non ha interesse a mantenere i controlli oltre il necessario: «Io non ho motivi per creare difficoltà o problemi ad altri, e quindi la ragione per la quale lo proroghiamo di solito di due settimane è perché vogliamo essere pronti appena abbiamo elementi concreti a non prorogare una misura se non è strettamente necessaria».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bollo-auto-meloni-respinge-le-critiche-ma-quale-spot-labolizione-sara-per-sempre/">Bollo Auto, Meloni respinge le critiche: &#8220;Ma quale spot: l&#8217;abolizione sarà per sempre&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Bollo auto, al Pd fa schifo abolire le tasse: &#8220;Sono solo due pieni&#8230;&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 17:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[bollo auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le opposizioni spiazzate dalla decisione del governo Meloni. Marattin: "Diventi strutturale". I dem fanno gli spocchiosi: troppo poco</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bollo-auto-al-pd-fa-schifo-abolire-le-tasse-sono-solo-due-pieni/">Bollo auto, al Pd fa schifo abolire le tasse: &#8220;Sono solo due pieni&#8230;&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo <strong>Meloni <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/il-governo-abolisce-il-bollo-auto-quali-mezzi-riguarda/" target="_blank" rel="noopener">abolisce il bollo auto</a></strong> e, puntuale, arriva il coro delle critiche. Perché evidentemente, quando si tratta di tasse, per le opposizioni non va mai bene nulla: se non vengono tagliate, il governo tartassa gli italiani; se vengono eliminate, la misura è insufficiente, temporanea o addirittura propagandistica.</p>
<p>Tra le voci critiche c’è <strong>Luigi Marattin</strong>, segretario del Partito liberal democratico, che condivide l’obiettivo ma contesta la scelta di limitarlo a un anno. &#8220;Abolire il bollo auto secondo noi è giusto, ma abolirlo per un solo anno, come fa il governo, no&#8221;. Il problema, secondo Marattin, arriverà l’anno prossimo, quando &#8220;si dovranno trovare 2,4 miliardi solo per non rimetterlo&#8221;. E aggiunge: &#8220;Non c&#8217;è niente di peggio che fare sforzi non per abbassare le tasse, ma per non farle alzare&#8221;.</p>
<p>Più duro il <strong>Partito democratico</strong>. Per <strong>Silvio Lai</strong>, deputato Pd della commissione Bilancio, siamo davanti all’&#8221;ennesima, ingannevole operazione di propaganda del governo&#8221;. Il motivo? Mentre la benzina aumenta, l’abolizione del bollo, peraltro non estesa a tutti, varrebbe per molti cittadini &#8220;al massimo uno o due pieni di carburante&#8221;. Col tipico snobismo di chi, magari, non ha poi tanti problemi a farsi quei due pieni o a pagare il bollo auto. In realtà, <a href="https://www.nicolaporro.it/consiglio-a-meloni-devi-abolire-il-bollo-auto/" target="_blank" rel="noopener">come abbiamo spiegato qui</a>, la tassa sul possesso dei mezzi a motore è odiosa perché ingiusta, perché colpisce tutti indistintamente, perché drena risorse su un bene già tassato all&#8217;acquisto. E soprattutto è riconoscibile, farà &#8220;capire&#8221; ai contribuenti che il carico fiscale si è alleggerito un po&#8217; smuovendo &#8211; magari &#8211; i consumi.</p>
<p>Insomma, <strong>una tassa in meno non basta mai</strong>. Se il governo non interviene, dovrebbe farlo; se interviene, avrebbe dovuto fare di più. Si può certamente discutere della durata della misura e delle coperture future. Ma resta un dato piuttosto semplice: <strong>chi beneficerà dell’abolizione del bollo quei soldi non dovrà tirarli fuori</strong>. Chiamarlo un problema sembra un esercizio piuttosto curioso.</p>
<p>Soddisfazione invece nella maggioranza per l’abolizione del bollo auto. <strong>Antonio Tajani</strong> rivendica il risultato come una storica battaglia di Forza Italia: &#8220;Oggi aboliamo il bollo auto, una tassa ingiusta e insopportabile&#8221;. Per il leader azzurro si tratta di una misura nel solco del principio berlusconiano del &#8220;meno tasse per tutti&#8221; e soprattutto di un primo passo: &#8220;Le esenzioni dal bollo auto sono solo l’inizio&#8221;.</p>
<p>Esulta anche <strong>Matteo Salvini</strong>, che sui social sintetizza: &#8220;Promessa mantenuta: via il bollo auto e moto nel 2027. Taaac!&#8221;. Il leader della Lega ricorda che la misura interesserà <strong>13 milioni di automobilisti e 7 milioni di motociclisti</strong>, per la prima auto e la prima moto sotto gli 80 kW.</p>
<p>Più prudente <strong>Giancarlo Giorgetti</strong>: il ministro dell’Economia spiega che al risultato si è arrivati «in modo sofferto», dopo aver valutato diverse ipotesi. La misura nasce con carattere emergenziale, ma l’auspicio è chiaro: &#8220;Pensiamo che diventi strutturale&#8221;. Sulla stessa linea anche <strong>Maurizio Lupi.</strong> &#8220;Oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani&#8221;, ha commentato Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa. &#8220;Abbiamo scelto di trasformare una parte delle risorse impiegate finora contro il caro carburanti in una misura semplice e strutturale, pensata soprattutto per chi utilizza ogni giorno auto e moto per lavorare, accompagnare i figli, muoversi. Una scelta concreta: cancelliamo una delle tasse più odiate dagli italiani e continuiamo sulla strada della riduzione del carico fiscale&#8221;. E ancora: &#8220;Lo schema ricalca quello che un altro governo di centrodestra, di cui ho fatto parte (il governo Berlusconi, ndr) ha usato per la casa: viene abolito il bollo sulla prima auto di proprietà fino a una determinata potenza dell’auto, cercando di concentrare su chi ha più bisogno&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bollo-auto-al-pd-fa-schifo-abolire-le-tasse-sono-solo-due-pieni/">Bollo auto, al Pd fa schifo abolire le tasse: &#8220;Sono solo due pieni&#8230;&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>La Meloni ci ha dato ascolto: Bollo Auto, addio ad una tassa odiosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 16:51:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[bollo auto]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Cdm vara il decreto: addio all'imposta per il 70% di auto di piccola e media cilindrata. Il nodo dei ristori alle Regioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-meloni-ci-ha-dato-ascolto-bollo-auto-addio-ad-una-tassa-odiosa/">La Meloni ci ha dato ascolto: Bollo Auto, addio ad una tassa odiosa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non vogliamo avere la presunzione di sostenere che <strong>Giorgia Meloni</strong> ci abbia dato ascolto. O meglio: che abbia dato ascolto al suggerimento di <strong>Nicola Porro</strong>, <a href="https://www.nicolaporro.it/consiglio-a-meloni-devi-abolire-il-bollo-auto/" target="_blank" rel="noopener">pubblicato anche su queste colonne</a>. L&#8217;idea era semplice, ed evidentemente anche realizzabile: <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/il-governo-abolisce-il-bollo-auto-quali-mezzi-riguarda/" target="_blank" rel="noopener">abolire il bollo auto</a>, così come Silvio Berlusconi aveva cancellato l&#8217;altrettanto odiosa imposta sulla casa.</p>
<p>La mossa del governo, che oggi ha varato l&#8217;addio alla tassa sui mezzi a motore (di piccole e medie dimensioni, oltre ai motocicli), è valida per diversi motivi. Da un punto di vista economico, perché riconsegna nelle tasche degli italiani una cifra tangibile che ogni anno <strong>fa infuriare ogni buon padre di famiglia</strong> (o madre che dir si voglia). <em>Ma perché dovrei pagare una tassa su un bene che ho già comprato versandoci l&#8217;Iva</em>? Eliminarla significa garantire alle famiglie una spesa in meno: conosciuta, riconoscibile, applicata a (quasi) tutti. Trasversale. Non un taglio delle imposte piccolo e diffuso, come quelli che in questi quattro anni il governo ha realizzato, dal taglio del cuneo fiscale alla revisione degli scaglioni, anche senza ottenere il dovuto riconoscimento.; ma un intervento su un bene, l&#8217;auto, che quasi tutti utilizzano, acquistano e mantengono e sul quale si paga(va) in media una patrimoniale da 200 euro all&#8217;anno.</p>
<p>C&#8217;è poi una questione più smaccatamente politica. Meloni deve aver compreso la lezione del Cav, che con la promessa di cancellare l&#8217;Ici recuperò tutto il distacco da Romano Prodi (chi di voi non ricorda quell&#8217;annuncio in diretta tv?) e che poi gli consegnò, di fatto, il governo del Paese un paio di anni dopo. La premier, dicevamo, deve aver capito che è molto più facile – nei talk show, in piazza, sui giornali – raccontare l&#8217;addio all&#8217;odiosa tassa sui mezzi di trasporto che 20 miliardi di riduzioni fiscali dispersi in mille rivoli. Rivoli spesso costosissimi per lo Stato, ma magari poco percepibili da larga parte dei contribuenti.</p>
<p>Ci sarà qualcuno che andrà a spaccare il capello. Contesterà gli 80 kW scelti come soglia massima per ottenere l&#8217;agevolazione. Storcerà il naso di fronte al fatto che ogni cittadino avrà diritto a un solo taglio, anche se possiede due automobili (per i motocicli, invece, non ci saranno discriminazioni). Ma a caval donato non si guarda in bocca. E poi, chissà: se la misura dovesse ottenere buoni risultati, non è detto che in futuro non possa essere ampliata: i retroscena dicono che se trovassero altre risorse potrebbero aumentare la soglia dei kw.</p>
<p>Le risorse, appunto. Ci sarà infatti da valutare il nodo delle coperture. Come aveva già indicato Nicola Porro nel suo appello a Meloni, l&#8217;importante è che non si faccia il gioco delle tre carte: abolisco qui, ma aggiungo di là. L&#8217;unico modo per rendere effettiva l&#8217;abolizione del bollo auto sarà trovare tagli alla spesa che permettano di ristorare le Regioni, alle quali vanno gli introiti della tassa sul possesso. Nel testo del decreto si legge che nel 2027 verrà previsto &#8220;un <strong>trasferimento complessivamente pari a 2.293,5 milioni di euro</strong> a titolo di compensazione della riduzione del gettito&#8221;. Le stime per l&#8217;abolizione totale della tassa parlano, in realtà, di una cifra più alta: tra i 6,5 e i 7 miliardi di euro. Ma Meloni promette: &#8220;Non stiamo varando un provvedimento che deve pagare qualcun altro&#8221;. L&#8217;obiettivo, ovviamente, sarà renderla strutturale. E non solo per il 2027.</p>
<p>Giuseppe De Lorenzo, 16 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-meloni-ci-ha-dato-ascolto-bollo-auto-addio-ad-una-tassa-odiosa/">La Meloni ci ha dato ascolto: Bollo Auto, addio ad una tassa odiosa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>È morta Emma Bonino</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/e-morta-emma-bonino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 07:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[emma bonino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La leader radicale si è spenta all'età di 78 anni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morta-emma-bonino/">È morta Emma Bonino</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È morta <strong>Emma</strong> <strong>Bonino</strong>, ex ministro e storica radicale. Pochi giorni fa <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/08/le-condizioni-di-emma-bonino-sono-delicate-ma-stazionarie_2bb70846-1304-4484-8c37-63080210d00c.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">era stata ricoverata in terapia intensiva</a>, a causa di un malore mentre si trovava nella sua casa di Roma. Le condizioni di salute, secondo i bollettini dell&#8217;ospedale Santo Spirito, erano delicate ma <a href="https://videoembed.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/10/bonino-esce-dalla-terapia-intensiva-al-santo-spirito-trasferita-in-una-struttura_758dca42-487c-4270-8b71-c2833ae46da6.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">era stata trasferita in una struttura privata</a>. Oggi il decesso, dopo anni di battaglia contro il tumore.</p>
<p>Nel gennaio 2015 a Bonino fu diagnosticato un microcitoma al polmone sinistro. Annunciò la malattia a Radio Radicale con queste parole: &#8220;Un ospite indesiderato si è piantato nel mio polmone sinistro&#8221;. Seguì sei mesi di chemioterapia e cure durate otto anni. Nel 2023 <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2023/10/09/bonino-annuncia-la-guarigione-il-tumore-se-ne-andato_f3098f2c-99c7-4474-b747-9f22e0b0dcd2.html?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener nofollow">annunciò la remissione completa del tumore</a>. Alla fine del 2024 fu ricoverata in terapia intensiva per <strong>un’insufficienza respiratoria legata alle conseguenze della malattia</strong>. Dopo il rientro nella sua abitazione di Campo de’ Fiori, nel centro di Roma, <a href="https://roma.corriere.it/notizie/politica/26_settembre_11/emma-bonino-morta-a490af28-9ab2-4155-81ff-406e4177bxlk.shtml" target="_blank" rel="noopener nofollow">riprese a fumare. Aveva continuato a farlo anche durante e dopo le cure</a>. In quella fase disse: &#8220;Non voglio prediche, voglio vivere così&#8221;.</p>
<p><iframe src="https://video.corriere.it/video-embed/11578dad-3f68-4797-8ccb-e8c006c83xlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2>L’incontro con papa Francesco</h2>
<p>Dopo il ricovero del 2024, papa <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-papa-perche-proprio-emma-bonino/" target="_blank" rel="noopener">Francesco andò a farle visita nella sua casa romana</a>. Bonino, laica e amica del pontefice, raccontò il colloquio ai giornali: &#8220;Francesco si è informato della mia salute, mi ha incoraggiata, mi ha detto: <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/papa-incontra-emma-bonino-lerba-cattiva-non-muore-mai-1127076.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">tieni duro perché poi l’erba cattiva non muore mai</a>&#8220;. Nella foto dell’incontro, Bonino e il Papa erano seduti uno di fronte all’altra in sedia a rotelle, sulla terrazza della casa.</p>
<h2>Dai Radicali alla Camera dei deputati</h2>
<p>Nata a Bra, in provincia di Cuneo, Bonino arrivò a Roma poco più che ventenne. Entrò in contatto con il movimento radicale e nel 1976 fu eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. <a href="https://roma.corriere.it/notizie/politica/24_novembre_01/emma-bonino-intervista-dopo-ospedale-375cb6f5-0729-4390-9ce2-6a4aac310xlk.shtml?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener nofollow">A Montecitorio si presentò con una gonna a fiori, zoccoli, una borsa di paglia e una sigaretta tra le dita</a>. <strong>Sandro Pertini</strong>, poi presidente della Repubblica, la chiamò &#8220;<a href="https://www.rainews.it/articoli/2024/05/emma-bonino-la-pasionaria-dei-diritti-radicali-col-sogno-degli-stati-uniti-deuropa-nel-cuore-37aa0c21-15c7-4bc8-8805-4a56a6f1de9f.html?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener nofollow">il monello di Montecitorio</a>&#8220;.</p>
<p>Le battaglie radicali sul <strong>divorzio</strong> e sull’<strong>aborto</strong> segnarono una parte centrale della sua attività. Durante la campagna per la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza, <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/verissimo/emma-bonino-il-dramma-del-mio-aborto-clandestino_F312803001050C60/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener nofollow">Bonino parlò anche del proprio aborto clandestino</a>, che in quel periodo poteva essere punito con il carcere.</p>
<p>Bonino ricoprì incarichi di ministra nei governi di <strong>Romano Prodi</strong> e <strong>Enrico Letta.</strong> Fu anche commissaria europea. Nel corso della sua attività si recò in diversi Paesi, tra cui Sierra Leone, Somalia, Polonia, Ruanda e Uganda. Visse anche al Cairo per studiare l’arabo. <strong>Nel 1999 fu proposta come candidata alla presidenza della Repubblica</strong>: sarebbe stata la prima donna a salire al Quirinale. Andò male.</p>
<p>&#8220;Emma Bonino ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione &#8211; ha scritto sui social Giorgia Meloni &#8211; Le nostre storie e le nostre sensibilità sono state lontane, ma questo non mi ha mai impedito di riconoscerne il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione. Alla sua famiglia e ai suoi cari va il mio cordoglio&#8221;.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morta-emma-bonino/">È morta Emma Bonino</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>L&#8217;ambientalismo è comunista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 19:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà privata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla critica della proprietà privata al mito della natura incontaminata: perché alcune idee sembrano riemergere oggi nella cultura anticapitalista</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha perfettamente ragione Nicola Porro nella “Zuppa” del 28 agosto a connettere il fenomeno dell’<strong>ambientalismo con il comunismo</strong>. Questa connessione trova la sua formulazione ideologica in Jean-Jacques Rousseau, precursore dell’ideologia comunista.</p>
<p>Il filosofo e pedagogista svizzero sosteneva che l’uomo, nello stato di natura, fosse “buono”. In seguito all’avvento della proprietà privata, come espresso nel <strong>“Discorso sull’origine della disuguaglianza” del 1755,</strong> l’uomo si corrompe, facendo nascere sentimenti come l’invidia e lo sfruttamento. A questo punto, l’uomo corrotto dalla società danneggerebbe a sua volta la natura, intesa in un’ottica del tutto pura e benigna dal filosofo ginevrino.</p>
<p>Nello specifico, <strong>Rousseau</strong> ritiene che a corrompere l’idilliaco stato di natura originario siano, intrinsecamente alla proprietà privata, la tecnica produttiva e l’avvento del capitalismo. Lo stato di natura primitivo è così esaltato dall’ideologia comunista perché in esso l’autonomia del singolo non esisteva e l’uomo viveva teso esclusivamente al sostentamento della propria comunità.</p>
<p><strong>L’avvento della proprietà privata</strong> ha invece fatto sì che l’uomo potesse acquisire i mezzi per emanciparsi e produrre da sé gli oggetti necessari al proprio sostentamento e alle proprie pulsioni di miglioramento. Questo non può che essere un fattore positivo.</p>
<p>È innegabile che oggi si stia assistendo a <strong>una deriva nello sfruttamento delle risorse ambientali,</strong> che va certamente gestita. Ma ciò non toglie che la nascita della proprietà privata significhi progresso e capacità di arginare anche i rischi della natura, che forse non è così benigna come teorizzato da Rousseau.</p>
<p>Non è certo la proprietà privata a corrompere l’essere umano: essa non è nata da un giorno all’altro, come sostiene Rousseau, ma era già insita anche nelle<strong> comunità primitive</strong> e nel loro istinto di sopravvivenza, qualora si fossero scontrate con un’altra comunità per il “controllo” di un determinato territorio.</p>
<p>Rousseau dimentica che l’uomo dello stato di natura, da lui tanto esaltato, cacciava: non è questa forse un’espressione <strong>di “proprietà privata”</strong> che l’uomo fa nei confronti della stessa natura, e di corruzione nei suoi riguardi? A livello pedagogico, in un mondo sempre più digitalizzato e industrializzato, in cui la frenesia rovina i momenti più puri, i sentimenti di connessione con la natura espressi da Rousseau ne “L’Emilio” e ne “Le passeggiate del sognatore solitario” non possono che essere apprezzabili.</p>
<p>Ma nel filosofo ginevrino l’aspetto pedagogico naturalistico si compenetra perfettamente con il lato politico, economico e ideologico, costituendo un nesso logico coerente, ma errato. Una domanda che avrei voluto porre a Rousseau è la seguente: se, come da lui postulato, <strong>l’uomo è per natura buono,</strong> come è stato possibile, in un contesto totalmente benigno, che si sviluppasse un uomo dalla natura diversa?</p>
<p>Mi chiedo dunque se questo processo di <strong>“corruzione”</strong> dell’uomo, visto negativamente da Rousseau, non fosse invece un necessario passaggio teso alla libertà umana e al progresso. Il comunismo, invece, ha sempre soffocato le aspirazioni degli uomini.</p>
<p>Flavio Maria Coticoni, 6 settembre 2026</p>
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		<title>Se la battuta zozzona può farla solo Silvia Salis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 16:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Salis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sindaco di Genova: "La durata non è sinonimo di qualità". E giù grasse risate, ma...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’altra <strong>Salis</strong>, quella che il martello lo lanciava in pedana e quindi è stata fatta sindaco di Genova, dice “Una lunga durata non corrisponde sempre a qualità, diciamo”, e già le spuntano i baffetti dalemiani, da <em>hominus Bialetti sovieticus</em>. La sinistra comunista finge di non capire, <strong>apprezza l’allusione scagliata lontano</strong>, verso donna Giorgia, il disprezzo sessista lo dirotta sul vecchio camerata La Russa che maramaldeggia all’idea di una serata insieme a Carfagna e Gelmini, il che, è chiaro, va letto in correlazione con l’onda nera che dalla Sassonia a macchia d’olio, si propaga dal Manzanarre al Reno e fino al Po.</p>
<p>La sinistra comunista non è che “non empatizza”, come dice quell’omarino del cancelliere tedesco che si rifà alla regola di Wanna Marchi, “i coglioni vanno inculati”, specialmente se elettori; la sinistra comunista è, lo ripeto ogni articolo che scrivo, deficiente. Ora, il vecchio Gnazio ha passato gli 80 e le due pulzelle di cui sopra non sono esattamente due veline, uno potrebbe benissimo vederci una innocente e magari patetica galanteria, per scomodare Gian Burrasca, “da vecchio gommeux”: damerino, gagà, insomma qualcosa di pacificato, di tranquillo, si può benissimo trarre diletto da una serata a tre a cena, in salotto, senza scomodare per forza certe improbabili evoluzioni erotiche; la sinistra comunista (che è deficiente), che considera Ranucci “un rubacuori”, parte lancia in resta (ops!) e non fa sconti. Agli altri.</p>

<p>Che dovremmo dire a questo punto? <strong>La solita sega (ops!) della doppia morale</strong>, del concetto identico che assume significati ribaltati a seconda di chi lo esprime? Trito e ritrito, più scontato di un porno con Siffredi o un romanzo di Sigrfido: ma no, preferiamo considerare la miseria di un partito comunista che si forza al ridere di ferro, “ha-ha-ha” sulle uscite scontate, non molto originali, da mazza ferrata (ops!) o martello lanciato male, di una maggiorente e vede la malizia dove non può più starci per sopraggiunti limiti di età.</p>
<p>È il comunismo trombonesco dei Cecchettin in carriera che vedono scempi erotici in uno sguardo, un complimento, ma davanti ai pedofili,<a href="https://www.nicolaporro.it/13enne-violentata-torna-subito-libero-complimenti-ai-giudici/" target="_blank" rel="noopener"> ai mostri seriali bengalesi o pakistani lasciati puntualmente liberi</a> (e un orco libero ne genera subito altri dieci), non fiata perché gli fanno comodo i voti etnici o, addirittura, li normalizza, li contestualizza secondo la morale ignobile “che sarà mai, così fan tutti”; che trucca le cifre dei “femminicidi” applicandoli tutti ai bruti nostrani, anche quelli per mano o scimitarra islamica. Dovremmo continuare?</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F2480876932346687%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Che pena però <strong>questa tensione perenne alla mistificazione</strong>, al doppio registro, al dirottamento etico, all’ironia chirurgica (che lascia le pinze in panza), al peraltrismo che sarebbe benaltrismo a pera: “parlaci di…”, per non dover parlare di quello che imbarazza. La ex amante di Lavitola definisce pubblicamente l’ex amico Ranucci “bugiardo e porcone”: e non succede niente, tutti a fischiettare, quando per molto meno Sigfridolo, il <em>tombeur des femmes</em>, annuncia fuoco e fiamme. Fosse vivo oggi, il vecchio sudicione, maiale parassita, gommeux e molestatore seriale, aggiornerebbe la sua celebre verità: la storia si ripete sempre, la prima volta in forma di tragedia, la seconda di merda.</p>
<p>Max del Papa, 10 settembre 2026</p>
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		<title>Parte il coro: &#8220;Viva Hamas ed Hezbollah&#8221;. Anpi&#038;co gettano la maschera</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/parte-il-coro-viva-hamas-ed-hezbollah-anpico-gettano-la-maschera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 13:07:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il video dell'inno cantato durante la manifestazione contro il ddl Antisemitismo davanti alla Camera</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/parte-il-coro-viva-hamas-ed-hezbollah-anpico-gettano-la-maschera/">Parte il coro: &#8220;Viva Hamas ed Hezbollah&#8221;. Anpi&#038;co gettano la maschera</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ed eccolo, il coro della vergogna. Lo hanno intonato alcuni dei manifestanti presenti al presidio di fronte alla Camera dei Deputati convocato dalla sinistra, da Amnesty International, Potere al Popolo e <strong>Anpi.</strong> In teoria, il sit-in serviva a contestare (legittimamente) il ddl Antisemitismo in discussione in queste ore alla Commissione Affari Costituzionali. Ma ben presto il tutto si è trasformato in molto altro.</p>
<p>Al corteo erano presenti anche alcuni parlamentari di <strong>M5S</strong> e <strong>Pd,</strong> tra cui Riccardo Ricciardi e Laura Boldrini. Gli onorevoli, va detto, se ne sono andati prima che arrivassero le bandiere di Hamas ed Hezbollah. E, a onor del vero, ci sono stati anche momenti di tensione quando alcuni partecipanti hanno discusso con chi sventolava le bandiere dei gruppi terroristici. Resta però l&#8217;orrore di quei cori. E non perché siano stati &#8220;copiati&#8221; dalla Zanzara di Giuseppe Cruciani, dove nascono con intento canzonatorio. Ma perché rivelano quello che per molto tempo è rimasto sommerso sotto la cenere del 7 ottobre, ovvero il tifo di una certa parte della sinistra radicale non tanto per i &#8220;palestinesi&#8221; e per il loro diritto ad avere uno Stato, quanto per i movimenti terroristici che hanno fatto di Gaza e del Libano regni del terrore.</p>
<p>A scendere in piazza Montecitorio sono circa 250 sigle, come annunciato dal comunicato di <strong>Amnesty International.</strong> Per i promotori, la norma in discussione metterebbe il &#8220;bavaglio&#8221; ai critici di Israele perché baserebbe la definizione di antisemitismo su quanto stabilito dall&#8217;IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) che, sostengono, &#8220;equipara all’antisemitismo le critiche alle politiche del governo d’Israele e ai suoi sostenitori, reprimendo ulteriormente il diritto al dissenso e la libertà di espressione e di informazione&#8221;. Secondo Amnesty, &#8220;l’obiettivo è perseguire legalmente chiunque denunci pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio (riconosciuto anche dalle Nazioni Unite un anno fa), la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo stato di Israele nei confronti del popolo palestinese&#8221;.</p>
<p>“I recenti attacchi e le accuse di antisemitismo contro la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), per aver aderito all’organizzazione della mobilitazione di domani, dimostrano il rischio di censura e repressione a cui stiamo già andando incontro, ancora prima che il ‘ddl antidissenso’, come andrebbe ribattezzato, sia approvato”, spiegano i promotori. “Criticare Israele non è antisemitismo, ma un diritto costituzionale da salvaguardare per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani”. E ancora: “Gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio esistono già, come la Legge Mancino (25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza evocare strumentalmente ulteriori norme liberticide. In netto contrasto con questa deriva, come raccomandato dall’Ordine dei giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme. Questa non rappresenta una definizione vincolante sul piano giuridico, ma uno strumento corredato da linee guida per identificare, monitorare e combattere <strong>l’antisemitismo,</strong> legando questa battaglia alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica”.</p>
<p>Il dibattito si inserisce in un momento infuocato per il Medio Oriente. Non solo per la guerra Usa-Iran, <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-9-settembre-2026/" target="_blank" rel="noopener">ma anche per le recenti accuse di due giornalisti israeliani convinti che Bibi Netanyahu fosse a conoscenza del piano di Hamas per il 7 ottobre</a> e per la decisione di diversi Stati occidentali di sanzionare i coloni israeliani in Cisgiordania.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1846070726770359%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/parte-il-coro-viva-hamas-ed-hezbollah-anpico-gettano-la-maschera/">Parte il coro: &#8220;Viva Hamas ed Hezbollah&#8221;. Anpi&#038;co gettano la maschera</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Emma Bonino ricoverata d&#8217;urgenza in ospedale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/emma-bonino-ricoverata-in-gravi-condizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 17:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[emma bonino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Emma Bonino è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Santo Spirito di Roma nel pomeriggio di oggi, 7 settembre. La storica esponente radicale, 78 anni, avrebbe accusato un malore mentre si trovava nella sua abitazione nel centro della Capitale. Dopo l’intervento dei soccorsi, l’ex ministra degli Esteri è stata accompagnata in ambulanza al nosocomio romano in codice [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Emma Bonino è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Santo Spirito di Roma nel pomeriggio di oggi, 7 settembre. La storica esponente radicale, 78 anni, avrebbe accusato un malore mentre si trovava nella sua abitazione nel centro della Capitale.</p>
<p>Dopo l’intervento dei soccorsi, l’ex ministra degli Esteri è stata accompagnata in ambulanza al nosocomio romano in codice rosso. Bonino è cosciente e i sanitari la stanno sottoponendo agli accertamenti necessari per stabilire le sue condizioni e valutare il quadro clinico.</p>
<p>Non è la prima volta, negli ultimi mesi, che Bonino viene ricoverata al Santo Spirito. Il 30 novembre 2025 era stata portata nello stesso ospedale in seguito a un malore e successivamente trasferita in terapia intensiva. Dopo circa una settimana di degenza era stata dimessa.</p>
<p>Nel suo passato clinico c’è anche la lunga battaglia contro un tumore al polmone sinistro, diagnosticato circa dieci anni fa.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Alessandro Di Battista ricoverato in gravi condizioni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/alessandro-di-battista-ricoverato-in-gravi-condizioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 10:50:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro di battista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ex deputato del Movimento 5 Stelle, 48 anni, si trova in ospedale dopo un malore. Le sue condizioni al momento restano riservate</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/alessandro-di-battista-ricoverato-in-gravi-condizioni/">Alessandro Di Battista ricoverato in gravi condizioni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alessandro Di Battista</strong> è stato ricoverato nella serata di ieri, venerdì 28 agosto, in un ospedale di Cuba. Secondo quanto riferito dal <strong>Corriere della Sera</strong>, l’ex deputato del Movimento 5 Stelle sarebbe arrivato in ospedale in gravi condizioni.</p>
<h2>La carriera politica</h2>
<p>Alessandro Di Battista si è imposto sulla scena politica nazionale come uno dei volti più riconoscibili del Movimento 5 Stelle. <strong>Eletto alla Camera nel 2013,</strong> ha ricoperto l’incarico di deputato per una legislatura, distinguendosi per le posizioni fortemente critiche nei confronti dei partiti tradizionali e per un’intensa attività politica e mediatica. Nel 2018 ha scelto di non ricandidarsi, continuando tuttavia a intervenire nel dibattito pubblico e a sostenere le proprie battaglie politiche anche al di fuori delle istituzioni.</p>
<p>Negli anni successivi ha progressivamente <strong>preso le distanze dalla leadership di Giuseppe Conte</strong> e dalle scelte del Movimento, fino a interrompere il rapporto con il partito. Ha quindi proseguito la propria attività come opinionista, autore e conferenziere, mantenendo una presenza costante nel panorama politico italiano.</p>
<p>Articolo in aggiornamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/alessandro-di-battista-ricoverato-in-gravi-condizioni/">Alessandro Di Battista ricoverato in gravi condizioni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Ho una domanda per Travaglio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ho-una-domanda-per-travaglio/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ho-una-domanda-per-travaglio/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Micheli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 17:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338824</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il giudice simbolo della lotta alla mafia non può diventare una figurina da usare nelle polemiche politiche: raccontare la sua storia significa rispettare i fatti, non piegarli alla battuta di giornata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ho-una-domanda-per-travaglio/">Ho una domanda per Travaglio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una cosa che<strong> Marco Travaglio</strong> dovrebbe ricordare: <strong>Giovanni Falcone</strong> non è una battuta da prima pagina, né una figurina da arruolare nelle polemiche politiche del suo giornale. Scrivere o insinuare che Falcone «lavorava nel governo di Giulio Andreotti» per liquidare una discussione non è giornalismo pungente. È una semplificazione comoda, che trasforma una vicenda storica complessa in una caricatura buona per il titolo<strong>. Falcone non lavorava per Andreotti</strong>. Lavorava per lo Stato. Non prese la tessera di un partito. Non fece carriera politica. Non diventò un uomo di corrente.</p>
<p>Mise le proprie competenze al servizio delle istituzioni e dedicò la sua vita a costruire strumenti sempre più efficaci contro Cosa nostra. Dopo essere stato isolato, ostacolato e delegittimato a Palermo, continuò la sua battaglia dentro le istituzioni. E lo fece con una convinzione semplicissima: <strong>la lotta alla mafia non poteva appartenere a una parte politica,</strong> ma doveva appartenere allo Stato. E allora la domanda a Travaglio è semplice: quando una battuta entra in conflitto con la storia, perché dovrebbe essere la storia a doversi piegare alla battuta? È troppo facile evocare Andreotti, suggerire appartenenze, costruire collegamenti e lasciare al lettore l&#8217;insinuazione.</p>
<p>Molto più difficile è raccontare Falcone per quello che realmente fu: <strong>un magistrato dello Stato, un servitore delle istituzioni,</strong> un uomo che comprese prima di molti altri la dimensione nazionale e internazionale di Cosa nostra e che contribuì a cambiare per sempre gli strumenti della lotta alla mafia. Falcone non apparteneva ad Andreotti. Non apparteneva a un partito. Non apparteneva a Travaglio. Non apparteneva a un giornale. Apparteneva allo Stato. Alla Repubblica. Agli italiani.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/maria-falcone-zittisce-travaglio-indegne-le-sue-parole-su-mio-fratello-e-andreotti/" target="_blank" rel="noopener">Maria Falcone zittisce Travaglio:;Indegne le sue parole su mio fratello e Andreotti</a></li>
</ul>
<p>Ed è proprio per questo che dovrebbe essere trattato con rispetto, anche quando si vuole fare polemica politica. A Travaglio e a chi dirige il suo giornale una domanda ancora più semplice: avete bisogno di tirare Falcone dentro le vostre battaglie politiche per sostenere una tesi? <strong>Perché se per fare una battuta bisogna deformare la storia,</strong> allora il problema non è Falcone. È il giornalismo che ha smesso di rispettare la storia. Falcone non ha bisogno di essere arruolato. Non ha bisogno di essere usato. Non ha bisogno di essere reinterpretato per convenienza. Ha bisogno che si raccontino i fatti. Perché la memoria di Giovanni Falcone merita la verità. Non una battuta. Non toccate Falcone, altro che Report!</p>
<p>Massimo Micheli, 19 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ho-una-domanda-per-travaglio/">Ho una domanda per Travaglio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Spin time, alla vergogna non c&#8217;è davvero mai fine</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/spin-time-alla-vergogna-non-ce-davvero-mai-fine/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Spaziani Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 08:26:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[spin time]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo 13 anni di occupazione, Spin Time protesta per le modalità dello sgombero</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/spin-time-alla-vergogna-non-ce-davvero-mai-fine/">Spin time, alla vergogna non c&#8217;è davvero mai fine</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gente che ha occupato un immobile privato per 13 anni con la violenza,<strong> Spin Time,</strong> si lamenta perché i vigili del fuoco lo hanno liberato «con un&#8217;astuzia e una furbizia che rasentano l&#8217;inganno, sfruttando la situazione per aggirare ogni resistenza» (per la cronaca, la «resistenza» sarebbe stato un ennesimo reato).</p>
<p>Il problema non sono loro, che in un Paese civile verrebbero trattati per quello che sono, applicando il codice penale. <strong>Il problema è chi li protegge e li esalta.</strong></p>
<p>Giorgio Spaziani Testa, 17 agosto 2026</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sono-irritato-la-vergognosa-dichiarazione-di-gualtieri-su-spin-time/" target="_blank" rel="noopener">Sono irritato La vergognosa dichiarazione di Gualtieri su Spin Time</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/spin-time-alla-vergogna-non-ce-davvero-mai-fine/">Spin time, alla vergogna non c&#8217;è davvero mai fine</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Ranucci, non è solo una storia di attentati</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-non-e-solo-una-storia-di-attentati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 15:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vera domanda riguarda il presunto progetto di lanciarlo in politica e il suo ruolo alla guida di Report</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-non-e-solo-una-storia-di-attentati/">Ranucci, non è solo una storia di attentati</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="0" data-end="121">Ci sono due punti di vista differenti sulla vicenda<strong> dell’attentato a Ranucci</strong> e della strategia messa in atto da Lavitola. Innanzitutto, il punto di vista puramente giudiziario. In questo senso, sapere se Ranucci fosse al corrente o meno delle intenzioni di Lavitola di organizzargli un attentato farlocco sotto casa, circostanza che al momento non trova alcun riscontro ed è fondamentale precisarlo, può avere o meno conseguenze sul cittadino Sigfrido Ranucci, ma rimane un puro fatto personale. <strong>Capisco sia difficile da digerire, ma è così.</strong></p>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="0" data-end="502">Poi però <strong>c’è il punto di vista dell’opportunità,</strong> e qui non è più un fatto personale, ma assolutamente pubblico, e bisogna ricordare un aspetto che passa un po’ sotto traccia. Lavitola sostiene di aver organizzato il finto attentato per far alzare il livello di scorta al conduttore di <em data-start="285" data-end="293">Report</em>. Quello che invece risulta dalle indagini è che il tutto sia stato organizzato per dare un booster di popolarità e consenso al giornalista e lanciarlo in politica, niente meno che come leader del campo largo.</p>
<p data-start="504" data-end="1090" data-is-last-node="" data-is-only-node="">E qui, secondo me, c’è il vero problema: <strong data-start="545" data-end="646">era consapevole o meno del progetto di Lavitola di farne un candidato premier del centrosinistra?</strong> Perché, se ne era consapevole, capite bene che vuol dire che il conduttore di <em data-start="725" data-end="733">Report</em> stava lavorando da prima di ottobre a un suo ingresso in politica col centrosinistra: questo inevitabilmente getta ombre sul suo operato alla guida della trasmissione nel corso dell’ultima stagione, di cui, ma sarà un caso, si lamentava una condotta schierata contro la parte politica avversa a quella di cui il giornalista sarebbe potuto diventare leader.</p>
<p data-start="544" data-end="1596"><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li data-start="544" data-end="1596"><a href="https://www.nicolaporro.it/tre-considerazioni-laiche-sulla-vicenda-lavitola-ranucci/" target="_blank" rel="noopener">Tre considerazioni laiche sulla vicenda Lavitola-Ranucci</a></li>
</ul>
<p data-start="1598" data-end="2436">E so benissimo che esistono in altre reti, quella per cui lavoro io compresa, giornalisti palesemente schierati dalla parte opposta: ma sono reti private, in cui vi è un editore che investe le proprie risorse. In sostanza, la vera domanda è se Ranucci fosse o meno al corrente del progetto di un finto attentato.<strong> La vera domanda, scomoda, è</strong>: Ranucci ha lavorato per almeno un’intera stagione televisiva ad un programma della tv di Stato, quindi finanziato con soldi pubblici, per preparare una sua discesa in campo nel centrosinistra, rivolgendo lo sguardo del suo giornalismo investigativo unicamente alla parte politica opposta?</p>
<p data-start="1598" data-end="2436">È un caso che nell’ultima stagione<strong> il programma si sia occupato direttamente di partiti di centrodestra in 10 puntate su 23</strong> e in altre 4 puntate direttamente del governo, arrivando a un totale di 14 puntate su 23? Scusate, ma la risposta a questa domanda fa tutta la differenza del caso.</p>
<p data-start="2438" data-end="2511" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Guglielmo Mastroianni, 15 agosto 2026</p>
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		<item>
		<title>Di Battista e il “popolo eletto”: l’accusa choc di antisemitismo e il silenzio della sinistra</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/di-battista-e-il-popolo-eletto-laccusa-choc-di-antisemitismo-e-il-silenzio-della-sinistra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 14:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro di battista]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338464</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’ex esponente del M5S paragona il sentirsi “popolo eletto” al sentirsi una razza superiore</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/di-battista-e-il-popolo-eletto-laccusa-choc-di-antisemitismo-e-il-silenzio-della-sinistra/">Di Battista e il “popolo eletto”: l’accusa choc di antisemitismo e il silenzio della sinistra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ad <strong>Alessandro Di Battista</strong> non basta che l’ambasciatore Usa in Israele abbia definito, giustamente, terroristi i coloni israeliani che attaccano le fattorie palestinesi in Cisgiordania. No, Di Battista li chiama <strong>«bestie di Satana».</strong> Per Di Battista non c’è differenza fra israeliani filogovernativi o di opposizione e neppure fra israeliani ed ebrei.</p>
<p>«Come dico da tempo» scrive <strong>«sentirsi popolo eletto è come sentirsi razza superiore.</strong> Sappiamo cosa hanno fatto coloro che si sono sentiti in passato razza superiore; ecco, chi oggi si sente popolo eletto fa più o meno le stesse cose». <strong>Gli ebrei naturaliter nazisti,</strong> insomma, sebbene la storia del “popolo eletto” sia stata sempre la storia dei perseguitati e non dei persecutori.</p>
<p><strong>Di Battista è catalogato a sinistra</strong> nella topografia della politica italiana. Nessuno a sinistra gli ha mai replicato e molti, Giuseppe Conte per primo, lo aspettano fiduciosamente nel Campo Largo o dintorni. Forse è vero che l’antisemitismo più becero, quello che riesuma i clichè più spregevoli della storia delle persecuzioni antiebraiche, oggi si è spostato a sinistra.</p>
<p>Marco Taradash, 16 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/di-battista-e-il-popolo-eletto-laccusa-choc-di-antisemitismo-e-il-silenzio-della-sinistra/">Di Battista e il “popolo eletto”: l’accusa choc di antisemitismo e il silenzio della sinistra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Il caso Ranucci e quel potere nell’ombra: chi muove veramente i fili</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-caso-ranucci-e-quel-potere-nellombra-chi-muove-veramente-i-fili/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-caso-ranucci-e-quel-potere-nellombra-chi-muove-veramente-i-fili/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[﻿Spartaco Pupo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 13:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Lavitola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338430</guid>

					<description><![CDATA[<p>Chi avrebbe tratto vantaggio dall’ascesa politica di Ranucci? E quanti “Lavitola” agiscono nell’ombra?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-caso-ranucci-e-quel-potere-nellombra-chi-muove-veramente-i-fili/">Il caso Ranucci e quel potere nell’ombra: chi muove veramente i fili</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso <strong>Ranucci</strong> va ormai ben oltre le indagini giudiziarie, perché riguarda da vicino il rapporto tra informazione e politica, il modo in cui si costruisce il consenso e, soprattutto, il rischio concreto che attorno a questo rapporto si muovano gruppi e interessi capaci di condizionare la libera formazione dell’opinione pubblica.<br />
Conviene partire dall’attentato del 16 ottobre e dalla rapidità con cui a sinistra venne trovata una cornice politica in cui collocare la bomba. Ancora non si conoscevano gli esecutori, i mandanti e neppure il movente, eppure la segretaria del Pd <strong>Elly Schlein</strong>, intervenendo due giorni dopo, ad Amsterdam, al congresso del Partito socialista europeo, associò la solidarietà a Ranucci alla denuncia dei rischi che democrazia e libertà di stampa correrebbero quando governa l’«estrema destra».</p>
<p>Oggi può sostenere di non avere mai accusato <strong>Giorgia Meloni</strong> di essere il mandante dell’attentato, ma il problema resta, perché il messaggio politico arriva a destinazione anche attraverso gli accostamenti. Parlare di una bomba contro un giornalista così in vista e subito dopo evocare una libertà minacciata dalla destra al governo significava offrire una precisa chiave di lettura quando ancora non esisteva alcun elemento per farlo.</p>
<p>Quella lettura fu poi ripresa e amplificata fino a trasformare <strong>la legittima solidarietà</strong> verso Ranucci in un altro capitolo della rappresentazione dell’Italia come Paese ostile alla libertà d’informazione. È ciò che nella comunicazione politica si chiama framing: il fatto è reale, ma il modo in cui viene presentato e collegato ad altri elementi può orientarne profondamente l’interpretazione politica.</p>
<p>La confessione di Valter Lavitola modifica però profondamente il quadro. Egli ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato, sostenendo di aver voluto ottenere per Ranucci un rafforzamento della protezione, mentre il gip ha prospettato un’ipotesi assai più inquietante, secondo la quale l’attentato sarebbe servito ad accrescere ulteriormente la popolarità del giornalista e ad accelerare un progetto politico che Lavitola coltivava da tempo intorno alla sua figura. Nelle carte compaiono infatti <strong>conversazioni su una possibile discesa in politica di Ranucci</strong> e persino un sondaggio per misurarne le potenzialità. Il mandante immaginava per l’amico una futura leadership che, per il profilo pubblico del giornalista e per la natura dello scontro politico sviluppatosi attorno a Report, difficilmente avrebbe potuto collocarsi nell’area dell’attuale maggioranza.</p>
<p>Va detto che, allo stato degli atti, Ranucci risulta estraneo alla decisione di compiere l’attentato e ne è la vittima. Questo, tuttavia, non rende politicamente irrilevante quanto emerge sul progetto di una sua possibile candidatura, perché <strong>Ranucci non è un giornalista qualsiasi.</strong> Conduce uno dei programmi d’inchiesta più influenti del servizio pubblico e, da quella posizione, contribuisce a stabilire quali vicende debbano diventare casi nazionali, quali rapporti di potere debbano essere indagati e quali personaggi debbano rispondere pubblicamente di frequentazioni, interessi e conflitti. È il meccanismo dell’agenda-setting, in base al quale l’informazione non dice necessariamente ai cittadini che cosa pensare, ma contribuisce a stabilire su quali questioni debba concentrarsi la loro attenzione.</p>
<p>Proprio Report ci ha insegnato che relazioni, conversazioni private e interessi collaterali possono essere rilevanti per comprendere le dinamiche del potere. Non si vede allora perché lo stesso metodo debba diventare scandaloso quando gli interrogativi riguardano chi quelle inchieste conduce e i rapporti emersi intorno alla sua figura<strong>. Se l’informazione è anch’essa una forma di potere</strong>, chi la esercita non può sottrarsi alle domande sulla propria indipendenza e trasparenza.<br />
Il punto diventa ancora più interessante se lo si confronta con una polemica che accompagna da decenni la politica italiana. Per anni la sinistra ha denunciato il rischio che chi detiene il potere politico possa utilizzare anche quello dell’informazione: è stato il grande argomento contro Berlusconi e oggi ritorna, in forme diverse, nell’accusa di «TeleMeloni» rivolta alla Rai.</p>
<p>Qui, se le ipotesi investigative troveranno conferma, assisteremmo invece a un processo quasi inverso: il tentativo di convertire un enorme capitale mediatico in capitale politico. Non più soltanto, dunque, <strong>la politica che cerca di servirsi dell’informazione,</strong> ma il capitale di autorevolezza e notorietà acquisito attraverso l’informazione che qualcuno immagina di convertire in leadership politica. Un progetto che, se avesse preso corpo, avrebbe potuto incidere direttamente sugli equilibri esistenti e che rende inevitabile una domanda: chi avrebbe potuto trarre vantaggio da un’eventuale ascesa politica di Ranucci e quali equilibri ne sarebbero stati modificati?</p>
<p>La domanda ne richiama subito un’altra: <strong>quanti “Lavitola” agiscono nell’ombra,</strong> muovendosi tra politica, informazione, affari e ambienti opachi, contribuendo a costruire o distruggere reputazioni, suggerire candidature e alimentare campagne senza comparire mai sulla scheda elettorale? Il consenso prende forma molto prima della cabina elettorale, perché dipende anche da ciò che il cittadino conosce o ignora, dalle persone alle quali attribuisce credibilità e dagli scandali che rimangono per settimane al centro dell’attenzione mentre altri scompaiono rapidamente. È anche in questo spazio, ben prima del voto, che possono esercitarsi forme meno visibili di condizionamento politico.</p>
<p>Il caso Ranucci serve allora a demolire <strong>un vecchio privilegio culturale</strong> secondo il quale chi controlla il potere attraverso l’informazione sarebbe, per ciò stesso, estraneo al problema del potere. Non è così. La libertà democratica comincia dalla possibilità di formarsi liberamente un giudizio e, soprattutto al Sud, dovremmo sapere quanto sia pericoloso lasciare che reti e mediatori privi di responsabilità pubblica interferiscano proprio in questo processo.</p>
<p>Spartaco Pupo, 16 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-caso-ranucci-e-quel-potere-nellombra-chi-muove-veramente-i-fili/">Il caso Ranucci e quel potere nell’ombra: chi muove veramente i fili</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Ranucciolo, l’uomo che sapeva tutto. Tranne quello che gli accadeva intorno</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucciolo-luomo-che-sapeva-tutto-tranne-quello-che-gli-accadeva-intorno/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ranucciolo-luomo-che-sapeva-tutto-tranne-quello-che-gli-accadeva-intorno/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 12:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Lavitola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338416</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra dossier, inchieste, politica e amicizie ingombranti, un ritratto al vetriolo di un giornalista che avrebbe sfiorato il grande salto dalla Rai a Palazzo Chigi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucciolo-luomo-che-sapeva-tutto-tranne-quello-che-gli-accadeva-intorno/">Ranucciolo, l’uomo che sapeva tutto. Tranne quello che gli accadeva intorno</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Emilio Cresci in arte Ranucciolo,</strong> il più grande giornalista di tutto il mondo e provincia, ma che dico del mondo, di Latina e provincia. Eh, avercelo uno così, eh. Che ce lo invidiano dall’America alla Russia passando per san Marino. Uno che in pancia si tiene 74mila dossier, il che equivale a ricattare potenzialmente qualsiasi figura di potere in Italia, praticamente una succursale dei Servizi formato mignon, il che fa orrore e ha poco a che vedere con l’informazione “libera, indipendente e a schiena dritta”. Se aggiungiamo gli altrettanti dossier in capo a certi compari, si ottiene un preoccupante spaccato del giornalismo nazionale (a proposito: non per farci i fatti altrui, ma insomma: <strong>Chiara Ferragni alza la cresta</strong> e la Lucarelli la rovina, Emilio Cresci aka Ranucciolo scoppia di ego e la Lucarelli lo punisce: ma chi la imbocca, a questa?). Ma torniamo alla caratura professionale di quel grosso professionista di Emilio Cresci, un cavallo di razza, un fuoriclasse autentico, a 5 Stelle.</p>
<p><strong> Breve riassunto delle prodezze precedenti: </strong><br />
• <strong>L’uomo che conosce i segreti di tutti,</strong> che conduce inchieste ai confini della realtà (molto oltre in realtà), non si accorge d’esser culo e camicia con un arnese del calibro di Lavitola, un natural born Cagliostro, uno di quegli alienati che mentono come respirano, tutti intrallazzi, intrugli, garbugli, segreti, massonerie, allusioni, finte, controfinte, marachelle e mascalzonate: e una sera sì e l’altra pure sta nel suo ristorante di copertura ad abboffarsi di cozze, cazzi &amp; mazzi. Presentatogli dai fratelli di Unione Sovietica, i Ruotolos. Compliments!<br />
• <strong>L’uomo che la sa più lunga di tutti</strong> si palesa come un tombeur des femmes, nell’ammirazione di quelle due gran femministe, la mentore, la spigolosa Gabbanelli, con la sardamobile, la Geppi Cucciari di rarissima simpatia. “Eh, questo se le fa a mazzi, eh!”. E Ranucciolo lusingato arrota i denti. Il femminismo antipatriarcale è una cagata se sai a chi attribuirlo.<br />
• <strong>L’uomo che ne sa una più del diavolo</strong> fa un libro per agiografarsi e s’incasina al punto da non distinguere più romanzo da realtà, ci infila dentro le storie di letto, in modo alquanto discutibile, fino a raccontare di una stagista morta sotto una macchina dopo essere fuggita dalla sua camera da letto: e questo non è discutibile, questo è di uno squallore senza fondo.<br />
• <strong>L’uomo che non deve chiedere mai,</strong> tanto sa già tutto di tutti, con la sua trasmissione copre di sospetti fangosi Francesca Totolo, della quale si insinua l’uso compulsivo di profili falsi; precisamente quello che fa lui per recensire i suoi libri, ovviamente in tono entusiastico, con l’alias “Emilio Cresci”. E quando cresci, Ranucciolo? O il suo romanzo Harmony/Hard nessuno lo leggeva?<br />
• <strong>L’uomo che non sa niente di sondaggi</strong> che lo riguardano tuttavia li corregge, li aggiusta nella prospettiva di uno sbarco in politica, dritto come un drone a Palazzo Chigi. No, ma era solo un gioco per smaltire le spanciate di frittomisto.<br />
• L’uomo che ne sa una più del diavolo è convinto che <strong>Fazzolari</strong> lo faccia pedinare dai Servizi (le prove, ti prego, le pezze d’appoggio, please!).<br />
• L’uomo che tutti vogliono morto, chissà poi perché, dal Mossad all’amico del cuore, ma per finta, si paragona serenamente a <strong>Falcone&amp;Borsellino</strong>, due al prezzo di uno. Umilteria portami via.<br />
• L’uomo che fa sbrodolare<strong> l’ANM</strong> al completo pesta un merdone più grosso di lui su una lettera anonima per inguaiare parlamentari fratellini d’Italia su una incomprensibile storia di un porto dove si riciclano mitragliatori in mezzo a un carosello di carbonari, “masoni”, templari, rosacroce, beati paoli, camorristi, albanesi, libici, nigeriani, meloniani e i francesi che s’incazzano, zazzarazzaz.<br />
• <strong>L’uomo dal programma più rigoroso</strong> di tutte le televisioni di tutti i tempi fa passare un servizio che infama i vignaioli con l’eccezione di un unico vignaiolo “onesto” che per coincidenza esoterica è un autore della sua trasmissione.<br />
• L’uomo dalla <strong>morale televisiva</strong> più solida di un blocco di basalto (stesso peso specifico di Report, praticamente una martellata in nuca ai titolo di testa) fa passare un servizio contro gli allevamenti animali in parte sponsorizzato da un’azienda vegana.<br />
• <strong>L’uomo che non guarda in faccia a nessuno,</strong> perché la verità prima di tutto, distrugge con una inchiesta il gruppo bancario Delta, chi lo dirige, chi ci lavora, le rispettive famiglie: resta solo polvere, finché, 17 anni dopo, tutti vengono assolti. Ma non hanno più niente, la loro vita è una tabula rasa.<br />
• L’uomo<strong> “che rasenta la perfezione”,</strong> nelle parole di una sua forsennata amica di chat, la Maria Rosaria Boccia, alias pompeiana esperta, a sua volta gemella scintilla della tiktoker napoletana Rita De Crescenzo, attualmente sotto processo, con precedenti per droga, scortata da quello che ha organizzato l’attentato contro di lui per conto dell’amico di pesce che voleva proteggerlo, distrugge la reputazione di Vittorio Sgarbi con una inchiesta in stereofonia con i sodali del <strong>Fatto Quotidiano</strong> a proposito di un quadro di Rutilio Manetti che si ipotizza rubato, niente meno, dal critico d’arte. Dopo anni di umiliazione Sgarbi ne esce totalmente assolto, però intanto si è ammalato di una depressione che per poco non lo porta nella tomba e non sarà mai più quello di prima. Missione compiuta, si direbbe.<br />
• L’uomo che sdegnosamente <strong>“non risponde più alle telefonate della redazione”,</strong> ma solo a quelle di Lavitola, qualificatosi “fonte di Report” nonché beneficiario di “alcune dritte sul carbon credit”, business nel quale è coinvolto, incassa una mortificante porta in faccia da un consulente, il commercialista Gian Gaetano Bellavia, perquisito a Milano per la gestione di dati “ad altissima sensibilità” dopo un misterioso furto di archivi riservati, qualcosa come 10 milioni di files (ma che bell’ambientino): “Sorpreso no, se mai sono allibito dall’amicizia di Ranucci con Lavitola. Una cosa che lo squalifica parecchio (…) <strong>Report fa inchieste solo sulla destra,</strong> è noto, la linea è a senso unico e non ho mai visto una indagine sulla magistratura…”.<br />
• L’uomo che sussurrava alla magistratura, copiosamente ricambiato, viene scaricato dall’ANM con una frase che (s)qualifica più <strong>l’ANM dell’ex messia:</strong> “Che cosa dovremmo dire?”.</p>
<p><strong>Per il partito comunista uno così è un fuoriclasse,</strong> il non plus ultra e si può capire, i metodi quelli sono, la filosofia di base quella è e pure la qualità professionale è in tono, in tinta. A noi, più allibiti che mai, resta una sola domanda: in che mani era, o è, la democrazia di cui l’informazione dovrebbe essere il primo caposaldo, la cerniera garantista, se nella televisione di Stato poteva contare su un centro di potere simile a una piovra dai tentacoli, politici, mediatici, giudiziari, dall’attitudine spregiudicata oltre ogni dire? Davvero un personaggio simile aveva serie possibilità di andare a comandare il Paese grazie ai magheggi di un pendaglio da forca per amico?</p>
<p>Non è una domanda peregrina se solo si pensa alla resistibile ascesa di uno come Conte, da nessuno votato, un politico di laboratorio spedito a palazzo Chigi col nulla osta del Colle. O a quella della Lella Schlein, capa del partito comunista dopo una vita in vacanza e una carriera da sardina. Sì, forse è davvero il caso di cominciare a guardare in faccia una realtà troppo a lungo rimossa, <strong>perché spaventosa,</strong> a porsi certi problemi dai risvolti possibilmente preoccupanti. E di convincerci che non stavano giocando o millantando per niente, che almeno questa volta l’abbiamo scampata bella, anche se non c’è niente da ridere. Proprio niente. Ma niente.</p>
<p>Max Del Papa, 16 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucciolo-luomo-che-sapeva-tutto-tranne-quello-che-gli-accadeva-intorno/">Ranucciolo, l’uomo che sapeva tutto. Tranne quello che gli accadeva intorno</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il boom di Vannacci nasconde una sorpresa: ecco cosa c’è davvero nel suo programma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[futura nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pensioni, Stato e Ucraina: le idee di Vannacci che strizzano l’occhio alla sinistra</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I recenti sondaggi in vista delle politiche dell’anno prossimo continuano a fotografare<strong> l’impetuosa crescita di Vannacci</strong> e del suo neonato partito Futuro Nazionale. Secondo la rilevazione <strong>SWG</strong> per TG La7 di inizio agosto, il partito fondato dal Generale ha raggiunto il 7,2% delle intenzioni di voto, a soli 0,2 punti da Forza Italia (che si attesta al 7,4%). Fratelli d’Italia resta stabile al 27%, mentre la Lega scende al 5,5%.</p>
<p>Un dato che certifica la rapidissima ascesa di Vannacci, uscito dalla Lega per costruire<strong> una forza identitaria e sovranista</strong> capace di attrarre elettori delusi dal centrodestra e non solo. I motivi di crescita di questa nuova forza non sono complessi da intuire: Vannacci si propone come promotore di una destra-destra rigida e intransigente, evidenziando le lacune del Governo Meloni relativamente alla gestione della sicurezza e dell’immigrazione e accusando l’esecutivo di avere poco coraggio in Europa. Bingo: in pochi mesi Futuro Nazionale ha superato la Lega e si è avvicinato stabilmente a <strong>Forza Italia,</strong> drenando consensi soprattutto dal Carroccio. Interessante verificare come, contrariamente alla narrazione di sinistra, molti elettori hanno risposto a 4 anni di governo conservatore (accusato di essere persino fascista) chiedendo un pugno ancora più rigido&#8230;</p>
<p>L’identikit dell’elettore di Vannacci è dunque ben delineabile: in gran parte chi chiede politiche più dure su immigrazione, identità nazionale e sicurezza, ma anche una maggiore attenzione al potere d’acquisto delle famiglie. Dando un’occhiata al programma recentemente pubblicato, la “Base Ideologica e Programmatica per l’Italia del futuro 2027-2037”, emergono però tratti paradossalmente affini alla sinistra e soprattutto ad alcune storiche battaglie del Movimento 5 Stelle. Accanto alla tanto decantata e demonizzata <strong>remigrazione</strong> e alla difesa della tradizione, emergono elementi di una nuova destra “sociale”.</p>
<p>Si propone, ad esempio, il pensionamento dopo 41 anni di contributi effettivi, da introdurre gradualmente e nel rispetto degli equilibri finanziari del sistema previdenziale, con condizioni più favorevoli per chi ha svolto lavori usuranti o ha avuto carriere discontinue. Parallelamente, viene annunciata la proposta della creazione di un “Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale”, uno strumento di investimento pubblico di grandi dimensioni destinato a infrastrutture, energia, innovazione, ricerca e capitalizzazione delle imprese italiane. <strong>Vi ricorda qualcosa?</strong> Un fondo monstre non dissimile per ambizione, modalità e logica interventista, al credito per il superbonus grillino che ha dissanguato le casse del Paese.</p>
<p>A questo si aggiunge un netto populismo contrario a qualsiasi investimento sulla Difesa (paradossale che questa mozione provenga dal partito fondato da un Generale): <strong>Futuro Nazionale chiede lo stop all’invio di armi</strong> e aiuti militari all’Ucraina, giudicandolo un errore che danneggia l’Italia e prolunga inutilmente il conflitto. Privilegia invece una politica estera che vanta come realista e multipolare, con dialogo aperto verso la Russia nell’interesse dei costi energetici per famiglie e imprese.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/vannacci-mi-ritorna-in-mente-renzi/" target="_blank" rel="noopener">Vannacci? Mi ritorna in mente Renzi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/sindaco-milano-la-lega-liquida-burgio-e-vannacci-chi-e-fuori-dal-centrodestra-vuole-far-vincere-la-sinistra-dei-maranza/" target="_blank" rel="noopener">Sindaco Milano, la Lega liquida Burgio e Vannacci: Chi è fuori dal centrodestra vuole far vincere la sinistra dei maranza</a></li>
</ul>
<p>E anche queste sono posizioni che, sul terreno dell’individualismo del nostro Paese rispetto agli impegni atlantici, dialogano in modo sorprendente con <strong>certa retorica storica del M5S.</strong> Di certo, in vista delle prossime elezioni politiche, Vannacci si presenta come ago della bilancia. E realisticamente solo un elemento potrebbe arrivare ad azzoppare il Governo uscente, consegnando le chiavi del Paese e dunque del Quirinale (con le elezioni nel 2029) al Campo Largo: proprio Futuro Nazionale.</p>
<p>Perché, anche se gli elettori di FN, secondo i sondaggi, sono in maggioranza favorevoli a un’alleanza a patto di spostare più a destra le politiche su immigrazione e sovranità, <strong>al momento continua a non tirare una bella aria</strong> in merito a una possibile intesa. L’élite di Forza Italia ritiene impossibile un’alleanza col generale e anche la Lega converge verso questa direzione.</p>
<p>Meloni dovrà decidere se e soprattutto come incorporare questo alleato scomodo o rischiare di perderlo, e con lui una quota decisiva di voti. Chiaramente, dall’altro lato della barricata, benché si millanti una solida unità di intenti, le cose non vanno granché meglio: come si può pensare di affidare il Paese a M5S e PD, due partiti i cui leader,<strong> Giuseppe Conte ed Elly Schlein,</strong> non concorderebbero nemmeno su quale vino scegliere a cena?</p>
<p>Alessandro Bonelli, 16 agosto 2026</p>
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		<title>Di woke in peggio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/di-woke-in-peggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Il barista]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 07:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Alexandria Ocasio-Cortez]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qui al bar registriamo l’ultimo contrordine dei compagni: meno woke, più diritti sociali. Ma la cosa non ci tranquillizza molto. Pare che la disposizione arrivi da <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, la popolare esponente dei dem americani che si è fatta congelare gli ovuli ma evidentemente ha scongelato il cervello, visto che si è resa conto che<strong> le follie</strong> di certi esponenti del suo partito, pronti a fustigare a ogni pie’ sospinto la civiltà occidentale, fanno perdere consensi.</p>
<p>L’idea, dunque, è di concentrarsi sull’economia, sull’occupazione, sui salari, sull’inflazione, sulle condizioni di vita degli abitanti. Il guaio è che se lo si fa come il nuovo sindaco di New York, <strong>Zohran Mamdani,</strong> le cose non miglioreranno molto. Il suo era un programma massimalista: super tasse per i ricchi, affitti calmierati, trasporti gratuiti. Per ora si è limitato a far incazzare i ricchi anche se, col caro affitti di Manhattan al record storico di<strong> 6.655 dollari al mese di media</strong>, l’islamocomunista della Grande Mela ha dovuto congelare, per ora, il promesso balzello su chi possedeva un “piede a terra” nella metropoli della East Coast.</p>
<p>Il governo della Florida, per farsene beffe, ha pagato una pubblicità comparsa a Times Square, con cui ringraziava Mamdani di aver lasciato scappare i milionari nel Sunshine State. Insomma, il woke faceva senz’altro schifo, ma <strong>il revival socialista</strong> potrebbe essere persino peggio. Forse, le utopie dirigiste attireranno qualche voto in più alle urne. Poi la realtà busserà alla porta. E non sarà per una bella sorpresa.</p>
<p>Il Barista, 16 agosto 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Giovani e politica, il futuro dei nostri ragazzi è già in pericolo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/giovani-e-politica-il-futuro-dei-nostri-ragazzi-e-gia-in-pericolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 15:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un messaggio durissimo alla politica tra complotti, carriere e giochi di potere: “L’unico tornaconto deve essere quello dell’umano”</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante tutto e tutti, nonostante quanto apprendiamo ogni giorno circa i comportamenti, i piani, i progetti che mirano alla carriera politica di un personaggio piuttosto che di un altro, continuo a credere che<strong> la politica sia la più alta forma della carità</strong>.Chi siede in Parlamento, chi dedica la propria vita alle Istituzioni, locali, nazionali, sovranazionali, deve avere come unica aspirazione il bene dei cittadini. E avere come unica aspirazione il bene dei cittadini comporta inevitabilmente tanto studio, tanto approfondimento, tanto coraggio, perché guardare al bene dei cittadini può comportare anche compiere scelte che fanno perdere amicizie, alleanze, supporto.</p>
<p>Chi occupa posizioni di potere, nella politica o nel mondo del lavoro, sa che quel potere si esplica nel servizio che induce a compiere scelte oneste, costi quel che costi. Spesso i primi a farne le spese sono le persone più vicine, quelle parimenti oneste ma che sono sacrificate nel timore di creare l&#8217;idea di favoritismi o compiacenze. L&#8217;esercizio di un potere esplicitato nel servizio necessita di una personalità forte, <strong>capace di sostenere dissidi interni ed esterni,</strong> incurante del giudizio altrui: l&#8217;unico giudizio che deve interessare deve essere quello della propria coscienza, degli elettori, della persona da cui il mandato proviene.</p>
<p>Ed è un tema profondamente etico, perché si tratta di scelte costruite giorno dopo giorno. Per chi crede, il modello è dato dalla persona e dall&#8217;esempio di Gesù Cristo che ha esercitato il proprio potere ammaestrando e servendo i discepoli, amandoli usque in finem. Per chi non crede il modello è l&#8217;umanità dell&#8217;uomo chiamato a beneficare il proprio simile, a servirlo e non a servirsene. Dobbiamo tutti, <strong>credenti e non credenti</strong>, essere consapevoli che siamo chiamati tutti a grande responsabilità nei confronti dei nostri giovani e di chi verrà dopo di noi. Logiche di potere, tentativi maldestri di complotti per fare emergere ora un personaggio ora l&#8217;altro non fanno che esaltare la piccolezza di chi pensa che il potere sia una via per il proprio tornaconto.</p>
<p>Tutti siamo, invece, chiamati ad un&#8217;etica fondata sul tornaconto dell&#8217;umano, ossia un&#8217;etica fondata sull&#8217;idea della prossimità che è realizzata tramite scelte consapevoli, disinteressate di se stesse, finalizzate allo sviluppo integrale dell&#8217;uomo di oggi e di domani. <strong>Certi piani, certi progetti, certe strategie spaventano</strong> perché mostrano una distanza abissale rispetto all&#8217;etica fondata sul desiderio del bene dell&#8217;altro.</p>
<p><strong>Invito tutta la classe politica a prendere una rinnovata consapevolezza</strong> del proprio mandato di fronte ai cittadini, soprattutto i più giovani che devono poter contare su esempi e modelli positivi. Diversamente ad attecchire sarà nuovamente l&#8217;idea della politica intesa come spartizione delle poltrone, come mezzo per raggiungere e difendere gli interessi personali o della propria parte. Sono certa, invece, che la politica tutta saprà non solo prendere le distanze da simili visioni ma sarà in grado di compiere scelte risolute per arginare l&#8217;emergere di determinati fenomeni e progetti che con il bene dei cittadini nulla hanno a che spartire.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 13 agosto 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dal martirio alla politica: se Ranucci vuole candidarsi, abbia il coraggio di farlo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/dal-martirio-alla-politica-se-ranucci-vuole-candidarsi-abbia-il-coraggio-di-farlo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 12:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338308</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra il caso Lavitola e le ipotesi di una discesa in campo, è arrivato il momento di togliere ogni velo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/dal-martirio-alla-politica-se-ranucci-vuole-candidarsi-abbia-il-coraggio-di-farlo/">Dal martirio alla politica: se Ranucci vuole candidarsi, abbia il coraggio di farlo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La soap opera politico-giudiziaria dell’estate ha finalmente tolto i veli all’arcano. Tra verbali, colpi di scena, indagini, arresti e interrogatori che scuotono i piani alti di Viale Mazzini, il disegno che emerge attorno alle mosse di<strong> Valter Lavitola</strong> e al destino di <strong>Sigfrido Ranucci</strong> sembra ormai delinearsi con una certa nettezza. Di fronte alla probabile, inevitabile sospensione dalla Rai o, comunque, dal timone della sua trasmissione, la domanda che tutti dovremmo porci non è tanto che cosa farà adesso il celebre giornalista investigativo, ma perché non compiere comunque il grande salto.</p>
<p>Fino a oggi ci siamo cullati nella comoda distinzione tra chi racconta il potere e chi lo esercita, tra la trincea del piccolo schermo e l’arena politica. Ma se davvero l’intrigo ordito da Lavitola puntava a ridisegnare gli equilibri della sinistra e a spianare la strada a una discesa in campo del noto conduttore, a questo punto la provocazione dovrebbe diventare realtà. Anziché rimanere impantanato nelle polemiche aziendali e nei pettegolezzi giudiziari, <strong>Ranucci dovrebbe fare il definitivo salto di qualità.</strong></p>
<p>Perché non provarci seriamente? La via è tracciata: si candidi alle primarie del campo largo, magari sotto l’insegna del Partito democratico. Del resto, <strong>per Elly Schlein potrebbe rivelarsi persino una mossa geniale.</strong> Schiacciata com’è dall’ingombrante alleato pentastellato Giuseppe Conte, la segretaria del Pd troverebbe nel volto simbolo di Report un’arma formidabile per provare a riprendere in mano il timone del fronte d&#8217;opposizione, sbaragliare la concorrenza interna e mettere finalmente all’angolo i Cinque Stelle sul loro stesso terreno: quello del populismo giustizialista.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/mi-sa-che-ranucci-deve-rimuovere-questo-post/" target="_blank" rel="noopener">Mi sa che Ranucci deve rimuovere questo post</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-14-agosto-2026/" target="_blank" rel="noopener">Lavitola, la “bomba” e la miccia: qualcosa non torna sul caso Ranucci</a></li>
</ul>
<p>Se il progetto originario era quello di portarlo alla guida di un’area politica, allora portiamolo fino in fondo, senza più infingimenti mediatici. Fuori dallo studio televisivo, dentro l’arena del consenso. <strong>Ranucci si misuri con gli elettori</strong> e scopra se il gradimento del pubblico televisivo si traduce davvero in voti nelle urne.</p>
<p>Se la politica chiama e il palcoscenico di Viale Mazzini si chiude, la transizione da super-conduttore a leader in pectore della sinistra nostrana potrebbe essere l’occasione per verificare sul campo quanto pesi davvero quella popolarità. Che si porti dunque il piano fino in fondo. <strong>Ranucci scenda in campo, si candidi e vediamo come va a finire.</strong></p>
<p>Salvatore di Bartolo, 15 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/dal-martirio-alla-politica-se-ranucci-vuole-candidarsi-abbia-il-coraggio-di-farlo/">Dal martirio alla politica: se Ranucci vuole candidarsi, abbia il coraggio di farlo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Sono irritato&#8221;. La vergognosa dichiarazione di Gualtieri su Spin Time</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sono-irritato-la-vergognosa-dichiarazione-di-gualtieri-su-spin-time/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/sono-irritato-la-vergognosa-dichiarazione-di-gualtieri-su-spin-time/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Spaziani Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 08:32:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Gualtieri]]></category>
		<category><![CDATA[spin time]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337179</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il sindaco di Roma attacca la proprietà dell'immobile. Ma a essere incaz*** sono i contribuenti italiani e chi segue le regole. Non chi elogia una occupazione abusiva</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-irritato-la-vergognosa-dichiarazione-di-gualtieri-su-spin-time/">&#8220;Sono irritato&#8221;. La vergognosa dichiarazione di Gualtieri su Spin Time</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Purtroppo poco fa ho dovuto dare una notizia negativa, perché nonostante il lavoro profuso, abbiamo provato a fare la proposta migliore possibile alla proprietà, ma la proprietà ci ha comunicato che la proposta è stata respinta. Ci è stato detto un no irrevocabile, sono molto amareggiato. Ci sembra che questo no fosse stato già deciso. Ci hanno detto che secondo loro c&#8217;erano aspetti giuridici fragili nella nostra proposta, noi abbiamo detto che non era così. Io non sono soddisfatto, non sono contento e sono un po&#8217; irritato&#8221;. Lo ha detto ieri sera il sindaco di Roma, <strong>Roberto Gualtieri</strong>, intervenendo in studio alla trasmissione <em>In Onda</em> su La7 per fare il punto sul vertice fallito per l&#8217;acquisizione dell&#8217;immobile di <strong>Spin Time.</strong></p>
<p>Il Sindaco dice che è &#8220;irritato&#8221; perché, dopo che <strong>per 13 anni le è stato sottratto l&#8217;immobile</strong>, la proprietà ha deciso di non venderlo al Comune di Roma, che lo avrebbe utilizzato per legalizzare una vergognosa occupazione abusiva.</p>
<p>Irritato deve essere chi da 13 anni ha la proprietà ma non il possesso dell&#8217;immobile.</p>
<p>Irritato deve essere ogni contribuente italiano, costretto a pagare <strong>21 milioni di euro una tantum</strong> e 207 mila al mese come risarcimento per il mancato sgombero.</p>
<p>Irritato deve essere ogni cittadino romano in civile attesa di una casa pubblica, che stava per essere sbeffeggiato da un&#8217;amministrazione comunale che avrebbe <strong>privilegiato i prepotenti</strong>.</p>
<p>Irritato deve essere chiunque abbia un&#8217;attività di qualsiasi tipo, costretto a <strong>combattere con tasse, autorizzazioni, vincoli e controlli</strong>, mentre agli occupanti abusivi di Spin Time era concesso di gestire ristoranti e discoteche senza alcuna regola.</p>
<p>I<strong>l Comune faccia finalmente il suo dovere</strong>. Trovi una sistemazione a chi è in difficoltà e lasci che la refurtiva (così ci capiamo) sia restituita ai legittimi proprietari.</p>
<p>Giorgio Spaziani Testa, 7 agosto 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.la7.it/embedded/la7?tid=player&amp;content=654075&amp;title=%2Fin-onda%2Fvideo%2Fspin-time-roberto-gualtieri-la-proprieta-ci-ha-comunicato-che-la-nostra-proposta-e-stata-respinta-06-08-2026-654075" width="100%" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-irritato-la-vergognosa-dichiarazione-di-gualtieri-su-spin-time/">&#8220;Sono irritato&#8221;. La vergognosa dichiarazione di Gualtieri su Spin Time</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;elicottero, poi l&#8217;abbordaggio: così Marina italiana ha fermato la “flotta ombra” russa</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lelicottero-poi-labbordaggio-cosi-marina-italiana-ha-abbordato-la-flotta-ombra-russa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 15:11:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Marina italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il controllo della Thaon di Revel nel Mediterraneo a ovest di Pantelleria. Crosetto: "Mi complimenti con voi"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina del 2 agosto 2026 la nave Thaon di Revel della Marina Militare italiana ha abbordato la petroliera Toa Payoh, a ovest di Pantelleria. L’operazione si è svolta in acque internazionali. La nave italiana è l’ammiraglia di Eunavfor Med Irini, la missione dell’Unione europea attiva nel Mediterraneo. In questo articolo si ricostruiscono il viaggio della petroliera, le fasi del controllo e le verifiche avviate dopo l’abbordaggio.</p>
<h2>La petroliera Toa Payoh e la bandiera del Camerun</h2>
<p>La Toa Payoh è sottoposta a sanzioni dell’Unione europea ed è indicata come parte della cosiddetta “flotta ombra” russa, un gruppo di navi impiegate nel commercio di petrolio. Durante la navigazione, la petroliera ha dichiarato di battere bandiera del Camerun. La nazionalità di una nave viene stabilita dalla bandiera che è autorizzata a utilizzare.</p>
<p>La nave era partita il 16 luglio 2026 dal porto di Cotonou, in Benin, con destinazione Istanbul, in Turchia. È stata intercettata nel tratto di mare a ovest dell’isola siciliana di Pantelleria. Il controllo aveva lo scopo di verificare la nazionalità dell’imbarcazione e la bandiera dichiarata.</p>
<h2>L’intervento dei militari italiani a bordo</h2>
<p>All’inizio dell’operazione il comandante della petroliera non ha fornito la collaborazione richiesta. Una squadra di militari italiani ha quindi raggiunto la Toa Payoh con un elicottero decollato dalla Thaon di Revel. I militari hanno svolto a bordo i controlli previsti sulla nave e sui documenti disponibili.</p>
<p>All’attività hanno partecipato anche una nave greca e un aereo da pattugliamento polacco. L’operazione è durata circa due ore. Si è chiusa regolarmente e in piena sicurezza. Dopo il controllo, sono iniziate le verifiche sulle informazioni e sulla documentazione raccolte dai militari durante l’abbordaggio.</p>
<h2>Il quadro giuridico dell’operazione</h2>
<p>L’abbordaggio è stato effettuato nell’ambito del mandato europeo di Eunavfor Med Irini e nel rispetto dell’articolo 110 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, nota con la sigla UNCLOS. La norma consente a una nave militare, nelle condizioni previste, di svolgere verifiche sulla nazionalità di una nave mercantile e sulla bandiera che può battere.</p>
<p>La Thaon di Revel ha operato in acque internazionali. Il controllo sulla Toa Payoh ha riguardato la sua nazionalità dichiarata e i documenti acquisiti dal personale italiano. Le verifiche sui dati e sui materiali raccolti erano ancora in corso al termine dell’attività in mare.</p>
<h2>Le parole del ministro Guido Crosetto</h2>
<p>Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha commentato l’operazione con un messaggio rivolto al personale impegnato. “Desidero complimentarmi con il personale di Nave Thaon di Revel e con tutti i militari coinvolti nell’operazione per la professionalità, la preparazione e la fermezza dimostrate. Anche questa attività testimonia concretamente il contributo dell’Italia alla sicurezza del Mediterraneo e all’azione dell’Unione europea”.</p>
<h2>Il commento del senatore Enrico Borghi</h2>
<p>Enrico Borghi, senatore e vicepresidente di Italia Viva, ha scritto sui social: “Grazie all&#8217;equipaggio della Thaon di Revel e a tutto il personale coinvolto per la capacità messa in campo in questo frangente, che dimostra una volta di più come la guerra ibrida russa è costantemente in campo per minare la sicurezza del Mediterraneo, dell&#8217;UE e dell&#8217;Italia. L&#8217;elusione delle sanzioni, il trasporto di petrolio e gas in modo illegale e l&#8217;impiego di pratiche clandestine, infatti, sono finalizzate a finanziare illegalmente la guerra russa in Ucraina. Il diritto internazionale non è un optional. Giusto e doveroso intervenire”.</p>
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		<title>Le 10 contraddizioni che la sinistra non riesce più a nascondere</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/le-10-contraddizioni-che-la-sinistra-non-riesce-piu-a-nascondere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 07:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[odissea]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinema, immigrazione, multiculturalismo e capitalismo: il filo rosso che unisce i grandi dibattiti della sinistra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il sondaggio <strong>Termometro Politico</strong> chiede agli italiani cosa pensano dell&#8217;<strong>attrice nera che interpreta Elena di Troia</strong> nel nuovo film L&#8217;Odissea. Il 32,1% ci vede un disegno di cancellazione dell&#8217;identità occidentale, e un 13% che sia stata una scelta sbagliata, ideologica: la somma fa 45%, 1 italiano su 2, circa.</p>
<p>Il 38% pensa che la polemica sia esagerata, purché il film sia bello. Solo il 10,3% la definisce esplicitamente un valore positivo, una reinterpretazione come ne accadono da sempre a teatro. Proviamo un esperimento mentale, giusto per essere onesti fino in fondo: <strong>se un attore bianco, o asiatico, interpretasse Malcolm X</strong>, la stessa parte di opinione pubblica che oggi si indigna per Elena di Troia griderebbe &#8220;cancel culture al contrario&#8221; o &#8220;meraviglioso esempio di colour-blind casting”?</p>
<p>Perché se davvero si rispetta una cultura, quella cultura andrebbe esaltata nella sua specificità, non riscritta a piacimento quando fa comodo e difesa come sacra quando non fa comodo. Il problema non è il casting di Elena di Troia: <strong>è la doppia morale con cui si applica il criterio.</strong></p>
<p>Ed è da qui che si può cominciare a scrivere il contro-manuale, quello delle contraddizioni di <strong>quella pacata e indolente sinistra,</strong> involontariamente intellettuale, ormai assediata da contraddizioni inconciliabili, ossimoro antropologico di altissimo e profondo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-333782" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-300x167.jpg" alt="Termometro politico" width="907" height="505" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-300x167.jpg 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-768x429.jpg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-360x201.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-720x402.jpg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-500x279.jpg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1.jpg 964w" sizes="auto, (max-width: 907px) 100vw, 907px" /></p>
<h2><strong>Il PIL come randello morale</strong></h2>
<p><strong>Si rimprovera alla destra di aver trovato un nemico comodo,</strong> l&#8217;immigrato, semplice da indicare, facile da temere. La risposta che spesso arriva da sinistra è rozza: c&#8217;è un argomento che la sinistra ama ripetere con la sicurezza di chi pensa di aver smascherato l&#8217;ipocrisia altrui: “i migranti servono per il PIL, ecco perché la sinistra li vuole&#8221;.</p>
<p>Riduce esseri umani a una voce di bilancio:<strong> i migranti come manodopera utile al sistema,</strong> nei campi, nei cantieri, nelle case, spesso in nero, spesso senza contratto, perché in fondo il PIL serve anche a chi lo denuncia a parole. E’ ipocrisia della sinistra.</p>
<p>Non finisco qui i paradossi. Si finge un&#8217;alleanza tra mondo progressista e movimento islamico che nei fatti non esiste, perché le due visioni del mondo — su diritti civili, ruolo della donna, laicità dello Stato, libertà individuale — sono spesso agli antipodi. Si tratta di una convivenza tattica, non di un&#8217;affinità reale: <strong>due mondi che si tollerano a vicenda</strong> finché serve, e che si guarderebbero con sospetto profondo in qualunque altro contesto.</p>
<p>Chiamarla alleanza è disonesto. <strong>Forse la vera contraddizione non è tra destra e sinistra</strong>, ma tra i princìpi che si professano e gli interessi che si finanziano. Il resto è narrazione: comoda, rassicurante, e — soprattutto — a basso costo emotivo per chi la racconta dal salotto giusto.</p>
<p>C&#8217;è un modo elegante per riassumere<strong> la sinistra contemporanea:</strong> crede in tutto, tranne che nelle conseguenze di ciò in cui crede. È il partito delle buone intenzioni con la contabilità sbagliata, quello che scrive il conto e lo fa pagare a qualcun altro. Proviamo a metterle in fila, queste contraddizioni, con la calma di chi non ha fretta di convincere nessuno.</p>
<p>Cominciamo dal principio più semplice e più tradito: <strong>chiunque deve poter cambiare paese,</strong> rifarsi una vita altrove, se lo desidera. Ma nessuno dovrebbe essere costretto a farlo dalle condizioni materiali in cui è nato.</p>
<p>Se un uomo o una donna lascia la sua famiglia, i suoi parenti, la lingua in cui pensa, non perché lo voglia ma perché il contesto economico gli ha tolto ogni altra opzione, quella non è libertà di movimento<strong>. È una sconfitta travestita da statistica migratoria.</strong></p>
<p><strong> La sinistra internazionalista,</strong> quella vecchia, lo sapeva bene: le materie prime dovrebbero restare dove nascono e generare ricchezza per chi ci vive sopra, non partire insieme ai lavoratori verso chi le trasforma altrove.</p>
<p>Poi c&#8217;è il nemico ufficiale:<strong> le multinazionali,</strong> il grande capitale senza patria che sfrutta il pianeta e le persone. Peccato che siano spesso le stesse multinazionali a finanziare campagne green, carbon credit, sponsorizzare Pride, produrre report e mettere la bandiera arcobaleno in qualsiasi logo, wokismo da asporto.</p>
<p><strong>Il capitale non ha ideologia</strong>, ha marketing: e ha capito che vestirsi progressista costa meno di una class action. Chi indica come nemico &#8220;il capitale&#8221; e poi applaude la stessa azienda perché ha fatto una campagna inclusiva sta confondendo l&#8217;estetica con la sostanza.</p>
<p>Lo stesso capitale monopolistico digitale che per un decennio ha indossato il costume progressista della Silicon Valley oggi si toglie la maschera e mostra il volto che ha sempre avuto: quello di chi vende efficienza a chiunque paghi, governo di destra o di sinistra, poco importa.<strong> Il &#8220;nemico multinazionale&#8221;</strong> non ha convinzioni, ha contratti. Ed è proprio per questo che ridurlo a categoria ideologica — di destra o di sinistra — è un errore.</p>
<p>Peter Cameron Ellis, 20 luglio 2026</p>
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		<title>Il piano per limitare Vannacci: togliergli la parola col &#8220;cordone sanitario&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 17:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I progressisti escono allo scoperto: la lezione del Belgio e quell'idea per impedire alla destra di avanzare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>remigrazione</strong> che non c’è, che non si può fare perché quelli da remigrare sono troppi, sono già maggioranza etnica, preccupa i fogli propagandisti della sinistra scombinata e strabica che con un occhio guarda alla Ue e con l’altro a Putin, entrambi a rispettivo titolo coinvolti nell’invasione destabilizzante dell’occidente. Siccome le colpe dei padri non ricadono sui figli, se mai rimbalzano, abbiamo una di quelle testate d’appoggio e di rara presunzione che fanno l’elogio asettico della censura. Perché solo il <em>Post</em> del figlio dell’ex capo di Lotta Continua, roba allevata alla scuola della democrazia selettiva, può nutrire la presunzione di essere letto in un interminabile, estenuante intervento dove si dà conto, forse con malcelato compiacimento, <strong>di un boicottaggio mediatico della destra estrema in Belgio</strong> che avrebbe scongiurato l’espandersi di una politica strutturata. Tesi azzardata, non meno che discutibile: nel Belgietto francofono non ci sono partiti fascionazisti non perché non vanno in televisione ma perché il Belgio ha cominciato a non esistere 50 anni fa grazie alla sciagurata apertura di un re idiota, Baldovino, all’Islam arabo in cambio del petrolio; negli ultimi venticinque anni la situazione, abbondantemente matura, è marcita definitivamente e tutte le città sono di fatto dall’islamismo di conquista che ne ha fatto una enclave da cui partire con il beneplacito dell’Unione.</p>
<p>La pulsione diversamente dei figli di Lotta Continua è genetica e non tiene conto della realtà e della storia. Non tiene conto neanche della decenza e men che meno delle conseguenze: l’unica cosa che preoccupa i fogli di supporto è <strong>stroncare la remigrazione, bloccare le estreme dei Vannacci, le Le Pen, le Weidel, i Farage e ogni mezzo è buono</strong> a cominciare dalla comunicazione: troncare, sospire, truccare; si arriva ad indicare la revisione virtuosa dei discorsi di Trump che, come noto, avviene in duplice direzione: tagliandone le frasi sgradite o truccandole, facendogli dire quello che non dice nella chirurgia del taglia e cuci.</p>
<p>Il concetto è di elementare faziosità comunista: applicare, scrive questo Post, un cordone sanitario mediatico, cioè un insieme di regole per ridurre la visibilità di politici che hanno “<strong>idee razziste e antidemocratiche</strong>”, ovviamente a insindacabile giudizio dei partiti, i politici e i conduttori di servizio inclusionisti e democratici. Come all’assemblea studentesca: tu non parli, sei un fascista. Per consolarsi, il <em>Post</em> annota che analogo veto ha raggiunto anche un piccolo partito islamista radicale (sic), “Islam”. Ma qui cogliere la convinzione sottesa è più difficile. Non come per Trump che “fa spessissimo affermazioni razziste” e quindi ogni mezzo è lecito per fregarlo. Chissà il Donald quanto si preoccupa della tivù belga e del <em>Post</em> del figlio di Sofri.</p>
<p><strong>La censura, malattia infantile del comunismo, ne è la pulsione più vile e più ipocrita</strong>: non demolire gli argomenti dell’altera pars con la bontà dei propri, se ci sono, ma impedirli a prescindere. È lo stesso principio per cui i governanti delle sinistre europee, a cominciare dal disgraziato Starmer, vogliono chiudere la X di Elon Musk, unico dove si possono sapere le stragi ricorrenti, i roghi, le devastazioni sistematiche dell’Islam egemone. In Italia, oltre 70 atti di jihadismo a prato basso dopo Modena. Alla vigilia di Francia – Marocco i Servizi di tutta Europa condividono l’allarme circa una strategia di attacchi condivisi in diverse città e gli attacchi arrivano, Parigi nuovamente a ferro e fuoco, a Londra la polizia fugge in modo inverecondo davanti alle cariche dei maranza, molti agenti restano feriti, uno versa in fin di vita, attacchi e devastazioni scoppiano dappertutto. A Verona, chissà perché, piazza Bra viene sottoposta “a misure di guerra” e dire che comanda il sindaco del PD filoislamico. In Belgio non c’è bisogno di saccheggiare perché si fanno male da soli, la maggioranza islamica è da tempo assoluta. <strong>Ma i media democratici si coordinano per omettere completamente</strong> e se non è possibile almeno per minimizzare, per definire accettabili i saccheggi e le distruzioni, l’inammissibile reso accettabile nel segno del fatalismo.</p>
<p><strong>Cordone sanitario</strong>? Per chi? Per impedire la disperata difesa di ciò che resta? La remigrazione ci vorrebbe, nei Paesi nordici è partita, finalmente, secondo strategie specifiche e articolate: in Svezia li ricacciano sulla base del pregiudizio cioè se manifestano comportamenti incompatibili con usi, costumi e leggi nazionali (in Italia si preferisce liberarli, così possono subito ricamare le guance di ragazze disgraziatissime), in Norvegia gli hanno sospeso completamente il welfare. Misure anche drastiche, al limite dei confini democratici, ma a un certo punto inevitabili per il collasso sociale ed economico inevitabilmente seguito a 30 anni di assurdo Bengodi etnico sulla pelle degli indigeni, un autentico contro-razzismo spiegabile solo con un suicidio occidentale non esente da colossali corruttele. In Francia e Inghilterra misure del genere sono impensabili, inapplicabili,<strong> l’Inghilterra applica la legge contro i nativi e gli islamici osservano la loro sharia</strong>, i loro tribunali. <a href="https://www.nicolaporro.it/lunico-modo-per-dire-che-la-francia-e-africana/" target="_blank" rel="noopener">Per capire la situazione della Francia basta vedere la loro Nazionale di calcio</a>. In Italia si punta agli stessi risultati indicando con finto candore la strada del boicottaggio unilaterale, statale.</p>
<p>Davvero serve, davvero basta proibire un film come Citizen Vigilante ad amputare una opinione pubblica esasperata e sconvolta di una percezione in tutto reale? La presunzione comunista si dimostra patetica, la sua immaturità rifluisce nella paranoia tipica delle sensibilità totalitarie: ometti una verità, ripeti una bugia le mille volte e diventa l’unica realtà. Siccome oggi con la Rete integrata è più complicato, si deve operare a tutti i livelli. <strong>Così può passare la comunicazione jihadista che riesce, incredibilmente, a capovolgere ogni realtà su Gaza</strong> con la piena collaborazione dei media “democratici”. È la stessa preoccupazione che induce la corruptissima Unione Europea ad adottare il controllo delle chat private affidato ai fact checker prezzolati dei social, per giunta in modo disonesto, illegale, truccando la burocrazia del voto, aggirando la pronuncia contraria. Non è solo grande fratello, come si dice, è anche se non soprattutto<strong> un mezzo per fabbricare prove false, distruggere reputazioni, carriere, vite in modo chirurgico</strong> per chi critica vaccini, balle climatiche, fumisterie gender, insomma non si sottomette alla Narrazione e può, sarà inevitabilmente consegnato in pasto ai media in fama di pedofilo: qui il silenzio, il boicottaggio non si applicano, nella democrazia autoritaria da satelliti sovietici funziona il contrario, la gogna, la diffamazione, il Berja che dice “trovatemi l’uomo e io vi trovo l’accusa”.</p>
<p>Max Del Papa, 13 luglio 2026</p>
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		<title>&#8220;Ha fatto il saluto romano&#8221;. La delirante accusa a Vannacci, ma il video li sbugiarda</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ha-fatto-il-saluto-romano-la-delirante-accusa-a-vannacci-ma-il-video-li-sbugiarda/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 07:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vannacci passeggia per strada e loro intonano Bella Ciao. Viareggio Antifascista pubblica il filmato e gli utenti social sberleffano l'ossessione antifà</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ha-fatto-il-saluto-romano-la-delirante-accusa-a-vannacci-ma-il-video-li-sbugiarda/">&#8220;Ha fatto il saluto romano&#8221;. La delirante accusa a Vannacci, ma il video li sbugiarda</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il</em> <em>Messaggero</em> parla di &#8220;siparietto discuribile&#8221;. <em>La Repubblica</em> rilancia con &#8220;un balletto a braccia tese&#8221;. Viareggio Antifascista è ancora più esplicita: &#8220;Nel video si vede come la moglie del generale accenni prima un impacciato saluto romano sostituito poi dal dito medio, seguita poi da suo marito Vannacci che invece approccia un balletto palesemente caratterizzato da saluti romani&#8221;. Ma il video, visto senza i paraocchi, dice tutt&#8217;altro.</p>
<p>Ma partiamo dall&#8217;inizio. Sabato sera a <strong>Viareggio</strong> il generale era a passeggio insieme alla moglie Camelia Mihailescu vicino a casa loro. Quando la coppia passa di fianco ad una piccola folla riunita intorno alla band <em>Complesso di Inferiorità</em>, questi decidono di intonare Bella Ciao. Una &#8220;accoglienza&#8221; magari goliardica, ma certo tutt&#8217;altro che favorevole al leader di Futuro Nazionale. Il quale non li prende a calci. Non tira fuori l&#8217;olio di ricino. Non chiama le squadracce nere per dare a quei birbantoni una bella lezione. No. Sorride. Si mette a ballare. Mentre la moglie, meno diplomatica, rivolge loro un innocuo dito medio.</p>
<p>Scontata l&#8217;indignazione social di Viareggio Antifascista che denuncia: &#8220;Nel video si vede come la moglie del generale accenni prima un <strong>impacciato saluto</strong> romano sostituito poi dal dito medio, seguita poi da suo marito Vannacci che invece approccia <strong>un balletto palesemente caratterizzato da saluti romani</strong> provocatori nei confronti delle persone che lo hanno accolto e cacciato al grido di Bella Ciao&#8221;. E aggiungono: &#8220;La propaganda vuol far vedere sempre l’accoglienza a suo favore che riceve nei suoi tour, noi invece vogliamo far vedere come proprio nella città che lo ospita, non è il benvenuto e questa è l’accoglienza che gli riservano i viareggini&#8221;.</p>
<p>Quindi fateci capire. Questo passeggia tranquillamente sotto casa tua, lo infastidite con <strong>Bella Ciao</strong> e lui, o la moglie, manco dovrebbe reagire? Cosa doveva fare: mettersi a intonare con voi l&#8217;inno della sinistra battagliera e antifà? Infatti sui social è tutto un chiedere ai canterini di Bella Ciao e ai giornali dove abbiano visto &#8216;sto benedetto saluto romano, che il generale non ha fatto. &#8220;Se vi guardate il video delle Las Kethups che cantano Asereje, o qualunque festa di paese in cui parte disgraziatamente una Macarena, sono sicuro che a un certo punto di entrambe potreste immortalare qualche saluto romano&#8221;, commenta ironico un utente.</p>

<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ha-fatto-il-saluto-romano-la-delirante-accusa-a-vannacci-ma-il-video-li-sbugiarda/">&#8220;Ha fatto il saluto romano&#8221;. La delirante accusa a Vannacci, ma il video li sbugiarda</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I mammasantissima Ue hanno poco da dare lezioni a Vannacci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-mammasantissima-ue-non-possono-dare-lezioni-a-vannacci/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/i-mammasantissima-ue-non-possono-dare-lezioni-a-vannacci/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 17:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331166</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Unione viole indagare sul partito europeo (ESN) del generale e di Afd. Ma questi hanno poco da parlare di democrazia. Vi ricordate i vaccini?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/i-mammasantissima-ue-non-possono-dare-lezioni-a-vannacci/">I mammasantissima Ue hanno poco da dare lezioni a Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>Unione Europea</strong> non si fida di AdF e meno ancora di <strong>Vannacci,</strong> ne subodora infiltrazioni, sovvenzioni putiniane: tutto si può sospettare delle destre e ultradestre europee, ma il pulpito della cosca bruxellese non ha parvenza di fondamento essendo al di sotto di ogni sospetto, i suoi mammasantissima sono imbarazzanti e spesso impresentabili, scarti delle politiche nazionali parcheggiati nei falansteri, il loro vertice, una finta Baronessa dei vaccini e affari misteriosi, è una che autorizza l’aria condizionata dall’ottavo piano in su proibendola agli inferiori, alle plebi amministrate, una che in un mondo appena più decente di questo starebbe a ben altro fresco. Naturalmente nei castelli delle streghe e delle illegalità tutto ha da essere motivato secondo legalismo formale: “Il Parlamento ha deciso, con 414 voti favorevoli, 224 contrari e 18 astensioni, di chiedere all&#8217;Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee (APPF) di verificare se il partito politico Europe of Sovereign Nations (ESN) rispetti le condizioni per la registrazione e il finanziamento previste dal regolamento sullo statuto e sul finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee”.</p>
<p>Siccome questi non è che non abbiano niente da nascondere: hanno tutto da nascondere, “il voto si è tenuto a scrutinio segreto”. La UE delle dodicimilacinquecento lobby, delle infiltrazioni sorosiane, delle <strong>corruzioni quatarine</strong> o cinesi soffocate o congelate, per cui un augusto esponente mi diceva “non c’è neanche bisogno di offrirsi, i soldi arrivano da soli”, non ha titolo e non ha urgenza di stabilire la tenuta democratica del parà Vannacci: tutto quello che le preme è mantenersi come sistema, rigettare le possibili schegge impazzite e arginare l’effetto domino. Fateci caso: una come Ilaria Salis, che teoricamente sarebbe all’avanguardia dei movimenti sovversivi e anticapitalisti, non attacca mai, neppure indirettamente, la struttura in cui prospera, quel curioso ibrido di liberismo finanziario immerso nel dirigismo statalista dei falsi valori, lei come le Carola, come le Manon Aubry nell’ambiguità truffaldina ci si trovano come i sorci nel formaggio, ne sfruttano le rendite di posizione che conseguono da un sistema, più che trasversale, condiviso in cui l’unico valore è durare nel segno dell’affarismo di potere. A che servono i regolamenti europei? A veicolare i business articolati nella ragnatela lobbistica in una perenne distruzione non creatrice come per l’invasione organizzata, la scristianizzazione, la disumanizzazione, la distruzione industriale, la grande truffa delle rinnovabili, la pandemia circolare, la repressione sanitaria.</p>
<p>Non vogliono intrusioni e la buttano sul moralismo kantiano: “L&#8217;autorità indipendente procederà a verificare se ESN (la Sovranità Nazionale di Vannacci) <strong>rispetti i valori fondamentali dell&#8217;UE</strong>, quali la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, requisito necessario per la registrazione come partito politico europeo, conformemente alla procedura prevista dall&#8217;articolo 13 del regolamento. Il controllo democratico costituisce un elemento essenziale della procedura: un&#8217;eventuale futura decisione di cancellare un partito dal registro può entrare in vigore solo in assenza di obiezioni da parte del Parlamento o del Consiglio”. La paccottiglia retorica della UE è paccottiglia totalitaria, <strong>la cara Unione ha cura di introdurre il reato di pensiero per tutto</strong>: negazionista chi nega la sacralità del vaccino, i cambiamenti climatici, la percezione di genere. Dogmatismo e fanatismo stritolano mezzo miliardo di cittadini senza cittadinanza, vessati dall’ambientalismo tossico che non è solo una colossale balla, è il disastro immane di cui parlano Franco Battaglia, Franco Prodi, Alberto Prestininzi ed altri puntualmente insolentiti da quattro “divulgatori” parassitari o invasate in fama di attiviste. L’idea di Bruxelles di imporre l’ennesima stretta sulle polveri sottili entro il 2030 è, né più né meno, la condanna a morte dell’Italia dalla pianura padana, qualcosa di irragionevole e di insostenibile. Ma che ci può essere di ragionevole se i comandamenti che ispirano questa UE da prima ancora che nascesse sono: “l’Europa è fondata sulle crisi”, come ebbe a dire l’allora cancelliere Schmidt, concetto ridefinito 50 anni dopo da Von der Leyen con la “<strong>permacrisi”, crisi permanente</strong>? Inoltre, “esiste una sola realtà ed è la nostra”, parola dell’ex capo del WEF, Schwab, travolto da scandali finanziari e sessuali, nonché il “piegare l’arco della storia nella giusta direzione” dell’inaffondabile Soros.</p>
<p>Vigilare sulla tenuta democratica di partiti e movimenti risuona come cosa meritoria e perfino doverosa, ma a incaricarsene può mai essere una cosca di burocrati autoreferenziali, istituzionalmente irresponsabili? Può la democrazia essere amministrata, imposta secondo le logiche antidemocratiche di chi stabilisce che<strong> la democrazia ha un solo colore, un solo valore, una sola narrazione</strong>?</p>
<p>Max Del Papa, 7 luglio 2026</p>
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		<item>
		<title>&#8220;E se fosse&#8230;&#8221;. Ranucci, allusioni e depistaggi. E quell’avvertimento della Procura che apre scenari clamorosi…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Napolitano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 15:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spifferi e gossip di Palazzo dopo l'indagine su Lavitola, amico di Ranucci. Ma spuntò un deputato: chi ha depistato, e perché? </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Depistaggi, lettere anonime e deputati. Cosa c’è dietro l’attentato a <strong>Sigfrido Ranucci?</strong> Una storia che si colora di mistero. La Procura dice: “Guardiamo in tutte le direzioni”. Ecco che quel “tutte le direzioni” diventa materia (preziosa) per spifferi e gossip di Palazzo. E se fosse…..</p>
<p>Mezze frasi e allusioni accompagnano la storia della bomba a Ranucci. Sorprende l’indagine contro <strong>Walter Lavitola,</strong> amico di Ranucci e compagno di cene. Che interesse avrebbe avuto Lavitola a piazzare una bomba contro Ranucci? Lui, l’ex faccendiere riabilitato dopo anni di carcere grazie alla ristorazione, non è mai stato sfiorato dalle inchieste giornalistiche di Report. E poi quei 4 arresti nella sperduta provincia di Avellino. Bassa manovalanza.</p>
<p>E ancora due misteri: le due lettere anonime recapitate alla Procura di Roma sui mandanti dell’attentato. La prima porta a un clan della provincia di Napoli, i cui componenti sono orami tutti in carcere. L’altra mette in mezzo <strong>un deputato di Fratelli d’Italia</strong>. Due operazioni di depistaggio. Fatte da chi? E perché?</p>
<p>Pasquale Napolitano, 7 Luglio 2026</p>
<p>Leggi anche:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/e-un-amico-non-capisco-ranucci-il-giallo-di-lavitola-indagato-per-strage/">Ranucci, indagato Lavitola: &#8220;È mio amico, non capisco&#8221;</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-se-fosse-ranucci-allusioni-e-depistaggi-e-quellavvertimento-della-procura-che-apre-scenari-clamorosi/">&#8220;E se fosse&#8230;&#8221;. Ranucci, allusioni e depistaggi. E quell’avvertimento della Procura che apre scenari clamorosi…</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>&#8220;Hanno rubato 80 fiale di fentanyl&#8221;. È allarme: riunione d&#8217;urgenza a Palazzo Chigi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/hanno-rubato-80-fiale-di-fentanyl-e-allarme-riunisce-durgenza-a-palazzo-chigi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 13:16:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fentanyl]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ispezione del ministero della Salute all'ospedale israelitico. A denunciare è stato il responsabile della farmacia. Il vertice le autorità coinvolte</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Dopo il furto di <strong>80 fiale di fentanyl</strong> dalla farmacia dell&#8217;<strong>ospedale Israelitico</strong> di Roma, da cui avrebbero potuto essere ricavate fino a circa <strong>20.000 dosi destinate al mercato illecito</strong>, a Palazzo Chigi è scattato l&#8217;allarme. Secondo quanto riferiscono fonti della Presidenza del Consiglio, desta particolare preoccupazione la condotta di chi aveva il compito di garantire la custodia e la sicurezza di questi farmaci, nonostante le stringenti procedure previste per il loro accesso e la loro conservazione.</p>
<p>Le stesse fonti spiegano che nel primo pomeriggio il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, <strong>Alfredo Mantovano,</strong> ha convocato e presieduto una riunione d&#8217;urgenza a Palazzo Chigi. All&#8217;incontro hanno preso parte, tra gli altri, il capo di Gabinetto del Ministero della Salute, il direttore della Direzione generale per i Servizi antidroga, il direttore generale della Direzione Salute della Regione Lazio e i dirigenti del Dipartimento per le Politiche contro le dipendenze della Presidenza del Consiglio.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/non-ho-seguito-parte-lintervista-figuraccia-di-salis/">&#8220;Non ho seguito&#8230;&#8221;. Parte l&#8217;intervista, figuraccia di Salis</a><em> di Max del Papa</em></li>
</ul>
<p>Nel corso della riunione, fanno sapere sempre le fonti, &#8220;è stata ribadita la necessità di assicurare il rispetto delle <strong>procedure previste</strong> per la gestione dei medicinali ad alto rischio, al fine di tutelare la salute pubblica e di prevenire il ripetersi di episodi analoghi&#8221;. Sul caso stanno indagando i Carabinieri del Nas e il Ministero della Salute ha disposto un&#8217;ispezione. &#8220;Nei prossimi giorni &#8211; viene spiegato &#8211; sarà riconvocato a Palazzo Chigi il tavolo di monitoraggio sull&#8217;attuazione del Piano anti-fentanyl, con l&#8217;obiettivo di far applicare da tutti i soggetti interessati le cautele e i controlli necessari&#8221;.</p>
<p>A denunciare il furto è stata la responsabile della farmacia dell&#8217;ospedale. Le 80 fiale si trovavano nella cassaforte dell&#8217;israelitico di Roma e, lo scorso 24 giugno, la donna &#8211; dopo essersi accorta dell&#8217;ammanco &#8211; si è presentata alla stazione dei carabinieri del Trullo per segnalare il furto.</p>
<p>Il <strong>fentanyl</strong> è un oppioide sintetico <strong>estremamente potente,</strong> utilizzato in medicina per trattare il dolore intenso, soprattutto nei pazienti oncologici o durante gli interventi chirurgici. È circa 50-100 volte più potente della morfina. Se usato senza controllo medico o assunto illegalmente, può provocare rapidamente <strong>overdose</strong> e depressione respiratoria, spesso fatale. Negli ultimi anni è diventato una delle principali cause della <strong>crisi degli oppioidi negli Stati Uniti</strong>, anche perché viene spesso mescolato ad altre droghe senza che chi le assume ne sia consapevole.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p><iframe loading="lazy" title="Cosa succede quando si assume il Fentanyl? Gli effetti sul corpo e sul cervello" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/CqlOZ5o3v7k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hanno-rubato-80-fiale-di-fentanyl-e-allarme-riunisce-durgenza-a-palazzo-chigi/">&#8220;Hanno rubato 80 fiale di fentanyl&#8221;. È allarme: riunione d&#8217;urgenza a Palazzo Chigi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Non ho seguito&#8230;&#8221;. Parte l&#8217;intervista, figuraccia di Salis</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-ho-seguito-parte-lintervista-figuraccia-di-salis/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 12:54:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Salis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ilaria è una professoressa globale, pozza di scienza &#038; coscienza, come apre bocca è un segnale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-ho-seguito-parte-lintervista-figuraccia-di-salis/">&#8220;Non ho seguito&#8230;&#8221;. Parte l&#8217;intervista, figuraccia di Salis</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Niente. Faccio <em>outing</em>, <em>coming out</em> e <em>mea culpa</em>. Soprattutto questa. Quante volte ho sfottuto crudelmente la polvera <strong>Ilaria Salis,</strong> vanto e orgoglio del made in Italy in Europa, con i miei pezzi pateticamente martellanti? Bene, lo dico qui a voi, amici, compagni, proletari di tutto il mondo unitevi e sputatemi in faccia: non avevo capito niente, io l’avevo sottovalutata Ilaler, invece è un genio e lo sostengo senz’ombra di sarcasmo. Un fenomeno, un genio puro, capace oltretutto di citazionismi che un <strong>Frank Zappa</strong> levati proprio. Il livello di comunicazione di Salis è semplicemente troppo evoluto, troppo elevato, direi quasi troppo sidereo per voi, straccioni “merdajoli e servi della gleba” e per me, che l’ho presa in giro per anni senza capire che era lei a prendere in giro noi.</p>
<p>Perché una che va a <strong>Verona,</strong> novella <strong>Giulietta</strong> non da balcone ma da battaglia, e in 30 secondi sa offrire così tanto è degna delle migliori avanguardie novecentesche, è roba da dadaisti sul Monte Verità che incontrano il surrealismo con una spruzzata di brutalismo. <strong>Onore dunque alla compagna Ilaria</strong> che, a domanda su come valuti l’operato del compagno sindaco veronese Tommasi, risponde, secca: <em>mah, sa, io non è che l’ho seguito, io vengo dal nordovest</em>. E qui, che le vuoi dire se non ti adoro? Una battuta folgorante, che oltrepassa Jaques Tati, Achille Campanile e <strong>Lino</strong> <strong>Banfi</strong>. Pensateci un attimo: “Onorevole Salis, cosa le pare della giunta Tommasi qui a Verona?”. “Ma che ne so, io vengo da Monza!”. Pare una tavola di Jacovitti. Non basta. Perché lo stesso balbettare in apparenza scomposto, “guardi, io non non non… ho ho ho… seguito uhm uhm… così a fondo… ih! (risolino) la politica eh ah uh locale ih ih!”, non è, come all’apparenza uno potrebbe equivocare, sintomo di poca chiarezza mentale bensì, appunto, citazione coltissima, raffinatissima, inafferrabile anzitutto dei Mondiali epici dell’82 – e noi sappiamo quanto ci manchi un Mondiale da 12 anni, dunque è anche questa una distillata polemica tutta politica: pare, infatti, una doppia evocazione di Dino Zoff, “ci fu… una deviazione… di di di di di di di di di di… Bèeergomi, con la cossia…” e, insieme, del mummiare pipesco di “Bèarzot”, come lo chiamava Brunetto Conti; ma in quella pantomima coltissima entra anche il Blasco da stadio, “eeeeh… oooh… aaaah!”.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">La &quot;preparatissima&quot; ILARIA SALIS a Verona:<br>&quot;Qui aumentano le ronde fasciste Tommasi? Non conosco la realtà locale&quot;<br>&quot;Sono a Verona per portare il mio sostegno anti fascista e per condannare le ronde squadriste che ci sono in città&quot;. Cosi Ilaria Salis arrivata nel capoluogo… <a href="https://t.co/TcUw7ueyXC">pic.twitter.com/TcUw7ueyXC</a></p>&mdash; Virna (@Virna25marzo) <a href="https://x.com/Virna25marzo/status/2072954216679706923?ref_src=twsrc%5Etfw">July 3, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
<p>Mettiamoci anche, per completare il tutto,<strong> la mimica irresistibilmente evocatoria di Stanlio</strong>, che chiaramente serve a prendere in giro l’intervistatore, è uno sfoggio di cultura cinefila d’altri tempi, come a dire: tu sei ridicolo e io mi adeguo. Ilaria, sei divina! Sei una forza della natura! Il resto dell’intervista è repertorio tutto imbastito su “le destre”, “il fascismo”, immancabile, irrinunciabile un cavallo di battaglia che non muore mai, la “costituzione improntata e nata sull’antifascismo” (non è vero ma ci credo). Però, attenzione, anche qui, col guizzo della fuoriclasse assoluta, Salisaler sa offrire colpi di maestra fulminei, che solo al var si possono apprezzare: per dire, quando a un certo punto condanna “il proliferare delle ronde fasciste di estrema destra” e l’intervistatore, che cerca di provocare, le chiede “di estrema destra perché?” lei risponde, secca, precisa: “Perché sono di destra”. Vien giù il teatro, e anche l’Arena, dagli applausi, siamo oltre <strong>Paolo Panelli:</strong> “Il bricoleur… è il bricoleur”.</p>
<p>Guardate che noi qui abbiamo un tesoro, un patrimonio dell’umanità ed è ora di basta di sfotterla. Anche i tragici vestitini che lei sfoggia sono in realtà manifesti programmatici della proletarialità istituzionale, voi mi avete eletta, io giro il mondo, “solidarietàpopolocubanoooh”, in top classe e hotel deluxe dove ospito gli amici, ma non sapete che il mio modello esistenziale resta sempre la signora Pina, moglie del rag. Fantozzi Ugo. Il benessere non mi ha cambiato, resto una figlia sana del matriarcato del nordovest, Monza-Brianza, occupazioni &amp; casseoula.</p>
<p>Altro che maestrina precaria, <strong>Ilaria è una professoressa globale</strong>, pozza di scienza &amp; coscienza, come apre bocca è un segnale, un rimando, una occasione per approfondire ciò che neppure immaginiamo. E se alle volte sembra divertirci, lo fa solo per renderci un po’ più sopportabile questo <em>zeitgeist</em>, questa <em>weltanschauung</em> così oppressiva, ingombrante, gravosa del peso delle destre remigrazioniste e fasciste. “Una città ah eh uh come molte altre eh ah oh dove uh uh ah avvengono ronde eh eh eh messe in atto oh oh oh dall’estremadestra oh ah ah…”. <strong>Le ronde avvengono, amici, compagni</strong>. Già! Non si organizzano, si mettono in atto; non si fanno, “avvengono”. Qui c’è il tocco finale, futurismo marinettiano compromesso con l’oltranzismo avanguardista del Gruppo ‘63, i collage semantici, i puzzle sintattici. E che volete di più? Io voglio Ilaria, e la voglio tutta per me, solo per me. Voglio essere il suo galoppino, il suo compagno di lotte, il suo ospite di suite. Se ci sta, <strong>sono pronto a prendere la tessera di AVS</strong> e a votarmi alle rinnovabili contro il riscaldamento globale che, come ha appena detto Bonelli, ispirato dalla sua esperta della crema solare, c’è ed è colpa della Meloni.</p>
<p>Max Del Papa, 3 luglio 2026</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/lultimo-video-comizio-di-salis-e-stato-agghiacciante/">L&#8217;ultimo video-comizio di Salis è stato agghiacciante</a> di Max del Papa</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-ho-seguito-parte-lintervista-figuraccia-di-salis/">&#8220;Non ho seguito&#8230;&#8221;. Parte l&#8217;intervista, figuraccia di Salis</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vi spiego perché la remigrazione non è una deportazione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vi-spiego-perche-la-remigrazione-non-e-una-deportazione/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/vi-spiego-perche-la-remigrazione-non-e-una-deportazione/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 15:01:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[remigrazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=329934</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rimpatriare chi non ha diritto di restare non è xenofobia, ma applicazione della legge. Il vero scandalo è uno Stato che rinuncia a difendere confini, regole e identità</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vi-spiego-perche-la-remigrazione-non-e-una-deportazione/">Vi spiego perché la remigrazione non è una deportazione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una parola che oggi basta pronunciare per scatenare il riflesso pavloviano dell’indignazione: <strong>remigrazione</strong>. La si presenta come un concetto violento, assolutista, totalitario, quasi il manifesto di uno Stato xenofobo pronto a perseguitare intere popolazioni. In realtà, come spesso accade nel dibattito pubblico, prima ancora di discutere il contenuto si demonizza la parola, che è il modo più comodo per non affrontare il problema che quella parola descrive.</p>
<p>Fatta eccezione per quella volontaria, la remigrazione non è altro che il ritorno nel Paese d’origine di chi non ha titolo giuridico per restare nel territorio di uno Stato straniero. La si può chiamare rimpatrio, allontanamento, espulsione, rientro forzato, ma <strong>la sostanza non cambia</strong>. Ogni ordinamento giuridico prevede che chi entra o permane illegalmente in un territorio nazionale vada accompagnato fuori da quel territorio. Non è una stranezza ideologica, ma la normale reazione di un ordinamento giuridico alla violazione delle regole di ingresso e soggiorno.</p>
<p>Quindi, sarebbe anche ora di <strong>dismettere l’ipocrisia tutta italiana</strong> per cui alcune leggi esistono per essere applicate e altre per restare sulla carta. Se una norma disciplina l’ingresso, il soggiorno e l’allontanamento dello straniero irregolare, quella norma non può diventare facoltativa solo perché applicarla produce effetti politicamente scomodi. Uno Stato che scrive le regole e poi rinuncia a farle rispettare non è umano, è semplicemente debole e la debolezza statale, alla lunga, non tutela nessuno.</p>
<p>Per questo, è profondamente <strong>scorretto accostare i concetti di remigrazione e deportazione</strong>. Il termine deportazione evoca, non casualmente, le pagine più tragiche del Novecento: popolazioni sradicate dalla propria patria, trascinate lontano dai luoghi in cui vivevano, perseguitate per ciò che erano e non per ciò che avevano fatto. Il pensiero corre inevitabilmente alla Shoah e agli ebrei europei deportati verso i campi di sterminio.</p>
<p>Questo tragico e sleale accostamento dimostra<strong> la fallacia e la mala fede dell’argomentazione</strong>. La deportazione consiste nel portare uomini, donne e bambini lontano dal proprio Paese, dalla propria casa o dalla propria comunità, eventualmente verso la persecuzione e la morte. La remigrazione, all’opposto, è riferita agli stranieri privi di titolo e consiste nel ricondurli verso il loro Paese d’origine.<br />
Pertanto, i due termini non sono sinonimi, ma contrari. Naturalmente, ogni misura di allontanamento deve rispettare procedure, garanzie, verifiche individuali e limiti umanitari. Nessuno Stato di diritto può agire per categorie indistinte o per vendetta politica, ma questo non significa che lo Stato debba rinunciare alla propria sovranità. Semplicemente, deve esercitarla secondo diritto.</p>
<p>Scandalizzarsi per la remigrazione in sé è dunque un artificio retorico piuttosto fragile che nasconde la tentazione, tipicamente italiana, di <strong>ignorare talune leggi</strong>. Per fare un parallelo, è come scandalizzarsi dell’arresto di un malvivente perché ne limita la libertà personale. Certo che la limita, ma nessuno può considerare l’arresto isolandolo dal suo indefettibile presupposto: la commissione di un reato, la necessità di impedire la fuga o il pericolo per la collettività. Allo stesso modo, non si può giudicare il rimpatrio guardando soltanto all’effetto finale — l’allontanamento coattivo di una persona — e dimenticando il presupposto: l’ingresso o la permanenza senza diritto nel territorio di uno Stato sovrano.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/rimpatrio-per-la-sinistra-e-la-parola-proibita-che-scatena-listeria/">Rimpatrio? Per la sinistra è la parola proibita che scatena l’isteria</a></li>
</ul>
<p>Peraltro, la politica della remigrazione non ha soltanto una dimensione amministrativa o giuridica. Ha anche una <strong>dimensione politica più ampia</strong>, che riguarda il diritto dei popoli a conservare la propria tradizione storica, culturale e civile; quella che il filosofo britannico Roger Scruton definiva come il patto silenzioso che lega tre generazioni: i vivi, i morti e i non ancora nati. Ogni comunità nazionale ha il diritto di non essere trasformata contro la propria volontà da fenomeni migratori esorbitanti, da ingressi illegali di massa sfuggiti di mano, da politiche di integrazione fallite o da una rinuncia preventiva alla propria identità.</p>
<p><strong>Difendere la propria civiltà non significa odiare quella altrui</strong>. Significa sapere che una nazione non è soltanto un mercato del lavoro, un territorio amministrativo o una somma di individui casualmente residenti nello stesso luogo. Una nazione è lingua, memoria, diritto, costumi, istituzioni, simboli, educazione, senso del limite e appartenenza. Se questi elementi vengono dissolti da fenomeni di massa incontrollati, non nasce una società più aperta, ma più fragile, più conflittuale e meno capace di riconoscersi.</p>
<p>Per questo, una politica seria dell’emigrazione non si esaurisce nell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione, ma si accompagna a una politica culturale, educativa e civile: insegnamento della lingua, rispetto delle leggi, centralità della cultura nazionale, integrazione vera per chi ha titolo a restare e rifiuto dell’idea che lo Stato debba semplicemente subire qualunque trasformazione demografica come un destino inevitabile. Anche i flussi migratori devono essere effettivamente necessari, sostenibili, proporzionati alla capacità reale di integrazione e compatibili con la tenuta sociale, culturale ed economica della comunità che accoglie. Il diritto non è fatto solo di accoglienza, ma anche di <strong>confini, doveri, conseguenze</strong>. Uno Stato che non fa rispettare le proprie regole di ingresso non è più umano, ma semplicemente meno Stato e, presto o tardi, finisce per non proteggere né gli stranieri regolari né i cittadini e collassa.</p>
<p>Per questo la remigrazione, liberata dalle caricature ideologiche, non è una parola mostruosa e indica una semplice conseguenza giuridica: <strong>chi non ha diritto di stare in un Paese deve tornare nel proprio</strong>. Non per odio né per vendetta, ma perché il diritto, quando viene violato, va ripristinato, come quando si arresta un malvivente e lo si sottopone alle previste conseguenze giuridiche. Né più né meno.</p>
<p>Giorgio Carta, 1 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vi-spiego-perche-la-remigrazione-non-e-una-deportazione/">Vi spiego perché la remigrazione non è una deportazione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Faceva pomp*ni alle trans nei bagni&#8221;. Al Pride il comizio choc contro Salvini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 07:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Pride]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'indegna performance dal carro del Pride di Milano con a bordo anche Elodie e la compagna. Sui social la rivolta: "Pessimo, questo non ci aiuta"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parole al vento, parole al <strong>Pride</strong>, accuse senza senso che non hanno provocato alcun tipo di protesta tra i presenti alla sfilata di Milano (dove, tra gli altri, era presente anche Elly Schlein). Il &#8220;performer&#8221; Lorenzo Pezzotti ad un certo punto ha preso la parola, ha inforcato il microfono e ha accusato <strong>Matteo</strong> <strong>Salvini</strong> di ipocrisia. Nel peggiore dei modi.</p>
<p>Pezzotti ha infatti raccontato di aver conosciuto il ministro dei trasporti a Ponte di Legno durante la festa della birra. &#8220;<strong>Faceva pomp*ni alle trans</strong> &#8211; ha detto, senza che nessuno cercasse di fermarlo &#8211; E aspetto che mi smentisca. Io presentavo la festa della birra con Bossi e tu facevi pomp*ni alle mie amiche nei bagni chimici&#8221;. Al suo fianco sfilavano Elodie e la compagna Francesca.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1744095346752209%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Se vorrà Salvini risponderà a questo delirante comizio. O magari preferirà ignorarlo del tutto, e forse sarebbe pure meglio così. Da registrare però ci sono le reazioni al video della &#8220;performance&#8221; del performer Pezzotti. &#8220;E pensare che li ci sono pure i bambini&#8221;, scrive qualcuno disgustato. &#8220;Io sono una transessuale e non ho mai partecipato ad un pride.<strong> Non devo mettermi in ridicolo</strong>, per avere dei &#8216;diritti&#8217; che nemmeno mi interessa avere&#8221;, ribatte un altro utente. E ancora: &#8220;Questo non alimenta la nostra battaglia, ci fa solo scendere al suo livello. Pessimo tutto&#8221;.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Elly Schlein scatenata balla e canta in strada al Milano Pride" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/5SIPk867Kc0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Alemanno-Vannacci, perché la cena fa tremare la destra romana</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/alemanno-vannacci-perche-la-cena-fa-tremare-la-destra-romana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 17:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro un incontro apparentemente informale potrebbe nascondersi una strategia destinata a pesare sulle prossime elezioni del Campidoglio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/alemanno-vannacci-perche-la-cena-fa-tremare-la-destra-romana/">Alemanno-Vannacci, perché la cena fa tremare la destra romana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In politica i segnali contano. Spesso molto più delle dichiarazioni ufficiali. E allora un dettaglio apparentemente secondario potrebbe assumere un significato politico tutt&#8217;altro che marginale: la prima cena di Gianni Alemanno dopo l&#8217;uscita dal carcere non è stata con parenti, amici di lunga data o esponenti della sua vecchia galassia politica.</p>
<p>È stata con <strong>Roberto Vannacci</strong>. Un&#8217;immagine che ha inevitabilmente attirato l&#8217;attenzione di media e osservatori. Perché proprio Vannacci? Perché proprio in un momento così delicato e, al tempo stesso, così simbolico? E soprattutto: si è trattato soltanto di un gesto di amicizia e vicinanza personale oppure di un segnale politico chiaro destinato a produrre i suoi effetti già nei prossimi mesi? Chiariamolo fin dall&#8217;inizio: <strong>non esistono risposte certe</strong> a questi interrogativi, se non qualche dichiarazione a caldo rilasciata da Alemanno all&#8217;uscita dal carcere.</p>
<p>Esistono però degli indizi. E gli indizi, in politica, meritano sempre di essere osservati e interpretati. Da tempo il generale lavora alla costruzione di una propria rete territoriale. In diverse città si parla già della ricerca di candidati che potrebbero correre alle prossime elezioni amministrative sotto il simbolo di<strong> Futuro Nazionale,</strong> anche senza il sostegno del centrodestra.</p>
<p>L&#8217;obiettivo sembrerebbe essere quello di misurare sul campo <strong>la forza di un progetto autonomo</strong>, capace di attrarre consenso al di fuori degli schemi tradizionali delle coalizioni. Se è davvero questa la strategia del generale, allora Roma non può che rappresentarne uno snodo cruciale. Ed è proprio qui che il nome di Alemanno potrebbe tornare improvvisamente d&#8217;attualità. L&#8217;ex sindaco della Capitale dispone ancora di una notorietà che pochi altri esponenti della destra romana possono vantare.</p>
<p>Ha già guidato il Campidoglio, conosce a fondo la città e continua a rappresentare un punto di riferimento per una parte dell&#8217;elettorato conservatore e identitario. Per questo vale la pena domandarsi: Vannacci potrebbe <strong>vedere in Alemanno il candidato ideale</strong> per una corsa autonoma a Roma nel 2027? Potrebbe considerarlo la figura più adatta per lanciare il guanto di sfida a centrosinistra e centrodestra? Potrebbe immaginare di affidare proprio all&#8217;ex sindaco la missione di misurare il peso elettorale di Futuro Nazionale nella capitale?</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/un-anno-dopo-alemanno-torna-libero/" target="_blank" rel="noopener">Un anno dopo, Alemanno torna libero</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/alemanno-vannacci-e-il-rientro-in-fondazione-an-ecco-quale-sara-liter/" target="_blank" rel="noopener">Alemanno, Vannacci e il rientro in Fondazione An: ecco quale sarà l&amp;#8217;iter</a></li>
</ul>
<p>La fotografia della cena, naturalmente, <strong>non prova nulla.</strong> Ma nemmeno può essere liquidata come un episodio irrilevante. E il fatto che Alemanno abbia scelto di condividere la sua prima cena da uomo libero proprio con Vannacci non può non alimentare dubbi e interrogativi.</p>
<p>E se dietro quei sorrisi e quelle risate ci fosse già una riflessione sul futuro della destra romana? E se la prima cena di Gianni Alemanno fuori dal carcere fosse stata, in realtà, <strong>il primo tassello di un progetto politico con vista sul Campidoglio</strong>, destinato a prendere forma nei prossimi mesi?</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 26 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/alemanno-vannacci-perche-la-cena-fa-tremare-la-destra-romana/">Alemanno-Vannacci, perché la cena fa tremare la destra romana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Record storico a un passo, ma per Meloni il pericolo è dietro l&#8217;angolo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/record-storico-a-un-passo-ma-per-meloni-il-pericolo-e-dietro-langolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:15:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328695</guid>

					<description><![CDATA[<p>La legislatura più longeva della Repubblica potrebbe presto trasformarsi in una corsa senza obiettivi. Il fattore tempo non gioca necessariamente a favore dell'esecutivo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/record-storico-a-un-passo-ma-per-meloni-il-pericolo-e-dietro-langolo/">Record storico a un passo, ma per Meloni il pericolo è dietro l&#8217;angolo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una precisa domanda che prima o poi <strong>Giorgia Meloni</strong> dovrà porsi: conquistato il primato di <strong>longevità</strong> nella storia repubblicana, avrà ancora senso andare avanti a tutti i costi fino all&#8217;ultimo giorno della legislatura?</p>
<p>La questione posta non è, come spesso accade, ideologica. È politica. Ed è tanto più attuale quanto più il dibattito pubblico sembra essersi concentrato sulla durata dell&#8217;esecutivo come se essa, da sola, fosse sinonimo di successo. Certo, la stabilità è un valore. Dopo decenni di governi dalla durata spesso effimera, <strong>l&#8217;Italia aveva un disperato bisogno di continuità</strong>. Ma la continuità non può rappresentare un obiettivo; semmai, è lo strumento attraverso cui perseguire gli obiettivi prefissati.</p>
<p>Anche perché, sia chiaro, non sempre il tempo che passa lavora a favore di chi governa. Al contrario. Più si prolunga una legislatura, più cresce il rischio che il malcontento sociale finisca per scaricarsi sull&#8217;esecutivo e, soprattutto, sul suo leader. È una dinamica fisiologica. D&#8217;altronde, l&#8217;inflazione, le incertezze del quadro geopolitico, le criticità sul fronte della sicurezza e le difficoltà delle famiglie, alle prese con l&#8217;erosione del potere d&#8217;acquisto, non cercano certo responsabili nelle opposizioni.</p>
<p>Nel frattempo, concedere altri mesi agli avversari significa offrire loro il bene più prezioso in politica: il tempo. Le opposizioni, oggi ancora frammentate e<strong> incapaci di presentarsi come</strong> <strong>una vera alternativa di governo</strong>, avrebbero l&#8217;opportunità di riorganizzarsi, trovare una sintesi programmatica e costruire una proposta politica più credibile. Lo stesso vale per quell&#8217;area centrista e civica che continua a cercare uno spazio autonomo e che potrebbe approfittare del logoramento della maggioranza per consolidarsi.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro fattore che il centrodestra non può ignorare. Il tempo favorisce anche la crescita di possibili concorrenti interni al suo stesso campo. <strong>Roberto Vannacci</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/che-grana-per-fdi-vannacci-entra-ufficialmente-nella-fondazione-an/" target="_blank" rel="noopener">continua a registrare un consenso personale in costante crescita</a>. Più si prolunga la legislatura, più aumenta la possibilità che questo consenso si strutturi e si trasformi in una forza capace di sottrarre voti e rappresentanza ai partiti della destra tradizionale.</p>
<p>A rendere più complesso il quadro contribuisce la non semplice situazione degli alleati. La Lega di <strong>Matteo Salvini</strong> appare da tempo in una fase di profonda difficoltà politica, elettorale e persino di leadership. <strong>Forza Italia,</strong> dal canto suo, potrebbe essere tentata di volgere lo sguardo altrove e valutare schemi politici differenti rispetto al tradizionale perimetro del centrodestra.</p>
<p>A ciò si aggiunge una questione di merito. Quali grandi risultati può realisticamente conseguire il governo nei prossimi mesi? Sul fronte <strong>migratorio</strong> e della <strong>sicurezza</strong> gli spazi di manovra appaiono estremamente limitati. Molte delle misure considerate più incisive sono già state adottate, con risultati inferiori alle aspettative, mentre le dinamiche internazionali e i vincoli europei rendono difficile immaginare svolte radicali.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/i-dati-social-che-spiegano-il-caso-meloni-e-la-rabbia-di-trump/">I dati social che spiegano il caso Meloni e la rabbia di Trump</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/vannacci-parlano-di-noi-perche-la-stoccata-di-meloni-alla-sinistra/" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Vannacci? Parlano di noi perché sono in difficoltà&#8221;. La stoccata di Meloni alla sinistra</a></li>
</ul>
<p>Sul <strong>piano economico</strong> la situazione non appare più semplice. La prossima legge di bilancio dovrà fare i conti con risorse limitate e margini di manovra assai ristretti. La coperta è corta: ogni intervento a favore di una categoria rischia di sottrarre risorse a un&#8217;altra. È difficile attendersi misure capaci di modificare sensibilmente il clima politico del Paese.</p>
<p>Quanto alle riforme, l&#8217;agenda appare sostanzialmente bloccata. L&#8217;esito referendario ha inevitabilmente rallentato il percorso riformatore e ridotto l&#8217;ambizione iniziale dell&#8217;esecutivo. Il rischio è quello di trascinare la legislatura in una lunga fase amministrativa, senza grandi obiettivi da raggiungere e senza veri risultati da rivendicare.</p>
<p>Per questo la domanda resta aperta. Se nei primissimi giorni di settembre il governo avrà conquistato<strong> il primato di longevità</strong> che molti considerano un traguardo storico, quale sarà il valore aggiunto di una prosecuzione a oltranza dopo quella data? Continuare soltanto per completare una legislatura che, sotto molti aspetti, sembra aver esaurito la propria spinta propulsiva potrebbe trasformare un potenziale punto di forza in un pericoloso fattore di logoramento.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 25 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/record-storico-a-un-passo-ma-per-meloni-il-pericolo-e-dietro-langolo/">Record storico a un passo, ma per Meloni il pericolo è dietro l&#8217;angolo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I dati social che spiegano il &#8220;caso Meloni&#8221; e la rabbia di Trump</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-dati-social-che-spiegano-il-caso-meloni-e-la-rabbia-di-trump/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 19:36:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328501</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il retroscena che spiega la rabbia del Presidente USA. Un filmato da 20 milioni di clic lo mostra "bacchettato" dalla Meloni. Boom di interazioni e sentiment anti-Trump, +71%</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/i-dati-social-che-spiegano-il-caso-meloni-e-la-rabbia-di-trump/">I dati social che spiegano il &#8220;caso Meloni&#8221; e la rabbia di Trump</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La politica internazionale oggi si gioca sui social. L&#8217;ultimo scontro tra <strong>Giorgia Meloni</strong> e Donald Trump ne è la dimostrazione. Per capire la reazione del Presidente USA, che ha sostenuto che la premier avesse &#8220;pregato&#8221; per una foto, bisogna guardare ai dati di Socialcom: dietro l&#8217;attacco c’è un danno reputazionale subito dal Tycoon, nato da un cortocircuito virale. Il video giapponese che ha fatto impazzire il web Tutto inizia al G7. Il 16 giugno un account giapponese ripubblica il video dello scambio tra Meloni, Trump e Costa, evidenziando l’assertività della premier. Il contenuto diventa virale: 20 milioni di visualizzazioni e 1,5 milioni di interazioni complessive nel mondo. Meloni diventa un’eroina globale: i commenti la descrivono come una leader capace di mettere al suo posto il presidente USA. La contromossa (simbolica) di Trump Meloni non cerca la legittimazione di Trump: è lei a dettare il tono. Il Presidente USA ne esce ridimensionato e cerca di ribaltare il rapporto di forza con le sue dichiarazioni. L&#8217;attacco personale è arrivato dopo che la narrazione globale aveva trasformato quell&#8217;incontro in una sua sconfitta d&#8217;immagine. Gli italiani superano la polarizzazione: tutti con la Premier Di fronte all&#8217;attacco di Trump, gli italiani hanno fatto quadrato attorno alla premier.</p>
<p>I numeri:</p>
<p>● Nei giorni 19-20 giugno, Giorgia Meloni registra un +164% di conversazioni e un +39% di interazioni rispetto alla intera settimana precedente.</p>
<p>● Ogni post sullo scontro, nei canali della premier, ha raccolto 3 volte le interazioni medie per contenuto.</p>
<p>● In totale, 2,7 milioni di condivisioni, commenti e like per esprimerle solidarietà. Il sentiment negativo verso il Presidente USA è schizzato del 71% nei giorni 19 e 20 giugno. Gli italiani hanno messo da parte il tifo di fazione.</p>
<p>La ricerca completa sul sito <a href="http://www.socialcomitalia.com" target="_blank" rel="nofollow">www.socialcomitalia.com</a></p>
<p>Luca Ferlaino, 23 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/i-dati-social-che-spiegano-il-caso-meloni-e-la-rabbia-di-trump/">I dati social che spiegano il &#8220;caso Meloni&#8221; e la rabbia di Trump</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Sul femminicidio ha ragione Vannacci (e vi spiego perché)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/femminicidio-la-legge-simbolo-che-nessuno-osa-criticare/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/femminicidio-la-legge-simbolo-che-nessuno-osa-criticare/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328030</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le dichiarazioni dell’europarlamentare riaccendono il dibattito sul nuovo reato di femminicidio: tra dubbi costituzionali, efficacia della norma e necessità di una reale prevenzione della violenza di genere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/femminicidio-la-legge-simbolo-che-nessuno-osa-criticare/">Sul femminicidio ha ragione Vannacci (e vi spiego perché)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutti si aspettavano, ogni volta che il <strong>Generale Vannacci</strong> apre bocca (e non scrivete più “ex generale”, perché esistono precise norme del Codice dell’Ordinamento Militare che regolano l’eventuale perdita del grado), si scatena un putiferio che, peraltro, come affermato dallo stesso europarlamentare, non fa che aumentare, in maniera esponenziale, il numero dei suoi simpatizzanti.</p>
<p>L’ultima pietra dello scandalo è stata l’affermazione di Vannacci a proposito del femminicidio che, sempre secondo il leader di Futuro Nazionale, «non esiste. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità». E ancora: «Così come esiste la violenza sulle donne, esiste quella sugli anziani e non c’è un<strong> “anzianicidio”.</strong> Sono contrario al femminicidio: è un omicidio come tutti gli altri. Non c’è bisogno di una fattispecie specifica».</p>
<p>Subito sono partiti gli strali contro il Generale, <strong>accusato da destra e da sinistra di aver sminuito la gravità del fenomeno,</strong> fino a contestargli di voler negare l’esistenza stessa della violenza di genere e, quindi, in qualche modo, di offendere la memoria delle tante vittime e ledere la dignità delle donne. Ma realmente l’affermazione del Generale può arrivare a tanto? A mio avviso no, e vi spiego perché.</p>
<p>Il Generale, in fondo, con le sue affermazioni ha contestato solamente l’articolo 577-bis del Codice penale che disciplina il reato di femminicidio, introdotto dall’art. 1, comma 1, lettera a), <strong>della legge 2 dicembre 2025,</strong> n. 181. Tale articolo prevede l’ergastolo per chiunque cagioni la morte di una donna «quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio in quanto donna, oppure in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo, ovvero come atto di limitazione delle sue libertà individuali».</p>
<p>A parte le oggettive difficoltà nel dimostrare che il delitto risponda integralmente a tali specifiche condizioni — ad esempio che sia stato commesso per odio o discriminazione, oppure come espressione di prevaricazione, controllo, dominio o possesso; che sia conseguenza del rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo; o ancora che sia stato perpetrato come atto di limitazione delle sue libertà individuali — senza tali elementi non si parlerebbe di femminicidio, bensì di <strong>omicidio volontario.</strong></p>
<p>Vi sono poi evidenti dubbi di legittimità costituzionale. Tra questi si possono citare, ad esempio, i problemi legati alla definizione di concetti quali «odio», «discriminazione» e «prevaricazione», nonché quelli connessi al principio di uguaglianza, poiché la norma tutela esclusivamente il genere femminile, escludendo uomini (anch’essi vittime, seppure in misura minore, di violenze legate al genere) e persone <strong>LGBTQ+</strong>, con il rischio di creare disparità di trattamento a fronte di condotte analoghe.</p>
<p>Per la verità, di femmicidio e di femminicidio si parlava già dagli anni Novanta del secolo scorso. I due concetti si sono diffusi in Europa soprattutto a partire dai primi anni del XXI secolo, grazie sia alla risonanza internazionale dei tragici fatti di <strong>Ciudad Juárez,</strong> la città messicana divenuta dal 1993 teatro di innumerevoli sparizioni e uccisioni di donne, sia alle lotte e alle proteste dei movimenti femministi, in particolare latinoamericani, contro tali fenomeni.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-femminicidio-non-esiste-la-verita-non-spiegata-da-vannacci/" target="_blank" rel="noopener">Il femminicidio non esiste. la verità non spiegata da Vannacci</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/femminicidio-perche-vannacci-ha-detto-unovvieta/" target="_blank" rel="noopener">Femminicidio, perché Vannacci ha detto un&#8217;ovvietà</a></li>
</ul>
<p>Successivamente, il termine femminicidio è stato utilizzato per identificare un fenomeno presente in tutto il mondo e rappresentato sul piano politico e mediatico attraverso fatti di cronaca riguardanti l’uccisione di donne da parte di uomini. <strong>Il concetto è arrivato a ricomprendere l’insieme delle violenze</strong> e delle discriminazioni di genere che colpiscono la donna nella sua sfera fisica, psicologica, sociale ed economica e che, nella loro manifestazione più estrema, possono culminare nell’omicidio.</p>
<p>Se andiamo però a leggere il documento probabilmente più importante in materia, ossia la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, <strong>firmata l’11 maggio 2011 e ratificata dall’Italia il 27 giugno 2013</strong> con la legge n. 77, entrata in vigore nel nostro Paese il 1° agosto 2014, notiamo che, pur definendo numerosi concetti fondamentali — tra cui violenza contro le donne e violenza domestica — il termine «femminicidio» non compare nel testo della Convenzione.</p>
<p>Ricapitolando, il termine femminicidio esisteva già da decenni prima dell’introduzione dell’articolo 577-bis del Codice penale e veniva utilizzato per identificare, sul piano politico, culturale e giornalistico, <strong>un fenomeno legato alla violenza di genere</strong> che, nei casi più estremi, sfociava nell’uccisione della donna in quanto tale. Il nuovo reato, inoltre, non sembra aver apportato nulla in termini di certezza della pena, che resta il vero problema della malagiustizia italiana. Anche per l’omicidio volontario, infatti, come per il femminicidio, può essere irrogata la pena dell’ergastolo.</p>
<p>A mio parere, <strong>con la creazione di un reato autonomo</strong> come il femminicidio abbiamo assistito a un classico caso di populismo penale, ossia alla tendenza della politica ad assecondare gli umori dell’opinione pubblica, giustamente inorridita e preoccupata dal ripetersi di casi di giovani donne uccise dai propri partner o ex partner.</p>
<p>Tuttavia, la creazione di questa nuova fattispecie non aggiunge nulla sul piano della prevenzione. Per contrastare più efficacemente questi orrendi delitti servirebbero invece maggiori risorse per magistratura e forze dell’ordine, una migliore preparazione professionale e psicologica di tutti gli operatori coinvolti, una tutela più efficace — anche economica — delle vittime e dei loro figli e una <strong>maggiore certezza dell’effettiva esecuzione delle pene detentive.</strong></p>
<p>Col. (ris.) Sergio De Santis, 22 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/femminicidio-la-legge-simbolo-che-nessuno-osa-criticare/">Sul femminicidio ha ragione Vannacci (e vi spiego perché)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Vannacci non è il problema: è il segnale di una cosa che nessuno vuole vedere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:42:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vannacci non nasce per caso, e non cresce a ritmi vertiginosi per qualche disegno oscuro ed eterodiretto. Il generale intercetta una domanda concreta ed esistente: la paura di perdere la propria identità quando un territorio, fisico e culturale, viene percepito come occupato. È accaduto in Olanda, in Belgio, nella civilissima e socialistissima Svezia, che della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vannacci</strong> non nasce per caso, e non cresce a ritmi vertiginosi per qualche disegno oscuro ed eterodiretto. Il generale intercetta una domanda concreta ed esistente: la paura di perdere la propria identità quando un territorio, fisico e culturale, viene percepito come occupato.</p>
<p>È accaduto in Olanda, in Belgio, nella civilissima e socialistissima Svezia, che <strong>della politica multiculturale fece una bandiera fin dal 1975.</strong> La paura aumenta con il crescere della pressione migratoria, che si addensa in enclave dove, il futuro novello elettore si scopre straniero nel proprio quartiere, costretto a una vigilanza mai sperimentata prima o a modificare i propri usi e le proprie abitudini.</p>
<p>Abbozzare, tollerare o peggio giustificare i comportamenti predatori e violenti non rientra nell&#8217;indole di chi viveva la propria città come uno spazio conosciuto e familiare. Chiunque sia dotato di raziocinio percepisce il <strong>mutamento del tessuto sociale</strong>: il commercio al dettaglio cambia merci e linguaggio per servire bisogni nuovi insediatisi in città a una velocità impensabile.</p>
<p>Chi conosce un residente a Modena, a Massa, a Piacenza, a Brescia, a Genova, a Torino, a Parma, a Catania ha sicuramente ascoltato storie emblematiche che raccontano di un clima dove il timore per un cambiamento non governato efficacemente, si è già diffuso a macchia d&#8217;olio. Chi vive a <strong>Milano</strong> ha avuto il privilegio di conoscerlo anzitempo: <strong>i residenti stranieri hanno toccato il 21,4%,</strong> secondi solo a Prato, ormai una provincia cinese a tutti gli effetti, con il suo <strong>25% di abitanti stranieri</strong>. I numeri ufficiali, peraltro, fotografano solo l&#8217;anagrafe: resta fuori la componente clandestina (la Fondazione ISMU la stima oggi attorno alle 339mila unità).</p>
<p><strong>Quote che si concentrano in poche aree urbane</strong> e sfuggono alla percezione amministrativa. Con la denatalità che ci caratterizza, il fenomeno è destinato a crescere, e con esso il bacino di elettori molto sensibili al problema che è già, per molti versi, prioritario. Nulla possono perorazioni e prediche che promuovono integrazione e tolleranza, comprensione e giustificazione, quando ci si scontra con l&#8217;esperienza quotidiana. Quando tua figlia torna da scuola lamentando di non riuscire a giocare con nessuno, perché i suoi diciotto compagni di classe parlano un&#8217;altra lingua e la tengono a distanza, è allora che si comincia interrogarsi: «Che scuola pubblica stiamo mai costruendo?»</p>
<p>L&#8217;episodio mi è stato riferito da un giovane padre,<strong> di insospettabilissima estrazione</strong>, con una bambina in seconda elementare in una scuola di periferia milanese. Tengo a sottolineare che di Vannacci non mi piace nulla. Mi sento alieno al suo modo di intendere il mondo, alla sua visione tetragona in tema di diritti civili, di sessualità, di socialità e soprattutto dalla sua imbarazzante e vergognosa simpatia per il tiranno guerrafondaio russo.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sinistra-nel-panico-miss-afd-e-la-politica-piu-amata-di-germania/" target="_blank" rel="noopener">Sinistra nel panico: miss Afd è la politica più amata di Germania</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/apologia-vannacci/" target="_blank" rel="noopener">Apologia Vannacci</a></li>
</ul>
<p>Ma io non sono statisticamente rilevante, e quanti lo sottovalutano offrendogli interviste per gonfiare l&#8217;audience stanno rendendo un pessimo servizio al paese. C&#8217;è un vuoto di iniziative efficaci per contrastare la paura montante, e i vuoti vengono sempre colmati da chi li interpreta e propone soluzioni, quasi sempre fallaci, con l&#8217;unico pregio di risultare credibili.<strong> Bugie ben raccontate, che non risolvono nulla</strong>. Chi vorrà disinnescare l&#8217;ordigno Vannacci dovrà porsi il problema in termini seri, e affrontarlo con l&#8217;energia necessaria, sporcandosi le manine e questo vale per entrambi gli schieramenti, se vorranno avere qualche chance di affermarsi alle elezioni imminenti (manca meno di un anno).</p>
<p>Diversamente, potremmo ritrovarci nella ingovernabilità più assoluta e una <strong>AfD in versione italiota,</strong> con l&#8217;aggravante di essere guidata da un generale a garanzia di un cogente dispotismo in pectore.</p>
<p>Giulio Galetti</p>
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		<item>
		<title>Ma Meloni un errore su Trump l&#8217;ha fatto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ma-meloni-un-errore-su-trump-lha-fatto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 16:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La destra italiana, se vuole essere davvero nazionale, deve liberarsi da ogni minima, anche solo ipotetica apparenza di subordinazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-meloni-un-errore-su-trump-lha-fatto/">Ma Meloni un errore su Trump l&#8217;ha fatto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/mi-ha-fatto-pena-trump-torna-a-attaccare-meloni/" target="_blank" rel="noopener">parole pronunciate da <strong>Donald</strong> <strong>Trump</strong></a> nei confronti di <strong>Giorgia Meloni</strong> hanno infastidito molti italiani. Anche chi non ha votato questo Presidente del Consiglio comprende (o dovrebbe capire) che, quando viene offeso il rappresentante del Governo italiano, non viene colpito soltanto un leader politico, ma l&#8217;intera Nazione.</p>
<p>Ho votato Giorgia Meloni e continuo a ritenerla il migliore Presidente del Consiglio che fosse realisticamente possibile scegliere alle ultime elezioni. Tuttavia, la vicenda merita una riflessione politica. <strong>Trump è stato istituzionalmente inaccettabile</strong>. Un Presidente degli Stati Uniti non dovrebbe mai parlare così del capo del Governo di un Paese alleato. Non per galateo da salotto, ma perché, quando si umilia pubblicamente un alleato, si sta mandando un messaggio di gerarchia.</p>
<p>Il problema è che non avevamo bisogno di questo episodio per capire con chi abbiamo a che fare.<br />
Donald Trump non è diventato Trump ieri. La sua idea dei rapporti internazionali è da sempre brutale e insofferente verso le regole della cortesia diplomatica. <strong>Per lui l’alleanza non è una comunità di destino, ma un contratto da rinegoziare</strong> ogni mattina in base alla convenienza americana. Chi guida l’Italia ha il dovere di saperlo prima, non dopo l’umiliazione.</p>
<p>Gli Stati Uniti restano il principale alleato storico, culturale e militare dell’Italia. Nessuno può cancellare decenni di rapporti, di vincoli atlantici, di interessi comuni, <strong>ma essere alleati non significa essere satelliti</strong>. Soprattutto non significa trasformare la simpatia personale verso un presidente americano in una linea di politica estera.</p>
<p>Negli ultimi mesi i segnali erano già evidenti. La nuova amministrazione americana ha mostrato più volte di non considerare coincidenti gli interessi degli Stati Uniti e quelli italiani. Trump, in particolare, ha già dimostrato di non avere grande riguardo per i leader europei, per le forme diplomatiche e, talvolta, nemmeno per la coerenza degli alleati occidentali. Non era necessario attendere la frase sulla fotografia per accorgersi che<strong> il rapporto andava gestito con maggiore freddezza.</strong></p>
<p>Per questo, pur respingendo senza esitazione le parole di Trump, non si può evitare una critica anche alla postura italiana. Meloni avrebbe dovuto mantenere, almeno nell’ultima fase, un atteggiamento più prudente e distante. Non ostile, naturalmente, <strong>non antiamericano</strong>, ma nazionale. Da Presidente del Consiglio italiano, non da interlocutrice politicamente affine a un leader straniero.</p>
<p>La destra italiana, se vuole essere davvero nazionale, deve liberarsi da ogni minima, anche solo ipotetica apparenza di subordinazione. Anche quando dall’altra parte non c’è Bruxelles, non c’è Berlino, non c’è Parigi, ma Washington. <strong>Il patriottismo non può funzionare a corrente alternata</strong>: severissimo con l’Europa e deferente con l’America. La risposta di Meloni — <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/meloni-risponde-allattacco-di-trump-io-e-litalia-non-imploriamo-mai/" target="_blank" rel="noopener">“l’Italia non implora”</a> — è stata giusta, necessaria, dignitosa. Ma sarebbe stato ancora meglio non trovarsi nella condizione di doverla pronunciare.</p>
<p>Giorgio Carta, 21 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-meloni-un-errore-su-trump-lha-fatto/">Ma Meloni un errore su Trump l&#8217;ha fatto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chi è la &#8220;donna dei miracoli&#8221; dietro il fenomeno Occhiuto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/chi-e-la-donna-dei-miracoli-dietro-il-fenomeno-occhiuto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michel Dessì]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 15:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[luca zaia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[roberto occhiuto]]></category>
		<category><![CDATA[veronica rigoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ama apparire. Alla ribalta preferisce la riservatezza, che è un paradosso per chi si occupa di comunicazione politica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-e-la-donna-dei-miracoli-dietro-il-fenomeno-occhiuto/">Chi è la &#8220;donna dei miracoli&#8221; dietro il fenomeno Occhiuto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi la chiama <strong>“la donna dei miracoli”.</strong> Veronica Rigoni è la donna dei social, non ama apparire. Alla ribalta preferisce la riservatezza, un paradosso per chi si occupa di comunicazione ogni giorno. Da anni <strong>segue Roberto Occhiuto</strong>, il Presidente della Regione Calabria. È grazie a lei se il forzista cosentino è cresciuto sui social ed è il secondo presidente di Regione più amato dagli italiani.</p>
<p>I dati lo danno in crescita, e di non poco<strong>. Il segno “+” precede ovunque il nome di Occhiuto quando si parla di social.</strong> Un elemento importante, anzi importantissimo, nel 2026, dove la politica (piaccia o no) si fa sui social network. Uno strumento necessario, soprattutto se si punta a vincere le prossime elezioni.</p>
<p>La politica è in fermento <strong>in vista del 2027</strong>, c’è chi parla di elezioni anticipate ad aprile e i partiti si riorganizzano. La Lega ha fatto cambiamenti importanti, sostituendo tutta la squadra della comunicazione. Anche Forza Italia si è mossa, Marco Ventura ha preso le redini in mano, ma i cambiamenti pare non siano finiti.</p>
<p>I tasselli da riempire in molti partiti sono tanti. I comunicatori (quelli bravi) in questo periodo vanno a ruba, sono fondamentali per alimentare la “propaganda” e umanizzare i leader. Veronica Rigoni ha avuto un bravo “maestro”: <strong>Silvio Berlusconi.</strong> È da lui che ha carpito i “segreti” della comunicazione, e si vede.</p>
<p>Negli ultimi quindici anni ha attraversato alcune delle stagioni più significative della politica italiana, affiancando leader, ministri, parlamentari e presidenti di Regione e contribuendo a trasformare il modo di comunicare delle istituzioni in consenso nel mondo digitale. Veneta, classe 1989, è entrata nel mondo della politica a diciotto anni.</p>
<p>È l’inizio di una lunga gavetta costruita sul campo, tra territori, sezioni di partito, strategie elettorali e comunicazione. Negli anni ha partecipato all’organizzazione e alla gestione di centinaia di campagne amministrative, regionali e nazionali, sviluppando un’esperienza maturata più tra piazze e comitati che nelle aule universitarie. <strong>La strada, come insegnano molti maestri.</strong></p>
<p>Prima di Roma <strong>c’è il Veneto di Luca Zaia.</strong> Una vera palestra politica nella quale, poco più che ventenne, ha coordinato e firmato una campagna dopo l’altra, affinando quella capacità di leggere il territorio e trasformarlo in consenso. Uno dei tratti distintivi del suo lavoro. L’approdo nella Capitale segna il passaggio alla politica nazionale. Alla Camera dei Deputati ha assunto la responsabilità della comunicazione digitale del Gruppo Forza Italia, coordinando le attività online del gruppo parlamentare.</p>
<p>Negli stessi anni ha lavorato a stretto contatto con alcuni dei principali protagonisti del centrodestra italiano. Ha curato la comunicazione social dell’allora capogruppo di Forza Italia <strong>Mariastella Gelmini</strong> e successivamente di Roberto Occhiuto, collaborando con i ministri del partito azzurro.</p>
<p>Parallelamente ha affiancato il presidente Silvio Berlusconi nella creazione e nella produzione di contenuti digitali destinati ai canali online. Una stagione che coincide con una profonda evoluzione della comunicazione politica italiana e con<strong> la sperimentazione di nuovi linguaggi</strong> capaci di parlare direttamente agli elettori.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/occhio-a-zaia-occhiuto-il-report-che-deve-preoccupare-salvini-e-tajani/" target="_blank" rel="noopener">Occhio a Zaia-Occhiuto: il report che deve preoccupare Salvini e Tajani</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/zaia-pronto-al-grande-salto-cosa-ce-dietro-lincontro-con-marina-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Zaia pronto al grande salto? Cosa c&#8217;è dietro l&#8217;incontro con Marina Berlusconi</a></li>
</ul>
<p>Un percorso costruito lontano dai riflettori, ma sempre nei luoghi dove si prendono decisioni e si costruiscono strategie. Dalle campagne elettorali nei territori alle stanze del Parlamento, fino alle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione digitale, <strong>Veronica Rigoni</strong> rappresenta una generazione di professionisti che hanno accompagnato il passaggio dalla politica tradizionale a quella dell’algoritmo e dei contenuti.</p>
<p><strong>Senza mai cercare il centro della scena.</strong> Perché, come dimostra la sua storia, spesso sono proprio le persone che lavorano dietro le quinte a lasciare il segno più profondo.</p>
<p>Michel Dessì, 21 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-e-la-donna-dei-miracoli-dietro-il-fenomeno-occhiuto/">Chi è la &#8220;donna dei miracoli&#8221; dietro il fenomeno Occhiuto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Compleanno Trump, 80 anni di pura follia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/compleanno-trump-80-anni-di-pura-follia/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/compleanno-trump-80-anni-di-pura-follia/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=326657</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo chiamano pazzo, megalomane e imprevedibile, ma continua a dominare la scena americana mentre i suoi avversari non trovano un'alternativa credibil</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/compleanno-trump-80-anni-di-pura-follia/">Compleanno Trump, 80 anni di pura follia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È rischioso fare gli auguri a Trump che oggi compie 80 anni, potrebbe risponderti: you’re fired, sei licenziato. L’uomo, anzi l’omone, si sa, è così, <strong>umorale, imprevedibile</strong> e i detrattori dicono: è un pazzo furioso. Ma, siccome sono gli stessi che garantivano sull’estrema lucidità di Biden, se ne deduce che Donald sarà anche pazzo, ma loro sono deficienti. Esagerato senz’altro, in tutto: 80 anni, quasi due metri per lungo, 106 chili per largo e una festa da 60 milioni di dollari che qualcuno giudicherebbe lievemente eccessiva. Ma può uno di taglia XXXXXXL perdersi in simili spiccioli? Tanto mica li paga lui, tra l’altro.</p>
<p>Un debordante, nervoso, ultravitalistico supereroe di classica stirpe americana novecentesca, e <strong>gli eroi in America sono sempre eccessivi,</strong> ingombranti, anche quelli negativi. <strong>Trump 80</strong>: sono sicuro che, fosse ancora vivo Stan Lee, ci avrebbe fatto un fumetto speciale con tutti gli altri intorno, da Spiderman a Capitan America ai Fantastici 4 a Hulk. Perché, piaccia o non piaccia, Donald è l’America, anche quando l’America lo odia non può prescinderne e lo sa.</p>
<p>Dicono: è fuori di testa, fa una guerra dietro l’altra e le lascia a metà, un irresponsabile, un distruttore. Lui “decide” che le guerre in Iran e in Venezuela (anche se lì fu solo un blitz) “sono un successo”, che le ha stravinte: magari ha ragione, ma sarebbero gradite conferme. Però, intanto, <strong>il triplete Gaza-Caracas-Teheran</strong> ha messo a culo per terra non tanto Putin, che è un proxy, quanto Xi, il quale adesso avverte: Taiwan è solo questione di tempo, però non specifica quanto e quando, pare che a Pechino siano rimasti leggermente preoccupati dall’efficienza bellica statunitense e si siano fatti due conti: la forza navale in particolare è fuori competizione, l’America ha 50 basi, la Cina 2, dai Caraibi al Medio Oriente non c’è partita e Xi non ha mosso paglia per difendere i suoi protetti che cascavano come birilli.</p>
<p>Lucido? Sconsiderato? Entrambi? Donald ha “deciso” pure che le faccende interne, economiche non sono mai andate così bene ma qui è più difficile imporre una narrazione. Lui comunque lo fa, indifferente a tutto, è uno dei nuovi faraoni, <strong>superpotenti da Ventunesimo secolo</strong> che racchiudono in sé tutti i poteri: finanziario, politico, tecnologico, mediatico (in parte).</p>
<p>Era molto amico di Berlusconi, il Silvio, il Donald sono nomi che diventano imperi e modi di dire, quelli con l’ego troppo grande per un solo continente si pigliano, si piacciono e magari fanno business. A proposito, attendiamo ancora di conoscere gli attuali rapporti con Elon (porca puttèna, se ci fosse scappato un 12 buono avrei subito investito in azioni di <strong>Space-X</strong> e non ci restavo qui a fare zizizì con le aragoste).</p>
<p>Il megafestone alla Claw è una pacchianata a stellestrisce, “Vi prometto il più grande spettacolo del mondo”, e come ti sbagli? Una roba da 4000 selezionati, la élite della élite faraonica, più 125mila a seguire dai maxischermi, Ma <strong>Trump il megalomane</strong> ha capito che piace, che dà la proporzione non solo del potere ma della popolarità: lui vuole regalarsi per gli 80 l’accordo di pace con gli ayatollah, e ditemi voi se uno può essere più fanatico di così, e magari perfino riuscirci.</p>
<p>Poi lo si può esecrare, detestare fin che si vuole, ma è certo che con uno così non ci si annoia. Magari ci si preoccupa, ma annoiarsi mai. Ed è pur sempre quello che, nel 1989, offrì ai <strong>Rolling Stones la sua Arena di Las Vegas</strong> per un concerto, ma poi pretendeva di comandare lui – “Questa è casa mia” – e una roba così ai Rolling Stones non gliela puoi fare e Keith Richards in persona si era messo in testa di accoltellarlo, e per poco non ci riusciva. Le rockstar, se le metti insieme, fanno scintille. Sempre.</p>
<p>Lo vogliono spacciare per spacciato, “è gonfio, ha i lividi”, ma i newyorkesi, così snob, han dato le chiavi della città a uno dei <strong>Fratelli Musulmani,</strong> per di più gender, che ha subito cominciato a demolirla, e ditemi se si può essere più coglioni di così, e già le star di Hollywood fanno le valigie e si affidano al Pazzo, ci pensi lui a limitare i danni. Comodo, così. Le alternative quali sarebbero? Quel reperto comunista ottocentesco di Bernie, che pare uscito da un film di Ken Loach? Quella suffragetta insopportabile di Alexandra, che pare uscita da un video di Taylor Swift? O le solite cricche malavitose degli Obama, i Clinton?</p>
<p>Trump è uno zotico, un incolto, va bene, ma ha capito una cosa fondamentale: i comunisti non vanno presi sul serio e tanto meno rispettati. Vanno solo compatiti, disprezzati e adeguatamente insultati, perché la loro morale è ignobile, la loro cultura patetica, la loro coerenza ridicola e la loro prospettiva agghiacciante: un mondo in mano a tagliagole islamisti con le unghie pitturate mentre loro taglieggiano <strong>la middle class fino a sgusciarla.</strong></p>
<p>Non arriveremo a dire Donald salvaci tu, <strong>siamo europei scettici e nichilisti,</strong> ma insomma a metterli tutti in fila questi delle sinistre massimaliste, dalle Lelle ai Sanchez con la sua cricca di mafiosi ispanici, ai Macron, agli Starmer che solo Dio sa come possa stare ancora a Downing Street anziché a Newgate, non se ne cava altro che disgrazia e rovina.</p>
<p>Va beh, allora tanti auguri Trump e <strong>non incazzarti se puoi, ti stiamo solo facendo festa, non la festa.</strong> Tu sarai pure pazzo, ma più pazzi di tutti sono quelli che pretendono di sapere cos’hai in testa, qualcosa che neppure tu probabilmente conosci. E se invece sei convinto del contrario, di essere l’unico a sapere cosa ha in mente Trump, allora questa è la cosa che fa più paura.</p>
<p>Max Del Papa, 15 giugno 2026</p>
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		<title>Parlamento o Bar Sport? Quando l’insulto prende il posto delle idee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 15:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[francesco silvestri]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra offese, volgarità e attacchi personali contro Giorgia Meloni, l’educazione sembra sparita dalle istituzioni. E la vera domanda oggi è una sola: chi rappresenta ancora la civiltà?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo assistiamo, dentro e fuori dal Parlamento, a interventi che non sembrano uscire dalla bocca di deputati, sindacalisti o rappresentanti delle istituzioni. Frasi scurrili, insulti diretti, allusioni pesanti: un linguaggio che, più che politico, sembra preso in prestito dal peggior bar di periferia. Il bersaglio preferito è la Presidente del Consiglio, <strong>Giorgia Meloni.</strong></p>
<p>Non serve difenderla: si difende benissimo da sola. Il punto non è lei. <strong>Il punto è il livello.</strong> Perché quando persone che guadagnano 15.000 euro al mese trasformano l’aula parlamentare in un’arena da tifo organizzato, allora sì, qualche domanda bisogna farsela. Ho fatto politica anch’io e mai — dico mai — in un Consiglio comunale o in un’istituzione locale ho sentito parole come quelle che oggi volano con un’imbarazzante leggerezza.</p>
<p>Forse sarebbe bene che certi signori e certe signore, che amano definirsi “acculturati”, facessero una capatina a Oxford. Perché, come recita una nota battuta, “Oxford insegna molto, ma l’educazione resta una scelta personale”. E qui arrivo a una frase che non avrei mai pensato di dire: ha ragione <strong>Romano Prodi.</strong> Sì, proprio lui.</p>
<p>Quando afferma che “abbiamo bisogno di una come Meloni”, fotografa un dato semplice: nel centrosinistra non si vede una figura altrettanto solida, riconoscibile e capace di tenere la scena. E allora <strong>la domanda è inevitabile</strong>: può la mancanza di leadership trasformarsi in insulto permanente? È normale disprezzare una persona — uomo o donna che sia — solo perché non si riesce a trovarne una equivalente nel proprio schieramento?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/" target="_blank" rel="noopener">Non è accettabile La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</a></li>
</ul>
<p>A volte sembra di ascoltare il linguaggio di chi, da bambino, ha imparato a comunicare <strong>a colpi di trivialità</strong>, forse perché cresciuto in contesti dove il bon ton non era di casa. Eppure parliamo di persone che dovrebbero rappresentare il meglio del Paese, l’espressione del savoir-faire istituzionale.</p>
<p>E allora la domanda finale è semplice, quasi banale, ma inevitabile: l’educazione ha perso la sua casa? Perché se il Parlamento diventa un ring e la politica un insulto continuo, allora <strong>il problema non è più di destra o di sinistra.</strong></p>
<p>È un problema di civiltà.</p>
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		<item>
		<title>Come faccio a spiegare chi era Silvio Berlusconi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 14:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni volta che partivo, specie per l’America, lui mi chiamava alle sue 10 di mattina, cioè le mie 4 di notte. Era curioso di sapere cosa facessi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Avrei troppo da raccontare, per far capire a chi non lo abbia conosciuto, chi fosse <strong>Silvio Berlusconi,</strong> e quanto sia io stato fortunato ad averlo come maestro. Non solo di politica, ma soprattutto di vita. Ricordo ore piacevolissime, al termine delle giornate di lavoro, a parlare di tutto e alternare considerazioni serie e risate che “pulivano la mente alla fine di una giornata dura”, come diceva sempre lui.</p>
<p><strong>Per me Silvio Berlusconi è stato questo</strong>. Un padre politico che mi ha accolto in casa sua come un figlio, che mi ha ospitato, offerto consigli, raccolto miei dubbi, confidenze personali, e sfoghi. E che tre anni fa se ne è andato, lasciando l’Italia più povera perché orfana del suo immenso talento e della sua sconfinata umanità, e portando con sé anche un pezzo della mia vita, della mia piccola storia, nobilitata però dall’onore che ho avuto a essere stato l’ultimo collaboratore scelto da lui in persona, e quello di lavorare con lui tre anni, gomito a gomito, dal 2015 al 2018; di condividerci molto, ragionarci tanto, imparare moltissimo. Ogni volta che partivo, specie per l’America, lui mi chiamava alle sue 10 di mattina, cioè le mie 4 di notte. Era curioso di sapere cosa facessi. Io raccontavo, in dormiveglia, poi tornato da lui finivo il resoconto, c’erano tante risate e un desiderio di circostanza: “Un giorno faremo un viaggio insieme e ci divertiremo un sacco”. Mai stato così bene con nessuno come con lui. E non starci più è la cosa che più mi è mancata della politica, dopo esserne uscito nel 2022.</p>
<p>Mi aveva messo a mio agio sin dal primo momento del mio approdo nel suo staff, in cui io ero quello che colorava di birichinate la giornata di lavoro altrimenti troppo seriosa (prima fra tutte quando, sceso a Milanello dal lato sbagliato del suo elicottero, la scorta mi salvò dalle pale, ancora in movimento, dell’elicottero stesso). <strong>Silvio Berlusconi era serio ma non serioso</strong>, alla mano, ed educato nel senso etimologico del termine: che avesse a che fare col principe, col grande capitano d’azienda, o con una qualsiasi persona umile, lui trattava tutti allo stesso modo: bene.</p>
<p>Grande ammiratore del talento altrui, persino quello dei suoi critici o avversari, era incuriosito dell’altrui allegria, brillantezza, humor; non dal censo, tantomeno dall’estrazione sociale. Ricordo il mio primo giorno di lavoro. <strong>Quando arrivo ad Arcore e trovo in fila una decina di vecchiette</strong>. Entrato in segreteria, chiedo alle meravigliose segretarie chi fossero quelle signore. “Andrea, sono le vecchine del Presidente…”. Sgrano gli occhi. “Non se la passano benissimo, e allora il Presidente, ogni venerdì, lascia loro dei soldi per andare in boutique e dal parrucchiere a farsi belle per il week end”, mi spiegano.</p>
<p><strong>Questo era Silvio Berlusconi, entusiasta figlio del popolo</strong>, che amava il popolo, con cui cercava il contatto fino a costringere la scorta a rincorse disperate. Un uomo che, dal nulla, aveva costruito una realtà per sé e migliaia di famiglie dei dipendenti assunti nel corso degli anni, solo grazie alla forza delle sue idee, al suo essere visionario e ottimista, ma anche immensamente umile e volenteroso. Quante volte scovavo il Dottore (questo, in realtà, l’unico titolo cui veramente teneva, secondo me) intento a rileggere quanto avrebbe dovuto dire, a studiare qualcosa che ritenesse di non sapere come avrebbe dovuto; mai sentito chiedere qualcosa senza aggiungere “per favore” (“Lavorate con me, non per me”).</p>
<p>Inutile ricordare quanto abbia rivoluzionato il costume italiano con <strong>Mediaset,</strong> aprendo a una libertà di costume altrimenti negata dal bigottismo della Rai monopolista; nell’edilizia, nell’urbanistica, o nel calcio, facendo del Milan la sua creatura prediletta per mentalità, spettacolarità ed efficacia. Se ne va un mio amico, cui ho voluto bene e che me ne ha voluto, un uomo geniale cui ho chiesto consiglio e con cui mi sono confidato anche in momenti difficili della mia vita, ricevendo sempre premura e comprensione affatto scontate.</p>
<p>Quanto alla politica, la vita di Silvio Berlusconi è stata il massimo, e ben più che politica. È stata la vittoria sul comunismo, il diritto di ognuno di noi a più libertà e sicurezza; soci – e non più sudditi – di uno Stato che ci deve considerare rispettabili, e non più solo bancomat da spremere, indisciplinati da educare, o talentuosi da imbrigliare. È stata “Meno tasse” che non è più un capriccio, ma una richiesta legittima; la “libertà” di migliorare la propria condizione un diritto per tutti, e non più una pretesa di avidità riservata a pochi.<strong> È stata la casa come sacro baricentro della famiglia</strong>; le imprese come luogo dove creare e condividere progetti di lavoro e vita, non più teatro di scontro tra classi sociali l’una contro l’altra (a volte anche armate); il lavoro come priorità concreta con cui realizzare desideri e ricercare la felicità, e non uno slogan antagonista e vuoto da piazza comunista; la difesa di pensioni e risparmio come riconoscimento per gli sforzi di una vita.</p>
<p>È stata la giustizia garantista, ché meglio un colpevole fuori di un innocente dentro, anziché il dominio di qualche Pm potente, moralista e fanatico e della sua cultura del sospetto; il “Viva le nostre Forze Armate e dell’ordine” mentre una certa sinistra in piazza gridava “Dieci, cento, mille Nassiriya”; la standing ovation da pelle d’oca al Congresso Usa mentre dice “Grazie” all’America che a suon di giovani morti ci aveva liberato da un futuro altrimenti di certo dittatoriale. È stata la dignità della concretezza contro la supponenza dell’ideologia. Quella del privato e non solo del pubblico. Il trionfo del fare sul chiacchierare. <strong>Ma anche la fine dello status quo della politica:</strong> prima circolo chiuso, sempre gli stessi notabili, professionisti di un improduttivo teatrino. Dal 27 marzo 1994 invece, benvenuto a lavoratori e protagonisti dell’Italia reale. È stata l’immenso Antonio Martino, con cui si starà sbellicando dalle risate, lassù, e i brillantissimi Lucio Colletti, Giuliano Ferrara, Giulio Tremonti, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, e tantissimi altri che dichiararono guerra a una cappa culturale di sinistra e insopportabile, per issare la bandiera spavalda dell’italianità del fare che pretendeva semplicità ed efficienza, e uno Stato che facesse meno cose ma le facesse meglio. <strong>Mai snob, Silvio Berlusconi: mai odiato nessuno</strong>. Valutare, non giudicare. Convincere, non comandare. Sempre in campo con due punte e una mezzapunta, zero catenaccio. Avversari sì, nemici mai. Sempre tutti italiani. È stata i programmi elettorali da sottoporre &#8211; prima del voto, e non dopo &#8211; a noi, popolo sovrano: le promesse come cose concrete da fare; gli elettori come italiani veri, da rispettare, non sudditi scemi da dirigere. <strong>Ma anche i governi non più sorprese a scatola chiusa</strong>; i contratti con gli italiani, e non tra partiti, sulla pelle della gente. È stata le donne in politica, più brave e forti del pregiudizio invidioso di un’eventuale bellezza.</p>
<p>Se io mi sono appassionato alla politica è stato solo grazie a questo straordinario italiano vero, che si è fatto da solo, che si è indignato, in doppiopetto, per quanto la sua Italia poteva fare di meglio e non faceva. E so che è stata dura: tante sofferenze, le Torri Gemelle, la Grande Crisi internazionale, qualche vergogna consumata in qualche tribunale e<strong> più di uno sgambetto da miopi boiardi in qualche Palazzo</strong>. Ma tutto questo progresso culturale oggi è patrimonio acquisito, comune, di tutti noi. Persino di chi non lo ha mai votato. Abbiamo perso tutti un padre. Ma passato il momento del dolore, oggi prevale quello del sorriso, che è come Il Presidente ci vorrebbe da lassù, guardandoci oggi orfani attoniti.</p>
<p>Andrea Ruggieri, 12 giugno 2026</p>
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		<title>&#8220;Non è accettabile&#8221;. La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:10:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La politica non deve ridursi ad essere specchio della società, non deve ridursi a riprodurre comportamenti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/">&#8220;Non è accettabile&#8221;. La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non entro nel merito delle affermazioni indirizzate ieri, alla Camera, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ha-messo-le-ginocchiere-non-lo-accettate-furia-di-meloni-contro-il-grillino/" target="_blank" rel="noopener">dall&#8217;on. Silvestri alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni</a>. Ognuno deve esprimere la propria opinione ma la dialettica politica deve essere conforme a determinati principi ed esempi. Quello che più mi amareggia è che, quando si fanno determinate affermazioni, è chiaro che chi le esterna &#8211; oggi l&#8217;on. Silvestri, ieri altri deputati di tutte le provenienze politiche &#8211; ha perso il senso delle Istituzioni, in particolare ha perso la consapevolezza del <strong>ruolo educativo</strong> esercitato nei confronti dei giovani cittadini da parte di chi adempie ad un mandato istituzionale.</p>
<p>La politica non deve ridursi ad essere specchio della società, non deve ridursi a riprodurre comportamenti censurabili in ogni circostanza, la politica deve, al contrario, essere il faro della società, deve fornire un modello di comportamento. In questo il Presidente Mattarella e con lui tanti deputati e senatori offrono un grande esempio di prassi e di consapevolezza istituzionale. Purtroppo, come sempre avviene, fa più eco una frase ad effetto dai contenuti poco delicati che un&#8217;affermazione pacata, moderata nella forma e nei contenuti. Il guaio è che, così facendo, <strong>i cittadini si pascono di esempi negativi</strong> che provengono da chi dovrebbe essere per loro un modello.</p>
<p>Ripeto: oggi è stato il turno dell&#8217;on. Silvestri, in passato abbiamo avuto altri esempi simili. Non posso che esprimere la mia forte preoccupazione proprio per le ricadute sui cittadini di simile <em>modus operandi</em>. Invito tutti ad essere consapevoli del proprio ruolo e della dimensione educativa che ognuno di noi ha nei confronti dei giovani, in generale della società civile. Dire ad una donna di aver indossato le ginocchiere per indicarne la sudditanza a qualcuno o a qualcosa non è accettabile, sia ella la Premier o la casalinga di Voghera.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 12 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/">&#8220;Non è accettabile&#8221;. La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Quale è stato il clamoroso autogol di Gruber con Vannacci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Lili Gruber]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante i quaranta minuti di scontro in prima serata, l’attacco frontale si trasforma in un assist politico inaspettato per l'ex generale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-clamoroso-autogol-di-gruber-quaranta-minuti-per-regalare-voti-a-vannacci/">Quale è stato il clamoroso autogol di Gruber con Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una coincidenza onomastica quasi comica: <strong>&#8220;Otto e mezzo&#8221;</strong> si attesta da tempo su una media di share curiosamente prossima all&#8217;8,5%. Ieri sera, con l&#8217;ospite giusto, puntava a sfondare il 10. I dati Auditel non sono ancora usciti, ma la scommessa è con ogni probabilità vinta: quaranta minuti di prima serata, per la prima volta, tutti per un solo uomo, <strong>Roberto Vannacci.</strong></p>
<p>L&#8217;impianto era trasparente: imbastire il processo al babau di turno, conciarlo per le feste, restituirlo al pubblico ammaccato. <strong>Lilli Gruber arrivava con la sentenza già scritta:</strong> del leader di Futuro Nazionale aveva detto, altrove, che è &#8220;un reazionario pericoloso&#8221;. Postura legittima. Ma il giornalismo, quando è tale, comincia dove finisce il pregiudizio.</p>
<p>E qui si è consumato il rituale. La conduttrice ha praticato l&#8217;esercizio prediletto: contestare le risposte senza ascoltarle, confezionare domande che non interrogano ma deliberano, già gravide della conclusione che pretendono di estorcere. <strong>Un&#8217;abduzione rovesciata:</strong> non dal fatto alla spiegazione, ma dalla condanna alla conferma. Il tutto corroborato dalla sua nota empatia latitante.</p>
<p>Il risultato, però, è tralignato dal copione. Tetragono sotto la raffica di interruzioni, Vannacci è rimasto nel merito, con logica lineare e perspicua, senza mai rifugiarsi nel corner in cui lo si voleva spingere. Più le domande si facevano paradossali, più l&#8217;ospite incassava il bonus di chi regge la pressione senza trascendere. Le repliche stizzite, &#8220;strumentalizza&#8221;, &#8220;vaniloquio&#8221;, <strong>hanno fotografato non la fragilità del bersaglio</strong>, ma l&#8217;insofferenza di chi non riusciva a inchiodarlo.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/caro-vannacci-destra-contro-destra-uguale-sinistra/" target="_blank" rel="noopener">Caro Vannacci, destra contro destra uguale sinistra</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/non-passi-da-interposte-persone-e-ora-vannacci-risponde-alla-meloni/" target="_blank" rel="noopener">Quando vorrà una mia replica, E ora Vannacci risponde alla Meloni</a></li>
</ul>
<p>Il paradosso è cogente: chi voleva celebrare un&#8217;esecuzione mediatica ha finito per offrire al condannato la più efficace delle sparring partner. Ogni interruzione un assist, ogni domanda-sentenza un&#8217;occasione per smarcarsi. A settantadue ore dall&#8217;assemblea costituente del suo partito, <strong>Vannacci non poteva sperare in vetrina migliore</strong>: non un salotto compiacente, ma un&#8217;arena ostile attraversata indenne. Così si conquista la seconda investitura, quella del sistema che ti riconosce avversario degno.</p>
<p>Se l&#8217;obiettivo era guadagnare due punti di share, missione compiuta. Se l&#8217;effetto collaterale è stato regalarne altri ai sondaggi di <strong>Futuro Nazionale, già vicino al 5%</strong>, il conto della serata lo paga intero chi credeva di presentarlo. Il giornalismo militante coltiva un vizio antico: scambia l&#8217;albagia per rigore, l&#8217;interruzione per incalzare, la requisitoria per intervista. E ogni volta fabbrica il martire che dichiarava di voler smontare. Gruber si conferma più utile ai suoi bersagli che ai suoi spettatori.</p>
<p>Giulio Galetti, 12 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-clamoroso-autogol-di-gruber-quaranta-minuti-per-regalare-voti-a-vannacci/">Quale è stato il clamoroso autogol di Gruber con Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Vannacci&#038;co vogliono ridurre le quote rosa. E fanno bene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 08:37:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[quote rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La proposta di Laura Ravetto. Però un dubbio sorge bruciante</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>LR, prova a prenderla. Dov&#8217;è adesso? Ah, si: col Generale, e in Italia attualmente di <strong>Generale</strong> (sopra la collina) c&#8217;è n&#8217;è uno solo, quello transumante dalla Lega, proprio come LR, quello che fa rima con fulminacci, quattrostracci e quanto ti piacci. E <strong>Laura</strong> <strong>Ravetto</strong> appena arrivata non perde tempo e subito spara una proposta da sbarco: stop alle quote rosa o almeno ridimensionarle: «Le posizioni devono andare a chi è bravo e brava, indipendentemente dal sesso». Non fa ‘na piega. E insomma l’idea è quella di calare il numero dei posti riservati alle donne, vere, no percepitre, nelle liste elettorali. Perché? «Perché noi intendiamo battere sul tasto della democrazia e della libertà di scelta degli elettori. I seggi devono andare ai migliori, a prescindere dal genere. Anche perché se continuiamo così, oltre alle quote rosa dovremo fare quelle per le minoranze etniche, o quant’altro. E questa sarebbe la morte della libertà di scelta». Non sia mai.</p>
<p>Ravetto incalza, più determinata di un drone: «C&#8217;è qualcosa di condiscendente nell&#8217;idea che le donne abbiano bisogno di una catapulta per arrivare dove arrivano gli uomini. <strong>Lo dico da donna: basta creare recinti</strong>. Le posizioni devono andare a chi è bravo e brava, indipendentemente dal sesso. La metà dell’elettorato è costituito da donne che possono liberamente scegliere donne se lo vogliono. Non c’è alcuna scusa di patriarcato».</p>
<p>Oddio, chissà come la prende <strong>Gino Cecchettin.</strong> Ma, in sostanza, dove va a parare armi &amp; bagagli ‘st’emendamento? Ravetto scende nel “tennico”: «Che in una lista non ci possa essere più del 65% di prevalenza di un sesso. Oggi siamo al 60%. Badi bene: la nostra ambizione sarebbe stata l’abrogazione totale. Ma ormai la giurisprudenza costituzionale prevede la prevalenza. Forse per lo strapotere, fin qui, delle segreterie di partito nella compilazione delle liste. Noi ci auguriamo un sistema con offerta e risposta libere da parte dell’elettorato».</p>
<p>Badiamo bene, e vabbè; e che altro? Tra l’altro, c’è modo, viene fatto notare, di eludere la pippa del Rosatellum perché si sa che, particolarmente in quella terra di legulei levantini che è l’Italia, se candidi una donna in 5 collegi, liberi 4 posti per i maschi in altrettanti collegi. Alchimie che noi comuni mortali che non viviamo di quote, liste, sistemi, magari fatichiamo a cogliere. Ma Ravetto “prova a prendermi” è donna di certezze: «È la conferma che questo è un sistema ipocrita che va superato».</p>
<p>E superiamolo! Bando al Rosatellum, spazio al Ravettellum. Cazzuta però la Laura. Proprio una Generalessa in pectore. Anvedi i Ravennacciz, si salvi chi può, che qui sono sfracelli. Tutto bellissimo, tutto giusto, il woke ha rottoicoglioni,<strong> però un dubbio sorge bruciante</strong>: non è che a FN hanno ancora poche parà femmine da candidare?</p>
<p>Max Del Papa, 11 giugno 2026</p>
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		<title>&#8220;È un marito fedele?&#8221;, &#8220;Non dica sciocchezze&#8221;. Come è andato lo scontro Gruber-Vannacci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 19:51:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[lilli gruber]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le paradossali domande di Lilli Gruber al generale Vannacci ospite per la prima volta nel salotto di La7</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-un-marito-fedele-non-dica-sciocchezze-come-e-andato-lo-scontro-gruber-vannacci/">&#8220;È un marito fedele?&#8221;, &#8220;Non dica sciocchezze&#8221;. Come è andato lo scontro Gruber-Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non mi definisco di estrema destra, ma di destra autentica&#8221;. Inizia così lo scontro tra <strong>Roberto</strong> <strong>Vannacci</strong> e <strong>Lilli</strong> <strong>Gruber</strong>. E poi il resto segue il copione già visto: lui che cerca di spiegare, lei che lo interrompe e se ne esce con domande o affermazioni (più le seconde delle prime) paradossali del tipo: &#8220;Lei è un marito fedele?&#8221;, &#8220;La famiglia naturale non esiste più da molto tempo&#8221;, &#8220;Lei sembra ossessionato dagli Lgbt&#8221;, &#8220;E se scoprissimo che lei è gay? Emigrerebbe dove avrebbe tutti i diritti?&#8221;, &#8220;E se sua figlia le dicesse di essere omosessuale?&#8221;, &#8220;Nell&#8217;idea di Vannacci la moglie lava i piatti per il coniuge&#8221;.</p>
<p>Difficile, insomma, stabilire chi abbia vinto. A dire il vero, lo scontro sembra essere stato privo di una vera partita. La conduttrice ha fatto il suo classico gioco: contestare le affermazioni dell&#8217;ospite senza però ascoltarne le risposte. Spesso a tal punto da riformulare la stessa domanda alla quale il generale aveva già risposto, punto per punto, solo pochi istanti prima. Alla fine lui ne esce come previsto: con un bell&#8217;assist alla simpatia. Cercando di &#8220;distruggerlo&#8221;, la Gruber ha finito per mostrarne al grande pubblico le capacità dialettiche sotto pressione.</p>
<p>Bene. Ma cosa ha detto, quindi? Sulla destra: &#8220;Le mie idee non possono essere catalogate come estreme&#8221;. Sulla Meloni: &#8220;Abbiamo tante idee in comune, ma il suo governo ha avuto una deriva: molte delle cose promesse non sono state fatte&#8221;. <strong>Su Forza Italia: &#8220;Vota il Green Deal in Europa insieme al Pd&#8221;</strong>. Sulle tasse: &#8220;No alla patrimoniale&#8221;. Sull&#8217;immigrazione: &#8220;Bisogna remigrare chi non ha diritto di stare qui&#8221;. Sul Ponte sullo Stretto: &#8220;Le infrastrutture vanno fatte, poi, se ci saranno reati, vanno perseguiti&#8221;. Sulla sicurezza: &#8220;Bisogna aumentare le pene per i criminali&#8221;.</p>
<p>Più interessante, forse, la parte che riguarda il <strong>Futuro Nazionale</strong> che verrà. Entrare in coalizione nel centrodestra, giura il generale, &#8220;per ora non è all&#8217;ordine del giorno&#8221;. Intanto perché il partito non è ufficialmente nemmeno nato, quindi se ne parlerà a ridosso delle elezioni. E poi perché ci saranno delle &#8220;linee rosse&#8221; su &#8220;sicurezza, immigrazione e Green Deal&#8221; che gli appartenenti alla coalizione non dovranno superare. In sostanza, l&#8217;ex militare bombarda <strong>Forza Italia</strong> (&#8220;Vogliamo dire che è eterodiretta da Marina Berlusconi?&#8221;), ma non chiude del tutto. Sarà quel che sarà.</p>
<p>Per il resto, l&#8217;intervista si perde sugli <strong>omosessuali</strong> (non si capisce bene perché) e sulle posizioni del generale già discusse ai tempi del suo libro &#8220;Il Mondo al Contrario&#8221;. Gruber e Palmerini intendono a tal punto mettere sul patibolo l&#8217;ospite da finire col difendere (e qui sta il paradosso) sia Meloni sia Salvini. La prima, alla quale, udite udite, va dato atto di aver ottenuto buoni risultati in Europa facendo approvare il nuovo decreto Asilo sui migranti. E il secondo, poverino, perché sarebbe stato utilizzato come un taxi dal generale.</p>
<p>Gruber spara sentenze, Vannacci risponde. &#8220;La famiglia naturale non esiste più da molto tempo&#8221;, dice lei senza citare alcuno studio. &#8220;Non è vero&#8221;, replica lui. Lilli: &#8220;E se una delle sue figlie le dicesse di essere omosessuale?&#8221;. Il generale: &#8220;Amerà chi vuole, ma non avrà una famiglia&#8221;. Poi, quando lui le chiede di elencare i diritti che mancherebbero agli omosessuali, Gruber si perde in un bicchiere d&#8217;acqua. Quindi scivola via dall&#8217;argomento, un po&#8217; imbarazzata per essere stata colta in castagna.</p>
<p>Il momento migliore arriva verso la fine, quando Lilli sembra quasi innervosirsi per la perseverante tranquillità dell&#8217;ospite. Vannacci, infatti, la accusa di volere le porte aperte per i migranti e lei replica stizzita: &#8220;<strong>Non dica delle sciocchezze</strong>. Ho sempre detto che l&#8217;immigrazione va gestita, non va strumentalizzata&#8221;. Insomma: non mi metta in bocca cose che non ho mai affermato. Peccato che, solo pochi istanti prima, la conduttrice avesse sentenziato che &#8220;nell&#8217;idea di Vannacci la moglie cucina per il coniuge&#8221;, cosa mai detta fino a quel momento dall&#8217;ospite. Poi lo scontro sulle quote rosa: &#8220;Lei vuol far tornare indietro le donne&#8221;, afferma Lilli. Ribatte Vannacci: &#8220;Io credo che valgano per quello che sono, non per il loro genere&#8221;. Titoli di coda.</p>
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		<title>Corruzione sul Ponte, dove c** sono i pm per lo scandalo mascherine Covid?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/corruzione-sul-ponte-dove-c-sono-i-pm-per-lo-scandalo-mascherine-covid/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 17:28:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[ponte sullo stretto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa storia della presunta corruzione sul Ponte sullo Stretto di Messina ve la devo raccontare bene. Soprattutto per il peso che ne danno i giornali. Ad oggi non c&#8217;è niente, nulla, che faccia pensare a chissà quale grande scandalo. Eppure i quotidiani ci vanno a nozze mentre, allo stesso tempo, fanno finta di nulla su [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa storia della presunta corruzione sul <strong>Ponte sullo Stretto di Messina</strong> ve la devo raccontare bene. Soprattutto per il peso che ne danno i giornali. Ad oggi non c&#8217;è niente, nulla, che faccia pensare a chissà quale grande scandalo. Eppure i quotidiani ci vanno a nozze mentre, allo stesso tempo, fanno finta di nulla <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/se-conte-vuole-imbavagliare-le-mascherine-covid/" target="_blank" rel="noopener">su quanto emerso dalla Commissione Covid</a>. Io non ci sto.</p>
<p>dalla Zuppa di Porro del 10 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/corruzione-sul-ponte-dove-c-sono-i-pm-per-lo-scandalo-mascherine-covid/">Corruzione sul Ponte, dove c** sono i pm per lo scandalo mascherine Covid?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Meglio della Nazionale: tutti all&#8217;Aperi-Vannacci per godersi il regalo di Gruber</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:56:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ospitata del generale a La7 vissuta dai militanti di Futuro Nazionale come la finale di Coppa del Mondo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meglio-della-nazionale-tutti-allaperi-vannacci-per-godersi-il-regalo-di-gruber/">Meglio della Nazionale: tutti all&#8217;Aperi-Vannacci per godersi il regalo di Gruber</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Viene voglia di andarci davvero, all&#8217;<strong>AperiVannacci</strong> organizzato dai simpatizzanti lombardi di <strong>Futuro Nazionale.</strong> Ovviamente a Milano. Perché in fondo questa stramaledetta estate del 2026 la passeremo di nuovo a guardarci i mondiali di calcio degli altri (grazie, Azzurri) e quindi tanto vale cercare altri modi per rallegrare certe serate. Il tennis, certo. Gli sport &#8220;minori&#8221;, che poi minori non sono. Ma perché non iniziare già domani sera guardandosi &#8220;insieme&#8221; ad Otto e Mezzo lo scontro tra Vannacci e Lilli Gruber?</p>
<p>L&#8217;appuntamento è per questa sera alle 20.30 al <em>Sunset With Amore</em>, un chiosco in parco Verga a Milano. Ovviamente ci saranno aperitivo (siamo sotto la Madonnina, signori: può forse mancare l&#8217;aperitivo?), <strong>diretta dello scontro televisivo</strong> manco fosse Italia-Brasile e infine commenti, confronto e dibattito sulla performance del generale nella tana del lupo.</p>
<p>Anche i vannacciani sanno che stasera Vannacci ha una occasione unica. Come spiegava ieri il <em>Foglio</em>, <strong>Lilli</strong> <strong>Gruber</strong> ha questo tocco magico: invita i &#8220;nemici&#8221; culturali e politici, li attacca frontalmente, li fa parlare poco e infine li fa risultare simpatici all&#8217;universo mondo che comincerà a empatizzare con il malcapitato, soprattutto se non si fa mettere i piedi in testa. E così, mentre i sondaggi lo danno vicino alla Lega e in salita, stasera il generalissimo si gioca un altro mezzo punto percentuale di consenso. E se dovesse andare male, ci si può sempre consolare con l&#8217;aperitivo.</p>
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		<title>Vannacci sale ancora (e si avvicina alla Lega): cosa dice l&#8217;ultimo sondaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:11:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La rilevazione di Swg sul generale Vannacci. Il dato da tenere d'occhio: la coalizione di centrodestra vince se...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vannacci-sale-ancora-e-si-avvicina-alla-lega-cosa-dice-lultimo-sondaggio/">Vannacci sale ancora (e si avvicina alla Lega): cosa dice l&#8217;ultimo sondaggio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tolto il caso <strong>Vigevano</strong>, con l&#8217;exploit al primo turno a cui ha seguito un mezzo flop al ballottaggio (gli elettori non hanno seguito l&#8217;indicazione all&#8217;astensione del generale), quando vale il partito di <strong>Roberto</strong> <strong>Vannacci</strong>? È quello che si vanno chiedendo tutti i sondaggisti e anche gli esponenti politici, di destra come di sinistra. Quanto prenderà? E soprattutto: avrà un ruolo nel centrodestra di domani?</p>
<p>Partiamo dai sondaggi. Ieri <strong>Swg</strong> ha realizzato la solita rilevazione per il telegiornale di <strong>Enrico</strong> <strong>Mentana</strong>. Fratelli d&#8217;Italia si conferma il primo partito, peraltro in crescita rispetto alla scorsa settimana. Meloni resta saldamente al 28,3%, ben al di sopra di quanto conquistato nel 2022 quando ottenne il pass per Palazzo Chigi. Subito dietro viene il Pd, con il 22%. Poi il Movimento 5 Stelle al 12,1%, Forza Italia al 7%, Verdi e Sinistra al 6,5% e la Lega al 5,6%. Ed è qui che le cose si fanno interessanti. Stando a Swg, infatti, il generale Vannacci avrebbe raggiunto il 4,8%, ovvero meno di 1 punto percentuale sotto Matteo Salvini.</p>
<p>E allora, cosa fare? Il centrodestra dovrebbe tenere dentro o fuori il generale dalla coalizione? È noto che l&#8217;anima più centrista dell&#8217;alleanza vorrebbe evitare di doverlo imbarcare, così come Salvini che &#8211; tutto sommato &#8211; potrebbe a quel punto rischiare di perdere ulteriori consensi. <strong>Però i numeri dicono che, forse, non si potrà fare a meno dell&#8217;ex militare</strong>.</p>
<p>SWG ha infatti ipotizzato una coalizione di centrodestra composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e Futuro Nazionale. Il risultato finale sarebbe del il 47,1% dei voti, superando il Campo Largo (composto da Pd, M5S, Avs, Italia Viva, +Europa e Avanti PSI) fermo al 45,1%. Resta al momento escluso da qualsiasi accordo elettorale Carlo Calenda.</p>
<p>Diverso invece il risultato se Vannacci decidesse di correre da solo o se il centrodestra preferisse non includerlo. A quel punto il Campo Largo sarebbe in vantaggio con il 45,0% contro il 42,6% del centrodestra. La curiosità? Correndo da solo, Futuro Nazionale otterrebbe il 5,2% dei voti, ovvero uno 0,4% in più rispetto a quanto viene accreditato oggi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vannacci-sale-ancora-e-si-avvicina-alla-lega-cosa-dice-lultimo-sondaggio/">Vannacci sale ancora (e si avvicina alla Lega): cosa dice l&#8217;ultimo sondaggio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Elezioni comunali, ma quindi chi ha &#8220;vinto&#8221;: destra o sinistra?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/elezioni-comunali-ma-quindi-chi-ha-vinto-destra-o-sinistra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 16:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiude la lunga tornata elettorale. Da Venezia ai ballottaggi, alla fine tutti esultano: ecco i numeri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/elezioni-comunali-ma-quindi-chi-ha-vinto-destra-o-sinistra/">Elezioni comunali, ma quindi chi ha &#8220;vinto&#8221;: destra o sinistra?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vedrete che domani ci sarà da una parte chi dirà che le elezioni amministrative, fatta la somma dei risultati dei <strong>sindaci</strong> <strong>eletti</strong> al primo turno e quelli di ieri eletti al secondo, sono state una evidente vittoria della destra. E chi, presentando prove e controdeduzioni, sosterrà l&#8217;esatto contrario: ovvero che a prevalere è stato senza dubbio il centrosinistra. O meglio il campo largo. Dove sta la verità? Proviamo a vederlo.</p>
<p>Partiamo dai numeri. Intanto limitiamoci ai <strong>Comuni più grandi</strong>, quelli con almeno 15mila abitanti, per non perderci nel rivolo delle liste civiche dei piccoli centri urbani. Bene. Dice Youtrend che in 50 dei 118 &#8220;grandi&#8221; Comuni il sindaco eletto al primo turno o al ballottaggio è di centrosinistra, in 40 è di centrodestra e in 28 è un candidato civico o espressione di altri partiti. Sarebbe facile dire: <em>beh, allora ha vinto Schlein</em>. Non proprio, perché bisogna ovviamente guardare al punto di partenza. Gli uscenti erano 59 di centrosinistra, 42 di centrodestra e 17 civici o di altri partiti. In sostanza Schlein&amp;co hanno &#8220;perso&#8221; nove sindaci, il centrodestra &#8220;solo&#8221; due mentre sono cresciuti gli esponenti delle liste civiche.</p>
<p>E i <strong>Comuni capoluogo?</strong> Qui si è fatto un cinema già al primo turno. Alla fine ai ballottaggi il centrodestra vince in 3 capoluoghi su 6 (Arezzo, Lecco e Macerata) e il centrosinistra negli altri 3 (Agrigento, Chieti e Trani). Sul totale dei 18 capoluoghi al voto, secondo <em>Youtrend</em>, il centrosinistra passa da 8 uscenti a 10 eletti e il centrodestra da 5 a 6. I civici passano invece da 5 a 2.</p>
<p>E quindi? Quindi <strong>parliamo in buona sostanza di un &#8220;pareggio&#8221;</strong>, nel senso che nessuno ha strappato tanti amministratori rispetto all&#8217;altra compagine in gara. &#8220;Nei capoluoghi rimangono i rapporti di forza precedenti tra centrodestra e centrosinistra con una contrazione generale dei sindaci &#8216;civici&#8217;, o comunque non riconducibili ai due schieramenti &#8211; dice all&#8217;<em>Ansa</em> <strong>Lorenzo Pregliasco,</strong> analista di Youtrend &#8211; I capoluoghi che cambiano colore sono 7 su 18, non pochi: più di un capoluogo su tre. Ai ballottaggi Agrigento e Lecco si compensano a vicenda (ci sono stati passaggi di mano tra destra e sinistra, ndr). Per il resto, non ci sono grossi scossoni&#8221;. Certo bisogna considerare anche il &#8220;peso politico&#8221;, e in questo caso la partita si era di fatto già chiusa al primo turno: <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/venezia-che-batosta-il-campo-largo-affonda-in-laguna/" target="_blank" rel="noopener">Elly Schlein aveva puntato tutte le sue fiches su Venezia, convinta che avrebbe segnato la svolta per la corsa a Palazzo Chigi, e ha rimediato una scoppola</a>.</p>
<p>Intanto i politici esultano come se avessero vinto tutti e perso nessuno.&#8221;Da Lecco ad Arezzo, da Macerata a Pompei, da Viareggio a San Giovanni Rotondo, da Vignola a Cava de’ Tirreni, da Comacchio a Sorrento, da Vigevano a Genzano. I dati di oggi confermano quelli del primo turno &#8211; dice <strong>Antonio Tajani</strong> &#8211; Il centro-destra vince moltissimi ballottaggi e si conferma la coalizione protagonista. Buon lavoro a tutti i sindaci eletti. Ora tutti al lavoro per aumentare consenso dove non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo, per vincere le elezioni politiche e impedire che la sinistra metta le mani nelle tasche degli italiani: né patrimoniale, né tassa di successione&#8221;.</p>
<p>Sulla stessa linea anche <strong>Giorgia Meloni,</strong> secondo cui &#8220;i risultati confermano ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori. Avanti così, con serietà e concretezza&#8221;. Fabio Rampelli, vicepresidente FdI della Camera, fa notare un dettaglio significativo: a quattro anni dall&#8217;insediamento del governo Meloni, lì dove gran parte delle maggioranze di solito perdono consenso, &#8220;il favore popolare per il centrodestra non accenna a diminuire, dato storico e definito &#8216;anomalo&#8217; da fior fiore di analisti&#8221;.</p>
<p>Era interessante, per il centrodestra, anche la sfide di Vigevano dove il partito di <strong>Roberto Vannacci</strong> aveva avuto un grosso exploit al primo turno. Qui il generale non aveva dato indicazioni di votare il candidato di centrodestra, ma anzi di astenersi o di annullare la scheda. L&#8217;appello non è servito ad azzoppare Paolo <strong>Previde Massara.</strong> Secondo <span class="hilg1">Youtrend</span>, il 52% degli elettori del generale ha seguito l&#8217;appello a non votare nessuno, mentre tra chi ha invece votato, la maggioranza ha scelto comunque il candidato di Forza Italia poi risultato eletto (solo il 7% gli ha preferito il candidato del Campo Largo). &#8220;Anche questa volta le urne contraddicono il racconto di una sinistra con il vento in poppa e ridimensionano le aspettative di Vannacci, praticamente ininfluente. Un voto che premia il buon governo, la concretezza e il radicamento sui territori: i cittadini giudicano i risultati ottenuti e valutano i progetti per il futuro. Per il centrodestra è un&#8217;affermazione politica chiara e un incoraggiamento a proseguire nel lavoro per il Paese sia a livello nazionale, sia nelle comunità locali&#8221;, dice <strong>Maurizio Lupi,</strong> presidente di Noi Moderati</p>
<p>Di tutt&#8217;altro avviso, ovviamente, il centrosinistra. “Avevamo detto che i conti li avremmo fatti alla fine, ed eccoli qua. Su 16 capoluoghi al voto, tra primo turno e ballottaggi, al centrosinistra vanno 8 sindaci e al centrodestra 6. Al di là della propaganda della destra anche questa tornata elettorale vede l&#8217;affermazione del centrosinistra&#8221;, dice <strong>Igor</strong> <strong>Taruffi</strong>, responsabile Organizzazione nella segreteria nazionale del Pd. &#8220;Se guardiamo ai 18 Comuni capoluogo di provincia interessati dal rinnovo del sindaco e del Consiglio comunale vediamo che in 8 di questi sono stati eletti sindaci candidati dal campo progressista e 6 al centrodestra. (&#8230;) Numeri ancora più chiari se si tiene conto dei risultati di altri due capoluoghi quali Salerno ed Enna già assegnati al primo turno in cui a prevalere non è stato certo il centrodestra. Nel primo turno sui 118 Comuni sopra i 15 mila abitanti il campo progressista aveva vinto in 37 di questi e il centrodestra in 25&#8221;. Insomma, secondo i dem &#8220;la vittoria netta del candidato del campo progressista è una nota particolarmente preziosa maturata in condizioni difficili ma che segnala l&#8217;affermazione anche del nuovo corso del Pd, che ha scelto di costruire l’alleanza progressista dicendo no a trasformismi e ambiguità&#8221;.</p>
<p>Renzi invece tenta <strong>il gioco delle 3 carte</strong>. &#8220;Nei comuni capoluogo è finita 10-6 per il centrosinistra. Sulla politica internazionale non ci hanno invitato a Londra. Sulla politica economica peggiorano debito, stipendi, bollette e produttività &#8211; dice in un Tweet contro Giorgia Meloni &#8211; E tu ci dici &#8216;avanti così?&#8217; Chi si contenta gode, capisco. Ma così è troppo eh!&#8221;. Ovviamente nei suoi conteggi l&#8217;ex premier si scorda di dire quello che Youtrend ha invece reso chiaro sin da subito: ovvero che sarà anche finita 10 a 6, ma si partiva da 8 a 5. Non è che sia poi cambiato così tanto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/elezioni-comunali-ma-quindi-chi-ha-vinto-destra-o-sinistra/">Elezioni comunali, ma quindi chi ha &#8220;vinto&#8221;: destra o sinistra?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Covid, quella consulenza d’oro: &#8220;450mila euro per una sola lettera&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 13:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[adaltis]]></category>
		<category><![CDATA[domenico arcuri]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[luca di donna]]></category>
		<category><![CDATA[mascherine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>454mila euro agli avvocati Di Donna e De Luca per le forniture alla struttura Arcuri. Il testimone in Commissione: “Solo controllo documenti e una lettera"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/covid-la-consulenza-doro-allex-socio-di-conte-450mila-euro-per-una-sola-lettera/">Covid, quella consulenza d’oro: &#8220;450mila euro per una sola lettera&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di nuovo mascherine. Di nuovo strutture commissariali. Di nuovo consulenze. E, guarda caso, di nuovo il nome di Luca Di Donna, avvocato, che torna a orbitare attorno agli affari della stagione più triste della Repubblica recente: l’emergenza Covid. La scena è la <strong>Commissione parlamentare d’inchiesta Covid</strong>. Oggi, lunedì 8 giugno, a Palazzo San Macuto, in programma l’esame testimoniale di <strong>Marco Spadaccioli</strong>, dipendente di<strong> Adaltis Srl</strong>, insieme all’avvocato Nicoletta Spaziani. La domanda da cui parte tutto è: perché una società che forniva kit molecolari alla struttura commissariale guidata da <strong>Domenico Arcuri</strong> avrebbe pagato complessivamente circa <strong>454mila euro agli avvocati Valerio De Luca e Luca Di Donna</strong>, che era collega nello stesso studio dell&#8217;ex premier Conte?</p>
<p>Nel corso dell’audizione, Spadaccioli ha spiegato che Adaltis effettuò due forniture alla struttura commissariale: una da circa 800mila euro nel giugno 2020 e una seconda da 2.455.500 euro nel dicembre dello stesso anno. Il lavoro operativo — predisposizione e caricamento della documentazione — sarebbe stato svolto dalla stessa società. E allora la domanda dei parlamentari diventa inevitabile: quei compensi agli avvocati a cosa servivano? La risposta di Spadaccioli è netta: “Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per — credo —<strong> la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso</strong>. Non vedo altre attività oltre a queste”. Traduzione per chi non frequenta il legalese: quasi mezzo milione di euro per verificare carte e scrivere una lettera. Non una fusione internazionale. Non un arbitrato planetario. Non una causa da miliardi. Una consulenza legata a forniture pubbliche in piena pandemia. Tutto normale?</p>
<div style="width: 880px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-325223-1" width="880" height="720" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Video-2026-06-08-at-13.44.59.mp4?_=1" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Video-2026-06-08-at-13.44.59.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Video-2026-06-08-at-13.44.59.mp4</a></video></div>
<p>Di Donna non è un avvocato qualunque. È stato infatti indicato, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/conte-e-lesplosivo-covid-gate-sulle-mascherine-ma-i-manettari-tutti-muti/" target="_blank" rel="noopener">sempre in un&#8217;altra audizione in Commissione</a>, come colui che si presentava agli imprenditori come &#8220;collega&#8221; di Conte e pare chiedesse il 10% di commessa. Attenzione: il leader grillino non risulta imputato in questa vicenda e ha sempre negato ogni coinvolgimento. Nel 2021, rispondendo ai giornalisti, disse di non aver mai collaborato con Di Donna da quando era presidente del Consiglio: “In passato lo frequentavo, ma da quando sono diventato Presidente del Consiglio non l’ho frequentato più. Non so nulla della sua successiva attività professionale”. E definì “complete falsità” alcune ricostruzioni sul ruolo di Di Donna nel Movimento 5 Stelle. Benissimo. Ma il problema politico resta.</p>
<p>E soprattutto restano le domande. Davvero mentre il presidente del Consiglio chiedeva sacrifici agli italiani, mentre il Paese era chiuso in casa, mentre si decidevano acquisti, forniture, autorizzazioni, pagamenti, sblocchi e piattaforme, attorno alla macchina commissariale si muoveva <strong>un sottobosco di consulenti, mediatori, avvocati, faccendieri veri o presunti, professionisti delle relazioni?</strong>  È normale che una società paghi 93.288 euro per il primo incarico e poi si arrivi, secondo gli appunti della Commissione, a un totale di circa 454mila euro per attività che il testimone avrebbe ridotto a controllo documentale e una lettera di sollecito? È normale che, finita l’era Arcuri, certi rapporti sembrino evaporare?</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/conte-e-lesplosivo-covid-gate-sulle-mascherine-ma-i-manettari-tutti-muti/">Conte e l’esplosivo Covid-gate sulle mascherine. Ma i manettari tutti muti</a></li>
</ul>
<p>Il punto non è fare processi sommari. Il punto è pretendere <strong>trasparenza</strong>. Perché durante il Covid la politica ha sospeso libertà costituzionali, ha chiuso attività, ha imposto regole minuziose persino sugli affetti familiari. E mentre al cittadino comune si chiedeva di compilare autocertificazioni per portare fuori il cane, nelle stanze delle forniture pubbliche &#8211; a sentire certe testimonianze &#8211; pare si trattasse di forniture e consulenze decisamente d&#8217;oro. Domanda: possibile che il presidente “avvocato del popolo” non abbia mai percepito il rischio che il suo nome diventasse una moneta reputazionale nel mercato dell’emergenza?</p>
<p>Massimo Balsamo, 8 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/covid-la-consulenza-doro-allex-socio-di-conte-450mila-euro-per-una-sola-lettera/">Covid, quella consulenza d’oro: &#8220;450mila euro per una sola lettera&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Formigli vs Borgonovo, cronaca di un naufragio in diretta</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/formigli-vs-borgonovo-cronaca-di-un-naufragio-in-diretta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 16:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[corrado formigli]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></category>
		<category><![CDATA[remigration]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scontro in diretta tra visioni opposte su immigrazione, sicurezza e ruolo dei media</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/formigli-vs-borgonovo-cronaca-di-un-naufragio-in-diretta/">Formigli vs Borgonovo, cronaca di un naufragio in diretta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Remigrazione non è deportazione, non sono proprio compatibili anche se la sinistra un po’ finge di non capirlo e un po’ non lo capisce davvero essendo analfabeta. <strong>Remigrazione</strong>, tecnicamente, è sbattere fuori dalle balle stragisti, stupratori, mafiosi, cannibali e clandestini come ha cominciato a fare tutto il mondo una volta scoperto con sgomento che non ci pagavano le pensioni ma eravamo noi a dover pagare le loro carneficine.</p>
<p>Deportazione è disperdere un popolo dalla sua terra legittima, come la sinistra sostiene stia accadendo a <strong>Gaza</strong>, ma in ogni caso non può decentemente sostenere stia succedendo in Italia dove avviene l’opposto: una conquista barbarica senza più difese né reazioni, una sharia di risacca che ci sospinge ogni giorno più in là. Ai margini.</p>
<p>Essendo <strong>la sinistra complice</strong>, “se non li avete digerirti li digerirete”, non può decentemente sostenerlo ma indecentemente sì perché il fine ultimo della sinistra parassitaria, a parte mangiare sopra ogni cosa si sviluppi al mondo, determinata da tutto ciò che essa sinistra non è, è rivoluzionare il mondo e metterlo sotto il proprio tallone burocratico.</p>
<p>Il sogno dei nostri cantanti analfabeti che non perdono occasione per raggrumarsi in appelli vergognosi dove pretendono che l’individuo non sia mai autonomo, non appartenga mai a se stesso ma, in ultima istanza, allo Stato che la sinistra pretende di rappresentare: meno ne sanno questi cantantucoli affaristi e più intervengono, ossia militano per il partito, <strong>oggi per la Palestina</strong>, ieri per il clima, domani per la educazione psicosessuale nelle scuole che non educa un bel niente, è intesa a sfornare generazioni di debosciati allevati all’idea che masturbarsi a tre anni credendosi di sesso opposto sia un gesto di consapevolezza civile e di ribellione contro il capitalismo, il tutto sotto il controllo di 4 travestiti e <strong>2 psicologhe del PD.</strong></p>
<p>Per la cosiddetta integrazione che non c’è è lo stesso e l’integrazione non c’è perché si risolve in disintegrazione e disintegrazione equivale a sostituzione: quel curioso fenomeno per cui orde di fuggiaschi dalle tirannidi natie sbarcano qui e immediatamente rivendicano, pretendono tutto ciò che li tiranneggiava in patria perché dove sono sbarcati gli fa schifo. Però ci restano. E noi siamo indotti a mollare su tutto in base ai <strong>programmi della élite antioccidentale,</strong> dell’Unione Europea, del woke che è la peggiore demenza tossica neocomunista degli ultimi 100 anni, solo che non è proprio come quello slogan che gira per i social, “importi terzo mondo diventi terzo mondo”, se mai importi barbarie subisci barbarie. E tornare indietro è praticamente impossibile.</p>
<p>La cosa sta bene alla<strong> sinistra Politburo</strong> che vuol farcela digerire e ai conduttori organici delle reti che, come ha detto quel direttore Mentana de la7, è praticamente al servizio del PD e della Lella Schlein, che dignità, con l’apparato dei suoi programmi da salotto improntati al più efferato conformismo militante. Solo che poi basta lasciarli parlare, come dice la mia amica <strong>Francesca Totolo,</strong> e subito, dietro la maschera del dialogo, affiorano i tratti disturbati, congestionati del comunista imbruttito.</p>
<p>Circola una clip di uno scazzo, ma se volete ve lo chiamo dialogo, confronto, fra il presentatore <strong>Formigli</strong> e il vicedirettore de la Verità, <strong>Borgonovo</strong>, proprio sulla faccenda delle remigrazione: tutti dicono che Borgonovo a Formigli lo ha sfasciato, a me, senza nulla togliere a Francesco, pare, più precisamente, che Formigli si sia disarticolato da solo ovvero a Borgonovo basta restare freddo, impercettibilmente sfottente com’è nel suo stile, e subito a quell’altro scappano i cavalli: perché <strong>Formigli è della schiatta egemonica c</strong>he fa sempre più fatica, non per la sottomissione di una destra incapace di opporsi (tranne Borgonovo e non molti altri) quanto per le continue smusate contro il muro della realtà: quando i Formigli, o le Bianche, o uno a scelta, tanto ce ne stanno a un soldo la dozzina, non si sentono più temuti, quando percepiscono che della loro egemonia a chi gli sta davanti importa meno di un beato cazzo, si smarriscono, vanno in panico perché non sanno più che fare.</p>
<p>Borgonovo insiste glaciale, indifferente al moralismo formigliesco, e quello non sa letteralmente più che replicare; allora risponde con una giaculatoria di frasi fatte gravide di un livore balbettante, gorgogliante, che non si tiene, che trasuda provocazioni disperate alle quali l’altro non si sogna di abboccare. “Eh!… eh&#8230; l’inte… l’integrazione ha… ha funz… ha funzionato… <strong>in Germania sono arrivati due milioni di Siriani</strong>… ma che cosa dici…”. E Borgonovo, algido: vai a vedere i tassi di criminalità in Germania. Corrado sbrocca in dérapage, “Si va beh va beh va beh… torniamo agli stati etnici riportiamo i Serbi di Bosnia a fare la pulizia etnica…”. Una biondina cerca di corrergli in soccorso ma peggiora le cose e alla fine Formigli quasi si scusa con Borgonovo, che ghigna e lo sistema in uscita, ma dovrebbe se mai scusarsi con se stesso, con la figura avvilente che ha messo in scena.</p>
<p>I siriani in Germania? Formigli omette che i siriani imbarcati da Merkel erano in maggioranza ingegneri veri, non come il nostro stragista modenese, non li conta i miliardi allungati a Erdogan perché si tenesse la feccia, va beh va beh va beh e liquida la taharrush gamea del <strong>Capodanno 2016 Colonia</strong>, che poi funzionò come modello da esportare in tutta Europa, fino all’ombra del Duomo di Milano, gli sfugge pure la pulizia messa in atto subito dopo <strong>Merkel</strong>, che evidentemente agiva pour cause. Insinuare che l’altro auspica la pulizia etnica balcanica siccome non è d’accordo non è una carognata, una bassezza, è un capriccio puerile del quale poi ci si scusa, penosamente. Ecco il parastato gramsciano di cui parla Boni Castellane quando non viene più preso sul serio.</p>
<p>Quanto a noi, <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-19-maggio-2026/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nei 20 giorni dalla strage di Modena,</strong></a> che è strage dell’immigrazione e serviva da innesco, abbiamo assistito a un inesorabile tracimare della violenza di conquista dalle Alpi al Lilbeo con altre efferatezze, aspiranti martiri provvidenzialmente bloccati (a Firenze, Vimercate e Reggio Emilia), <strong>stupri di strada</strong> (Avezzano, Milano, Roma), spedizioni punitive (Vicenza, Porto San Giorgio), scannamenti per futili motivi (Roma), pestaggi in branco (Parma, Anzio, Treviso, ancora Vicenza, Brescia), esecuzioni (Milano), aggressioni con machete (Milano), stragi (Amendolara, pakistani su pakistani), tentate stragi (Pergine Valsugana, Civitacampomarano), macelli di strada (Genova), minacce di morte a un sindaco (Porto San Giorgio), senza contare, ma mettiamoceli visto che il sacro Colle dice che siamo tutti irreversibilmente europei.</p>
<p>Bruxelles a ferro e fuoco, <strong>Parigi devastata dai maranza</strong> dopo la vittoria della locale squadra maranza in Champion, l’emersione del razzismo della polizia britannica contro i bianchi, e questo è solo un televideo, un elenco ossuto ma, volendo, potremmo andare avanti per l’infinità del web. A Formigli tutto questo sta bene? Non vuole tornare agli Stati etnici, che non ci sono mai stati, che non sono ipotizzabili? Fa’ una cosa, Corrado, fatti la tua immigrazione alla rovescia, va’ tu nei posti da cui questi son partiti e vediamo se ti integri. Mandaci una cartolina.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.la7.it/embedded/la7?tid=player&amp;content=648017&amp;title=%2Fpiazzapulita%2Fvideo%2Fbotta-e-risposta-tra-borgonovo-e-formigli-dimmi-una-nazione-dove-lintegrazione-ha-funzionato-05-06-2026-648017" width="100%" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>A noi, <strong>dopo 30 anni di colonizzazione</strong> che ci ha ridotto a una colonia islamica, basta di salvarci e per salvarci ci vuole la linea durissima, una nuova crociata fatta di persecuzione dei persecutori, di leggi fulmineamente cambiate, come fanno in Giappone dove ai musulmani tracotanti e viziati non concedono niente e appena fiatano li rimpacchettano. Difatti si disperava quel diplomatico iraniano, “ma come? Abbiamo speso milioni, milioni per infiltrare il Giappone e non c’è cascato nessuno, un solo convertito e non era neanche giapponese”. Qui da noi se uno fa una strage ti senti dire che “bisogna abbracciarlo”.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/crema-rissa-tra-maranza-20enne-ammazzato-a-sprangate/" target="_blank" rel="noopener">Crema, rissa tra maranza: 20enne ammazzato a sprangate</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/questi-due-video-dimostrano-perche-i-maranza-sono-il-vero-problema/" target="_blank" rel="noopener">Questi due video dimostrano perché i maranza sono il vero problema</a></li>
</ul>
<p>Ai tempi della pandemia il regime si divertiva a<strong> “rendere la vita un inferno”</strong> a gente che voleva solo salvarsi dalla sanità di Stato, della quale avremmo poi visto tutti i crimini e le ruberie a man salva: e non lo fanno con tagliagole, primitivi e jihadisti? In altre parole: remigrazione di ferro. Che non è deportazione ma autotutela, se ancora siamo in tempo. Ma di tempo da perdere davvero non ce n’è più. Remigrazione, però non di parole: concreta, materiale, diciamo quella di Pozzetto con Paolone, il bambino grasso.</p>
<p>Max Del Papa, 7 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/formigli-vs-borgonovo-cronaca-di-un-naufragio-in-diretta/">Formigli vs Borgonovo, cronaca di un naufragio in diretta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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