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	<title>Politica</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Fri, 07 Aug 2026 08:32:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>&#8220;Sono irritato&#8221;. La vergognosa dichiarazione di Gualtieri su Spin Time</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Spaziani Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 08:32:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Gualtieri]]></category>
		<category><![CDATA[spin time]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sindaco di Roma attacca la proprietà dell'immobile. Ma a essere incaz*** sono i contribuenti italiani e chi segue le regole. Non chi elogia una occupazione abusiva</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-irritato-la-vergognosa-dichiarazione-di-gualtieri-su-spin-time/">&#8220;Sono irritato&#8221;. La vergognosa dichiarazione di Gualtieri su Spin Time</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Purtroppo poco fa ho dovuto dare una notizia negativa, perché nonostante il lavoro profuso, abbiamo provato a fare la proposta migliore possibile alla proprietà, ma la proprietà ci ha comunicato che la proposta è stata respinta. Ci è stato detto un no irrevocabile, sono molto amareggiato. Ci sembra che questo no fosse stato già deciso. Ci hanno detto che secondo loro c&#8217;erano aspetti giuridici fragili nella nostra proposta, noi abbiamo detto che non era così. Io non sono soddisfatto, non sono contento e sono un po&#8217; irritato&#8221;. Lo ha detto ieri sera il sindaco di Roma, <strong>Roberto Gualtieri</strong>, intervenendo in studio alla trasmissione <em>In Onda</em> su La7 per fare il punto sul vertice fallito per l&#8217;acquisizione dell&#8217;immobile di <strong>Spin Time.</strong></p>
<p>Il Sindaco dice che è &#8220;irritato&#8221; perché, dopo che <strong>per 13 anni le è stato sottratto l&#8217;immobile</strong>, la proprietà ha deciso di non venderlo al Comune di Roma, che lo avrebbe utilizzato per legalizzare una vergognosa occupazione abusiva.</p>
<p>Irritato deve essere chi da 13 anni ha la proprietà ma non il possesso dell&#8217;immobile.</p>
<p>Irritato deve essere ogni contribuente italiano, costretto a pagare <strong>21 milioni di euro una tantum</strong> e 207 mila al mese come risarcimento per il mancato sgombero.</p>
<p>Irritato deve essere ogni cittadino romano in civile attesa di una casa pubblica, che stava per essere sbeffeggiato da un&#8217;amministrazione comunale che avrebbe <strong>privilegiato i prepotenti</strong>.</p>
<p>Irritato deve essere chiunque abbia un&#8217;attività di qualsiasi tipo, costretto a <strong>combattere con tasse, autorizzazioni, vincoli e controlli</strong>, mentre agli occupanti abusivi di Spin Time era concesso di gestire ristoranti e discoteche senza alcuna regola.</p>
<p>I<strong>l Comune faccia finalmente il suo dovere</strong>. Trovi una sistemazione a chi è in difficoltà e lasci che la refurtiva (così ci capiamo) sia restituita ai legittimi proprietari.</p>
<p>Giorgio Spaziani Testa, 7 agosto 2026</p>
<p><iframe src="https://www.la7.it/embedded/la7?tid=player&amp;content=654075&amp;title=%2Fin-onda%2Fvideo%2Fspin-time-roberto-gualtieri-la-proprieta-ci-ha-comunicato-che-la-nostra-proposta-e-stata-respinta-06-08-2026-654075" width="100%" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-irritato-la-vergognosa-dichiarazione-di-gualtieri-su-spin-time/">&#8220;Sono irritato&#8221;. La vergognosa dichiarazione di Gualtieri su Spin Time</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>L&#8217;elicottero, poi l&#8217;abbordaggio: così Marina italiana ha fermato la “flotta ombra” russa</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lelicottero-poi-labbordaggio-cosi-marina-italiana-ha-abbordato-la-flotta-ombra-russa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 15:11:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Marina italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il controllo della Thaon di Revel nel Mediterraneo a ovest di Pantelleria. Crosetto: "Mi complimenti con voi"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lelicottero-poi-labbordaggio-cosi-marina-italiana-ha-abbordato-la-flotta-ombra-russa/">L&#8217;elicottero, poi l&#8217;abbordaggio: così Marina italiana ha fermato la “flotta ombra” russa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina del 2 agosto 2026 la nave Thaon di Revel della Marina Militare italiana ha abbordato la petroliera Toa Payoh, a ovest di Pantelleria. L’operazione si è svolta in acque internazionali. La nave italiana è l’ammiraglia di Eunavfor Med Irini, la missione dell’Unione europea attiva nel Mediterraneo. In questo articolo si ricostruiscono il viaggio della petroliera, le fasi del controllo e le verifiche avviate dopo l’abbordaggio.</p>
<h2>La petroliera Toa Payoh e la bandiera del Camerun</h2>
<p>La Toa Payoh è sottoposta a sanzioni dell’Unione europea ed è indicata come parte della cosiddetta “flotta ombra” russa, un gruppo di navi impiegate nel commercio di petrolio. Durante la navigazione, la petroliera ha dichiarato di battere bandiera del Camerun. La nazionalità di una nave viene stabilita dalla bandiera che è autorizzata a utilizzare.</p>
<p>La nave era partita il 16 luglio 2026 dal porto di Cotonou, in Benin, con destinazione Istanbul, in Turchia. È stata intercettata nel tratto di mare a ovest dell’isola siciliana di Pantelleria. Il controllo aveva lo scopo di verificare la nazionalità dell’imbarcazione e la bandiera dichiarata.</p>
<h2>L’intervento dei militari italiani a bordo</h2>
<p>All’inizio dell’operazione il comandante della petroliera non ha fornito la collaborazione richiesta. Una squadra di militari italiani ha quindi raggiunto la Toa Payoh con un elicottero decollato dalla Thaon di Revel. I militari hanno svolto a bordo i controlli previsti sulla nave e sui documenti disponibili.</p>
<p>All’attività hanno partecipato anche una nave greca e un aereo da pattugliamento polacco. L’operazione è durata circa due ore. Si è chiusa regolarmente e in piena sicurezza. Dopo il controllo, sono iniziate le verifiche sulle informazioni e sulla documentazione raccolte dai militari durante l’abbordaggio.</p>
<h2>Il quadro giuridico dell’operazione</h2>
<p>L’abbordaggio è stato effettuato nell’ambito del mandato europeo di Eunavfor Med Irini e nel rispetto dell’articolo 110 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, nota con la sigla UNCLOS. La norma consente a una nave militare, nelle condizioni previste, di svolgere verifiche sulla nazionalità di una nave mercantile e sulla bandiera che può battere.</p>
<p>La Thaon di Revel ha operato in acque internazionali. Il controllo sulla Toa Payoh ha riguardato la sua nazionalità dichiarata e i documenti acquisiti dal personale italiano. Le verifiche sui dati e sui materiali raccolti erano ancora in corso al termine dell’attività in mare.</p>
<h2>Le parole del ministro Guido Crosetto</h2>
<p>Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha commentato l’operazione con un messaggio rivolto al personale impegnato. “Desidero complimentarmi con il personale di Nave Thaon di Revel e con tutti i militari coinvolti nell’operazione per la professionalità, la preparazione e la fermezza dimostrate. Anche questa attività testimonia concretamente il contributo dell’Italia alla sicurezza del Mediterraneo e all’azione dell’Unione europea”.</p>
<h2>Il commento del senatore Enrico Borghi</h2>
<p>Enrico Borghi, senatore e vicepresidente di Italia Viva, ha scritto sui social: “Grazie all&#8217;equipaggio della Thaon di Revel e a tutto il personale coinvolto per la capacità messa in campo in questo frangente, che dimostra una volta di più come la guerra ibrida russa è costantemente in campo per minare la sicurezza del Mediterraneo, dell&#8217;UE e dell&#8217;Italia. L&#8217;elusione delle sanzioni, il trasporto di petrolio e gas in modo illegale e l&#8217;impiego di pratiche clandestine, infatti, sono finalizzate a finanziare illegalmente la guerra russa in Ucraina. Il diritto internazionale non è un optional. Giusto e doveroso intervenire”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lelicottero-poi-labbordaggio-cosi-marina-italiana-ha-abbordato-la-flotta-ombra-russa/">L&#8217;elicottero, poi l&#8217;abbordaggio: così Marina italiana ha fermato la “flotta ombra” russa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Le 10 contraddizioni che la sinistra non riesce più a nascondere</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/le-10-contraddizioni-che-la-sinistra-non-riesce-piu-a-nascondere/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/le-10-contraddizioni-che-la-sinistra-non-riesce-piu-a-nascondere/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 07:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[odissea]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinema, immigrazione, multiculturalismo e capitalismo: il filo rosso che unisce i grandi dibattiti della sinistra</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/le-10-contraddizioni-che-la-sinistra-non-riesce-piu-a-nascondere/">Le 10 contraddizioni che la sinistra non riesce più a nascondere</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il sondaggio <strong>Termometro Politico</strong> chiede agli italiani cosa pensano dell&#8217;<strong>attrice nera che interpreta Elena di Troia</strong> nel nuovo film L&#8217;Odissea. Il 32,1% ci vede un disegno di cancellazione dell&#8217;identità occidentale, e un 13% che sia stata una scelta sbagliata, ideologica: la somma fa 45%, 1 italiano su 2, circa.</p>
<p>Il 38% pensa che la polemica sia esagerata, purché il film sia bello. Solo il 10,3% la definisce esplicitamente un valore positivo, una reinterpretazione come ne accadono da sempre a teatro. Proviamo un esperimento mentale, giusto per essere onesti fino in fondo: <strong>se un attore bianco, o asiatico, interpretasse Malcolm X</strong>, la stessa parte di opinione pubblica che oggi si indigna per Elena di Troia griderebbe &#8220;cancel culture al contrario&#8221; o &#8220;meraviglioso esempio di colour-blind casting”?</p>
<p>Perché se davvero si rispetta una cultura, quella cultura andrebbe esaltata nella sua specificità, non riscritta a piacimento quando fa comodo e difesa come sacra quando non fa comodo. Il problema non è il casting di Elena di Troia: <strong>è la doppia morale con cui si applica il criterio.</strong></p>
<p>Ed è da qui che si può cominciare a scrivere il contro-manuale, quello delle contraddizioni di <strong>quella pacata e indolente sinistra,</strong> involontariamente intellettuale, ormai assediata da contraddizioni inconciliabili, ossimoro antropologico di altissimo e profondo.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-333782" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-300x167.jpg" alt="Termometro politico" width="907" height="505" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-300x167.jpg 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-768x429.jpg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-360x201.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-720x402.jpg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1-500x279.jpg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/07/odissea1.jpg 964w" sizes="(max-width: 907px) 100vw, 907px" /></p>
<h2><strong>Il PIL come randello morale</strong></h2>
<p><strong>Si rimprovera alla destra di aver trovato un nemico comodo,</strong> l&#8217;immigrato, semplice da indicare, facile da temere. La risposta che spesso arriva da sinistra è rozza: c&#8217;è un argomento che la sinistra ama ripetere con la sicurezza di chi pensa di aver smascherato l&#8217;ipocrisia altrui: “i migranti servono per il PIL, ecco perché la sinistra li vuole&#8221;.</p>
<p>Riduce esseri umani a una voce di bilancio:<strong> i migranti come manodopera utile al sistema,</strong> nei campi, nei cantieri, nelle case, spesso in nero, spesso senza contratto, perché in fondo il PIL serve anche a chi lo denuncia a parole. E’ ipocrisia della sinistra.</p>
<p>Non finisco qui i paradossi. Si finge un&#8217;alleanza tra mondo progressista e movimento islamico che nei fatti non esiste, perché le due visioni del mondo — su diritti civili, ruolo della donna, laicità dello Stato, libertà individuale — sono spesso agli antipodi. Si tratta di una convivenza tattica, non di un&#8217;affinità reale: <strong>due mondi che si tollerano a vicenda</strong> finché serve, e che si guarderebbero con sospetto profondo in qualunque altro contesto.</p>
<p>Chiamarla alleanza è disonesto. <strong>Forse la vera contraddizione non è tra destra e sinistra</strong>, ma tra i princìpi che si professano e gli interessi che si finanziano. Il resto è narrazione: comoda, rassicurante, e — soprattutto — a basso costo emotivo per chi la racconta dal salotto giusto.</p>
<p>C&#8217;è un modo elegante per riassumere<strong> la sinistra contemporanea:</strong> crede in tutto, tranne che nelle conseguenze di ciò in cui crede. È il partito delle buone intenzioni con la contabilità sbagliata, quello che scrive il conto e lo fa pagare a qualcun altro. Proviamo a metterle in fila, queste contraddizioni, con la calma di chi non ha fretta di convincere nessuno.</p>
<p>Cominciamo dal principio più semplice e più tradito: <strong>chiunque deve poter cambiare paese,</strong> rifarsi una vita altrove, se lo desidera. Ma nessuno dovrebbe essere costretto a farlo dalle condizioni materiali in cui è nato.</p>
<p>Se un uomo o una donna lascia la sua famiglia, i suoi parenti, la lingua in cui pensa, non perché lo voglia ma perché il contesto economico gli ha tolto ogni altra opzione, quella non è libertà di movimento<strong>. È una sconfitta travestita da statistica migratoria.</strong></p>
<p><strong> La sinistra internazionalista,</strong> quella vecchia, lo sapeva bene: le materie prime dovrebbero restare dove nascono e generare ricchezza per chi ci vive sopra, non partire insieme ai lavoratori verso chi le trasforma altrove.</p>
<p>Poi c&#8217;è il nemico ufficiale:<strong> le multinazionali,</strong> il grande capitale senza patria che sfrutta il pianeta e le persone. Peccato che siano spesso le stesse multinazionali a finanziare campagne green, carbon credit, sponsorizzare Pride, produrre report e mettere la bandiera arcobaleno in qualsiasi logo, wokismo da asporto.</p>
<p><strong>Il capitale non ha ideologia</strong>, ha marketing: e ha capito che vestirsi progressista costa meno di una class action. Chi indica come nemico &#8220;il capitale&#8221; e poi applaude la stessa azienda perché ha fatto una campagna inclusiva sta confondendo l&#8217;estetica con la sostanza.</p>
<p>Lo stesso capitale monopolistico digitale che per un decennio ha indossato il costume progressista della Silicon Valley oggi si toglie la maschera e mostra il volto che ha sempre avuto: quello di chi vende efficienza a chiunque paghi, governo di destra o di sinistra, poco importa.<strong> Il &#8220;nemico multinazionale&#8221;</strong> non ha convinzioni, ha contratti. Ed è proprio per questo che ridurlo a categoria ideologica — di destra o di sinistra — è un errore.</p>
<p>Peter Cameron Ellis, 20 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/le-10-contraddizioni-che-la-sinistra-non-riesce-piu-a-nascondere/">Le 10 contraddizioni che la sinistra non riesce più a nascondere</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Il piano per limitare Vannacci: togliergli la parola col &#8220;cordone sanitario&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-piano-per-limitare-vannacci-togliergli-la-parola-col-cordone-sanitario/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 17:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I progressisti escono allo scoperto: la lezione del Belgio e quell'idea per impedire alla destra di avanzare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-piano-per-limitare-vannacci-togliergli-la-parola-col-cordone-sanitario/">Il piano per limitare Vannacci: togliergli la parola col &#8220;cordone sanitario&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>remigrazione</strong> che non c’è, che non si può fare perché quelli da remigrare sono troppi, sono già maggioranza etnica, preccupa i fogli propagandisti della sinistra scombinata e strabica che con un occhio guarda alla Ue e con l’altro a Putin, entrambi a rispettivo titolo coinvolti nell’invasione destabilizzante dell’occidente. Siccome le colpe dei padri non ricadono sui figli, se mai rimbalzano, abbiamo una di quelle testate d’appoggio e di rara presunzione che fanno l’elogio asettico della censura. Perché solo il <em>Post</em> del figlio dell’ex capo di Lotta Continua, roba allevata alla scuola della democrazia selettiva, può nutrire la presunzione di essere letto in un interminabile, estenuante intervento dove si dà conto, forse con malcelato compiacimento, <strong>di un boicottaggio mediatico della destra estrema in Belgio</strong> che avrebbe scongiurato l’espandersi di una politica strutturata. Tesi azzardata, non meno che discutibile: nel Belgietto francofono non ci sono partiti fascionazisti non perché non vanno in televisione ma perché il Belgio ha cominciato a non esistere 50 anni fa grazie alla sciagurata apertura di un re idiota, Baldovino, all’Islam arabo in cambio del petrolio; negli ultimi venticinque anni la situazione, abbondantemente matura, è marcita definitivamente e tutte le città sono di fatto dall’islamismo di conquista che ne ha fatto una enclave da cui partire con il beneplacito dell’Unione.</p>
<p>La pulsione diversamente dei figli di Lotta Continua è genetica e non tiene conto della realtà e della storia. Non tiene conto neanche della decenza e men che meno delle conseguenze: l’unica cosa che preoccupa i fogli di supporto è <strong>stroncare la remigrazione, bloccare le estreme dei Vannacci, le Le Pen, le Weidel, i Farage e ogni mezzo è buono</strong> a cominciare dalla comunicazione: troncare, sospire, truccare; si arriva ad indicare la revisione virtuosa dei discorsi di Trump che, come noto, avviene in duplice direzione: tagliandone le frasi sgradite o truccandole, facendogli dire quello che non dice nella chirurgia del taglia e cuci.</p>
<p>Il concetto è di elementare faziosità comunista: applicare, scrive questo Post, un cordone sanitario mediatico, cioè un insieme di regole per ridurre la visibilità di politici che hanno “<strong>idee razziste e antidemocratiche</strong>”, ovviamente a insindacabile giudizio dei partiti, i politici e i conduttori di servizio inclusionisti e democratici. Come all’assemblea studentesca: tu non parli, sei un fascista. Per consolarsi, il <em>Post</em> annota che analogo veto ha raggiunto anche un piccolo partito islamista radicale (sic), “Islam”. Ma qui cogliere la convinzione sottesa è più difficile. Non come per Trump che “fa spessissimo affermazioni razziste” e quindi ogni mezzo è lecito per fregarlo. Chissà il Donald quanto si preoccupa della tivù belga e del <em>Post</em> del figlio di Sofri.</p>
<p><strong>La censura, malattia infantile del comunismo, ne è la pulsione più vile e più ipocrita</strong>: non demolire gli argomenti dell’altera pars con la bontà dei propri, se ci sono, ma impedirli a prescindere. È lo stesso principio per cui i governanti delle sinistre europee, a cominciare dal disgraziato Starmer, vogliono chiudere la X di Elon Musk, unico dove si possono sapere le stragi ricorrenti, i roghi, le devastazioni sistematiche dell’Islam egemone. In Italia, oltre 70 atti di jihadismo a prato basso dopo Modena. Alla vigilia di Francia – Marocco i Servizi di tutta Europa condividono l’allarme circa una strategia di attacchi condivisi in diverse città e gli attacchi arrivano, Parigi nuovamente a ferro e fuoco, a Londra la polizia fugge in modo inverecondo davanti alle cariche dei maranza, molti agenti restano feriti, uno versa in fin di vita, attacchi e devastazioni scoppiano dappertutto. A Verona, chissà perché, piazza Bra viene sottoposta “a misure di guerra” e dire che comanda il sindaco del PD filoislamico. In Belgio non c’è bisogno di saccheggiare perché si fanno male da soli, la maggioranza islamica è da tempo assoluta. <strong>Ma i media democratici si coordinano per omettere completamente</strong> e se non è possibile almeno per minimizzare, per definire accettabili i saccheggi e le distruzioni, l’inammissibile reso accettabile nel segno del fatalismo.</p>
<p><strong>Cordone sanitario</strong>? Per chi? Per impedire la disperata difesa di ciò che resta? La remigrazione ci vorrebbe, nei Paesi nordici è partita, finalmente, secondo strategie specifiche e articolate: in Svezia li ricacciano sulla base del pregiudizio cioè se manifestano comportamenti incompatibili con usi, costumi e leggi nazionali (in Italia si preferisce liberarli, così possono subito ricamare le guance di ragazze disgraziatissime), in Norvegia gli hanno sospeso completamente il welfare. Misure anche drastiche, al limite dei confini democratici, ma a un certo punto inevitabili per il collasso sociale ed economico inevitabilmente seguito a 30 anni di assurdo Bengodi etnico sulla pelle degli indigeni, un autentico contro-razzismo spiegabile solo con un suicidio occidentale non esente da colossali corruttele. In Francia e Inghilterra misure del genere sono impensabili, inapplicabili,<strong> l’Inghilterra applica la legge contro i nativi e gli islamici osservano la loro sharia</strong>, i loro tribunali. <a href="https://www.nicolaporro.it/lunico-modo-per-dire-che-la-francia-e-africana/" target="_blank" rel="noopener">Per capire la situazione della Francia basta vedere la loro Nazionale di calcio</a>. In Italia si punta agli stessi risultati indicando con finto candore la strada del boicottaggio unilaterale, statale.</p>
<p>Davvero serve, davvero basta proibire un film come Citizen Vigilante ad amputare una opinione pubblica esasperata e sconvolta di una percezione in tutto reale? La presunzione comunista si dimostra patetica, la sua immaturità rifluisce nella paranoia tipica delle sensibilità totalitarie: ometti una verità, ripeti una bugia le mille volte e diventa l’unica realtà. Siccome oggi con la Rete integrata è più complicato, si deve operare a tutti i livelli. <strong>Così può passare la comunicazione jihadista che riesce, incredibilmente, a capovolgere ogni realtà su Gaza</strong> con la piena collaborazione dei media “democratici”. È la stessa preoccupazione che induce la corruptissima Unione Europea ad adottare il controllo delle chat private affidato ai fact checker prezzolati dei social, per giunta in modo disonesto, illegale, truccando la burocrazia del voto, aggirando la pronuncia contraria. Non è solo grande fratello, come si dice, è anche se non soprattutto<strong> un mezzo per fabbricare prove false, distruggere reputazioni, carriere, vite in modo chirurgico</strong> per chi critica vaccini, balle climatiche, fumisterie gender, insomma non si sottomette alla Narrazione e può, sarà inevitabilmente consegnato in pasto ai media in fama di pedofilo: qui il silenzio, il boicottaggio non si applicano, nella democrazia autoritaria da satelliti sovietici funziona il contrario, la gogna, la diffamazione, il Berja che dice “trovatemi l’uomo e io vi trovo l’accusa”.</p>
<p>Max Del Papa, 13 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-piano-per-limitare-vannacci-togliergli-la-parola-col-cordone-sanitario/">Il piano per limitare Vannacci: togliergli la parola col &#8220;cordone sanitario&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Ha fatto il saluto romano&#8221;. La delirante accusa a Vannacci, ma il video li sbugiarda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 07:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vannacci passeggia per strada e loro intonano Bella Ciao. Viareggio Antifascista pubblica il filmato e gli utenti social sberleffano l'ossessione antifà</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il</em> <em>Messaggero</em> parla di &#8220;siparietto discuribile&#8221;. <em>La Repubblica</em> rilancia con &#8220;un balletto a braccia tese&#8221;. Viareggio Antifascista è ancora più esplicita: &#8220;Nel video si vede come la moglie del generale accenni prima un impacciato saluto romano sostituito poi dal dito medio, seguita poi da suo marito Vannacci che invece approccia un balletto palesemente caratterizzato da saluti romani&#8221;. Ma il video, visto senza i paraocchi, dice tutt&#8217;altro.</p>
<p>Ma partiamo dall&#8217;inizio. Sabato sera a <strong>Viareggio</strong> il generale era a passeggio insieme alla moglie Camelia Mihailescu vicino a casa loro. Quando la coppia passa di fianco ad una piccola folla riunita intorno alla band <em>Complesso di Inferiorità</em>, questi decidono di intonare Bella Ciao. Una &#8220;accoglienza&#8221; magari goliardica, ma certo tutt&#8217;altro che favorevole al leader di Futuro Nazionale. Il quale non li prende a calci. Non tira fuori l&#8217;olio di ricino. Non chiama le squadracce nere per dare a quei birbantoni una bella lezione. No. Sorride. Si mette a ballare. Mentre la moglie, meno diplomatica, rivolge loro un innocuo dito medio.</p>
<p>Scontata l&#8217;indignazione social di Viareggio Antifascista che denuncia: &#8220;Nel video si vede come la moglie del generale accenni prima un <strong>impacciato saluto</strong> romano sostituito poi dal dito medio, seguita poi da suo marito Vannacci che invece approccia <strong>un balletto palesemente caratterizzato da saluti romani</strong> provocatori nei confronti delle persone che lo hanno accolto e cacciato al grido di Bella Ciao&#8221;. E aggiungono: &#8220;La propaganda vuol far vedere sempre l’accoglienza a suo favore che riceve nei suoi tour, noi invece vogliamo far vedere come proprio nella città che lo ospita, non è il benvenuto e questa è l’accoglienza che gli riservano i viareggini&#8221;.</p>
<p>Quindi fateci capire. Questo passeggia tranquillamente sotto casa tua, lo infastidite con <strong>Bella Ciao</strong> e lui, o la moglie, manco dovrebbe reagire? Cosa doveva fare: mettersi a intonare con voi l&#8217;inno della sinistra battagliera e antifà? Infatti sui social è tutto un chiedere ai canterini di Bella Ciao e ai giornali dove abbiano visto &#8216;sto benedetto saluto romano, che il generale non ha fatto. &#8220;Se vi guardate il video delle Las Kethups che cantano Asereje, o qualunque festa di paese in cui parte disgraziatamente una Macarena, sono sicuro che a un certo punto di entrambe potreste immortalare qualche saluto romano&#8221;, commenta ironico un utente.</p>

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		<title>I mammasantissima Ue hanno poco da dare lezioni a Vannacci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-mammasantissima-ue-non-possono-dare-lezioni-a-vannacci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 17:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Unione viole indagare sul partito europeo (ESN) del generale e di Afd. Ma questi hanno poco da parlare di democrazia. Vi ricordate i vaccini?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>Unione Europea</strong> non si fida di AdF e meno ancora di <strong>Vannacci,</strong> ne subodora infiltrazioni, sovvenzioni putiniane: tutto si può sospettare delle destre e ultradestre europee, ma il pulpito della cosca bruxellese non ha parvenza di fondamento essendo al di sotto di ogni sospetto, i suoi mammasantissima sono imbarazzanti e spesso impresentabili, scarti delle politiche nazionali parcheggiati nei falansteri, il loro vertice, una finta Baronessa dei vaccini e affari misteriosi, è una che autorizza l’aria condizionata dall’ottavo piano in su proibendola agli inferiori, alle plebi amministrate, una che in un mondo appena più decente di questo starebbe a ben altro fresco. Naturalmente nei castelli delle streghe e delle illegalità tutto ha da essere motivato secondo legalismo formale: “Il Parlamento ha deciso, con 414 voti favorevoli, 224 contrari e 18 astensioni, di chiedere all&#8217;Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee (APPF) di verificare se il partito politico Europe of Sovereign Nations (ESN) rispetti le condizioni per la registrazione e il finanziamento previste dal regolamento sullo statuto e sul finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee”.</p>
<p>Siccome questi non è che non abbiano niente da nascondere: hanno tutto da nascondere, “il voto si è tenuto a scrutinio segreto”. La UE delle dodicimilacinquecento lobby, delle infiltrazioni sorosiane, delle <strong>corruzioni quatarine</strong> o cinesi soffocate o congelate, per cui un augusto esponente mi diceva “non c’è neanche bisogno di offrirsi, i soldi arrivano da soli”, non ha titolo e non ha urgenza di stabilire la tenuta democratica del parà Vannacci: tutto quello che le preme è mantenersi come sistema, rigettare le possibili schegge impazzite e arginare l’effetto domino. Fateci caso: una come Ilaria Salis, che teoricamente sarebbe all’avanguardia dei movimenti sovversivi e anticapitalisti, non attacca mai, neppure indirettamente, la struttura in cui prospera, quel curioso ibrido di liberismo finanziario immerso nel dirigismo statalista dei falsi valori, lei come le Carola, come le Manon Aubry nell’ambiguità truffaldina ci si trovano come i sorci nel formaggio, ne sfruttano le rendite di posizione che conseguono da un sistema, più che trasversale, condiviso in cui l’unico valore è durare nel segno dell’affarismo di potere. A che servono i regolamenti europei? A veicolare i business articolati nella ragnatela lobbistica in una perenne distruzione non creatrice come per l’invasione organizzata, la scristianizzazione, la disumanizzazione, la distruzione industriale, la grande truffa delle rinnovabili, la pandemia circolare, la repressione sanitaria.</p>
<p>Non vogliono intrusioni e la buttano sul moralismo kantiano: “L&#8217;autorità indipendente procederà a verificare se ESN (la Sovranità Nazionale di Vannacci) <strong>rispetti i valori fondamentali dell&#8217;UE</strong>, quali la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, requisito necessario per la registrazione come partito politico europeo, conformemente alla procedura prevista dall&#8217;articolo 13 del regolamento. Il controllo democratico costituisce un elemento essenziale della procedura: un&#8217;eventuale futura decisione di cancellare un partito dal registro può entrare in vigore solo in assenza di obiezioni da parte del Parlamento o del Consiglio”. La paccottiglia retorica della UE è paccottiglia totalitaria, <strong>la cara Unione ha cura di introdurre il reato di pensiero per tutto</strong>: negazionista chi nega la sacralità del vaccino, i cambiamenti climatici, la percezione di genere. Dogmatismo e fanatismo stritolano mezzo miliardo di cittadini senza cittadinanza, vessati dall’ambientalismo tossico che non è solo una colossale balla, è il disastro immane di cui parlano Franco Battaglia, Franco Prodi, Alberto Prestininzi ed altri puntualmente insolentiti da quattro “divulgatori” parassitari o invasate in fama di attiviste. L’idea di Bruxelles di imporre l’ennesima stretta sulle polveri sottili entro il 2030 è, né più né meno, la condanna a morte dell’Italia dalla pianura padana, qualcosa di irragionevole e di insostenibile. Ma che ci può essere di ragionevole se i comandamenti che ispirano questa UE da prima ancora che nascesse sono: “l’Europa è fondata sulle crisi”, come ebbe a dire l’allora cancelliere Schmidt, concetto ridefinito 50 anni dopo da Von der Leyen con la “<strong>permacrisi”, crisi permanente</strong>? Inoltre, “esiste una sola realtà ed è la nostra”, parola dell’ex capo del WEF, Schwab, travolto da scandali finanziari e sessuali, nonché il “piegare l’arco della storia nella giusta direzione” dell’inaffondabile Soros.</p>
<p>Vigilare sulla tenuta democratica di partiti e movimenti risuona come cosa meritoria e perfino doverosa, ma a incaricarsene può mai essere una cosca di burocrati autoreferenziali, istituzionalmente irresponsabili? Può la democrazia essere amministrata, imposta secondo le logiche antidemocratiche di chi stabilisce che<strong> la democrazia ha un solo colore, un solo valore, una sola narrazione</strong>?</p>
<p>Max Del Papa, 7 luglio 2026</p>
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		<item>
		<title>&#8220;E se fosse&#8230;&#8221;. Ranucci, allusioni e depistaggi. E quell’avvertimento della Procura che apre scenari clamorosi…</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/e-se-fosse-ranucci-allusioni-e-depistaggi-e-quellavvertimento-della-procura-che-apre-scenari-clamorosi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Napolitano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 15:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spifferi e gossip di Palazzo dopo l'indagine su Lavitola, amico di Ranucci. Ma spuntò un deputato: chi ha depistato, e perché? </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-se-fosse-ranucci-allusioni-e-depistaggi-e-quellavvertimento-della-procura-che-apre-scenari-clamorosi/">&#8220;E se fosse&#8230;&#8221;. Ranucci, allusioni e depistaggi. E quell’avvertimento della Procura che apre scenari clamorosi…</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Depistaggi, lettere anonime e deputati. Cosa c’è dietro l’attentato a <strong>Sigfrido Ranucci?</strong> Una storia che si colora di mistero. La Procura dice: “Guardiamo in tutte le direzioni”. Ecco che quel “tutte le direzioni” diventa materia (preziosa) per spifferi e gossip di Palazzo. E se fosse…..</p>
<p>Mezze frasi e allusioni accompagnano la storia della bomba a Ranucci. Sorprende l’indagine contro <strong>Walter Lavitola,</strong> amico di Ranucci e compagno di cene. Che interesse avrebbe avuto Lavitola a piazzare una bomba contro Ranucci? Lui, l’ex faccendiere riabilitato dopo anni di carcere grazie alla ristorazione, non è mai stato sfiorato dalle inchieste giornalistiche di Report. E poi quei 4 arresti nella sperduta provincia di Avellino. Bassa manovalanza.</p>
<p>E ancora due misteri: le due lettere anonime recapitate alla Procura di Roma sui mandanti dell’attentato. La prima porta a un clan della provincia di Napoli, i cui componenti sono orami tutti in carcere. L’altra mette in mezzo <strong>un deputato di Fratelli d’Italia</strong>. Due operazioni di depistaggio. Fatte da chi? E perché?</p>
<p>Pasquale Napolitano, 7 Luglio 2026</p>
<p>Leggi anche:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/e-un-amico-non-capisco-ranucci-il-giallo-di-lavitola-indagato-per-strage/">Ranucci, indagato Lavitola: &#8220;È mio amico, non capisco&#8221;</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-se-fosse-ranucci-allusioni-e-depistaggi-e-quellavvertimento-della-procura-che-apre-scenari-clamorosi/">&#8220;E se fosse&#8230;&#8221;. Ranucci, allusioni e depistaggi. E quell’avvertimento della Procura che apre scenari clamorosi…</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Hanno rubato 80 fiale di fentanyl&#8221;. È allarme: riunione d&#8217;urgenza a Palazzo Chigi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/hanno-rubato-80-fiale-di-fentanyl-e-allarme-riunisce-durgenza-a-palazzo-chigi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 13:16:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fentanyl]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ispezione del ministero della Salute all'ospedale israelitico. A denunciare è stato il responsabile della farmacia. Il vertice le autorità coinvolte</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hanno-rubato-80-fiale-di-fentanyl-e-allarme-riunisce-durgenza-a-palazzo-chigi/">&#8220;Hanno rubato 80 fiale di fentanyl&#8221;. È allarme: riunione d&#8217;urgenza a Palazzo Chigi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Dopo il furto di <strong>80 fiale di fentanyl</strong> dalla farmacia dell&#8217;<strong>ospedale Israelitico</strong> di Roma, da cui avrebbero potuto essere ricavate fino a circa <strong>20.000 dosi destinate al mercato illecito</strong>, a Palazzo Chigi è scattato l&#8217;allarme. Secondo quanto riferiscono fonti della Presidenza del Consiglio, desta particolare preoccupazione la condotta di chi aveva il compito di garantire la custodia e la sicurezza di questi farmaci, nonostante le stringenti procedure previste per il loro accesso e la loro conservazione.</p>
<p>Le stesse fonti spiegano che nel primo pomeriggio il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, <strong>Alfredo Mantovano,</strong> ha convocato e presieduto una riunione d&#8217;urgenza a Palazzo Chigi. All&#8217;incontro hanno preso parte, tra gli altri, il capo di Gabinetto del Ministero della Salute, il direttore della Direzione generale per i Servizi antidroga, il direttore generale della Direzione Salute della Regione Lazio e i dirigenti del Dipartimento per le Politiche contro le dipendenze della Presidenza del Consiglio.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/non-ho-seguito-parte-lintervista-figuraccia-di-salis/">&#8220;Non ho seguito&#8230;&#8221;. Parte l&#8217;intervista, figuraccia di Salis</a><em> di Max del Papa</em></li>
</ul>
<p>Nel corso della riunione, fanno sapere sempre le fonti, &#8220;è stata ribadita la necessità di assicurare il rispetto delle <strong>procedure previste</strong> per la gestione dei medicinali ad alto rischio, al fine di tutelare la salute pubblica e di prevenire il ripetersi di episodi analoghi&#8221;. Sul caso stanno indagando i Carabinieri del Nas e il Ministero della Salute ha disposto un&#8217;ispezione. &#8220;Nei prossimi giorni &#8211; viene spiegato &#8211; sarà riconvocato a Palazzo Chigi il tavolo di monitoraggio sull&#8217;attuazione del Piano anti-fentanyl, con l&#8217;obiettivo di far applicare da tutti i soggetti interessati le cautele e i controlli necessari&#8221;.</p>
<p>A denunciare il furto è stata la responsabile della farmacia dell&#8217;ospedale. Le 80 fiale si trovavano nella cassaforte dell&#8217;israelitico di Roma e, lo scorso 24 giugno, la donna &#8211; dopo essersi accorta dell&#8217;ammanco &#8211; si è presentata alla stazione dei carabinieri del Trullo per segnalare il furto.</p>
<p>Il <strong>fentanyl</strong> è un oppioide sintetico <strong>estremamente potente,</strong> utilizzato in medicina per trattare il dolore intenso, soprattutto nei pazienti oncologici o durante gli interventi chirurgici. È circa 50-100 volte più potente della morfina. Se usato senza controllo medico o assunto illegalmente, può provocare rapidamente <strong>overdose</strong> e depressione respiratoria, spesso fatale. Negli ultimi anni è diventato una delle principali cause della <strong>crisi degli oppioidi negli Stati Uniti</strong>, anche perché viene spesso mescolato ad altre droghe senza che chi le assume ne sia consapevole.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p><iframe title="Cosa succede quando si assume il Fentanyl? Gli effetti sul corpo e sul cervello" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/CqlOZ5o3v7k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hanno-rubato-80-fiale-di-fentanyl-e-allarme-riunisce-durgenza-a-palazzo-chigi/">&#8220;Hanno rubato 80 fiale di fentanyl&#8221;. È allarme: riunione d&#8217;urgenza a Palazzo Chigi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Non ho seguito&#8230;&#8221;. Parte l&#8217;intervista, figuraccia di Salis</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-ho-seguito-parte-lintervista-figuraccia-di-salis/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 12:54:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Salis]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=330373</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ilaria è una professoressa globale, pozza di scienza &#038; coscienza, come apre bocca è un segnale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-ho-seguito-parte-lintervista-figuraccia-di-salis/">&#8220;Non ho seguito&#8230;&#8221;. Parte l&#8217;intervista, figuraccia di Salis</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Niente. Faccio <em>outing</em>, <em>coming out</em> e <em>mea culpa</em>. Soprattutto questa. Quante volte ho sfottuto crudelmente la polvera <strong>Ilaria Salis,</strong> vanto e orgoglio del made in Italy in Europa, con i miei pezzi pateticamente martellanti? Bene, lo dico qui a voi, amici, compagni, proletari di tutto il mondo unitevi e sputatemi in faccia: non avevo capito niente, io l’avevo sottovalutata Ilaler, invece è un genio e lo sostengo senz’ombra di sarcasmo. Un fenomeno, un genio puro, capace oltretutto di citazionismi che un <strong>Frank Zappa</strong> levati proprio. Il livello di comunicazione di Salis è semplicemente troppo evoluto, troppo elevato, direi quasi troppo sidereo per voi, straccioni “merdajoli e servi della gleba” e per me, che l’ho presa in giro per anni senza capire che era lei a prendere in giro noi.</p>
<p>Perché una che va a <strong>Verona,</strong> novella <strong>Giulietta</strong> non da balcone ma da battaglia, e in 30 secondi sa offrire così tanto è degna delle migliori avanguardie novecentesche, è roba da dadaisti sul Monte Verità che incontrano il surrealismo con una spruzzata di brutalismo. <strong>Onore dunque alla compagna Ilaria</strong> che, a domanda su come valuti l’operato del compagno sindaco veronese Tommasi, risponde, secca: <em>mah, sa, io non è che l’ho seguito, io vengo dal nordovest</em>. E qui, che le vuoi dire se non ti adoro? Una battuta folgorante, che oltrepassa Jaques Tati, Achille Campanile e <strong>Lino</strong> <strong>Banfi</strong>. Pensateci un attimo: “Onorevole Salis, cosa le pare della giunta Tommasi qui a Verona?”. “Ma che ne so, io vengo da Monza!”. Pare una tavola di Jacovitti. Non basta. Perché lo stesso balbettare in apparenza scomposto, “guardi, io non non non… ho ho ho… seguito uhm uhm… così a fondo… ih! (risolino) la politica eh ah uh locale ih ih!”, non è, come all’apparenza uno potrebbe equivocare, sintomo di poca chiarezza mentale bensì, appunto, citazione coltissima, raffinatissima, inafferrabile anzitutto dei Mondiali epici dell’82 – e noi sappiamo quanto ci manchi un Mondiale da 12 anni, dunque è anche questa una distillata polemica tutta politica: pare, infatti, una doppia evocazione di Dino Zoff, “ci fu… una deviazione… di di di di di di di di di di… Bèeergomi, con la cossia…” e, insieme, del mummiare pipesco di “Bèarzot”, come lo chiamava Brunetto Conti; ma in quella pantomima coltissima entra anche il Blasco da stadio, “eeeeh… oooh… aaaah!”.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">La &quot;preparatissima&quot; ILARIA SALIS a Verona:<br>&quot;Qui aumentano le ronde fasciste Tommasi? Non conosco la realtà locale&quot;<br>&quot;Sono a Verona per portare il mio sostegno anti fascista e per condannare le ronde squadriste che ci sono in città&quot;. Cosi Ilaria Salis arrivata nel capoluogo… <a href="https://t.co/TcUw7ueyXC">pic.twitter.com/TcUw7ueyXC</a></p>&mdash; Virna (@Virna25marzo) <a href="https://x.com/Virna25marzo/status/2072954216679706923?ref_src=twsrc%5Etfw">July 3, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
<p>Mettiamoci anche, per completare il tutto,<strong> la mimica irresistibilmente evocatoria di Stanlio</strong>, che chiaramente serve a prendere in giro l’intervistatore, è uno sfoggio di cultura cinefila d’altri tempi, come a dire: tu sei ridicolo e io mi adeguo. Ilaria, sei divina! Sei una forza della natura! Il resto dell’intervista è repertorio tutto imbastito su “le destre”, “il fascismo”, immancabile, irrinunciabile un cavallo di battaglia che non muore mai, la “costituzione improntata e nata sull’antifascismo” (non è vero ma ci credo). Però, attenzione, anche qui, col guizzo della fuoriclasse assoluta, Salisaler sa offrire colpi di maestra fulminei, che solo al var si possono apprezzare: per dire, quando a un certo punto condanna “il proliferare delle ronde fasciste di estrema destra” e l’intervistatore, che cerca di provocare, le chiede “di estrema destra perché?” lei risponde, secca, precisa: “Perché sono di destra”. Vien giù il teatro, e anche l’Arena, dagli applausi, siamo oltre <strong>Paolo Panelli:</strong> “Il bricoleur… è il bricoleur”.</p>
<p>Guardate che noi qui abbiamo un tesoro, un patrimonio dell’umanità ed è ora di basta di sfotterla. Anche i tragici vestitini che lei sfoggia sono in realtà manifesti programmatici della proletarialità istituzionale, voi mi avete eletta, io giro il mondo, “solidarietàpopolocubanoooh”, in top classe e hotel deluxe dove ospito gli amici, ma non sapete che il mio modello esistenziale resta sempre la signora Pina, moglie del rag. Fantozzi Ugo. Il benessere non mi ha cambiato, resto una figlia sana del matriarcato del nordovest, Monza-Brianza, occupazioni &amp; casseoula.</p>
<p>Altro che maestrina precaria, <strong>Ilaria è una professoressa globale</strong>, pozza di scienza &amp; coscienza, come apre bocca è un segnale, un rimando, una occasione per approfondire ciò che neppure immaginiamo. E se alle volte sembra divertirci, lo fa solo per renderci un po’ più sopportabile questo <em>zeitgeist</em>, questa <em>weltanschauung</em> così oppressiva, ingombrante, gravosa del peso delle destre remigrazioniste e fasciste. “Una città ah eh uh come molte altre eh ah oh dove uh uh ah avvengono ronde eh eh eh messe in atto oh oh oh dall’estremadestra oh ah ah…”. <strong>Le ronde avvengono, amici, compagni</strong>. Già! Non si organizzano, si mettono in atto; non si fanno, “avvengono”. Qui c’è il tocco finale, futurismo marinettiano compromesso con l’oltranzismo avanguardista del Gruppo ‘63, i collage semantici, i puzzle sintattici. E che volete di più? Io voglio Ilaria, e la voglio tutta per me, solo per me. Voglio essere il suo galoppino, il suo compagno di lotte, il suo ospite di suite. Se ci sta, <strong>sono pronto a prendere la tessera di AVS</strong> e a votarmi alle rinnovabili contro il riscaldamento globale che, come ha appena detto Bonelli, ispirato dalla sua esperta della crema solare, c’è ed è colpa della Meloni.</p>
<p>Max Del Papa, 3 luglio 2026</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/lultimo-video-comizio-di-salis-e-stato-agghiacciante/">L&#8217;ultimo video-comizio di Salis è stato agghiacciante</a> di Max del Papa</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-ho-seguito-parte-lintervista-figuraccia-di-salis/">&#8220;Non ho seguito&#8230;&#8221;. Parte l&#8217;intervista, figuraccia di Salis</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Vi spiego perché la remigrazione non è una deportazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 15:01:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[remigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rimpatriare chi non ha diritto di restare non è xenofobia, ma applicazione della legge. Il vero scandalo è uno Stato che rinuncia a difendere confini, regole e identità</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una parola che oggi basta pronunciare per scatenare il riflesso pavloviano dell’indignazione: <strong>remigrazione</strong>. La si presenta come un concetto violento, assolutista, totalitario, quasi il manifesto di uno Stato xenofobo pronto a perseguitare intere popolazioni. In realtà, come spesso accade nel dibattito pubblico, prima ancora di discutere il contenuto si demonizza la parola, che è il modo più comodo per non affrontare il problema che quella parola descrive.</p>
<p>Fatta eccezione per quella volontaria, la remigrazione non è altro che il ritorno nel Paese d’origine di chi non ha titolo giuridico per restare nel territorio di uno Stato straniero. La si può chiamare rimpatrio, allontanamento, espulsione, rientro forzato, ma <strong>la sostanza non cambia</strong>. Ogni ordinamento giuridico prevede che chi entra o permane illegalmente in un territorio nazionale vada accompagnato fuori da quel territorio. Non è una stranezza ideologica, ma la normale reazione di un ordinamento giuridico alla violazione delle regole di ingresso e soggiorno.</p>
<p>Quindi, sarebbe anche ora di <strong>dismettere l’ipocrisia tutta italiana</strong> per cui alcune leggi esistono per essere applicate e altre per restare sulla carta. Se una norma disciplina l’ingresso, il soggiorno e l’allontanamento dello straniero irregolare, quella norma non può diventare facoltativa solo perché applicarla produce effetti politicamente scomodi. Uno Stato che scrive le regole e poi rinuncia a farle rispettare non è umano, è semplicemente debole e la debolezza statale, alla lunga, non tutela nessuno.</p>
<p>Per questo, è profondamente <strong>scorretto accostare i concetti di remigrazione e deportazione</strong>. Il termine deportazione evoca, non casualmente, le pagine più tragiche del Novecento: popolazioni sradicate dalla propria patria, trascinate lontano dai luoghi in cui vivevano, perseguitate per ciò che erano e non per ciò che avevano fatto. Il pensiero corre inevitabilmente alla Shoah e agli ebrei europei deportati verso i campi di sterminio.</p>
<p>Questo tragico e sleale accostamento dimostra<strong> la fallacia e la mala fede dell’argomentazione</strong>. La deportazione consiste nel portare uomini, donne e bambini lontano dal proprio Paese, dalla propria casa o dalla propria comunità, eventualmente verso la persecuzione e la morte. La remigrazione, all’opposto, è riferita agli stranieri privi di titolo e consiste nel ricondurli verso il loro Paese d’origine.<br />
Pertanto, i due termini non sono sinonimi, ma contrari. Naturalmente, ogni misura di allontanamento deve rispettare procedure, garanzie, verifiche individuali e limiti umanitari. Nessuno Stato di diritto può agire per categorie indistinte o per vendetta politica, ma questo non significa che lo Stato debba rinunciare alla propria sovranità. Semplicemente, deve esercitarla secondo diritto.</p>
<p>Scandalizzarsi per la remigrazione in sé è dunque un artificio retorico piuttosto fragile che nasconde la tentazione, tipicamente italiana, di <strong>ignorare talune leggi</strong>. Per fare un parallelo, è come scandalizzarsi dell’arresto di un malvivente perché ne limita la libertà personale. Certo che la limita, ma nessuno può considerare l’arresto isolandolo dal suo indefettibile presupposto: la commissione di un reato, la necessità di impedire la fuga o il pericolo per la collettività. Allo stesso modo, non si può giudicare il rimpatrio guardando soltanto all’effetto finale — l’allontanamento coattivo di una persona — e dimenticando il presupposto: l’ingresso o la permanenza senza diritto nel territorio di uno Stato sovrano.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/rimpatrio-per-la-sinistra-e-la-parola-proibita-che-scatena-listeria/">Rimpatrio? Per la sinistra è la parola proibita che scatena l’isteria</a></li>
</ul>
<p>Peraltro, la politica della remigrazione non ha soltanto una dimensione amministrativa o giuridica. Ha anche una <strong>dimensione politica più ampia</strong>, che riguarda il diritto dei popoli a conservare la propria tradizione storica, culturale e civile; quella che il filosofo britannico Roger Scruton definiva come il patto silenzioso che lega tre generazioni: i vivi, i morti e i non ancora nati. Ogni comunità nazionale ha il diritto di non essere trasformata contro la propria volontà da fenomeni migratori esorbitanti, da ingressi illegali di massa sfuggiti di mano, da politiche di integrazione fallite o da una rinuncia preventiva alla propria identità.</p>
<p><strong>Difendere la propria civiltà non significa odiare quella altrui</strong>. Significa sapere che una nazione non è soltanto un mercato del lavoro, un territorio amministrativo o una somma di individui casualmente residenti nello stesso luogo. Una nazione è lingua, memoria, diritto, costumi, istituzioni, simboli, educazione, senso del limite e appartenenza. Se questi elementi vengono dissolti da fenomeni di massa incontrollati, non nasce una società più aperta, ma più fragile, più conflittuale e meno capace di riconoscersi.</p>
<p>Per questo, una politica seria dell’emigrazione non si esaurisce nell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione, ma si accompagna a una politica culturale, educativa e civile: insegnamento della lingua, rispetto delle leggi, centralità della cultura nazionale, integrazione vera per chi ha titolo a restare e rifiuto dell’idea che lo Stato debba semplicemente subire qualunque trasformazione demografica come un destino inevitabile. Anche i flussi migratori devono essere effettivamente necessari, sostenibili, proporzionati alla capacità reale di integrazione e compatibili con la tenuta sociale, culturale ed economica della comunità che accoglie. Il diritto non è fatto solo di accoglienza, ma anche di <strong>confini, doveri, conseguenze</strong>. Uno Stato che non fa rispettare le proprie regole di ingresso non è più umano, ma semplicemente meno Stato e, presto o tardi, finisce per non proteggere né gli stranieri regolari né i cittadini e collassa.</p>
<p>Per questo la remigrazione, liberata dalle caricature ideologiche, non è una parola mostruosa e indica una semplice conseguenza giuridica: <strong>chi non ha diritto di stare in un Paese deve tornare nel proprio</strong>. Non per odio né per vendetta, ma perché il diritto, quando viene violato, va ripristinato, come quando si arresta un malvivente e lo si sottopone alle previste conseguenze giuridiche. Né più né meno.</p>
<p>Giorgio Carta, 1 luglio 2026</p>
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		<title>&#8220;Faceva pomp*ni alle trans nei bagni&#8221;. Al Pride il comizio choc contro Salvini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 07:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Pride]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'indegna performance dal carro del Pride di Milano con a bordo anche Elodie e la compagna. Sui social la rivolta: "Pessimo, questo non ci aiuta"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parole al vento, parole al <strong>Pride</strong>, accuse senza senso che non hanno provocato alcun tipo di protesta tra i presenti alla sfilata di Milano (dove, tra gli altri, era presente anche Elly Schlein). Il &#8220;performer&#8221; Lorenzo Pezzotti ad un certo punto ha preso la parola, ha inforcato il microfono e ha accusato <strong>Matteo</strong> <strong>Salvini</strong> di ipocrisia. Nel peggiore dei modi.</p>
<p>Pezzotti ha infatti raccontato di aver conosciuto il ministro dei trasporti a Ponte di Legno durante la festa della birra. &#8220;<strong>Faceva pomp*ni alle trans</strong> &#8211; ha detto, senza che nessuno cercasse di fermarlo &#8211; E aspetto che mi smentisca. Io presentavo la festa della birra con Bossi e tu facevi pomp*ni alle mie amiche nei bagni chimici&#8221;. Al suo fianco sfilavano Elodie e la compagna Francesca.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1744095346752209%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Se vorrà Salvini risponderà a questo delirante comizio. O magari preferirà ignorarlo del tutto, e forse sarebbe pure meglio così. Da registrare però ci sono le reazioni al video della &#8220;performance&#8221; del performer Pezzotti. &#8220;E pensare che li ci sono pure i bambini&#8221;, scrive qualcuno disgustato. &#8220;Io sono una transessuale e non ho mai partecipato ad un pride.<strong> Non devo mettermi in ridicolo</strong>, per avere dei &#8216;diritti&#8217; che nemmeno mi interessa avere&#8221;, ribatte un altro utente. E ancora: &#8220;Questo non alimenta la nostra battaglia, ci fa solo scendere al suo livello. Pessimo tutto&#8221;.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Elly Schlein scatenata balla e canta in strada al Milano Pride" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/5SIPk867Kc0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/faceva-pompni-alle-trans-nei-bagni-al-pride-accuse-choc-contro-salvini/">&#8220;Faceva pomp*ni alle trans nei bagni&#8221;. Al Pride il comizio choc contro Salvini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Alemanno-Vannacci, perché la cena fa tremare la destra romana</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/alemanno-vannacci-perche-la-cena-fa-tremare-la-destra-romana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 17:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro un incontro apparentemente informale potrebbe nascondersi una strategia destinata a pesare sulle prossime elezioni del Campidoglio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/alemanno-vannacci-perche-la-cena-fa-tremare-la-destra-romana/">Alemanno-Vannacci, perché la cena fa tremare la destra romana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In politica i segnali contano. Spesso molto più delle dichiarazioni ufficiali. E allora un dettaglio apparentemente secondario potrebbe assumere un significato politico tutt&#8217;altro che marginale: la prima cena di Gianni Alemanno dopo l&#8217;uscita dal carcere non è stata con parenti, amici di lunga data o esponenti della sua vecchia galassia politica.</p>
<p>È stata con <strong>Roberto Vannacci</strong>. Un&#8217;immagine che ha inevitabilmente attirato l&#8217;attenzione di media e osservatori. Perché proprio Vannacci? Perché proprio in un momento così delicato e, al tempo stesso, così simbolico? E soprattutto: si è trattato soltanto di un gesto di amicizia e vicinanza personale oppure di un segnale politico chiaro destinato a produrre i suoi effetti già nei prossimi mesi? Chiariamolo fin dall&#8217;inizio: <strong>non esistono risposte certe</strong> a questi interrogativi, se non qualche dichiarazione a caldo rilasciata da Alemanno all&#8217;uscita dal carcere.</p>
<p>Esistono però degli indizi. E gli indizi, in politica, meritano sempre di essere osservati e interpretati. Da tempo il generale lavora alla costruzione di una propria rete territoriale. In diverse città si parla già della ricerca di candidati che potrebbero correre alle prossime elezioni amministrative sotto il simbolo di<strong> Futuro Nazionale,</strong> anche senza il sostegno del centrodestra.</p>
<p>L&#8217;obiettivo sembrerebbe essere quello di misurare sul campo <strong>la forza di un progetto autonomo</strong>, capace di attrarre consenso al di fuori degli schemi tradizionali delle coalizioni. Se è davvero questa la strategia del generale, allora Roma non può che rappresentarne uno snodo cruciale. Ed è proprio qui che il nome di Alemanno potrebbe tornare improvvisamente d&#8217;attualità. L&#8217;ex sindaco della Capitale dispone ancora di una notorietà che pochi altri esponenti della destra romana possono vantare.</p>
<p>Ha già guidato il Campidoglio, conosce a fondo la città e continua a rappresentare un punto di riferimento per una parte dell&#8217;elettorato conservatore e identitario. Per questo vale la pena domandarsi: Vannacci potrebbe <strong>vedere in Alemanno il candidato ideale</strong> per una corsa autonoma a Roma nel 2027? Potrebbe considerarlo la figura più adatta per lanciare il guanto di sfida a centrosinistra e centrodestra? Potrebbe immaginare di affidare proprio all&#8217;ex sindaco la missione di misurare il peso elettorale di Futuro Nazionale nella capitale?</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/un-anno-dopo-alemanno-torna-libero/" target="_blank" rel="noopener">Un anno dopo, Alemanno torna libero</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/alemanno-vannacci-e-il-rientro-in-fondazione-an-ecco-quale-sara-liter/" target="_blank" rel="noopener">Alemanno, Vannacci e il rientro in Fondazione An: ecco quale sarà l&amp;#8217;iter</a></li>
</ul>
<p>La fotografia della cena, naturalmente, <strong>non prova nulla.</strong> Ma nemmeno può essere liquidata come un episodio irrilevante. E il fatto che Alemanno abbia scelto di condividere la sua prima cena da uomo libero proprio con Vannacci non può non alimentare dubbi e interrogativi.</p>
<p>E se dietro quei sorrisi e quelle risate ci fosse già una riflessione sul futuro della destra romana? E se la prima cena di Gianni Alemanno fuori dal carcere fosse stata, in realtà, <strong>il primo tassello di un progetto politico con vista sul Campidoglio</strong>, destinato a prendere forma nei prossimi mesi?</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 26 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/alemanno-vannacci-perche-la-cena-fa-tremare-la-destra-romana/">Alemanno-Vannacci, perché la cena fa tremare la destra romana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Record storico a un passo, ma per Meloni il pericolo è dietro l&#8217;angolo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/record-storico-a-un-passo-ma-per-meloni-il-pericolo-e-dietro-langolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:15:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328695</guid>

					<description><![CDATA[<p>La legislatura più longeva della Repubblica potrebbe presto trasformarsi in una corsa senza obiettivi. Il fattore tempo non gioca necessariamente a favore dell'esecutivo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/record-storico-a-un-passo-ma-per-meloni-il-pericolo-e-dietro-langolo/">Record storico a un passo, ma per Meloni il pericolo è dietro l&#8217;angolo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una precisa domanda che prima o poi <strong>Giorgia Meloni</strong> dovrà porsi: conquistato il primato di <strong>longevità</strong> nella storia repubblicana, avrà ancora senso andare avanti a tutti i costi fino all&#8217;ultimo giorno della legislatura?</p>
<p>La questione posta non è, come spesso accade, ideologica. È politica. Ed è tanto più attuale quanto più il dibattito pubblico sembra essersi concentrato sulla durata dell&#8217;esecutivo come se essa, da sola, fosse sinonimo di successo. Certo, la stabilità è un valore. Dopo decenni di governi dalla durata spesso effimera, <strong>l&#8217;Italia aveva un disperato bisogno di continuità</strong>. Ma la continuità non può rappresentare un obiettivo; semmai, è lo strumento attraverso cui perseguire gli obiettivi prefissati.</p>
<p>Anche perché, sia chiaro, non sempre il tempo che passa lavora a favore di chi governa. Al contrario. Più si prolunga una legislatura, più cresce il rischio che il malcontento sociale finisca per scaricarsi sull&#8217;esecutivo e, soprattutto, sul suo leader. È una dinamica fisiologica. D&#8217;altronde, l&#8217;inflazione, le incertezze del quadro geopolitico, le criticità sul fronte della sicurezza e le difficoltà delle famiglie, alle prese con l&#8217;erosione del potere d&#8217;acquisto, non cercano certo responsabili nelle opposizioni.</p>
<p>Nel frattempo, concedere altri mesi agli avversari significa offrire loro il bene più prezioso in politica: il tempo. Le opposizioni, oggi ancora frammentate e<strong> incapaci di presentarsi come</strong> <strong>una vera alternativa di governo</strong>, avrebbero l&#8217;opportunità di riorganizzarsi, trovare una sintesi programmatica e costruire una proposta politica più credibile. Lo stesso vale per quell&#8217;area centrista e civica che continua a cercare uno spazio autonomo e che potrebbe approfittare del logoramento della maggioranza per consolidarsi.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro fattore che il centrodestra non può ignorare. Il tempo favorisce anche la crescita di possibili concorrenti interni al suo stesso campo. <strong>Roberto Vannacci</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/che-grana-per-fdi-vannacci-entra-ufficialmente-nella-fondazione-an/" target="_blank" rel="noopener">continua a registrare un consenso personale in costante crescita</a>. Più si prolunga la legislatura, più aumenta la possibilità che questo consenso si strutturi e si trasformi in una forza capace di sottrarre voti e rappresentanza ai partiti della destra tradizionale.</p>
<p>A rendere più complesso il quadro contribuisce la non semplice situazione degli alleati. La Lega di <strong>Matteo Salvini</strong> appare da tempo in una fase di profonda difficoltà politica, elettorale e persino di leadership. <strong>Forza Italia,</strong> dal canto suo, potrebbe essere tentata di volgere lo sguardo altrove e valutare schemi politici differenti rispetto al tradizionale perimetro del centrodestra.</p>
<p>A ciò si aggiunge una questione di merito. Quali grandi risultati può realisticamente conseguire il governo nei prossimi mesi? Sul fronte <strong>migratorio</strong> e della <strong>sicurezza</strong> gli spazi di manovra appaiono estremamente limitati. Molte delle misure considerate più incisive sono già state adottate, con risultati inferiori alle aspettative, mentre le dinamiche internazionali e i vincoli europei rendono difficile immaginare svolte radicali.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/i-dati-social-che-spiegano-il-caso-meloni-e-la-rabbia-di-trump/">I dati social che spiegano il caso Meloni e la rabbia di Trump</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/vannacci-parlano-di-noi-perche-la-stoccata-di-meloni-alla-sinistra/" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Vannacci? Parlano di noi perché sono in difficoltà&#8221;. La stoccata di Meloni alla sinistra</a></li>
</ul>
<p>Sul <strong>piano economico</strong> la situazione non appare più semplice. La prossima legge di bilancio dovrà fare i conti con risorse limitate e margini di manovra assai ristretti. La coperta è corta: ogni intervento a favore di una categoria rischia di sottrarre risorse a un&#8217;altra. È difficile attendersi misure capaci di modificare sensibilmente il clima politico del Paese.</p>
<p>Quanto alle riforme, l&#8217;agenda appare sostanzialmente bloccata. L&#8217;esito referendario ha inevitabilmente rallentato il percorso riformatore e ridotto l&#8217;ambizione iniziale dell&#8217;esecutivo. Il rischio è quello di trascinare la legislatura in una lunga fase amministrativa, senza grandi obiettivi da raggiungere e senza veri risultati da rivendicare.</p>
<p>Per questo la domanda resta aperta. Se nei primissimi giorni di settembre il governo avrà conquistato<strong> il primato di longevità</strong> che molti considerano un traguardo storico, quale sarà il valore aggiunto di una prosecuzione a oltranza dopo quella data? Continuare soltanto per completare una legislatura che, sotto molti aspetti, sembra aver esaurito la propria spinta propulsiva potrebbe trasformare un potenziale punto di forza in un pericoloso fattore di logoramento.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 25 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/record-storico-a-un-passo-ma-per-meloni-il-pericolo-e-dietro-langolo/">Record storico a un passo, ma per Meloni il pericolo è dietro l&#8217;angolo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>I dati social che spiegano il &#8220;caso Meloni&#8221; e la rabbia di Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 19:36:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328501</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il retroscena che spiega la rabbia del Presidente USA. Un filmato da 20 milioni di clic lo mostra "bacchettato" dalla Meloni. Boom di interazioni e sentiment anti-Trump, +71%</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La politica internazionale oggi si gioca sui social. L&#8217;ultimo scontro tra <strong>Giorgia Meloni</strong> e Donald Trump ne è la dimostrazione. Per capire la reazione del Presidente USA, che ha sostenuto che la premier avesse &#8220;pregato&#8221; per una foto, bisogna guardare ai dati di Socialcom: dietro l&#8217;attacco c’è un danno reputazionale subito dal Tycoon, nato da un cortocircuito virale. Il video giapponese che ha fatto impazzire il web Tutto inizia al G7. Il 16 giugno un account giapponese ripubblica il video dello scambio tra Meloni, Trump e Costa, evidenziando l’assertività della premier. Il contenuto diventa virale: 20 milioni di visualizzazioni e 1,5 milioni di interazioni complessive nel mondo. Meloni diventa un’eroina globale: i commenti la descrivono come una leader capace di mettere al suo posto il presidente USA. La contromossa (simbolica) di Trump Meloni non cerca la legittimazione di Trump: è lei a dettare il tono. Il Presidente USA ne esce ridimensionato e cerca di ribaltare il rapporto di forza con le sue dichiarazioni. L&#8217;attacco personale è arrivato dopo che la narrazione globale aveva trasformato quell&#8217;incontro in una sua sconfitta d&#8217;immagine. Gli italiani superano la polarizzazione: tutti con la Premier Di fronte all&#8217;attacco di Trump, gli italiani hanno fatto quadrato attorno alla premier.</p>
<p>I numeri:</p>
<p>● Nei giorni 19-20 giugno, Giorgia Meloni registra un +164% di conversazioni e un +39% di interazioni rispetto alla intera settimana precedente.</p>
<p>● Ogni post sullo scontro, nei canali della premier, ha raccolto 3 volte le interazioni medie per contenuto.</p>
<p>● In totale, 2,7 milioni di condivisioni, commenti e like per esprimerle solidarietà. Il sentiment negativo verso il Presidente USA è schizzato del 71% nei giorni 19 e 20 giugno. Gli italiani hanno messo da parte il tifo di fazione.</p>
<p>La ricerca completa sul sito <a href="http://www.socialcomitalia.com" target="_blank" rel="nofollow">www.socialcomitalia.com</a></p>
<p>Luca Ferlaino, 23 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>Sul femminicidio ha ragione Vannacci (e vi spiego perché)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/femminicidio-la-legge-simbolo-che-nessuno-osa-criticare/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/femminicidio-la-legge-simbolo-che-nessuno-osa-criticare/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le dichiarazioni dell’europarlamentare riaccendono il dibattito sul nuovo reato di femminicidio: tra dubbi costituzionali, efficacia della norma e necessità di una reale prevenzione della violenza di genere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/femminicidio-la-legge-simbolo-che-nessuno-osa-criticare/">Sul femminicidio ha ragione Vannacci (e vi spiego perché)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutti si aspettavano, ogni volta che il <strong>Generale Vannacci</strong> apre bocca (e non scrivete più “ex generale”, perché esistono precise norme del Codice dell’Ordinamento Militare che regolano l’eventuale perdita del grado), si scatena un putiferio che, peraltro, come affermato dallo stesso europarlamentare, non fa che aumentare, in maniera esponenziale, il numero dei suoi simpatizzanti.</p>
<p>L’ultima pietra dello scandalo è stata l’affermazione di Vannacci a proposito del femminicidio che, sempre secondo il leader di Futuro Nazionale, «non esiste. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità». E ancora: «Così come esiste la violenza sulle donne, esiste quella sugli anziani e non c’è un<strong> “anzianicidio”.</strong> Sono contrario al femminicidio: è un omicidio come tutti gli altri. Non c’è bisogno di una fattispecie specifica».</p>
<p>Subito sono partiti gli strali contro il Generale, <strong>accusato da destra e da sinistra di aver sminuito la gravità del fenomeno,</strong> fino a contestargli di voler negare l’esistenza stessa della violenza di genere e, quindi, in qualche modo, di offendere la memoria delle tante vittime e ledere la dignità delle donne. Ma realmente l’affermazione del Generale può arrivare a tanto? A mio avviso no, e vi spiego perché.</p>
<p>Il Generale, in fondo, con le sue affermazioni ha contestato solamente l’articolo 577-bis del Codice penale che disciplina il reato di femminicidio, introdotto dall’art. 1, comma 1, lettera a), <strong>della legge 2 dicembre 2025,</strong> n. 181. Tale articolo prevede l’ergastolo per chiunque cagioni la morte di una donna «quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio in quanto donna, oppure in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo, ovvero come atto di limitazione delle sue libertà individuali».</p>
<p>A parte le oggettive difficoltà nel dimostrare che il delitto risponda integralmente a tali specifiche condizioni — ad esempio che sia stato commesso per odio o discriminazione, oppure come espressione di prevaricazione, controllo, dominio o possesso; che sia conseguenza del rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo; o ancora che sia stato perpetrato come atto di limitazione delle sue libertà individuali — senza tali elementi non si parlerebbe di femminicidio, bensì di <strong>omicidio volontario.</strong></p>
<p>Vi sono poi evidenti dubbi di legittimità costituzionale. Tra questi si possono citare, ad esempio, i problemi legati alla definizione di concetti quali «odio», «discriminazione» e «prevaricazione», nonché quelli connessi al principio di uguaglianza, poiché la norma tutela esclusivamente il genere femminile, escludendo uomini (anch’essi vittime, seppure in misura minore, di violenze legate al genere) e persone <strong>LGBTQ+</strong>, con il rischio di creare disparità di trattamento a fronte di condotte analoghe.</p>
<p>Per la verità, di femmicidio e di femminicidio si parlava già dagli anni Novanta del secolo scorso. I due concetti si sono diffusi in Europa soprattutto a partire dai primi anni del XXI secolo, grazie sia alla risonanza internazionale dei tragici fatti di <strong>Ciudad Juárez,</strong> la città messicana divenuta dal 1993 teatro di innumerevoli sparizioni e uccisioni di donne, sia alle lotte e alle proteste dei movimenti femministi, in particolare latinoamericani, contro tali fenomeni.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-femminicidio-non-esiste-la-verita-non-spiegata-da-vannacci/" target="_blank" rel="noopener">Il femminicidio non esiste. la verità non spiegata da Vannacci</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/femminicidio-perche-vannacci-ha-detto-unovvieta/" target="_blank" rel="noopener">Femminicidio, perché Vannacci ha detto un&#8217;ovvietà</a></li>
</ul>
<p>Successivamente, il termine femminicidio è stato utilizzato per identificare un fenomeno presente in tutto il mondo e rappresentato sul piano politico e mediatico attraverso fatti di cronaca riguardanti l’uccisione di donne da parte di uomini. <strong>Il concetto è arrivato a ricomprendere l’insieme delle violenze</strong> e delle discriminazioni di genere che colpiscono la donna nella sua sfera fisica, psicologica, sociale ed economica e che, nella loro manifestazione più estrema, possono culminare nell’omicidio.</p>
<p>Se andiamo però a leggere il documento probabilmente più importante in materia, ossia la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, <strong>firmata l’11 maggio 2011 e ratificata dall’Italia il 27 giugno 2013</strong> con la legge n. 77, entrata in vigore nel nostro Paese il 1° agosto 2014, notiamo che, pur definendo numerosi concetti fondamentali — tra cui violenza contro le donne e violenza domestica — il termine «femminicidio» non compare nel testo della Convenzione.</p>
<p>Ricapitolando, il termine femminicidio esisteva già da decenni prima dell’introduzione dell’articolo 577-bis del Codice penale e veniva utilizzato per identificare, sul piano politico, culturale e giornalistico, <strong>un fenomeno legato alla violenza di genere</strong> che, nei casi più estremi, sfociava nell’uccisione della donna in quanto tale. Il nuovo reato, inoltre, non sembra aver apportato nulla in termini di certezza della pena, che resta il vero problema della malagiustizia italiana. Anche per l’omicidio volontario, infatti, come per il femminicidio, può essere irrogata la pena dell’ergastolo.</p>
<p>A mio parere, <strong>con la creazione di un reato autonomo</strong> come il femminicidio abbiamo assistito a un classico caso di populismo penale, ossia alla tendenza della politica ad assecondare gli umori dell’opinione pubblica, giustamente inorridita e preoccupata dal ripetersi di casi di giovani donne uccise dai propri partner o ex partner.</p>
<p>Tuttavia, la creazione di questa nuova fattispecie non aggiunge nulla sul piano della prevenzione. Per contrastare più efficacemente questi orrendi delitti servirebbero invece maggiori risorse per magistratura e forze dell’ordine, una migliore preparazione professionale e psicologica di tutti gli operatori coinvolti, una tutela più efficace — anche economica — delle vittime e dei loro figli e una <strong>maggiore certezza dell’effettiva esecuzione delle pene detentive.</strong></p>
<p>Col. (ris.) Sergio De Santis, 22 giugno 2026</p>
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		<title>Vannacci non è il problema: è il segnale di una cosa che nessuno vuole vedere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:42:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vannacci non nasce per caso, e non cresce a ritmi vertiginosi per qualche disegno oscuro ed eterodiretto. Il generale intercetta una domanda concreta ed esistente: la paura di perdere la propria identità quando un territorio, fisico e culturale, viene percepito come occupato. È accaduto in Olanda, in Belgio, nella civilissima e socialistissima Svezia, che della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vannacci</strong> non nasce per caso, e non cresce a ritmi vertiginosi per qualche disegno oscuro ed eterodiretto. Il generale intercetta una domanda concreta ed esistente: la paura di perdere la propria identità quando un territorio, fisico e culturale, viene percepito come occupato.</p>
<p>È accaduto in Olanda, in Belgio, nella civilissima e socialistissima Svezia, che <strong>della politica multiculturale fece una bandiera fin dal 1975.</strong> La paura aumenta con il crescere della pressione migratoria, che si addensa in enclave dove, il futuro novello elettore si scopre straniero nel proprio quartiere, costretto a una vigilanza mai sperimentata prima o a modificare i propri usi e le proprie abitudini.</p>
<p>Abbozzare, tollerare o peggio giustificare i comportamenti predatori e violenti non rientra nell&#8217;indole di chi viveva la propria città come uno spazio conosciuto e familiare. Chiunque sia dotato di raziocinio percepisce il <strong>mutamento del tessuto sociale</strong>: il commercio al dettaglio cambia merci e linguaggio per servire bisogni nuovi insediatisi in città a una velocità impensabile.</p>
<p>Chi conosce un residente a Modena, a Massa, a Piacenza, a Brescia, a Genova, a Torino, a Parma, a Catania ha sicuramente ascoltato storie emblematiche che raccontano di un clima dove il timore per un cambiamento non governato efficacemente, si è già diffuso a macchia d&#8217;olio. Chi vive a <strong>Milano</strong> ha avuto il privilegio di conoscerlo anzitempo: <strong>i residenti stranieri hanno toccato il 21,4%,</strong> secondi solo a Prato, ormai una provincia cinese a tutti gli effetti, con il suo <strong>25% di abitanti stranieri</strong>. I numeri ufficiali, peraltro, fotografano solo l&#8217;anagrafe: resta fuori la componente clandestina (la Fondazione ISMU la stima oggi attorno alle 339mila unità).</p>
<p><strong>Quote che si concentrano in poche aree urbane</strong> e sfuggono alla percezione amministrativa. Con la denatalità che ci caratterizza, il fenomeno è destinato a crescere, e con esso il bacino di elettori molto sensibili al problema che è già, per molti versi, prioritario. Nulla possono perorazioni e prediche che promuovono integrazione e tolleranza, comprensione e giustificazione, quando ci si scontra con l&#8217;esperienza quotidiana. Quando tua figlia torna da scuola lamentando di non riuscire a giocare con nessuno, perché i suoi diciotto compagni di classe parlano un&#8217;altra lingua e la tengono a distanza, è allora che si comincia interrogarsi: «Che scuola pubblica stiamo mai costruendo?»</p>
<p>L&#8217;episodio mi è stato riferito da un giovane padre,<strong> di insospettabilissima estrazione</strong>, con una bambina in seconda elementare in una scuola di periferia milanese. Tengo a sottolineare che di Vannacci non mi piace nulla. Mi sento alieno al suo modo di intendere il mondo, alla sua visione tetragona in tema di diritti civili, di sessualità, di socialità e soprattutto dalla sua imbarazzante e vergognosa simpatia per il tiranno guerrafondaio russo.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sinistra-nel-panico-miss-afd-e-la-politica-piu-amata-di-germania/" target="_blank" rel="noopener">Sinistra nel panico: miss Afd è la politica più amata di Germania</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/apologia-vannacci/" target="_blank" rel="noopener">Apologia Vannacci</a></li>
</ul>
<p>Ma io non sono statisticamente rilevante, e quanti lo sottovalutano offrendogli interviste per gonfiare l&#8217;audience stanno rendendo un pessimo servizio al paese. C&#8217;è un vuoto di iniziative efficaci per contrastare la paura montante, e i vuoti vengono sempre colmati da chi li interpreta e propone soluzioni, quasi sempre fallaci, con l&#8217;unico pregio di risultare credibili.<strong> Bugie ben raccontate, che non risolvono nulla</strong>. Chi vorrà disinnescare l&#8217;ordigno Vannacci dovrà porsi il problema in termini seri, e affrontarlo con l&#8217;energia necessaria, sporcandosi le manine e questo vale per entrambi gli schieramenti, se vorranno avere qualche chance di affermarsi alle elezioni imminenti (manca meno di un anno).</p>
<p>Diversamente, potremmo ritrovarci nella ingovernabilità più assoluta e una <strong>AfD in versione italiota,</strong> con l&#8217;aggravante di essere guidata da un generale a garanzia di un cogente dispotismo in pectore.</p>
<p>Giulio Galetti</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ma Meloni un errore su Trump l&#8217;ha fatto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ma-meloni-un-errore-su-trump-lha-fatto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 16:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La destra italiana, se vuole essere davvero nazionale, deve liberarsi da ogni minima, anche solo ipotetica apparenza di subordinazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-meloni-un-errore-su-trump-lha-fatto/">Ma Meloni un errore su Trump l&#8217;ha fatto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/mi-ha-fatto-pena-trump-torna-a-attaccare-meloni/" target="_blank" rel="noopener">parole pronunciate da <strong>Donald</strong> <strong>Trump</strong></a> nei confronti di <strong>Giorgia Meloni</strong> hanno infastidito molti italiani. Anche chi non ha votato questo Presidente del Consiglio comprende (o dovrebbe capire) che, quando viene offeso il rappresentante del Governo italiano, non viene colpito soltanto un leader politico, ma l&#8217;intera Nazione.</p>
<p>Ho votato Giorgia Meloni e continuo a ritenerla il migliore Presidente del Consiglio che fosse realisticamente possibile scegliere alle ultime elezioni. Tuttavia, la vicenda merita una riflessione politica. <strong>Trump è stato istituzionalmente inaccettabile</strong>. Un Presidente degli Stati Uniti non dovrebbe mai parlare così del capo del Governo di un Paese alleato. Non per galateo da salotto, ma perché, quando si umilia pubblicamente un alleato, si sta mandando un messaggio di gerarchia.</p>
<p>Il problema è che non avevamo bisogno di questo episodio per capire con chi abbiamo a che fare.<br />
Donald Trump non è diventato Trump ieri. La sua idea dei rapporti internazionali è da sempre brutale e insofferente verso le regole della cortesia diplomatica. <strong>Per lui l’alleanza non è una comunità di destino, ma un contratto da rinegoziare</strong> ogni mattina in base alla convenienza americana. Chi guida l’Italia ha il dovere di saperlo prima, non dopo l’umiliazione.</p>
<p>Gli Stati Uniti restano il principale alleato storico, culturale e militare dell’Italia. Nessuno può cancellare decenni di rapporti, di vincoli atlantici, di interessi comuni, <strong>ma essere alleati non significa essere satelliti</strong>. Soprattutto non significa trasformare la simpatia personale verso un presidente americano in una linea di politica estera.</p>
<p>Negli ultimi mesi i segnali erano già evidenti. La nuova amministrazione americana ha mostrato più volte di non considerare coincidenti gli interessi degli Stati Uniti e quelli italiani. Trump, in particolare, ha già dimostrato di non avere grande riguardo per i leader europei, per le forme diplomatiche e, talvolta, nemmeno per la coerenza degli alleati occidentali. Non era necessario attendere la frase sulla fotografia per accorgersi che<strong> il rapporto andava gestito con maggiore freddezza.</strong></p>
<p>Per questo, pur respingendo senza esitazione le parole di Trump, non si può evitare una critica anche alla postura italiana. Meloni avrebbe dovuto mantenere, almeno nell’ultima fase, un atteggiamento più prudente e distante. Non ostile, naturalmente, <strong>non antiamericano</strong>, ma nazionale. Da Presidente del Consiglio italiano, non da interlocutrice politicamente affine a un leader straniero.</p>
<p>La destra italiana, se vuole essere davvero nazionale, deve liberarsi da ogni minima, anche solo ipotetica apparenza di subordinazione. Anche quando dall’altra parte non c’è Bruxelles, non c’è Berlino, non c’è Parigi, ma Washington. <strong>Il patriottismo non può funzionare a corrente alternata</strong>: severissimo con l’Europa e deferente con l’America. La risposta di Meloni — <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/meloni-risponde-allattacco-di-trump-io-e-litalia-non-imploriamo-mai/" target="_blank" rel="noopener">“l’Italia non implora”</a> — è stata giusta, necessaria, dignitosa. Ma sarebbe stato ancora meglio non trovarsi nella condizione di doverla pronunciare.</p>
<p>Giorgio Carta, 21 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-meloni-un-errore-su-trump-lha-fatto/">Ma Meloni un errore su Trump l&#8217;ha fatto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chi è la &#8220;donna dei miracoli&#8221; dietro il fenomeno Occhiuto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/chi-e-la-donna-dei-miracoli-dietro-il-fenomeno-occhiuto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michel Dessì]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 15:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[luca zaia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[roberto occhiuto]]></category>
		<category><![CDATA[veronica rigoni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=327991</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non ama apparire. Alla ribalta preferisce la riservatezza, che è un paradosso per chi si occupa di comunicazione politica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-e-la-donna-dei-miracoli-dietro-il-fenomeno-occhiuto/">Chi è la &#8220;donna dei miracoli&#8221; dietro il fenomeno Occhiuto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi la chiama <strong>“la donna dei miracoli”.</strong> Veronica Rigoni è la donna dei social, non ama apparire. Alla ribalta preferisce la riservatezza, un paradosso per chi si occupa di comunicazione ogni giorno. Da anni <strong>segue Roberto Occhiuto</strong>, il Presidente della Regione Calabria. È grazie a lei se il forzista cosentino è cresciuto sui social ed è il secondo presidente di Regione più amato dagli italiani.</p>
<p>I dati lo danno in crescita, e di non poco<strong>. Il segno “+” precede ovunque il nome di Occhiuto quando si parla di social.</strong> Un elemento importante, anzi importantissimo, nel 2026, dove la politica (piaccia o no) si fa sui social network. Uno strumento necessario, soprattutto se si punta a vincere le prossime elezioni.</p>
<p>La politica è in fermento <strong>in vista del 2027</strong>, c’è chi parla di elezioni anticipate ad aprile e i partiti si riorganizzano. La Lega ha fatto cambiamenti importanti, sostituendo tutta la squadra della comunicazione. Anche Forza Italia si è mossa, Marco Ventura ha preso le redini in mano, ma i cambiamenti pare non siano finiti.</p>
<p>I tasselli da riempire in molti partiti sono tanti. I comunicatori (quelli bravi) in questo periodo vanno a ruba, sono fondamentali per alimentare la “propaganda” e umanizzare i leader. Veronica Rigoni ha avuto un bravo “maestro”: <strong>Silvio Berlusconi.</strong> È da lui che ha carpito i “segreti” della comunicazione, e si vede.</p>
<p>Negli ultimi quindici anni ha attraversato alcune delle stagioni più significative della politica italiana, affiancando leader, ministri, parlamentari e presidenti di Regione e contribuendo a trasformare il modo di comunicare delle istituzioni in consenso nel mondo digitale. Veneta, classe 1989, è entrata nel mondo della politica a diciotto anni.</p>
<p>È l’inizio di una lunga gavetta costruita sul campo, tra territori, sezioni di partito, strategie elettorali e comunicazione. Negli anni ha partecipato all’organizzazione e alla gestione di centinaia di campagne amministrative, regionali e nazionali, sviluppando un’esperienza maturata più tra piazze e comitati che nelle aule universitarie. <strong>La strada, come insegnano molti maestri.</strong></p>
<p>Prima di Roma <strong>c’è il Veneto di Luca Zaia.</strong> Una vera palestra politica nella quale, poco più che ventenne, ha coordinato e firmato una campagna dopo l’altra, affinando quella capacità di leggere il territorio e trasformarlo in consenso. Uno dei tratti distintivi del suo lavoro. L’approdo nella Capitale segna il passaggio alla politica nazionale. Alla Camera dei Deputati ha assunto la responsabilità della comunicazione digitale del Gruppo Forza Italia, coordinando le attività online del gruppo parlamentare.</p>
<p>Negli stessi anni ha lavorato a stretto contatto con alcuni dei principali protagonisti del centrodestra italiano. Ha curato la comunicazione social dell’allora capogruppo di Forza Italia <strong>Mariastella Gelmini</strong> e successivamente di Roberto Occhiuto, collaborando con i ministri del partito azzurro.</p>
<p>Parallelamente ha affiancato il presidente Silvio Berlusconi nella creazione e nella produzione di contenuti digitali destinati ai canali online. Una stagione che coincide con una profonda evoluzione della comunicazione politica italiana e con<strong> la sperimentazione di nuovi linguaggi</strong> capaci di parlare direttamente agli elettori.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/occhio-a-zaia-occhiuto-il-report-che-deve-preoccupare-salvini-e-tajani/" target="_blank" rel="noopener">Occhio a Zaia-Occhiuto: il report che deve preoccupare Salvini e Tajani</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/zaia-pronto-al-grande-salto-cosa-ce-dietro-lincontro-con-marina-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Zaia pronto al grande salto? Cosa c&#8217;è dietro l&#8217;incontro con Marina Berlusconi</a></li>
</ul>
<p>Un percorso costruito lontano dai riflettori, ma sempre nei luoghi dove si prendono decisioni e si costruiscono strategie. Dalle campagne elettorali nei territori alle stanze del Parlamento, fino alle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione digitale, <strong>Veronica Rigoni</strong> rappresenta una generazione di professionisti che hanno accompagnato il passaggio dalla politica tradizionale a quella dell’algoritmo e dei contenuti.</p>
<p><strong>Senza mai cercare il centro della scena.</strong> Perché, come dimostra la sua storia, spesso sono proprio le persone che lavorano dietro le quinte a lasciare il segno più profondo.</p>
<p>Michel Dessì, 21 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-e-la-donna-dei-miracoli-dietro-il-fenomeno-occhiuto/">Chi è la &#8220;donna dei miracoli&#8221; dietro il fenomeno Occhiuto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Compleanno Trump, 80 anni di pura follia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/compleanno-trump-80-anni-di-pura-follia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo chiamano pazzo, megalomane e imprevedibile, ma continua a dominare la scena americana mentre i suoi avversari non trovano un'alternativa credibil</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/compleanno-trump-80-anni-di-pura-follia/">Compleanno Trump, 80 anni di pura follia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È rischioso fare gli auguri a Trump che oggi compie 80 anni, potrebbe risponderti: you’re fired, sei licenziato. L’uomo, anzi l’omone, si sa, è così, <strong>umorale, imprevedibile</strong> e i detrattori dicono: è un pazzo furioso. Ma, siccome sono gli stessi che garantivano sull’estrema lucidità di Biden, se ne deduce che Donald sarà anche pazzo, ma loro sono deficienti. Esagerato senz’altro, in tutto: 80 anni, quasi due metri per lungo, 106 chili per largo e una festa da 60 milioni di dollari che qualcuno giudicherebbe lievemente eccessiva. Ma può uno di taglia XXXXXXL perdersi in simili spiccioli? Tanto mica li paga lui, tra l’altro.</p>
<p>Un debordante, nervoso, ultravitalistico supereroe di classica stirpe americana novecentesca, e <strong>gli eroi in America sono sempre eccessivi,</strong> ingombranti, anche quelli negativi. <strong>Trump 80</strong>: sono sicuro che, fosse ancora vivo Stan Lee, ci avrebbe fatto un fumetto speciale con tutti gli altri intorno, da Spiderman a Capitan America ai Fantastici 4 a Hulk. Perché, piaccia o non piaccia, Donald è l’America, anche quando l’America lo odia non può prescinderne e lo sa.</p>
<p>Dicono: è fuori di testa, fa una guerra dietro l’altra e le lascia a metà, un irresponsabile, un distruttore. Lui “decide” che le guerre in Iran e in Venezuela (anche se lì fu solo un blitz) “sono un successo”, che le ha stravinte: magari ha ragione, ma sarebbero gradite conferme. Però, intanto, <strong>il triplete Gaza-Caracas-Teheran</strong> ha messo a culo per terra non tanto Putin, che è un proxy, quanto Xi, il quale adesso avverte: Taiwan è solo questione di tempo, però non specifica quanto e quando, pare che a Pechino siano rimasti leggermente preoccupati dall’efficienza bellica statunitense e si siano fatti due conti: la forza navale in particolare è fuori competizione, l’America ha 50 basi, la Cina 2, dai Caraibi al Medio Oriente non c’è partita e Xi non ha mosso paglia per difendere i suoi protetti che cascavano come birilli.</p>
<p>Lucido? Sconsiderato? Entrambi? Donald ha “deciso” pure che le faccende interne, economiche non sono mai andate così bene ma qui è più difficile imporre una narrazione. Lui comunque lo fa, indifferente a tutto, è uno dei nuovi faraoni, <strong>superpotenti da Ventunesimo secolo</strong> che racchiudono in sé tutti i poteri: finanziario, politico, tecnologico, mediatico (in parte).</p>
<p>Era molto amico di Berlusconi, il Silvio, il Donald sono nomi che diventano imperi e modi di dire, quelli con l’ego troppo grande per un solo continente si pigliano, si piacciono e magari fanno business. A proposito, attendiamo ancora di conoscere gli attuali rapporti con Elon (porca puttèna, se ci fosse scappato un 12 buono avrei subito investito in azioni di <strong>Space-X</strong> e non ci restavo qui a fare zizizì con le aragoste).</p>
<p>Il megafestone alla Claw è una pacchianata a stellestrisce, “Vi prometto il più grande spettacolo del mondo”, e come ti sbagli? Una roba da 4000 selezionati, la élite della élite faraonica, più 125mila a seguire dai maxischermi, Ma <strong>Trump il megalomane</strong> ha capito che piace, che dà la proporzione non solo del potere ma della popolarità: lui vuole regalarsi per gli 80 l’accordo di pace con gli ayatollah, e ditemi voi se uno può essere più fanatico di così, e magari perfino riuscirci.</p>
<p>Poi lo si può esecrare, detestare fin che si vuole, ma è certo che con uno così non ci si annoia. Magari ci si preoccupa, ma annoiarsi mai. Ed è pur sempre quello che, nel 1989, offrì ai <strong>Rolling Stones la sua Arena di Las Vegas</strong> per un concerto, ma poi pretendeva di comandare lui – “Questa è casa mia” – e una roba così ai Rolling Stones non gliela puoi fare e Keith Richards in persona si era messo in testa di accoltellarlo, e per poco non ci riusciva. Le rockstar, se le metti insieme, fanno scintille. Sempre.</p>
<p>Lo vogliono spacciare per spacciato, “è gonfio, ha i lividi”, ma i newyorkesi, così snob, han dato le chiavi della città a uno dei <strong>Fratelli Musulmani,</strong> per di più gender, che ha subito cominciato a demolirla, e ditemi se si può essere più coglioni di così, e già le star di Hollywood fanno le valigie e si affidano al Pazzo, ci pensi lui a limitare i danni. Comodo, così. Le alternative quali sarebbero? Quel reperto comunista ottocentesco di Bernie, che pare uscito da un film di Ken Loach? Quella suffragetta insopportabile di Alexandra, che pare uscita da un video di Taylor Swift? O le solite cricche malavitose degli Obama, i Clinton?</p>
<p>Trump è uno zotico, un incolto, va bene, ma ha capito una cosa fondamentale: i comunisti non vanno presi sul serio e tanto meno rispettati. Vanno solo compatiti, disprezzati e adeguatamente insultati, perché la loro morale è ignobile, la loro cultura patetica, la loro coerenza ridicola e la loro prospettiva agghiacciante: un mondo in mano a tagliagole islamisti con le unghie pitturate mentre loro taglieggiano <strong>la middle class fino a sgusciarla.</strong></p>
<p>Non arriveremo a dire Donald salvaci tu, <strong>siamo europei scettici e nichilisti,</strong> ma insomma a metterli tutti in fila questi delle sinistre massimaliste, dalle Lelle ai Sanchez con la sua cricca di mafiosi ispanici, ai Macron, agli Starmer che solo Dio sa come possa stare ancora a Downing Street anziché a Newgate, non se ne cava altro che disgrazia e rovina.</p>
<p>Va beh, allora tanti auguri Trump e <strong>non incazzarti se puoi, ti stiamo solo facendo festa, non la festa.</strong> Tu sarai pure pazzo, ma più pazzi di tutti sono quelli che pretendono di sapere cos’hai in testa, qualcosa che neppure tu probabilmente conosci. E se invece sei convinto del contrario, di essere l’unico a sapere cosa ha in mente Trump, allora questa è la cosa che fa più paura.</p>
<p>Max Del Papa, 15 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/compleanno-trump-80-anni-di-pura-follia/">Compleanno Trump, 80 anni di pura follia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Parlamento o Bar Sport? Quando l’insulto prende il posto delle idee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 15:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[francesco silvestri]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra offese, volgarità e attacchi personali contro Giorgia Meloni, l’educazione sembra sparita dalle istituzioni. E la vera domanda oggi è una sola: chi rappresenta ancora la civiltà?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/parlamento-o-bar-sport-quando-linsulto-prende-il-posto-delle-idee/">Parlamento o Bar Sport? Quando l’insulto prende il posto delle idee</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo assistiamo, dentro e fuori dal Parlamento, a interventi che non sembrano uscire dalla bocca di deputati, sindacalisti o rappresentanti delle istituzioni. Frasi scurrili, insulti diretti, allusioni pesanti: un linguaggio che, più che politico, sembra preso in prestito dal peggior bar di periferia. Il bersaglio preferito è la Presidente del Consiglio, <strong>Giorgia Meloni.</strong></p>
<p>Non serve difenderla: si difende benissimo da sola. Il punto non è lei. <strong>Il punto è il livello.</strong> Perché quando persone che guadagnano 15.000 euro al mese trasformano l’aula parlamentare in un’arena da tifo organizzato, allora sì, qualche domanda bisogna farsela. Ho fatto politica anch’io e mai — dico mai — in un Consiglio comunale o in un’istituzione locale ho sentito parole come quelle che oggi volano con un’imbarazzante leggerezza.</p>
<p>Forse sarebbe bene che certi signori e certe signore, che amano definirsi “acculturati”, facessero una capatina a Oxford. Perché, come recita una nota battuta, “Oxford insegna molto, ma l’educazione resta una scelta personale”. E qui arrivo a una frase che non avrei mai pensato di dire: ha ragione <strong>Romano Prodi.</strong> Sì, proprio lui.</p>
<p>Quando afferma che “abbiamo bisogno di una come Meloni”, fotografa un dato semplice: nel centrosinistra non si vede una figura altrettanto solida, riconoscibile e capace di tenere la scena. E allora <strong>la domanda è inevitabile</strong>: può la mancanza di leadership trasformarsi in insulto permanente? È normale disprezzare una persona — uomo o donna che sia — solo perché non si riesce a trovarne una equivalente nel proprio schieramento?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/" target="_blank" rel="noopener">Non è accettabile La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</a></li>
</ul>
<p>A volte sembra di ascoltare il linguaggio di chi, da bambino, ha imparato a comunicare <strong>a colpi di trivialità</strong>, forse perché cresciuto in contesti dove il bon ton non era di casa. Eppure parliamo di persone che dovrebbero rappresentare il meglio del Paese, l’espressione del savoir-faire istituzionale.</p>
<p>E allora la domanda finale è semplice, quasi banale, ma inevitabile: l’educazione ha perso la sua casa? Perché se il Parlamento diventa un ring e la politica un insulto continuo, allora <strong>il problema non è più di destra o di sinistra.</strong></p>
<p>È un problema di civiltà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/parlamento-o-bar-sport-quando-linsulto-prende-il-posto-delle-idee/">Parlamento o Bar Sport? Quando l’insulto prende il posto delle idee</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Come faccio a spiegare chi era Silvio Berlusconi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/come-faccio-a-spiegare-chi-era-silvio-berlusconi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 14:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni volta che partivo, specie per l’America, lui mi chiamava alle sue 10 di mattina, cioè le mie 4 di notte. Era curioso di sapere cosa facessi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/come-faccio-a-spiegare-chi-era-silvio-berlusconi/">Come faccio a spiegare chi era Silvio Berlusconi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Avrei troppo da raccontare, per far capire a chi non lo abbia conosciuto, chi fosse <strong>Silvio Berlusconi,</strong> e quanto sia io stato fortunato ad averlo come maestro. Non solo di politica, ma soprattutto di vita. Ricordo ore piacevolissime, al termine delle giornate di lavoro, a parlare di tutto e alternare considerazioni serie e risate che “pulivano la mente alla fine di una giornata dura”, come diceva sempre lui.</p>
<p><strong>Per me Silvio Berlusconi è stato questo</strong>. Un padre politico che mi ha accolto in casa sua come un figlio, che mi ha ospitato, offerto consigli, raccolto miei dubbi, confidenze personali, e sfoghi. E che tre anni fa se ne è andato, lasciando l’Italia più povera perché orfana del suo immenso talento e della sua sconfinata umanità, e portando con sé anche un pezzo della mia vita, della mia piccola storia, nobilitata però dall’onore che ho avuto a essere stato l’ultimo collaboratore scelto da lui in persona, e quello di lavorare con lui tre anni, gomito a gomito, dal 2015 al 2018; di condividerci molto, ragionarci tanto, imparare moltissimo. Ogni volta che partivo, specie per l’America, lui mi chiamava alle sue 10 di mattina, cioè le mie 4 di notte. Era curioso di sapere cosa facessi. Io raccontavo, in dormiveglia, poi tornato da lui finivo il resoconto, c’erano tante risate e un desiderio di circostanza: “Un giorno faremo un viaggio insieme e ci divertiremo un sacco”. Mai stato così bene con nessuno come con lui. E non starci più è la cosa che più mi è mancata della politica, dopo esserne uscito nel 2022.</p>
<p>Mi aveva messo a mio agio sin dal primo momento del mio approdo nel suo staff, in cui io ero quello che colorava di birichinate la giornata di lavoro altrimenti troppo seriosa (prima fra tutte quando, sceso a Milanello dal lato sbagliato del suo elicottero, la scorta mi salvò dalle pale, ancora in movimento, dell’elicottero stesso). <strong>Silvio Berlusconi era serio ma non serioso</strong>, alla mano, ed educato nel senso etimologico del termine: che avesse a che fare col principe, col grande capitano d’azienda, o con una qualsiasi persona umile, lui trattava tutti allo stesso modo: bene.</p>
<p>Grande ammiratore del talento altrui, persino quello dei suoi critici o avversari, era incuriosito dell’altrui allegria, brillantezza, humor; non dal censo, tantomeno dall’estrazione sociale. Ricordo il mio primo giorno di lavoro. <strong>Quando arrivo ad Arcore e trovo in fila una decina di vecchiette</strong>. Entrato in segreteria, chiedo alle meravigliose segretarie chi fossero quelle signore. “Andrea, sono le vecchine del Presidente…”. Sgrano gli occhi. “Non se la passano benissimo, e allora il Presidente, ogni venerdì, lascia loro dei soldi per andare in boutique e dal parrucchiere a farsi belle per il week end”, mi spiegano.</p>
<p><strong>Questo era Silvio Berlusconi, entusiasta figlio del popolo</strong>, che amava il popolo, con cui cercava il contatto fino a costringere la scorta a rincorse disperate. Un uomo che, dal nulla, aveva costruito una realtà per sé e migliaia di famiglie dei dipendenti assunti nel corso degli anni, solo grazie alla forza delle sue idee, al suo essere visionario e ottimista, ma anche immensamente umile e volenteroso. Quante volte scovavo il Dottore (questo, in realtà, l’unico titolo cui veramente teneva, secondo me) intento a rileggere quanto avrebbe dovuto dire, a studiare qualcosa che ritenesse di non sapere come avrebbe dovuto; mai sentito chiedere qualcosa senza aggiungere “per favore” (“Lavorate con me, non per me”).</p>
<p>Inutile ricordare quanto abbia rivoluzionato il costume italiano con <strong>Mediaset,</strong> aprendo a una libertà di costume altrimenti negata dal bigottismo della Rai monopolista; nell’edilizia, nell’urbanistica, o nel calcio, facendo del Milan la sua creatura prediletta per mentalità, spettacolarità ed efficacia. Se ne va un mio amico, cui ho voluto bene e che me ne ha voluto, un uomo geniale cui ho chiesto consiglio e con cui mi sono confidato anche in momenti difficili della mia vita, ricevendo sempre premura e comprensione affatto scontate.</p>
<p>Quanto alla politica, la vita di Silvio Berlusconi è stata il massimo, e ben più che politica. È stata la vittoria sul comunismo, il diritto di ognuno di noi a più libertà e sicurezza; soci – e non più sudditi – di uno Stato che ci deve considerare rispettabili, e non più solo bancomat da spremere, indisciplinati da educare, o talentuosi da imbrigliare. È stata “Meno tasse” che non è più un capriccio, ma una richiesta legittima; la “libertà” di migliorare la propria condizione un diritto per tutti, e non più una pretesa di avidità riservata a pochi.<strong> È stata la casa come sacro baricentro della famiglia</strong>; le imprese come luogo dove creare e condividere progetti di lavoro e vita, non più teatro di scontro tra classi sociali l’una contro l’altra (a volte anche armate); il lavoro come priorità concreta con cui realizzare desideri e ricercare la felicità, e non uno slogan antagonista e vuoto da piazza comunista; la difesa di pensioni e risparmio come riconoscimento per gli sforzi di una vita.</p>
<p>È stata la giustizia garantista, ché meglio un colpevole fuori di un innocente dentro, anziché il dominio di qualche Pm potente, moralista e fanatico e della sua cultura del sospetto; il “Viva le nostre Forze Armate e dell’ordine” mentre una certa sinistra in piazza gridava “Dieci, cento, mille Nassiriya”; la standing ovation da pelle d’oca al Congresso Usa mentre dice “Grazie” all’America che a suon di giovani morti ci aveva liberato da un futuro altrimenti di certo dittatoriale. È stata la dignità della concretezza contro la supponenza dell’ideologia. Quella del privato e non solo del pubblico. Il trionfo del fare sul chiacchierare. <strong>Ma anche la fine dello status quo della politica:</strong> prima circolo chiuso, sempre gli stessi notabili, professionisti di un improduttivo teatrino. Dal 27 marzo 1994 invece, benvenuto a lavoratori e protagonisti dell’Italia reale. È stata l’immenso Antonio Martino, con cui si starà sbellicando dalle risate, lassù, e i brillantissimi Lucio Colletti, Giuliano Ferrara, Giulio Tremonti, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, e tantissimi altri che dichiararono guerra a una cappa culturale di sinistra e insopportabile, per issare la bandiera spavalda dell’italianità del fare che pretendeva semplicità ed efficienza, e uno Stato che facesse meno cose ma le facesse meglio. <strong>Mai snob, Silvio Berlusconi: mai odiato nessuno</strong>. Valutare, non giudicare. Convincere, non comandare. Sempre in campo con due punte e una mezzapunta, zero catenaccio. Avversari sì, nemici mai. Sempre tutti italiani. È stata i programmi elettorali da sottoporre &#8211; prima del voto, e non dopo &#8211; a noi, popolo sovrano: le promesse come cose concrete da fare; gli elettori come italiani veri, da rispettare, non sudditi scemi da dirigere. <strong>Ma anche i governi non più sorprese a scatola chiusa</strong>; i contratti con gli italiani, e non tra partiti, sulla pelle della gente. È stata le donne in politica, più brave e forti del pregiudizio invidioso di un’eventuale bellezza.</p>
<p>Se io mi sono appassionato alla politica è stato solo grazie a questo straordinario italiano vero, che si è fatto da solo, che si è indignato, in doppiopetto, per quanto la sua Italia poteva fare di meglio e non faceva. E so che è stata dura: tante sofferenze, le Torri Gemelle, la Grande Crisi internazionale, qualche vergogna consumata in qualche tribunale e<strong> più di uno sgambetto da miopi boiardi in qualche Palazzo</strong>. Ma tutto questo progresso culturale oggi è patrimonio acquisito, comune, di tutti noi. Persino di chi non lo ha mai votato. Abbiamo perso tutti un padre. Ma passato il momento del dolore, oggi prevale quello del sorriso, che è come Il Presidente ci vorrebbe da lassù, guardandoci oggi orfani attoniti.</p>
<p>Andrea Ruggieri, 12 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/come-faccio-a-spiegare-chi-era-silvio-berlusconi/">Come faccio a spiegare chi era Silvio Berlusconi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Non è accettabile&#8221;. La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:10:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=326242</guid>

					<description><![CDATA[<p>La politica non deve ridursi ad essere specchio della società, non deve ridursi a riprodurre comportamenti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/">&#8220;Non è accettabile&#8221;. La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non entro nel merito delle affermazioni indirizzate ieri, alla Camera, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ha-messo-le-ginocchiere-non-lo-accettate-furia-di-meloni-contro-il-grillino/" target="_blank" rel="noopener">dall&#8217;on. Silvestri alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni</a>. Ognuno deve esprimere la propria opinione ma la dialettica politica deve essere conforme a determinati principi ed esempi. Quello che più mi amareggia è che, quando si fanno determinate affermazioni, è chiaro che chi le esterna &#8211; oggi l&#8217;on. Silvestri, ieri altri deputati di tutte le provenienze politiche &#8211; ha perso il senso delle Istituzioni, in particolare ha perso la consapevolezza del <strong>ruolo educativo</strong> esercitato nei confronti dei giovani cittadini da parte di chi adempie ad un mandato istituzionale.</p>
<p>La politica non deve ridursi ad essere specchio della società, non deve ridursi a riprodurre comportamenti censurabili in ogni circostanza, la politica deve, al contrario, essere il faro della società, deve fornire un modello di comportamento. In questo il Presidente Mattarella e con lui tanti deputati e senatori offrono un grande esempio di prassi e di consapevolezza istituzionale. Purtroppo, come sempre avviene, fa più eco una frase ad effetto dai contenuti poco delicati che un&#8217;affermazione pacata, moderata nella forma e nei contenuti. Il guaio è che, così facendo, <strong>i cittadini si pascono di esempi negativi</strong> che provengono da chi dovrebbe essere per loro un modello.</p>
<p>Ripeto: oggi è stato il turno dell&#8217;on. Silvestri, in passato abbiamo avuto altri esempi simili. Non posso che esprimere la mia forte preoccupazione proprio per le ricadute sui cittadini di simile <em>modus operandi</em>. Invito tutti ad essere consapevoli del proprio ruolo e della dimensione educativa che ognuno di noi ha nei confronti dei giovani, in generale della società civile. Dire ad una donna di aver indossato le ginocchiere per indicarne la sudditanza a qualcuno o a qualcosa non è accettabile, sia ella la Premier o la casalinga di Voghera.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 12 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/">&#8220;Non è accettabile&#8221;. La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Quale è stato il clamoroso autogol di Gruber con Vannacci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Lili Gruber]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante i quaranta minuti di scontro in prima serata, l’attacco frontale si trasforma in un assist politico inaspettato per l'ex generale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-clamoroso-autogol-di-gruber-quaranta-minuti-per-regalare-voti-a-vannacci/">Quale è stato il clamoroso autogol di Gruber con Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una coincidenza onomastica quasi comica: <strong>&#8220;Otto e mezzo&#8221;</strong> si attesta da tempo su una media di share curiosamente prossima all&#8217;8,5%. Ieri sera, con l&#8217;ospite giusto, puntava a sfondare il 10. I dati Auditel non sono ancora usciti, ma la scommessa è con ogni probabilità vinta: quaranta minuti di prima serata, per la prima volta, tutti per un solo uomo, <strong>Roberto Vannacci.</strong></p>
<p>L&#8217;impianto era trasparente: imbastire il processo al babau di turno, conciarlo per le feste, restituirlo al pubblico ammaccato. <strong>Lilli Gruber arrivava con la sentenza già scritta:</strong> del leader di Futuro Nazionale aveva detto, altrove, che è &#8220;un reazionario pericoloso&#8221;. Postura legittima. Ma il giornalismo, quando è tale, comincia dove finisce il pregiudizio.</p>
<p>E qui si è consumato il rituale. La conduttrice ha praticato l&#8217;esercizio prediletto: contestare le risposte senza ascoltarle, confezionare domande che non interrogano ma deliberano, già gravide della conclusione che pretendono di estorcere. <strong>Un&#8217;abduzione rovesciata:</strong> non dal fatto alla spiegazione, ma dalla condanna alla conferma. Il tutto corroborato dalla sua nota empatia latitante.</p>
<p>Il risultato, però, è tralignato dal copione. Tetragono sotto la raffica di interruzioni, Vannacci è rimasto nel merito, con logica lineare e perspicua, senza mai rifugiarsi nel corner in cui lo si voleva spingere. Più le domande si facevano paradossali, più l&#8217;ospite incassava il bonus di chi regge la pressione senza trascendere. Le repliche stizzite, &#8220;strumentalizza&#8221;, &#8220;vaniloquio&#8221;, <strong>hanno fotografato non la fragilità del bersaglio</strong>, ma l&#8217;insofferenza di chi non riusciva a inchiodarlo.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/caro-vannacci-destra-contro-destra-uguale-sinistra/" target="_blank" rel="noopener">Caro Vannacci, destra contro destra uguale sinistra</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/non-passi-da-interposte-persone-e-ora-vannacci-risponde-alla-meloni/" target="_blank" rel="noopener">Quando vorrà una mia replica, E ora Vannacci risponde alla Meloni</a></li>
</ul>
<p>Il paradosso è cogente: chi voleva celebrare un&#8217;esecuzione mediatica ha finito per offrire al condannato la più efficace delle sparring partner. Ogni interruzione un assist, ogni domanda-sentenza un&#8217;occasione per smarcarsi. A settantadue ore dall&#8217;assemblea costituente del suo partito, <strong>Vannacci non poteva sperare in vetrina migliore</strong>: non un salotto compiacente, ma un&#8217;arena ostile attraversata indenne. Così si conquista la seconda investitura, quella del sistema che ti riconosce avversario degno.</p>
<p>Se l&#8217;obiettivo era guadagnare due punti di share, missione compiuta. Se l&#8217;effetto collaterale è stato regalarne altri ai sondaggi di <strong>Futuro Nazionale, già vicino al 5%</strong>, il conto della serata lo paga intero chi credeva di presentarlo. Il giornalismo militante coltiva un vizio antico: scambia l&#8217;albagia per rigore, l&#8217;interruzione per incalzare, la requisitoria per intervista. E ogni volta fabbrica il martire che dichiarava di voler smontare. Gruber si conferma più utile ai suoi bersagli che ai suoi spettatori.</p>
<p>Giulio Galetti, 12 giugno 2026</p>
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		<title>Vannacci&#038;co vogliono ridurre le quote rosa. E fanno bene</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vannaccico-vogliono-ridurre-le-quote-rosa-e-fanno-bene/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 08:37:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[quote rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La proposta di Laura Ravetto. Però un dubbio sorge bruciante</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vannaccico-vogliono-ridurre-le-quote-rosa-e-fanno-bene/">Vannacci&#038;co vogliono ridurre le quote rosa. E fanno bene</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>LR, prova a prenderla. Dov&#8217;è adesso? Ah, si: col Generale, e in Italia attualmente di <strong>Generale</strong> (sopra la collina) c&#8217;è n&#8217;è uno solo, quello transumante dalla Lega, proprio come LR, quello che fa rima con fulminacci, quattrostracci e quanto ti piacci. E <strong>Laura</strong> <strong>Ravetto</strong> appena arrivata non perde tempo e subito spara una proposta da sbarco: stop alle quote rosa o almeno ridimensionarle: «Le posizioni devono andare a chi è bravo e brava, indipendentemente dal sesso». Non fa ‘na piega. E insomma l’idea è quella di calare il numero dei posti riservati alle donne, vere, no percepitre, nelle liste elettorali. Perché? «Perché noi intendiamo battere sul tasto della democrazia e della libertà di scelta degli elettori. I seggi devono andare ai migliori, a prescindere dal genere. Anche perché se continuiamo così, oltre alle quote rosa dovremo fare quelle per le minoranze etniche, o quant’altro. E questa sarebbe la morte della libertà di scelta». Non sia mai.</p>
<p>Ravetto incalza, più determinata di un drone: «C&#8217;è qualcosa di condiscendente nell&#8217;idea che le donne abbiano bisogno di una catapulta per arrivare dove arrivano gli uomini. <strong>Lo dico da donna: basta creare recinti</strong>. Le posizioni devono andare a chi è bravo e brava, indipendentemente dal sesso. La metà dell’elettorato è costituito da donne che possono liberamente scegliere donne se lo vogliono. Non c’è alcuna scusa di patriarcato».</p>
<p>Oddio, chissà come la prende <strong>Gino Cecchettin.</strong> Ma, in sostanza, dove va a parare armi &amp; bagagli ‘st’emendamento? Ravetto scende nel “tennico”: «Che in una lista non ci possa essere più del 65% di prevalenza di un sesso. Oggi siamo al 60%. Badi bene: la nostra ambizione sarebbe stata l’abrogazione totale. Ma ormai la giurisprudenza costituzionale prevede la prevalenza. Forse per lo strapotere, fin qui, delle segreterie di partito nella compilazione delle liste. Noi ci auguriamo un sistema con offerta e risposta libere da parte dell’elettorato».</p>
<p>Badiamo bene, e vabbè; e che altro? Tra l’altro, c’è modo, viene fatto notare, di eludere la pippa del Rosatellum perché si sa che, particolarmente in quella terra di legulei levantini che è l’Italia, se candidi una donna in 5 collegi, liberi 4 posti per i maschi in altrettanti collegi. Alchimie che noi comuni mortali che non viviamo di quote, liste, sistemi, magari fatichiamo a cogliere. Ma Ravetto “prova a prendermi” è donna di certezze: «È la conferma che questo è un sistema ipocrita che va superato».</p>
<p>E superiamolo! Bando al Rosatellum, spazio al Ravettellum. Cazzuta però la Laura. Proprio una Generalessa in pectore. Anvedi i Ravennacciz, si salvi chi può, che qui sono sfracelli. Tutto bellissimo, tutto giusto, il woke ha rottoicoglioni,<strong> però un dubbio sorge bruciante</strong>: non è che a FN hanno ancora poche parà femmine da candidare?</p>
<p>Max Del Papa, 11 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>&#8220;È un marito fedele?&#8221;, &#8220;Non dica sciocchezze&#8221;. Come è andato lo scontro Gruber-Vannacci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 19:51:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[lilli gruber]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le paradossali domande di Lilli Gruber al generale Vannacci ospite per la prima volta nel salotto di La7</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-un-marito-fedele-non-dica-sciocchezze-come-e-andato-lo-scontro-gruber-vannacci/">&#8220;È un marito fedele?&#8221;, &#8220;Non dica sciocchezze&#8221;. Come è andato lo scontro Gruber-Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non mi definisco di estrema destra, ma di destra autentica&#8221;. Inizia così lo scontro tra <strong>Roberto</strong> <strong>Vannacci</strong> e <strong>Lilli</strong> <strong>Gruber</strong>. E poi il resto segue il copione già visto: lui che cerca di spiegare, lei che lo interrompe e se ne esce con domande o affermazioni (più le seconde delle prime) paradossali del tipo: &#8220;Lei è un marito fedele?&#8221;, &#8220;La famiglia naturale non esiste più da molto tempo&#8221;, &#8220;Lei sembra ossessionato dagli Lgbt&#8221;, &#8220;E se scoprissimo che lei è gay? Emigrerebbe dove avrebbe tutti i diritti?&#8221;, &#8220;E se sua figlia le dicesse di essere omosessuale?&#8221;, &#8220;Nell&#8217;idea di Vannacci la moglie lava i piatti per il coniuge&#8221;.</p>
<p>Difficile, insomma, stabilire chi abbia vinto. A dire il vero, lo scontro sembra essere stato privo di una vera partita. La conduttrice ha fatto il suo classico gioco: contestare le affermazioni dell&#8217;ospite senza però ascoltarne le risposte. Spesso a tal punto da riformulare la stessa domanda alla quale il generale aveva già risposto, punto per punto, solo pochi istanti prima. Alla fine lui ne esce come previsto: con un bell&#8217;assist alla simpatia. Cercando di &#8220;distruggerlo&#8221;, la Gruber ha finito per mostrarne al grande pubblico le capacità dialettiche sotto pressione.</p>
<p>Bene. Ma cosa ha detto, quindi? Sulla destra: &#8220;Le mie idee non possono essere catalogate come estreme&#8221;. Sulla Meloni: &#8220;Abbiamo tante idee in comune, ma il suo governo ha avuto una deriva: molte delle cose promesse non sono state fatte&#8221;. <strong>Su Forza Italia: &#8220;Vota il Green Deal in Europa insieme al Pd&#8221;</strong>. Sulle tasse: &#8220;No alla patrimoniale&#8221;. Sull&#8217;immigrazione: &#8220;Bisogna remigrare chi non ha diritto di stare qui&#8221;. Sul Ponte sullo Stretto: &#8220;Le infrastrutture vanno fatte, poi, se ci saranno reati, vanno perseguiti&#8221;. Sulla sicurezza: &#8220;Bisogna aumentare le pene per i criminali&#8221;.</p>
<p>Più interessante, forse, la parte che riguarda il <strong>Futuro Nazionale</strong> che verrà. Entrare in coalizione nel centrodestra, giura il generale, &#8220;per ora non è all&#8217;ordine del giorno&#8221;. Intanto perché il partito non è ufficialmente nemmeno nato, quindi se ne parlerà a ridosso delle elezioni. E poi perché ci saranno delle &#8220;linee rosse&#8221; su &#8220;sicurezza, immigrazione e Green Deal&#8221; che gli appartenenti alla coalizione non dovranno superare. In sostanza, l&#8217;ex militare bombarda <strong>Forza Italia</strong> (&#8220;Vogliamo dire che è eterodiretta da Marina Berlusconi?&#8221;), ma non chiude del tutto. Sarà quel che sarà.</p>
<p>Per il resto, l&#8217;intervista si perde sugli <strong>omosessuali</strong> (non si capisce bene perché) e sulle posizioni del generale già discusse ai tempi del suo libro &#8220;Il Mondo al Contrario&#8221;. Gruber e Palmerini intendono a tal punto mettere sul patibolo l&#8217;ospite da finire col difendere (e qui sta il paradosso) sia Meloni sia Salvini. La prima, alla quale, udite udite, va dato atto di aver ottenuto buoni risultati in Europa facendo approvare il nuovo decreto Asilo sui migranti. E il secondo, poverino, perché sarebbe stato utilizzato come un taxi dal generale.</p>
<p>Gruber spara sentenze, Vannacci risponde. &#8220;La famiglia naturale non esiste più da molto tempo&#8221;, dice lei senza citare alcuno studio. &#8220;Non è vero&#8221;, replica lui. Lilli: &#8220;E se una delle sue figlie le dicesse di essere omosessuale?&#8221;. Il generale: &#8220;Amerà chi vuole, ma non avrà una famiglia&#8221;. Poi, quando lui le chiede di elencare i diritti che mancherebbero agli omosessuali, Gruber si perde in un bicchiere d&#8217;acqua. Quindi scivola via dall&#8217;argomento, un po&#8217; imbarazzata per essere stata colta in castagna.</p>
<p>Il momento migliore arriva verso la fine, quando Lilli sembra quasi innervosirsi per la perseverante tranquillità dell&#8217;ospite. Vannacci, infatti, la accusa di volere le porte aperte per i migranti e lei replica stizzita: &#8220;<strong>Non dica delle sciocchezze</strong>. Ho sempre detto che l&#8217;immigrazione va gestita, non va strumentalizzata&#8221;. Insomma: non mi metta in bocca cose che non ho mai affermato. Peccato che, solo pochi istanti prima, la conduttrice avesse sentenziato che &#8220;nell&#8217;idea di Vannacci la moglie cucina per il coniuge&#8221;, cosa mai detta fino a quel momento dall&#8217;ospite. Poi lo scontro sulle quote rosa: &#8220;Lei vuol far tornare indietro le donne&#8221;, afferma Lilli. Ribatte Vannacci: &#8220;Io credo che valgano per quello che sono, non per il loro genere&#8221;. Titoli di coda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-un-marito-fedele-non-dica-sciocchezze-come-e-andato-lo-scontro-gruber-vannacci/">&#8220;È un marito fedele?&#8221;, &#8220;Non dica sciocchezze&#8221;. Come è andato lo scontro Gruber-Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Corruzione sul Ponte, dove c** sono i pm per lo scandalo mascherine Covid?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/corruzione-sul-ponte-dove-c-sono-i-pm-per-lo-scandalo-mascherine-covid/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/corruzione-sul-ponte-dove-c-sono-i-pm-per-lo-scandalo-mascherine-covid/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 17:28:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[ponte sullo stretto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=325742</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questa storia della presunta corruzione sul Ponte sullo Stretto di Messina ve la devo raccontare bene. Soprattutto per il peso che ne danno i giornali. Ad oggi non c&#8217;è niente, nulla, che faccia pensare a chissà quale grande scandalo. Eppure i quotidiani ci vanno a nozze mentre, allo stesso tempo, fanno finta di nulla su [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/corruzione-sul-ponte-dove-c-sono-i-pm-per-lo-scandalo-mascherine-covid/">Corruzione sul Ponte, dove c** sono i pm per lo scandalo mascherine Covid?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa storia della presunta corruzione sul <strong>Ponte sullo Stretto di Messina</strong> ve la devo raccontare bene. Soprattutto per il peso che ne danno i giornali. Ad oggi non c&#8217;è niente, nulla, che faccia pensare a chissà quale grande scandalo. Eppure i quotidiani ci vanno a nozze mentre, allo stesso tempo, fanno finta di nulla <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/se-conte-vuole-imbavagliare-le-mascherine-covid/" target="_blank" rel="noopener">su quanto emerso dalla Commissione Covid</a>. Io non ci sto.</p>
<p>dalla Zuppa di Porro del 10 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/corruzione-sul-ponte-dove-c-sono-i-pm-per-lo-scandalo-mascherine-covid/">Corruzione sul Ponte, dove c** sono i pm per lo scandalo mascherine Covid?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Meglio della Nazionale: tutti all&#8217;Aperi-Vannacci per godersi il regalo di Gruber</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/meglio-della-nazionale-tutti-allaperi-vannacci-per-godersi-il-regalo-di-gruber/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/meglio-della-nazionale-tutti-allaperi-vannacci-per-godersi-il-regalo-di-gruber/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:56:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=325543</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'ospitata del generale a La7 vissuta dai militanti di Futuro Nazionale come la finale di Coppa del Mondo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meglio-della-nazionale-tutti-allaperi-vannacci-per-godersi-il-regalo-di-gruber/">Meglio della Nazionale: tutti all&#8217;Aperi-Vannacci per godersi il regalo di Gruber</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Viene voglia di andarci davvero, all&#8217;<strong>AperiVannacci</strong> organizzato dai simpatizzanti lombardi di <strong>Futuro Nazionale.</strong> Ovviamente a Milano. Perché in fondo questa stramaledetta estate del 2026 la passeremo di nuovo a guardarci i mondiali di calcio degli altri (grazie, Azzurri) e quindi tanto vale cercare altri modi per rallegrare certe serate. Il tennis, certo. Gli sport &#8220;minori&#8221;, che poi minori non sono. Ma perché non iniziare già domani sera guardandosi &#8220;insieme&#8221; ad Otto e Mezzo lo scontro tra Vannacci e Lilli Gruber?</p>
<p>L&#8217;appuntamento è per questa sera alle 20.30 al <em>Sunset With Amore</em>, un chiosco in parco Verga a Milano. Ovviamente ci saranno aperitivo (siamo sotto la Madonnina, signori: può forse mancare l&#8217;aperitivo?), <strong>diretta dello scontro televisivo</strong> manco fosse Italia-Brasile e infine commenti, confronto e dibattito sulla performance del generale nella tana del lupo.</p>
<p>Anche i vannacciani sanno che stasera Vannacci ha una occasione unica. Come spiegava ieri il <em>Foglio</em>, <strong>Lilli</strong> <strong>Gruber</strong> ha questo tocco magico: invita i &#8220;nemici&#8221; culturali e politici, li attacca frontalmente, li fa parlare poco e infine li fa risultare simpatici all&#8217;universo mondo che comincerà a empatizzare con il malcapitato, soprattutto se non si fa mettere i piedi in testa. E così, mentre i sondaggi lo danno vicino alla Lega e in salita, stasera il generalissimo si gioca un altro mezzo punto percentuale di consenso. E se dovesse andare male, ci si può sempre consolare con l&#8217;aperitivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meglio-della-nazionale-tutti-allaperi-vannacci-per-godersi-il-regalo-di-gruber/">Meglio della Nazionale: tutti all&#8217;Aperi-Vannacci per godersi il regalo di Gruber</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Vannacci sale ancora (e si avvicina alla Lega): cosa dice l&#8217;ultimo sondaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:11:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La rilevazione di Swg sul generale Vannacci. Il dato da tenere d'occhio: la coalizione di centrodestra vince se...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vannacci-sale-ancora-e-si-avvicina-alla-lega-cosa-dice-lultimo-sondaggio/">Vannacci sale ancora (e si avvicina alla Lega): cosa dice l&#8217;ultimo sondaggio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tolto il caso <strong>Vigevano</strong>, con l&#8217;exploit al primo turno a cui ha seguito un mezzo flop al ballottaggio (gli elettori non hanno seguito l&#8217;indicazione all&#8217;astensione del generale), quando vale il partito di <strong>Roberto</strong> <strong>Vannacci</strong>? È quello che si vanno chiedendo tutti i sondaggisti e anche gli esponenti politici, di destra come di sinistra. Quanto prenderà? E soprattutto: avrà un ruolo nel centrodestra di domani?</p>
<p>Partiamo dai sondaggi. Ieri <strong>Swg</strong> ha realizzato la solita rilevazione per il telegiornale di <strong>Enrico</strong> <strong>Mentana</strong>. Fratelli d&#8217;Italia si conferma il primo partito, peraltro in crescita rispetto alla scorsa settimana. Meloni resta saldamente al 28,3%, ben al di sopra di quanto conquistato nel 2022 quando ottenne il pass per Palazzo Chigi. Subito dietro viene il Pd, con il 22%. Poi il Movimento 5 Stelle al 12,1%, Forza Italia al 7%, Verdi e Sinistra al 6,5% e la Lega al 5,6%. Ed è qui che le cose si fanno interessanti. Stando a Swg, infatti, il generale Vannacci avrebbe raggiunto il 4,8%, ovvero meno di 1 punto percentuale sotto Matteo Salvini.</p>
<p>E allora, cosa fare? Il centrodestra dovrebbe tenere dentro o fuori il generale dalla coalizione? È noto che l&#8217;anima più centrista dell&#8217;alleanza vorrebbe evitare di doverlo imbarcare, così come Salvini che &#8211; tutto sommato &#8211; potrebbe a quel punto rischiare di perdere ulteriori consensi. <strong>Però i numeri dicono che, forse, non si potrà fare a meno dell&#8217;ex militare</strong>.</p>
<p>SWG ha infatti ipotizzato una coalizione di centrodestra composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e Futuro Nazionale. Il risultato finale sarebbe del il 47,1% dei voti, superando il Campo Largo (composto da Pd, M5S, Avs, Italia Viva, +Europa e Avanti PSI) fermo al 45,1%. Resta al momento escluso da qualsiasi accordo elettorale Carlo Calenda.</p>
<p>Diverso invece il risultato se Vannacci decidesse di correre da solo o se il centrodestra preferisse non includerlo. A quel punto il Campo Largo sarebbe in vantaggio con il 45,0% contro il 42,6% del centrodestra. La curiosità? Correndo da solo, Futuro Nazionale otterrebbe il 5,2% dei voti, ovvero uno 0,4% in più rispetto a quanto viene accreditato oggi.</p>
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		<title>Elezioni comunali, ma quindi chi ha &#8220;vinto&#8221;: destra o sinistra?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 16:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiude la lunga tornata elettorale. Da Venezia ai ballottaggi, alla fine tutti esultano: ecco i numeri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/elezioni-comunali-ma-quindi-chi-ha-vinto-destra-o-sinistra/">Elezioni comunali, ma quindi chi ha &#8220;vinto&#8221;: destra o sinistra?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vedrete che domani ci sarà da una parte chi dirà che le elezioni amministrative, fatta la somma dei risultati dei <strong>sindaci</strong> <strong>eletti</strong> al primo turno e quelli di ieri eletti al secondo, sono state una evidente vittoria della destra. E chi, presentando prove e controdeduzioni, sosterrà l&#8217;esatto contrario: ovvero che a prevalere è stato senza dubbio il centrosinistra. O meglio il campo largo. Dove sta la verità? Proviamo a vederlo.</p>
<p>Partiamo dai numeri. Intanto limitiamoci ai <strong>Comuni più grandi</strong>, quelli con almeno 15mila abitanti, per non perderci nel rivolo delle liste civiche dei piccoli centri urbani. Bene. Dice Youtrend che in 50 dei 118 &#8220;grandi&#8221; Comuni il sindaco eletto al primo turno o al ballottaggio è di centrosinistra, in 40 è di centrodestra e in 28 è un candidato civico o espressione di altri partiti. Sarebbe facile dire: <em>beh, allora ha vinto Schlein</em>. Non proprio, perché bisogna ovviamente guardare al punto di partenza. Gli uscenti erano 59 di centrosinistra, 42 di centrodestra e 17 civici o di altri partiti. In sostanza Schlein&amp;co hanno &#8220;perso&#8221; nove sindaci, il centrodestra &#8220;solo&#8221; due mentre sono cresciuti gli esponenti delle liste civiche.</p>
<p>E i <strong>Comuni capoluogo?</strong> Qui si è fatto un cinema già al primo turno. Alla fine ai ballottaggi il centrodestra vince in 3 capoluoghi su 6 (Arezzo, Lecco e Macerata) e il centrosinistra negli altri 3 (Agrigento, Chieti e Trani). Sul totale dei 18 capoluoghi al voto, secondo <em>Youtrend</em>, il centrosinistra passa da 8 uscenti a 10 eletti e il centrodestra da 5 a 6. I civici passano invece da 5 a 2.</p>
<p>E quindi? Quindi <strong>parliamo in buona sostanza di un &#8220;pareggio&#8221;</strong>, nel senso che nessuno ha strappato tanti amministratori rispetto all&#8217;altra compagine in gara. &#8220;Nei capoluoghi rimangono i rapporti di forza precedenti tra centrodestra e centrosinistra con una contrazione generale dei sindaci &#8216;civici&#8217;, o comunque non riconducibili ai due schieramenti &#8211; dice all&#8217;<em>Ansa</em> <strong>Lorenzo Pregliasco,</strong> analista di Youtrend &#8211; I capoluoghi che cambiano colore sono 7 su 18, non pochi: più di un capoluogo su tre. Ai ballottaggi Agrigento e Lecco si compensano a vicenda (ci sono stati passaggi di mano tra destra e sinistra, ndr). Per il resto, non ci sono grossi scossoni&#8221;. Certo bisogna considerare anche il &#8220;peso politico&#8221;, e in questo caso la partita si era di fatto già chiusa al primo turno: <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/venezia-che-batosta-il-campo-largo-affonda-in-laguna/" target="_blank" rel="noopener">Elly Schlein aveva puntato tutte le sue fiches su Venezia, convinta che avrebbe segnato la svolta per la corsa a Palazzo Chigi, e ha rimediato una scoppola</a>.</p>
<p>Intanto i politici esultano come se avessero vinto tutti e perso nessuno.&#8221;Da Lecco ad Arezzo, da Macerata a Pompei, da Viareggio a San Giovanni Rotondo, da Vignola a Cava de’ Tirreni, da Comacchio a Sorrento, da Vigevano a Genzano. I dati di oggi confermano quelli del primo turno &#8211; dice <strong>Antonio Tajani</strong> &#8211; Il centro-destra vince moltissimi ballottaggi e si conferma la coalizione protagonista. Buon lavoro a tutti i sindaci eletti. Ora tutti al lavoro per aumentare consenso dove non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo, per vincere le elezioni politiche e impedire che la sinistra metta le mani nelle tasche degli italiani: né patrimoniale, né tassa di successione&#8221;.</p>
<p>Sulla stessa linea anche <strong>Giorgia Meloni,</strong> secondo cui &#8220;i risultati confermano ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori. Avanti così, con serietà e concretezza&#8221;. Fabio Rampelli, vicepresidente FdI della Camera, fa notare un dettaglio significativo: a quattro anni dall&#8217;insediamento del governo Meloni, lì dove gran parte delle maggioranze di solito perdono consenso, &#8220;il favore popolare per il centrodestra non accenna a diminuire, dato storico e definito &#8216;anomalo&#8217; da fior fiore di analisti&#8221;.</p>
<p>Era interessante, per il centrodestra, anche la sfide di Vigevano dove il partito di <strong>Roberto Vannacci</strong> aveva avuto un grosso exploit al primo turno. Qui il generale non aveva dato indicazioni di votare il candidato di centrodestra, ma anzi di astenersi o di annullare la scheda. L&#8217;appello non è servito ad azzoppare Paolo <strong>Previde Massara.</strong> Secondo <span class="hilg1">Youtrend</span>, il 52% degli elettori del generale ha seguito l&#8217;appello a non votare nessuno, mentre tra chi ha invece votato, la maggioranza ha scelto comunque il candidato di Forza Italia poi risultato eletto (solo il 7% gli ha preferito il candidato del Campo Largo). &#8220;Anche questa volta le urne contraddicono il racconto di una sinistra con il vento in poppa e ridimensionano le aspettative di Vannacci, praticamente ininfluente. Un voto che premia il buon governo, la concretezza e il radicamento sui territori: i cittadini giudicano i risultati ottenuti e valutano i progetti per il futuro. Per il centrodestra è un&#8217;affermazione politica chiara e un incoraggiamento a proseguire nel lavoro per il Paese sia a livello nazionale, sia nelle comunità locali&#8221;, dice <strong>Maurizio Lupi,</strong> presidente di Noi Moderati</p>
<p>Di tutt&#8217;altro avviso, ovviamente, il centrosinistra. “Avevamo detto che i conti li avremmo fatti alla fine, ed eccoli qua. Su 16 capoluoghi al voto, tra primo turno e ballottaggi, al centrosinistra vanno 8 sindaci e al centrodestra 6. Al di là della propaganda della destra anche questa tornata elettorale vede l&#8217;affermazione del centrosinistra&#8221;, dice <strong>Igor</strong> <strong>Taruffi</strong>, responsabile Organizzazione nella segreteria nazionale del Pd. &#8220;Se guardiamo ai 18 Comuni capoluogo di provincia interessati dal rinnovo del sindaco e del Consiglio comunale vediamo che in 8 di questi sono stati eletti sindaci candidati dal campo progressista e 6 al centrodestra. (&#8230;) Numeri ancora più chiari se si tiene conto dei risultati di altri due capoluoghi quali Salerno ed Enna già assegnati al primo turno in cui a prevalere non è stato certo il centrodestra. Nel primo turno sui 118 Comuni sopra i 15 mila abitanti il campo progressista aveva vinto in 37 di questi e il centrodestra in 25&#8221;. Insomma, secondo i dem &#8220;la vittoria netta del candidato del campo progressista è una nota particolarmente preziosa maturata in condizioni difficili ma che segnala l&#8217;affermazione anche del nuovo corso del Pd, che ha scelto di costruire l’alleanza progressista dicendo no a trasformismi e ambiguità&#8221;.</p>
<p>Renzi invece tenta <strong>il gioco delle 3 carte</strong>. &#8220;Nei comuni capoluogo è finita 10-6 per il centrosinistra. Sulla politica internazionale non ci hanno invitato a Londra. Sulla politica economica peggiorano debito, stipendi, bollette e produttività &#8211; dice in un Tweet contro Giorgia Meloni &#8211; E tu ci dici &#8216;avanti così?&#8217; Chi si contenta gode, capisco. Ma così è troppo eh!&#8221;. Ovviamente nei suoi conteggi l&#8217;ex premier si scorda di dire quello che Youtrend ha invece reso chiaro sin da subito: ovvero che sarà anche finita 10 a 6, ma si partiva da 8 a 5. Non è che sia poi cambiato così tanto.</p>
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		<title>Covid, quella consulenza d’oro: &#8220;450mila euro per una sola lettera&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/covid-la-consulenza-doro-allex-socio-di-conte-450mila-euro-per-una-sola-lettera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 13:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[adaltis]]></category>
		<category><![CDATA[domenico arcuri]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[luca di donna]]></category>
		<category><![CDATA[mascherine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>454mila euro agli avvocati Di Donna e De Luca per le forniture alla struttura Arcuri. Il testimone in Commissione: “Solo controllo documenti e una lettera"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/covid-la-consulenza-doro-allex-socio-di-conte-450mila-euro-per-una-sola-lettera/">Covid, quella consulenza d’oro: &#8220;450mila euro per una sola lettera&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di nuovo mascherine. Di nuovo strutture commissariali. Di nuovo consulenze. E, guarda caso, di nuovo il nome di Luca Di Donna, avvocato, che torna a orbitare attorno agli affari della stagione più triste della Repubblica recente: l’emergenza Covid. La scena è la <strong>Commissione parlamentare d’inchiesta Covid</strong>. Oggi, lunedì 8 giugno, a Palazzo San Macuto, in programma l’esame testimoniale di <strong>Marco Spadaccioli</strong>, dipendente di<strong> Adaltis Srl</strong>, insieme all’avvocato Nicoletta Spaziani. La domanda da cui parte tutto è: perché una società che forniva kit molecolari alla struttura commissariale guidata da <strong>Domenico Arcuri</strong> avrebbe pagato complessivamente circa <strong>454mila euro agli avvocati Valerio De Luca e Luca Di Donna</strong>, che era collega nello stesso studio dell&#8217;ex premier Conte?</p>
<p>Nel corso dell’audizione, Spadaccioli ha spiegato che Adaltis effettuò due forniture alla struttura commissariale: una da circa 800mila euro nel giugno 2020 e una seconda da 2.455.500 euro nel dicembre dello stesso anno. Il lavoro operativo — predisposizione e caricamento della documentazione — sarebbe stato svolto dalla stessa società. E allora la domanda dei parlamentari diventa inevitabile: quei compensi agli avvocati a cosa servivano? La risposta di Spadaccioli è netta: “Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per — credo —<strong> la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso</strong>. Non vedo altre attività oltre a queste”. Traduzione per chi non frequenta il legalese: quasi mezzo milione di euro per verificare carte e scrivere una lettera. Non una fusione internazionale. Non un arbitrato planetario. Non una causa da miliardi. Una consulenza legata a forniture pubbliche in piena pandemia. Tutto normale?</p>
<div style="width: 880px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-325223-1" width="880" height="720" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Video-2026-06-08-at-13.44.59.mp4?_=1" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Video-2026-06-08-at-13.44.59.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Video-2026-06-08-at-13.44.59.mp4</a></video></div>
<p>Di Donna non è un avvocato qualunque. È stato infatti indicato, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/conte-e-lesplosivo-covid-gate-sulle-mascherine-ma-i-manettari-tutti-muti/" target="_blank" rel="noopener">sempre in un&#8217;altra audizione in Commissione</a>, come colui che si presentava agli imprenditori come &#8220;collega&#8221; di Conte e pare chiedesse il 10% di commessa. Attenzione: il leader grillino non risulta imputato in questa vicenda e ha sempre negato ogni coinvolgimento. Nel 2021, rispondendo ai giornalisti, disse di non aver mai collaborato con Di Donna da quando era presidente del Consiglio: “In passato lo frequentavo, ma da quando sono diventato Presidente del Consiglio non l’ho frequentato più. Non so nulla della sua successiva attività professionale”. E definì “complete falsità” alcune ricostruzioni sul ruolo di Di Donna nel Movimento 5 Stelle. Benissimo. Ma il problema politico resta.</p>
<p>E soprattutto restano le domande. Davvero mentre il presidente del Consiglio chiedeva sacrifici agli italiani, mentre il Paese era chiuso in casa, mentre si decidevano acquisti, forniture, autorizzazioni, pagamenti, sblocchi e piattaforme, attorno alla macchina commissariale si muoveva <strong>un sottobosco di consulenti, mediatori, avvocati, faccendieri veri o presunti, professionisti delle relazioni?</strong>  È normale che una società paghi 93.288 euro per il primo incarico e poi si arrivi, secondo gli appunti della Commissione, a un totale di circa 454mila euro per attività che il testimone avrebbe ridotto a controllo documentale e una lettera di sollecito? È normale che, finita l’era Arcuri, certi rapporti sembrino evaporare?</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/conte-e-lesplosivo-covid-gate-sulle-mascherine-ma-i-manettari-tutti-muti/">Conte e l’esplosivo Covid-gate sulle mascherine. Ma i manettari tutti muti</a></li>
</ul>
<p>Il punto non è fare processi sommari. Il punto è pretendere <strong>trasparenza</strong>. Perché durante il Covid la politica ha sospeso libertà costituzionali, ha chiuso attività, ha imposto regole minuziose persino sugli affetti familiari. E mentre al cittadino comune si chiedeva di compilare autocertificazioni per portare fuori il cane, nelle stanze delle forniture pubbliche &#8211; a sentire certe testimonianze &#8211; pare si trattasse di forniture e consulenze decisamente d&#8217;oro. Domanda: possibile che il presidente “avvocato del popolo” non abbia mai percepito il rischio che il suo nome diventasse una moneta reputazionale nel mercato dell’emergenza?</p>
<p>Massimo Balsamo, 8 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/covid-la-consulenza-doro-allex-socio-di-conte-450mila-euro-per-una-sola-lettera/">Covid, quella consulenza d’oro: &#8220;450mila euro per una sola lettera&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Formigli vs Borgonovo, cronaca di un naufragio in diretta</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/formigli-vs-borgonovo-cronaca-di-un-naufragio-in-diretta/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/formigli-vs-borgonovo-cronaca-di-un-naufragio-in-diretta/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 16:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[corrado formigli]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></category>
		<category><![CDATA[remigration]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=325053</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scontro in diretta tra visioni opposte su immigrazione, sicurezza e ruolo dei media</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/formigli-vs-borgonovo-cronaca-di-un-naufragio-in-diretta/">Formigli vs Borgonovo, cronaca di un naufragio in diretta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Remigrazione non è deportazione, non sono proprio compatibili anche se la sinistra un po’ finge di non capirlo e un po’ non lo capisce davvero essendo analfabeta. <strong>Remigrazione</strong>, tecnicamente, è sbattere fuori dalle balle stragisti, stupratori, mafiosi, cannibali e clandestini come ha cominciato a fare tutto il mondo una volta scoperto con sgomento che non ci pagavano le pensioni ma eravamo noi a dover pagare le loro carneficine.</p>
<p>Deportazione è disperdere un popolo dalla sua terra legittima, come la sinistra sostiene stia accadendo a <strong>Gaza</strong>, ma in ogni caso non può decentemente sostenere stia succedendo in Italia dove avviene l’opposto: una conquista barbarica senza più difese né reazioni, una sharia di risacca che ci sospinge ogni giorno più in là. Ai margini.</p>
<p>Essendo <strong>la sinistra complice</strong>, “se non li avete digerirti li digerirete”, non può decentemente sostenerlo ma indecentemente sì perché il fine ultimo della sinistra parassitaria, a parte mangiare sopra ogni cosa si sviluppi al mondo, determinata da tutto ciò che essa sinistra non è, è rivoluzionare il mondo e metterlo sotto il proprio tallone burocratico.</p>
<p>Il sogno dei nostri cantanti analfabeti che non perdono occasione per raggrumarsi in appelli vergognosi dove pretendono che l’individuo non sia mai autonomo, non appartenga mai a se stesso ma, in ultima istanza, allo Stato che la sinistra pretende di rappresentare: meno ne sanno questi cantantucoli affaristi e più intervengono, ossia militano per il partito, <strong>oggi per la Palestina</strong>, ieri per il clima, domani per la educazione psicosessuale nelle scuole che non educa un bel niente, è intesa a sfornare generazioni di debosciati allevati all’idea che masturbarsi a tre anni credendosi di sesso opposto sia un gesto di consapevolezza civile e di ribellione contro il capitalismo, il tutto sotto il controllo di 4 travestiti e <strong>2 psicologhe del PD.</strong></p>
<p>Per la cosiddetta integrazione che non c’è è lo stesso e l’integrazione non c’è perché si risolve in disintegrazione e disintegrazione equivale a sostituzione: quel curioso fenomeno per cui orde di fuggiaschi dalle tirannidi natie sbarcano qui e immediatamente rivendicano, pretendono tutto ciò che li tiranneggiava in patria perché dove sono sbarcati gli fa schifo. Però ci restano. E noi siamo indotti a mollare su tutto in base ai <strong>programmi della élite antioccidentale,</strong> dell’Unione Europea, del woke che è la peggiore demenza tossica neocomunista degli ultimi 100 anni, solo che non è proprio come quello slogan che gira per i social, “importi terzo mondo diventi terzo mondo”, se mai importi barbarie subisci barbarie. E tornare indietro è praticamente impossibile.</p>
<p>La cosa sta bene alla<strong> sinistra Politburo</strong> che vuol farcela digerire e ai conduttori organici delle reti che, come ha detto quel direttore Mentana de la7, è praticamente al servizio del PD e della Lella Schlein, che dignità, con l’apparato dei suoi programmi da salotto improntati al più efferato conformismo militante. Solo che poi basta lasciarli parlare, come dice la mia amica <strong>Francesca Totolo,</strong> e subito, dietro la maschera del dialogo, affiorano i tratti disturbati, congestionati del comunista imbruttito.</p>
<p>Circola una clip di uno scazzo, ma se volete ve lo chiamo dialogo, confronto, fra il presentatore <strong>Formigli</strong> e il vicedirettore de la Verità, <strong>Borgonovo</strong>, proprio sulla faccenda delle remigrazione: tutti dicono che Borgonovo a Formigli lo ha sfasciato, a me, senza nulla togliere a Francesco, pare, più precisamente, che Formigli si sia disarticolato da solo ovvero a Borgonovo basta restare freddo, impercettibilmente sfottente com’è nel suo stile, e subito a quell’altro scappano i cavalli: perché <strong>Formigli è della schiatta egemonica c</strong>he fa sempre più fatica, non per la sottomissione di una destra incapace di opporsi (tranne Borgonovo e non molti altri) quanto per le continue smusate contro il muro della realtà: quando i Formigli, o le Bianche, o uno a scelta, tanto ce ne stanno a un soldo la dozzina, non si sentono più temuti, quando percepiscono che della loro egemonia a chi gli sta davanti importa meno di un beato cazzo, si smarriscono, vanno in panico perché non sanno più che fare.</p>
<p>Borgonovo insiste glaciale, indifferente al moralismo formigliesco, e quello non sa letteralmente più che replicare; allora risponde con una giaculatoria di frasi fatte gravide di un livore balbettante, gorgogliante, che non si tiene, che trasuda provocazioni disperate alle quali l’altro non si sogna di abboccare. “Eh!… eh&#8230; l’inte… l’integrazione ha… ha funz… ha funzionato… <strong>in Germania sono arrivati due milioni di Siriani</strong>… ma che cosa dici…”. E Borgonovo, algido: vai a vedere i tassi di criminalità in Germania. Corrado sbrocca in dérapage, “Si va beh va beh va beh… torniamo agli stati etnici riportiamo i Serbi di Bosnia a fare la pulizia etnica…”. Una biondina cerca di corrergli in soccorso ma peggiora le cose e alla fine Formigli quasi si scusa con Borgonovo, che ghigna e lo sistema in uscita, ma dovrebbe se mai scusarsi con se stesso, con la figura avvilente che ha messo in scena.</p>
<p>I siriani in Germania? Formigli omette che i siriani imbarcati da Merkel erano in maggioranza ingegneri veri, non come il nostro stragista modenese, non li conta i miliardi allungati a Erdogan perché si tenesse la feccia, va beh va beh va beh e liquida la taharrush gamea del <strong>Capodanno 2016 Colonia</strong>, che poi funzionò come modello da esportare in tutta Europa, fino all’ombra del Duomo di Milano, gli sfugge pure la pulizia messa in atto subito dopo <strong>Merkel</strong>, che evidentemente agiva pour cause. Insinuare che l’altro auspica la pulizia etnica balcanica siccome non è d’accordo non è una carognata, una bassezza, è un capriccio puerile del quale poi ci si scusa, penosamente. Ecco il parastato gramsciano di cui parla Boni Castellane quando non viene più preso sul serio.</p>
<p>Quanto a noi, <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-19-maggio-2026/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nei 20 giorni dalla strage di Modena,</strong></a> che è strage dell’immigrazione e serviva da innesco, abbiamo assistito a un inesorabile tracimare della violenza di conquista dalle Alpi al Lilbeo con altre efferatezze, aspiranti martiri provvidenzialmente bloccati (a Firenze, Vimercate e Reggio Emilia), <strong>stupri di strada</strong> (Avezzano, Milano, Roma), spedizioni punitive (Vicenza, Porto San Giorgio), scannamenti per futili motivi (Roma), pestaggi in branco (Parma, Anzio, Treviso, ancora Vicenza, Brescia), esecuzioni (Milano), aggressioni con machete (Milano), stragi (Amendolara, pakistani su pakistani), tentate stragi (Pergine Valsugana, Civitacampomarano), macelli di strada (Genova), minacce di morte a un sindaco (Porto San Giorgio), senza contare, ma mettiamoceli visto che il sacro Colle dice che siamo tutti irreversibilmente europei.</p>
<p>Bruxelles a ferro e fuoco, <strong>Parigi devastata dai maranza</strong> dopo la vittoria della locale squadra maranza in Champion, l’emersione del razzismo della polizia britannica contro i bianchi, e questo è solo un televideo, un elenco ossuto ma, volendo, potremmo andare avanti per l’infinità del web. A Formigli tutto questo sta bene? Non vuole tornare agli Stati etnici, che non ci sono mai stati, che non sono ipotizzabili? Fa’ una cosa, Corrado, fatti la tua immigrazione alla rovescia, va’ tu nei posti da cui questi son partiti e vediamo se ti integri. Mandaci una cartolina.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.la7.it/embedded/la7?tid=player&amp;content=648017&amp;title=%2Fpiazzapulita%2Fvideo%2Fbotta-e-risposta-tra-borgonovo-e-formigli-dimmi-una-nazione-dove-lintegrazione-ha-funzionato-05-06-2026-648017" width="100%" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>A noi, <strong>dopo 30 anni di colonizzazione</strong> che ci ha ridotto a una colonia islamica, basta di salvarci e per salvarci ci vuole la linea durissima, una nuova crociata fatta di persecuzione dei persecutori, di leggi fulmineamente cambiate, come fanno in Giappone dove ai musulmani tracotanti e viziati non concedono niente e appena fiatano li rimpacchettano. Difatti si disperava quel diplomatico iraniano, “ma come? Abbiamo speso milioni, milioni per infiltrare il Giappone e non c’è cascato nessuno, un solo convertito e non era neanche giapponese”. Qui da noi se uno fa una strage ti senti dire che “bisogna abbracciarlo”.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/crema-rissa-tra-maranza-20enne-ammazzato-a-sprangate/" target="_blank" rel="noopener">Crema, rissa tra maranza: 20enne ammazzato a sprangate</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/questi-due-video-dimostrano-perche-i-maranza-sono-il-vero-problema/" target="_blank" rel="noopener">Questi due video dimostrano perché i maranza sono il vero problema</a></li>
</ul>
<p>Ai tempi della pandemia il regime si divertiva a<strong> “rendere la vita un inferno”</strong> a gente che voleva solo salvarsi dalla sanità di Stato, della quale avremmo poi visto tutti i crimini e le ruberie a man salva: e non lo fanno con tagliagole, primitivi e jihadisti? In altre parole: remigrazione di ferro. Che non è deportazione ma autotutela, se ancora siamo in tempo. Ma di tempo da perdere davvero non ce n’è più. Remigrazione, però non di parole: concreta, materiale, diciamo quella di Pozzetto con Paolone, il bambino grasso.</p>
<p>Max Del Papa, 7 giugno 2026</p>
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		<title>Il vero potere di Berlusconi: far rosicare gli odiatori pure da morto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 15:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l'archiviazione della procura di Firenze sulle stragi del '93, i nemici del Cav non ci stanno e sono tornati all'attacco</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-potere-di-berlusconi-far-rosicare-gli-odiatori-pure-da-morto/">Il vero potere di Berlusconi: far rosicare gli odiatori pure da morto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tribunale di Firenze ha <strong>archiviato le indagini su Silvio Berlusconi</strong> e ha smantellato le inchieste di procure che per trent’anni hanno spacciato la balla del Cav colluso con la mafia stragista. Un’invenzione assurda. Una tesi fantasiosa, senza riscontri, alla ricerca &#8211; tutta propaganda &#8211; di “<strong>un mandante occulto”.</strong></p>
<p>Fuffa. Infatti la motivazione della sentenza di archiviazione parla chiaro: assenza totale di elementi, manca qualunque tipo di evidenza dei contatti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Se l’inesistenza dei rapporti tra il Cavaliere e la criminalità organizzata è sempre stata una ovvietà storica, ora che le farneticanti accuse sono state archiviate (ancora una volta), è anche <strong>una verità giudiziaria.</strong></p>
<p>La prima riflessione appare immediata: <strong>il metodo ossessivo della caccia all’uomo.</strong> Cosa grave che dovrebbe indignarci tutti: è la sesta volta che questa assurda ricostruzione viene archiviata. In tre decenni le indagini sono state archiviate e riaperte formalmente 5 volte. Ma la verità è che nessuno sa precisamente quante: è il fango prodotto dal teorema ideologico dettato dalla reiterazione compulsiva dell’utilizzo del trucchetto della “clonazione dei fascicoli di indagine”.</p>
<p>In un Paese fondato sul <strong>culto del processo mediatico</strong> e sulla incivile saldatura tra alcune redazioni e alcune procure, i fatti non contano: contano i sospetti e capita di trasformare le illazioni in sentenze. Proprio come in qualche modo ha contribuito a fare la procura di Firenze, non da ultima, associando &#8211; completamente a caso &#8211; la nascita del partito di Forza Italia alle stragi del 1993 di cinque mesi prima.</p>
<p>Il parafulmine di qualunque nefandezza occorsa su suolo italiano. Un nesso logico scriteriato, <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/garlasco-parla-marco-poggi-hanno-rovinato-limmagine-di-chiara/" target="_blank" rel="noopener"><strong>come il delitto di Garlasco</strong> </a>avvenuto giusto 3 mesi dopo la doppietta di Inzaghi al Liverpool che valse al Milan la Champions League 2007 ad Atene. Roba da matti.</p>
<p>Che Silvio Berlusconi sia stato oggetto di <strong>un accanimento politico-giudiziario</strong> è ormai consacrato e acquisito a patrimonio nazionale. La valanga che lo ha investito, rendendolo martire e simbolo di una persecuzione senza pari, vede 36 procedimenti e <strong>90 filoni, più di 4000 udienze.</strong> Una sola condanna. Fiscale. Numeri da barzelletta se la cosa non fosse drammatica. Una caccia di 30 anni con un unico obiettivo: farlo fuori.</p>
<p>Ma c’è un secondo elemento che dovrebbe scandalizzarci: la circostanza allarmante del tempismo. <strong>Succede tutto in 29 anni</strong>. I procedimenti penali a suo carico, infatti, hanno avuto inizio quando entrò in politica: nel 1994, l&#8217;anno del primo avviso di garanzia recapitatogli quando, da Presidente del Consiglio, presiedeva a Napoli una conferenza internazionale sulla criminalità organizzata. Gli fu annunciato ore prima &#8211; antesignano del metodo manettaro e sensazionalistico a cui oggi sembriamo assuefatti &#8211; a mezzo stampa, con uno scoop clamoroso del Corriere della Sera.</p>
<p>29 anni dopo, <strong>Paolo Mieli svelerà il golpe</strong>: quell’avviso arrivò direttamente dall’interno della procura di Milano. “Concorso in corruzione”, l’accusa; assoluzione in Cassazione per non aver commesso il fatto, l’esito. Processi evaporati ma fatti politici immarcescibili, dato che quel governo cadde. Da lì un calvario inimmaginabile. Lo hanno accusato di tutto, in un esercizio applicativo dell’intero codice: riciclaggio, corruzione, falso in bilancio, fondi neri, prostitute, minorenni, escort, P2. Un solo risultato:<strong> assoluzioni e archiviazioni</strong>.</p>
<p>E con il dito puntato quando l’intervenuta prescrizione veniva raccontata come una colpa, non come una clava della macchina giudiziaria che per anni non era stata capace di arrivare a sentenza. Addirittura &#8211; con la dignità di chi per l’ennesima volta non si è lasciato piegare neanche da un golpe ordito a Bruxelles e vincendo anche contro quell’unica folle condanna e l’assurdità giuridica dell’applicazione retroattiva della <strong>legge Severino</strong> &#8211; riabilitato nel 2018, tornò in Senato.</p>
<p>Che Paese moderno dovrebbe essere quello in cui la magistratura agisce come braccio armato della politica? Era puro furore ideologico. Infatti emerge, spontaneo, il terzo punto di riflessione: il colore di quell’accanimento ben identificabile. È giunto sempre con la corrente politico-giudiziaria delle toghe rosse, una parte minoritaria della magistratura, militante, faziosamente accanita e legata a <strong>Pci-Ds-Pds-Pd.</strong></p>
<p>Non si tratta di dubitare della professionalità dei singoli ma di constatare come un protagonista percepito dalla sinistra come un ostacolo sia stato braccato attraverso un patto di ferro &#8211; eversivo &#8211; tra poteri dello Stato per impedire, sulle macerie di <strong>Tangentopoli</strong>, un progetto politico diverso dal comunismo e di una “gioiosa macchina da guerra”. La sinistra ha commesso un enorme suicidio: scendere a patti con i plotoni d’esecuzione della magistratocrazia, «Acchiappa il mio avversario, inseguilo, arrestalo».</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-6-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener">Berlusconi archiviato, il Corriere rosica e non si arrende</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/inchieste-folli-e-pm-superstar-trentanni-di-fuffa-giudiziaria-contro-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Inchieste folli e pm superstar: trent’anni di fuffa giudiziaria contro Berlusconi</a></li>
</ul>
<p>C’è stato <strong>uno schifoso pezzo di Paese</strong> che ha utilizzato le procure come supplemento della politica, facendosi un autogol politico clamoroso perché allearsi con le procure per smantellare la democrazia rappresentativa distrugge solo chi lo fa, chi rinuncia a far politica: per questo oggi la sinistra è così in ritardo rispetto al mondo che corre, nelle proposte, nei programmi, perché per 30 anni si è dedicata unicamente a questa dimensione di lotta politica basata sui veleni.</p>
<p>Gli stessi veleni che hanno toccato l’apice col tentativo di coinvolgere la persona del Cavaliere perfino nelle stragi mafiose, <strong>senza stracci di prova, giusto per avvelenare i pozzi.</strong> E tutto questo nonostante i governi Berlusconi più di tutti siano stati protagonisti della lotta alla mafia: arrestati 1.300 latitanti, aver reso permanente il 41 bis contro i mafiosi (2002), l’inasprimento del 41 bis per i condannati per mafia (2008), l’aumento dei poteri al Procuratore Nazionale Antimafia (2009), il Piano nazionale antimafia (2010-2011), il sequestro e la confisca alla criminalità organizzata di 49.035 beni per un totale di 25 miliardi di euro.</p>
<p>Dopo l’incredibile Odissea giudiziaria che lo ha travolto, a colpi di archiviazioni e assoluzioni Berlusconi ha sempre fatto ritorno ad Itaca. Ecco il quarto argomento: <strong>il giustizialismo ha perso</strong>. Sì, perché il lungo elenco di attacchi giudiziari si è concluso con una sola risibile condanna fiscale: colpevole non per essersi macchiato di qualche condotta illecita ma perché “non poteva non sapere”; e perché mai il primo contribuente italiano avrebbe scientemente dovuto nascondere all’erario una somma esigua e trascurabile di denaro rispetto alla incredibile mole di imposte effettivamente pagate da lui e dalle sue società, resta un mistero.</p>
<p>Di quel giustizialismo che ha alimentato il cortocircuito tra giustizia e informazione restano solo macerie. E quanti soldi dei cittadini sperperati. Eppure <strong>nel circo mediatico-giudiziario</strong> che dilania le vite degli altri, nessuno paga un prezzo. Funziona così. È il manuale di istruzioni, il canovaccio brevettato e pronto all’uso che <strong>Ermes Antonucci</strong> illustra brillantemente su Il Foglio e che mi onoro di riprendere: «Si prende un&#8217;accusa che può far comodo. Si disumanizza il soggetto accusato trasformandolo nel simbolo di qualcosa da combattere. Si trasforma rapidamente quell&#8217;accusa in verità assoluta.</p>
<p>Si utilizza quell&#8217;accusa per dimostrare <strong>la bontà delle proprie idee</strong>. Si usano i sospetti per cercare di ottenere benefici politici. E infine si getta gratuitamente fango sul prossimo senza pagare alcuna conseguenza, sapendo che ciò che conta nel dibattito pubblico non è ciò che viene dimostrato da un tribunale, ma ciò che viene affermato dal tribunale del popolo».</p>
<p>È deprimente constatare come la lotta politica possa svolgersi attraverso mezzi tanto indegni e <strong>soffiando sul fuoco della menzogna</strong>. Con Berlusconi era una formula fissa: lui ne usciva ma il sospetto rimaneva. Il contrario del principio dello stato di diritto. Cibo per sciacalli e linci, abituati da trent’anni ad una cerimonia cannibale. I talk show si trasformavano in tribunali permanenti e alimentavano i cortei di piazza per i magistrati, le manifestazioni sulla legalità selettiva, le ipocrite fiaccolate per la difesa della Costituzione che diventavano barricate quando, per attuarne i principi garantisti, qualche governo provava a smantellare gli abbracci sistemici del circo mediatico-giudiziario.</p>
<p><strong>Quanto è attuale questa retorica da salvatori della Carta?</strong> Questo Paese sembra non evolvere mai. Eppure mi dà lo spunto per raccontarvi il quinto spunto di questa archiviazione: il tatticismo della notizia. L’atto risale a gennaio, ma il toga party l’ha diffuso solo questa settimana. Mettere questo antidoto al manettarismo che ribolliva nel calderone della propaganda menzognera del <strong>pre-referendum</strong> sarebbe stato kryptonite per gli interessati.</p>
<p>Lo stratagemma ha sortito l’effetto contrario: ci hanno fornito l’assist per dimostrare praticamente quanto quella <strong>becera campagna disinformativa</strong> fosse una operazione di puro arroccamento di casta per preservare il privilegio medievale di giudicare delle carriere dei colleghi. In base all’appartenenza politica e sguazzando nell’impunità.</p>
<p>Qualcuno &#8211; più di qualcuno, certo &#8211; dovrà rendere conto al Paese della <strong>persecuzione che Silvio Berlusconi ha subito.</strong> Ma è morto da innocente, da incensurato, da Senatore della Repubblica, al governo, con le aziende solide e con un’Italia che gli somiglia più che mai. Certo, tanti Tersite hanno avuto bisogno della statura di Berlusconi per poter far carriera diffamandolo &#8211; tant’è che alla sua dipartita è sembrato scontato a tutti che un gigante così non muoia mai; l’antiberlusconismo (unico superstite del Cavaliere), invece sì. E «Si Dieu n’existait pas, il faudrait l’inventer», gli odiatori dovranno trovare qualche altro main asset per i loro portafogli e per costruire le loro carriere.</p>
<p>La storia continuerà a rendergli giustizia: <strong>Berlusconi ha vinto.</strong> E chi l&#8217;ha combattuto ha perso senza dignità.</p>
<p>Francesco Catrera, 7 giugno 2026</p>
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		<title>80 anni di Repubblica e di costituzione, tra luci ed ombre</title>
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					<comments>https://www.nicolaporro.it/80-anni-di-repubblica-e-di-costituzione-tra-luci-ed-ombre/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 17:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[festa della repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un bilancio importante tra progressi, criticità irrisolte e nuove sfide per l’integrazione, i diritti sociali e l’attualità della Costituzione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/80-anni-di-repubblica-e-di-costituzione-tra-luci-ed-ombre/">80 anni di Repubblica e di costituzione, tra luci ed ombre</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo da poco festeggiato <a href="https://www.nicolaporro.it/altro-che-plebiscito-ecco-come-nacque-davvero-la-repubblica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>i primi 80 anni della nostra Repubblica,</strong></a> ed abbiamo letto, o ascoltato, i vari messaggi che il Capo dello Stato ha fatto in occasione delle cerimonie del 2 giugno, da quello inviato ai Prefetti di tutta Italia, a quello letto al Corpo Diplomatico, agli interventi fatti nelle varie circostanze legate agli eventi in parola.</p>
<p>In tutta la comunicazione quirinalizia traspare ovviamente l’ottimismo di maniera, oltre al consueto riaffermare la <strong>vocazione europeista</strong> del Paese e la contrarietà alla guerra.</p>
<p>Un passaggio però ha fatto discutere più di tutti, ed è quello in cui <strong>il Presidente della Repubblica,</strong> nel dialogo con i giovani under 35 nella trasmissione “Ne parliamo con il Presidente”, andato in onda su Rai 1, sul tema dell’integrazione ha chiarito che: “il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto, anzi siamo orgogliosi del popolo italiano. Per questo non lo consideriamo un problema”, ricordando che: “noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni a molti Paesi”.</p>
<p>Certo, r<strong>iconosce Mattarella:</strong> “So bene che vi sono alcuni episodi, alcuni fenomeni di disagio su base etnica, che a volte si esprimono in maniera scomposta, qualche volta con gesti di rifiuto violento, ma sono fenomeni che appartengono alla patologia della società, ben diversi, non vanno confusi. Io sono molto ottimista per il futuro,<br />
decisamente ottimista”.</p>
<p>Queste affermazioni ottimistiche, penso “di rito” in un Presidente della Repubblica da sempre moderato, non stupiscono, ma non possono essere condivise tout court, atteso che il problema, perché è un problema, della <strong>mancata integrazione</strong> non di singoli elementi, ma di intere fasce di individui &#8211; parliamo di decine e decine di migliaia di giovani &#8211; figli di stranieri nella quasi totalità dei casi di provenienza nordafricana e di religione musulmana, è evidente e sentito dai cittadini italiani.</p>
<p>Il problema dei cosiddetti <strong>maranza</strong>, che imperversano nelle nostre città sotto forma di gang giovanili, dediti alla violenza e al bullismo nei confronti dei loro coetane, italiani o stranieri d’origine (perché non va dimenticato che tra le loro “vittime” ci sono anche tantissimi nuovi italiani assolutamente integrati, che davvero rappresentano una ricchezza per il Paese), al bullismo, al vandalismo, al piccolo spaccio, fino ad arrivare, nelle bande più strutturate, alle rapine condite dalla solita violenza gratuita, che le rende imprevedibili e pericolosissime, è vero ed è reale, e necessita di un intervento forte dello Stato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ciao-ciao-al-maranza-tolto-il-documento-ai-tunisini-col-lascia/" target="_blank" rel="noopener">Ciao ciao al maranza: tolto il documento ai tunisini con l&#8217;ascia</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/un-papa-massacrato-dai-maranza-mattarella-svegliati/" target="_blank" rel="noopener">Un papà massacrato dai maranza: Mattarella, svegliati!</a></li>
</ul>
<p>Circa il già richiamato ottimismo di maniera, vorrei dire che in 80 anni di Repubblica, tanto è stato fatto, ma ancora tantissimo c’è da fare: salute e istruzione, che sono tra i diritti più attenzionati dagli italiani, sono notevolmente migliorate in questi decenni, ma siamo ancora ben lontani dal poter dire, se mai ci arriveremo, che sanità ed istruzione sono eccellenze in egual misura in tutta Italia, viste <strong>le gravi disparità</strong> che ancora viviamo tra Nord e Sud del Paese.</p>
<p>Senza dimenticare le gravi criticità che si riscontrano nell’accesso ai servizi sanitari pubblici, che mettono a repentaglio il nostro bene più prezioso, la salute. <strong>Le tutele del lavoro sono state rafforzate,</strong> ma sono ancora tante, troppe, le morti bianche di tanti padri di famiglia, o giovani donne e uomini non adeguatamente formati e tutelati da chi è preposto a farlo.</p>
<p>Gli spazi della partecipazione sociale e politica delle donne si sono definitivamente estesi, tanto che, per fare due esempi,<strong> il 35% dei parlamentari ed il 57% dei magistrati ordinari</strong> sono donne. È però ancora elevata la disparità stipendiale tra uomini e donne, divario dovuto alle difficoltà di queste ultime, ancora non superate, di poter conciliare famiglia e carriera, impedendo loro di poter raggiungere ruoli apicali specialmente nel mondo dell’imprenditoria privata.</p>
<p>La stessa nostra Costituzione, che <strong>ci ha garantito 80 anni di libertà,</strong> coesione sociale e diritti (oltre che doveri, meglio non dimenticarlo), a molti appare un po’ arrugginita in alcune sue parti, come dimostrato da ultimo dalla recente proposta di riforma costituzionale della magistratura, bocciata dalla maggioranza degli italiani, ma che ha messo a nudo alcune criticità della Carta, del tutto naturali visti gli anni trascorsi, che riguardano i profondi cambiamenti sociali ed economici avvenuti dal 1948 ad oggi, e su cui TUTTE le forze politiche dovrebbero riflettere ed intervenire in maniera il più possibile condivisa.</p>
<p>di Col. (ris.) Sergio De Santis, 6 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/80-anni-di-repubblica-e-di-costituzione-tra-luci-ed-ombre/">80 anni di Repubblica e di costituzione, tra luci ed ombre</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Detto, fatto: Travaglio insiste su Minetti. E ora Mattarella che fa?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/detto-fatto-travaglio-insiste-su-minetti-e-ora-mattarella-che-fa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 10:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Mattarella]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=324888</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Fatto torna in Uruguay e tira fuori altre testimonianze. La Procura ha smontato il teorema. Ma il Colle s'è ficcato in un guaio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/detto-fatto-travaglio-insiste-su-minetti-e-ora-mattarella-che-fa/">Detto, fatto: Travaglio insiste su Minetti. E ora Mattarella che fa?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Noi alle storie raccontate dal <em>Fatto Quotidiano</em> su <strong>Minetti</strong> non ci crediamo granché. Sin dal primo giorno la storia puzzava lontano un miglio, come poi confermato anche dalla Procura Generale di Milano che ha confermato il parere positivo alla Grazia (poi ratificata anche dal <strong>Quirinale</strong>). Il problema, semmai, è la gestione del Colle. Ad aver rimediato la figura barbina sono infatti più gli uffici di Mattarella che i cronisti di Travaglio. Sono loro, con quel paradossale comunicato di aprile, ad aver &#8220;creduto&#8221; alle storie raccolte dal Fatto a tal punto da inviare un comunicato urgente <em>urbi et orbi</em> in cui si chiedeva al ministero della Giustizia di indagare ulteriormente sul fascicolo Minetti. Comunicato che -tra le righe- sembrava dare la colpa del pasticciaccio a Carlo Nordio, il quale poveraccio nulla c&#8217;azzeccava.</p>
<p>Beh. Quella corsa in avanti degli uffici del Quirinale ora rischia di costargli caro. Molto caro. E <strong>Marco Travaglio</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-travaglio-chi-di-procura-ferisce-di-procura-perisce/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;ha fatto capire chiaramente a Mattarella e soci l&#8217;altra sera da Lilli Gruber</a>, quando ha accusato Re Sergio di essere un &#8220;amante del rischio&#8221; avendo chiuso la pratica in 24ore dopo la ricezione del nuovo fascicolo redatto dalla Procura generale in cui si smentivano, punto per punto, le contestazioni sollevate dalle inchieste del <em>Fatto</em>. E se Travaglio tirasse fuori nuovi testimoni, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/minetti-ora-mattarella-e-nei-guai-marco-travaglio-ha-in-pugno-il-colle/" target="_blank" rel="noopener">ci chiedevamo ieri</a>, del tutto scollegati dall&#8217;istruttoria bis realizzata dalla Procura generale, cosa farà Mattarella? Ci &#8220;crederà&#8221; come fatto al primo giro? Ricomincerà tutto d&#8217;accapo?</p>
<p>Domanda lecita. Anche perché stamattina il <em>Fatto</em> è tornato sulla vicenda portando in prima pagina altre testimonianze di due presunti autisti che sostengono di aver portato prostitute al ranch di <strong>Cipriani</strong> a Punta del Este (in realtà anche il cronista ammette di non poter certificare che quelle ragazze andassero lì per prostituirsi). Una circostanza che secondo la difesa dell&#8217;imprenditore e di Minetti <strong>non sta né in cielo né in terra</strong>, e infatti sia negli Stati Uniti che in italia gli avvocati si apprestano a depositare una valanga di querele e richieste di risarcimenti per cifre <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/milioni-di-euro-fattoco-sono-guai-ecco-la-cifra-che-chiedono-minetti-e-cipriani/" target="_blank" rel="noopener">che si avvicinano ai 250 milioni di euro</a>. E forse li supereranno pure.</p>
<p>La Procura Generale di Milano ritiene inattendibili le testimonianze raccolte dal <em>Fatto</em>, si legge nel comunicato stampa, perché &#8220;risultano <strong>smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai Carabinieri da persone informate sui fatti</strong>&#8220;: &#8220;le affermazioni circa feste con droga e sesso a cui avrebbe preso parte Nicole Minetti negli ultimi anni&#8221;, insomma, non sono vere. Ma per gli inviati di Travaglio queste due nuove testimonianze renderebbero credibile la massaggiatrice che, dice il direttore del Fatto, avrebbe dovuto essere ascoltata (e non è stato fatto) prima di bollarla come inattendibile. La domanda è: cosa fa ora il Colle, corre di nuovo dietro alle strambe teorie di Travaglio&amp;co?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Fuga all&#8217;alt della polizia: la nuova legge rischia di non bastare</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/fuga-allalt-della-polizia-la-nuova-legge-rischia-di-non-bastare/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/fuga-allalt-della-polizia-la-nuova-legge-rischia-di-non-bastare/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 18:30:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre le sanzioni diventano più severe, gli agenti restano vincolati alle stesse regole di sempre. E il deterrente rischia di indebolirsi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’intervento del Governo sulla <strong>fuga dai posti di controllo</strong> va nella direzione giusta, ma si ferma a metà strada. Con l’ultimo decreto sicurezza, è stata finalmente introdotta una risposta penale seria contro chi, violando l’alt delle forze dell’ordine, si dà alla fuga con modalità tali da mettere in pericolo l’incolumità altrui. Non è più una semplice disobbedienza stradale, ma un reato punito con<strong> la reclusione fino a 5 anni.</strong></p>
<p>Il problema è <strong>ciò che la riforma non ha fatto</strong>, perché il legislatore ha aggravato la posizione di chi fugge, ma non ha modificato la posizione di chi dovrebbe interrompere quella fuga. Infatti, l&#8217;articolo 177 del Codice della strada ancora consente ai veicoli di polizia, in servizio urgente e con sirena e lampeggiante attivati, di derogare alle ordinarie regole della circolazione, ma aggiunge subito dopo un limite paralizzante: anche in quel caso, il conducente deve rispettare le regole di comune prudenza e diligenza.</p>
<p>In astratto sembra una formula ragionevole, ma<strong> un inseguimento non è una normale attività di circolazione</strong>. È un’attività operativa ad alto rischio, compiuta per impedire che un soggetto già pericoloso continui a fuggire e a mettere in pericolo altri. Trattare quella condotta come se fosse una guida qualunque, sottoposta agli stessi criteri del cittadino comune, significa abbandonare l’operatore a se stesso.</p>
<p>Il paradosso è che, da un lato, lo Stato dice al fuggitivo: se scappi in modo pericoloso, <strong>rischi molto di più</strong>; dall’altro, dice al poliziotto: mentre lo insegui, dovrai comunque rispondere secondo i parametri ordinari della prudenza stradale.</p>
<p>Così il risultato rischia di essere opposto a quello voluto. Più la pena aumenta, più chi fugge avrà interesse a non farsi prendere. Se sa che, dall’altra parte, gli strumenti operativi delle forze dell’ordine restano sostanzialmente gli stessi, la fuga continuerà ad apparirgli come <strong>la scelta più conveniente.</strong></p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/polizia-sotto-processo-il-falso-mito-dello-scudo-penale/" target="_blank" rel="noopener">Polizia sotto processo: il falso mito dello scudo penale</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sicurezza-e-civilta-giuridica-un-binomio-possibile/" target="_blank" rel="noopener">Sicurezza e civiltà giuridica, un binomio possibile?</a></li>
</ul>
<p>La riforma avrebbe dovuto completare il ragionamento. Se si introduce una fattispecie severa contro la fuga pericolosa, bisogna anche disciplinare in modo chiaro l’inseguimento di polizia: quali manovre sono consentite, entro quali limiti, con quali criteri di valutazione ex ante e non con il senno di poi. <strong>Servono regole operative speciali,</strong> non l’applicazione della prudenza stradale comune a un’attività che comune non è.</p>
<p>Altrimenti il messaggio finale resta ambiguo: lo Stato punisce più duramente chi scappa, ma continua a non dare piena copertura normativa a chi deve fermarlo. E finché un appartenente alle forze dell’ordine dovrà inseguire un fuggitivo ragionando come se stesse semplicemente attraversando un incrocio nel traffico ordinario, per molti delinquenti continuerà a valere una regola semplicissima: meglio scappare che fermarsi.</p>
<p>Giorgio Carta, 3 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>Il Cazzullo Quotidiano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-cazzullo-quotidiano/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-cazzullo-quotidiano/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 16:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[aldo cazzullo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra Travaglio, Procure e “prove di QI”: il gioco delle verità contrapposte in tv</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo presenti i test sul QI che compaiono spesso sui social? Ieri siamo stati sottoposti a una prova inedita: credere a Travaglio, il giustizialista supremo, il principe del foro di difesa di tutte <strong>le Procure della Repubblica</strong>, o a una Procura della Repubblica, addirittura milanese?</p>
<p>Eravamo incerti finché non abbiamo ascoltato Aldo Cazzullo, mediano d’attacco della squadra di Urbano Cairo &#8211; non il presidente del Torino ma l’editore del <em>Corriere della Sera</em> (di cui <strong>Cazzullo è vicedirettore)</strong> e di La7, e quindi, attraverso Lilli Gruber, anche di una parte di Travaglio.</p>
<p>Cazzullo ha fama di <strong>liberale</strong>, quindi del contrario di Travaglio. Ma ieri si è presentato davanti a Gruber nella veste del Cazzullo Quotidiano. Tre cose ha detto. Uno, che in realtà la Procura Generale di Milano aveva fatto un supplemento di indagini non su <strong>Minetti</strong> e le accuse del <em>Fatto</em> ma su se stessa, vale a dire sulla propria sentenza precedente. Tutti abbiamo pensato che allora non poteva non darsi ragione.</p>
<p>Due, che il caso non è chiuso, perché certamente <strong>il Fatto continuerà le sue indagini</strong> e perché Travaglio ci ha detto: “Aspettate e vedrete”. Insomma, abbiamo tutti capito: vuoi mettere la credibilità di Travaglio e quella della dottoressa Nanni?</p>
<p>Tre, comunque lui, Cazzullo, <strong>fosse stato al posto di Mattarella,</strong> a Minetti la grazia non l’avrebbe data. Perché? Perché no. E più non domandare. E infatti Gruber si è limitata ad acconsentire mestamente.Un assist che oggi il Fatto trasforma in titolone ed editoriale. Cairo, sfortunato col Torino, se ne sarà rallegrato.</p>
<p>Marco Taradash, 5 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>Il Fatto alla puttanesca</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-fatto-alla-puttanesca/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-fatto-alla-puttanesca/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 11:17:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra regolamenti disciplinari, libertà di espressione e polemiche politiche: cosa fa davvero l’Ordine dei Giornalisti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste ancora <strong>l’Ordine dei Giornalisti in Italia?</strong> Non ho mai capito a cosa serve, in verità, e la mia prima proposta di legge da deputato fu chiederne l’abolizione. Un giorno però venni chiamato in causa dall’Ordine per un tweet di una sola parola, che io ritenevo una battuta innocente, riferita all’abbigliamento di una conduttrice televisiva: BDSM.</p>
<p>Venni accusato di <strong>dress shaming</strong> o qualcosa del genere. Chiesi scusa e la cosa finì lì. Mi accorsi allora che i <strong>50 euro</strong> che versavo ogni anno dal 1990 erano stati ben spesi.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/minetti-sbugiardato-il-fatto-la-toga-falsi-scoop-nessuna-festa-di-sesso-e-droga/" target="_blank" rel="noopener">Minetti, sbugiardato il Fatto. La toga: Falsi scoop, nessuna festa di sesso e droga</a></li>
</ul>
<p>Ma ora come la mettono con <strong>Travaglio</strong>, i suoi cronisti “investigativi” e i suoi opinionisti d’assalto che hanno montato da zero una clamorosa frottola per attaccare a freddo il presidente della Repubblica, facendo peraltro un indiretto piacere ai nemici della stabilità istituzionale di una Italia troppo schierata con l’Ucraina? Attendo con fiducia di sapere se oltre al dress shaming l’Ordine dei Giornalisti si interessa di giornalismo.</p>
<p>Marco Taradash, 5 giugno 2026</p>
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]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Quello che non vi hanno detto sulla Repubblica (e no: non fu un plebiscito)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/altro-che-plebiscito-ecco-come-nacque-davvero-la-repubblica/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/altro-che-plebiscito-ecco-come-nacque-davvero-la-repubblica/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 05:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[festa della repubblica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323909</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Repubblica prevalse con il 54,2% dei voti, ma dietro quel risultato si nasconde un'Italia profondamente spaccata</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella <strong>Festa della Repubblica</strong>, alcune curiosità sul voto del 2 giugno 1946, quello in cui si sancì, con un referendum, il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Andando su <a href="https://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=F&amp;dtel=02/06/1946&amp;tpa=I&amp;tpe=A&amp;lev0=0&amp;levsut0=0&amp;es0=S&amp;ms=S" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>Eligendo</strong></a>, il portale delle elezioni, trovate l&#8217;archivio storico, dove potete togliervi lo sfizio di andare a vedere come votarono i vari comuni.</p>
<p>Intanto, un dato che non viene quasi mai ricordato è che la repubblica non stravinse affatto quel referendum: <strong>54,2% a 45,8%</strong>. Due milioni di voti di differenza, su un totale di 22 milioni di elettori. Certo, un voto chiaro, inequivocabile, nonostante le tante polemiche che seguirono nei giorni successivi, ma non certo un plebiscito, determinato anche dalle dinamiche demografiche del tempo.</p>
<p>Fu il Nord più popoloso a stabilire il successo della Repubblica. Guardando la cartina, infatti, si nota come la parte settentrionale dell&#8217;Italia votò massicciamente a favore del cambiamento, mentre il Centro-Sud fu marcatamente schierato <strong>a favore della monarchia</strong>.</p>
<p>Tanto per fare un esempio, a Roma, Napoli, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Messina, Palermo, Catania e Cagliari, il voto per il Re fu chiaro, con percentuali più nette man mano che si scendeva più a sud. Al contrario, <strong>la repubblica vinse a Milano, Torino</strong>, Bologna, Firenze, Venezia, insomma in tutte le grandi città del Nord.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-grande-sconfitto-della-costituente-che-aveva-visto-lontano/" target="_blank" rel="noopener">Il grande sconfitto della Costituente che aveva visto lontano</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-2-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener">Festeggiamo la Repubblica ma abbiamo un sovrano: Mattarella</a></li>
</ul>
<p>Magari, fra i tanti motivi possibili di questa differenza così evidente, ci può essere anche <strong>un retaggio della guerra:</strong> il Paese intero aveva sofferto il conflitto, senza dubbio, ma mentre la liberazione del Centro-Sud fu relativamente rapida, il Nord pagò il prezzo maggiore in termini di stragi di civili. E a votare, poi, andarono proprio i civili rimasti.</p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 3 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/altro-che-plebiscito-ecco-come-nacque-davvero-la-repubblica/">Quello che non vi hanno detto sulla Repubblica (e no: non fu un plebiscito)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Il grande sconfitto della Costituente che aveva visto lontano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-grande-sconfitto-della-costituente-che-aveva-visto-lontano/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-grande-sconfitto-della-costituente-che-aveva-visto-lontano/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Terrano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 15:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[liberali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323748</guid>

					<description><![CDATA[<p>La democrazia repubblicana nacque anche grazie a categorie giuridiche e metodi elaborati dal costituzionalismo liberale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-grande-sconfitto-della-costituente-che-aveva-visto-lontano/">Il grande sconfitto della Costituente che aveva visto lontano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>All’indomani del referendum istituzionale del <strong>2 giugno 1946</strong> e dell’elezione dei membri dell’Assemblea Costituente, al netto delle questioni concernenti l’esito della consultazione referendaria e la transizione dalla monarchia alla repubblica, si pose il problema decisivo della costruzione del nuovo ordinamento costituzionale italiano.</p>
<p>In tale contesto emerse una soluzione organizzativa e metodologica destinata ad incidere profondamente sull’intero processo costituente: <strong>l’istituzione della Commissione per la Costituzione</strong>, nota come Commissione dei Settantacinque.</p>
<p>Infatti, la scelta di affidare la predisposizione del testo costituzionale ad un organo ristretto rappresentò l’adozione di un metodo che, pur maturando in un contesto politico profondamente mutato rispetto all’età liberale, richiamava alcune delle più significative elaborazioni della <strong>cultura costituzionale prefascista.</strong> La Costituente, in un certo senso, fece ricorso al metodo dei liberali senza i liberali: un metodo fondato sulla centralità del lavoro preparatorio, sulla mediazione tecnico-giuridica e sulla ricerca di sintesi condivise, secondo un’impostazione che trovava nel pensiero di Vittorio Emanuele Orlando una delle sue più autorevoli formulazioni.</p>
<p>I lavori cominciarono a Montecitorio <strong>il 25 giugno 1946</strong> e, in tale occasione, l’Assemblea Costituente fu presieduta proprio da Vittorio Emanuele Orlando che, con i suoi 86 anni, risultava il decano del consesso.</p>
<p>Le attività da svolgere erano molteplici e il problema più urgente da risolvere riguardava sicuramente l’organizzazione dello Stato e, quindi, la forma di governo da adottare nella <strong>neonata Repubblica italiana.</strong> Tuttavia, si trattava di conciliare la cultura democratica con quella liberale.</p>
<p>A tal proposito si evidenzia come i liberali che si presentarono il 2 giugno 1946 ottennero appena il 6,8 per cento dei voti, eleggendo quarantuno costituenti. Tra questi vanno ricordati, oltre al già citato Orlando, anche Aldo Bozzi, Benedetto Croce, <strong>Luigi Einaudi e Gaetano Martino</strong>, che riflettevano, ciascuno di loro, all’interno della Costituente, posizioni liberali diverse e che non trovavano una vera sintesi, in quanto non vi era un vero e proprio leader, una personalità, cioè, in grado di fungere da punto di riferimento per l’elaborazione di una linea unitaria del gruppo liberale all’interno dell’Assemblea Costituente.</p>
<p>Tale difficoltà trovava origine nella stessa tradizione liberale, storicamente refrattaria alle logiche organizzative dei grandi partiti di massa. Infatti, <strong>a differenza della Democrazia Cristiana,</strong> del Partito Socialista e del Partito Comunista, i liberali tendevano a privilegiare l’autonomia delle singole personalità e la libera formazione del convincimento politico rispetto alla disciplina di partito. In questa prospettiva, essi guardavano con sospetto a quelle forme di organizzazione collettiva che, affermatesi nel primo Novecento, avevano progressivamente trasformato il Parlamento da assemblea di notabili in sede di confronto tra grandi apparati politici organizzati.</p>
<p>In particolare, proprio Vittorio Emanuele Orlando, padre del diritto pubblico italiano e “Presidente della Vittoria” – in quanto, da Presidente del Consiglio, rappresentò l’Italia alla <strong>Conferenza di pace di Parigi del 1919,</strong> a seguito della vittoria italiana durante la Prima guerra mondiale – guardava con marcato scetticismo all’assetto politico-istituzionale che andava delineandosi nel secondo dopoguerra e che avrebbe trovato compiuta espressione nella Costituzione repubblicana.</p>
<p>Infatti, Orlando, con una lucidità che appare sorprendentemente attuale, era favorevole, sicuramente, alla forma di governo parlamentare, ma auspicava un rafforzamento dell’esecutivo che evitasse la degenerazione del parlamentarismo.</p>
<p>Temeva, infatti, che, a causa della partitocrazia – con il rischio che le decisioni politiche venissero assunte al di fuori delle sedi parlamentari – il governo parlamentare potesse trasformarsi in governo assembleare, con una netta supremazia dell’organo legislativo sull’esecutivo, come già accaduto con la <strong>Terza Repubblica francese a partire dal 1877.</strong></p>
<p>Alla luce di ciò, per il padre del diritto pubblico italiano era necessario ricomporre in equilibrio i rapporti tra i poteri dello Stato, individuando proprio nel governo di gabinetto lo strumento istituzionale più idoneo a garantirne il corretto funzionamento. Inoltre, era scettico nei confronti della scelta di un Presidente della Repubblica con <strong>soli poteri formali</strong> e al di fuori del circuito della decisione politica, tanto è vero che la sua concezione di forma di governo parlamentare era essenzialmente dualista e non monista, per cui la nomina del governo doveva essere condivisa tra Parlamento e Capo dello Stato, come avveniva, tra l’altro, in epoca liberale prima dell’ascesa dei grandi partiti di massa, rendendo di fatto quest’ultimo responsabile delle sue scelte.</p>
<p>A tal proposito, va ricordato come questo problema sia emerso proprio poche settimane fa in relazione al <strong>caso Minetti,</strong> che ha portato alla luce l’esistenza di una forte tensione tra l’istituto della grazia e la forma di governo parlamentare attuale. La vicenda ha riproposto una questione che Orlando avrebbe probabilmente considerato centrale: il ruolo del Capo dello Stato all&#8217;interno della forma di governo parlamentare.</p>
<p><strong>In una prospettiva dualista</strong>, infatti, istituti come la grazia non possono essere letti esclusivamente come atti formali, ma richiamano inevitabilmente il tema del rapporto tra responsabilità politica, prerogative presidenziali ed equilibrio tra i poteri dello Stato. Proprio per questo, il dibattito contemporaneo sembra confermare l&#8217;attualità di alcune delle riflessioni formulate dal giurista siciliano già in Assemblea Costituente.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/dietro-il-caso-minetti-ce-un-problema-enorme-nella-costituzione/" target="_blank" rel="noopener">Dietro il caso Minetti c’è un problema enorme nella Costituzione</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/poche-storie-lha-stabilito-la-consulta-la-responsabilita-della-grazia-e-di-mattarella/" target="_blank" rel="noopener">La responsabilità della Grazia è di Mattarella. Quello che nessuno dice su Minetti e il Quirinale</a></li>
</ul>
<p>In poche parole, l<strong>a visione di Orlando</strong> si concentrava innanzitutto su un modello dualista, con conseguente ridimensionamento dell’onnipotenza parlamentare e, poi, sull’armonizzazione dei poteri fondamentali dello Stato – esecutivo, Capo dello Stato e Parlamento – in grado di garantire un esecutivo forte e stabile, il cui indirizzo politico avrebbe dovuto attuarsi soprattutto con il rafforzamento del potere regolamentare nelle materie non espressamente riservate alla legge.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-ruolo-della-corte-costituzionale/" target="_blank" rel="noopener">Il vero ruolo della Corte costituzionale</a></li>
</ul>
<p>Insomma, nel pensiero orlandiano sono presenti elementi vetero-liberali che sosterrà anche dopo la promulgazione della Costituzione e fino alla sua morte, avvenuta nel <strong>1952</strong>, come dimostrato da un suo articolo del 1951 molto critico nei confronti della forma di governo parlamentare adottata in Assemblea Costituente.</p>
<p>Per queste sue concezioni, Vittorio Emanuele Orlando, spesso, fu considerato un interprete del liberalismo classico difficilmente conciliabile con le nuove forme della democrazia di massa, diversamente da Benedetto Croce che, partendo, però, da basi filosofiche e non giuridiche, tentò di coniugare il liberalismo con la democrazia. A differenza di <strong>Einaudi</strong>, né Orlando né Croce, però, fecero parte della Commissione dei Settantacinque.</p>
<p>I liberali, pertanto, in Assemblea Costituente, erano forti <strong>intellettualmente</strong> ma deboli politicamente per le ragioni sopra esposte, e il paradigma orlandiano ne costituisce una significativa dimostrazione.</p>
<p>Resta, tuttavia, un dato difficilmente contestabile: molte categorie elaborate proprio dal costituzionalismo liberale sono sopravvissute nella <strong>nostra Carta costituzionale</strong>; basti pensare ai diritti di libertà dell’individuo, tra cui la libertà personale, di riunione, di associazione e di manifestazione del pensiero – le cosiddette libertà negative – o al principio di separazione dei poteri, quest’ultimo fondamentale per la limitazione del potere.</p>
<p>La Costituzione repubblicana, quindi, nacque anche da categorie culturali elaborate da una tradizione politica che, nel momento stesso della sua approvazione, appariva ormai definitivamente tramontata e, in questo senso,<strong> il paradosso della Costituente italiana</strong> consiste proprio nell&#8217;aver costruito una democrazia pluralista attraverso un metodo che conservava alcuni dei tratti più significativi della tradizione liberale.</p>
<p>Giovanni Terrano, 2 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-grande-sconfitto-della-costituente-che-aveva-visto-lontano/">Il grande sconfitto della Costituente che aveva visto lontano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Il Pd vuole vuole censurare Ruggeri perché sul Covid aveva ragione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 13:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico ruggeri]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal Green Pass alla censura culturale: il conto non saldato della stagione pandemica e la resa dei conti con chi ha osato dissentire</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La pretesa di negare lo spazio per il concerto a Enrico Ruggeri in fama di novax non si deve solo alla sensibilità intrinsecamente fascista o se preferite stalinista dei piddini, ha a che fare con una coda di paglia lunga cinque anni. <strong>I Ruggeri debbono essere eliminati per avere avuto ragione,</strong> col senno del poi, a dubitare, a contestare un andazzo che sapeva di autoritario alla maniera dei regimi antidemocratici e cioè mendace, velleitario, strumentalmente punitivo, basato su una tragica incompetenza e su una preoccupante disinvoltura a tutti i livelli.</p>
<p>Un regime concentrazionario diretto prima <strong>dal grillino Conte</strong> poi dal tecnocrate Draghi, d’accordo, ma con la preponderanza del PD i cui mammasantissima ci andavano giù pesantissimi coi refrattari, gli insubordinati, sbrigativamente spregiati come novax per dire <em>untermensch</em> da comprimere, da distruggere.</p>
<p>A maggior ragione oggi, perché la verità la si odia quando ancora è sommersa ma quando è emersa non la si può proprio perdonare se non ti appartiene. <strong>Mattarella</strong> aveva fatto capire, chiaramente, espressamente, che avrebbe ammesso la commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid a patto si limitasse a scherzare e dopo due anni di ammissioni sconcertanti, di smentite ed autosmentite clamorose, di scaricabarile a domino, uno sull’altro sull’altro sull’altro fino a coinvolgere praticamente tutti, i lavori di questa commissione vengono passati sotto un silenzio di marmo dal 99,99% dell’informazione inclusa quella di destra.</p>
<p><strong>Un ex potente come il Magrini dell’Aifa</strong> può presentarsi e dire con tracotanza: va bene, i vaccini lo sapevamo tutti che non immunizzavano al massimo ritardavano un po’ il contagio, un po’ quanto? Un po’, bon. Per dire qui abbiamo finito. E l’informazione davanti ad una rivelazione potenzialmente da galera non fa una piega anzi torna ad interpellare i soliti virologi da operetta col precipuo compito di smentire e mentire: siamo l’unico Paese ad aspettare il Godot di <strong>una nuova pandemia,</strong> nel resto del pianeta i conti si sono fatti, la sacra scienza portando le sue rivelazioni è stata ascoltata, le scuse sono arrivate e con esse le promesse di non cedere più ad un simile abominio.</p>
<p>In Italia il PD diceva: torneremo ma stavolta duri, nessun cedimento. Dove l’avete già sentita? Ragione per cui a uno come Ruggeri, per giunta destroide, non può venire perdonato di avere avuto lo scetticismo ragionato sui greenpass, i coprifuoco, la tecnologia del controllo e del ricatto: i <strong>medici eretici</strong> li hanno fatti fuori, radiati o indotti al suicidio, le coscienze critiche silenziate, gli artisti li boicottano secondo antica regola brigatista, colpirne uno perché tutti gli altri prendano nota.</p>
<p>Di cosa? Che il potere vero restiamo noi e non solo non ci facciamo processare per le nostre responsabilità e pesantissime responsabilità, se mai siamo noi a processare. Come si diceva nei gloriosi anni della contestazione rossa, anche di sangue: “Noi avremo ragione ad avere avuto torto e voi torto ad avere avuto ragione”. La questione novax, che spesso era semplicemente difesa delle prerogative di quella Costituzione serenamente messa sotto i piedi secondo quella incredibile filosofia presidenziale <strong>“non si invochi la libertà”</strong>, è solo uno dei pretesti, la medesima regola si deve applicare per tutto e con tutti, dai menestrelli senatori come De Gregori ai vati della piccola letteratura militante commerciale come Erri de Luca cui non giova tornare sulle sue parole, precisarsi comunque in favore del popolo palestinese: tu hai osato divergere dalla linea e tu la paghi cara e la paghi tutta. Come del resto succedeva in Lotta Continua.</p>
<p>Non c’è sigla che tenga, <strong>post ideologia che tenga,</strong> l’istinto comunista rimane ed è fatto di intolleranza, di livore, di censura, di processo kafkiano, in ogni comunista falsamente democratico si nasconde un Berja. Certo sui vaccini il PD non ha perso la speranza di rifarsi, la smania di controllo totalitario, di Stato concentrazionario in questi qui è perenne e cova anche l’avidità, quel tornare a immergersi nei fiumi e nei fumi dell’affarismo più spregiudicato. Ma la dimensione sanitaria è intesa come una parte di un disegno più ampio per cui negare ogni dissenso e imporre una sana, illuminata repressione di Stato su qualsiasi questione, <strong>dalla Palestina al clima</strong>, dal gender all’Islam di conquista. Avete più sentito parlare della strage di Modena, strage jihadista?</p>
<p>Eppure ha fatto proseliti come era logico, in questi venti giorni la situazione è esplosa,<strong> la violenza da endemica è diventata incontrollabile</strong>, i Servizi hanno intercettato e bloccato almeno tre<strong> nuovi aspiranti stragisti,</strong> tutti che inneggiavano al macello modenese, tutti giovani e giovanissimi. Dal PD nessuna resipiscenza anzi una rinnovata arroganza sul messaggio perdente e irresponsabile: se ci macellano vanno viziati di più, l’inclusione non basta. La sinistra favorisce la penetrazione dei tagliagole e dei martiri, poi scarica la colpa sul governo, che le sue colpe le ha, e ha buon gioco due volte.</p>
<p>E a misura che le sue menzogne reggono e nessuno sa o può contestarle, dimostra l’estensione del suo potere reale anche quando comanda senza governare. Ha detto Ruggeri: “<strong>Io sul palco canto, non sono di quelli che predicano”;</strong> ha detto il sindaco di Codogno, Francesco Passerini: “Non è un dibattito, è un concerto”; ha detto il capo leghista Salvini: “Viva la libertà di pensiero, di parola e di canzone”. Tre repliche non di sinistra, anzi di destra, ma tutte arretrate in difesa, quasi a volersi discolpare, ferite dalla tracotanza della consigliera piddina Maria Cristina Baggi che per non sbagliare ha subito rincarato: “Non si tratta di situazioni superate”.</p>
<p>Come a dire: la cosa non finisce qui. Che si può interpretare, a piacere: <strong>la nostra coda di paglia è infinita</strong>, oppure: non creda Ruggeri di cavarsela a buon mercato. Ed è su questa certezza dell’ultima parola, del coltello dal manico che andrebbe massacrata una sinistra sempre più ossessiva nelle sue pulsioni autoritarie.</p>
<p>Ma in giro non si vede nessuno, a parte il <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-2027-la-lega-silura-vannacci-miglior-alleato-della-sinistra-lavora-per-pd-e-m5s/" target="_blank" rel="noopener"><strong>general Vannacci c</strong></a>he corre per sé e del quale è rischioso fidarsi. Per quel che vale, Enrico Ruggeri si consoli: chi scrive porta in giro da un anno uno spettacolo teatrale (anche) sulla pandemia: per una data che mi riesce, dieci abortiscono. Anzi, se vuole facciamo pure qualcosa insieme.</p>
<p>Ammesso di trovare lo spazio, perché non è che anche a destra… <strong>Il Pd ha vinto in virtù della sua miseria morale e politica,</strong> il suo schema controdemocratico è condiviso, chi governa la sua agenda e neppure prova a negarlo: se Vannacci razzola consensi è per questa incapacità della destra di emanciparsi, di prescindere da una sinistra egemone che vuol segare il Ruggeri di turno e non se ne vergogna.</p>
<p>Max Del Papa, 2 giugno 2026</p>
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		<title>&#8220;Silvia Salis, bagno di folla&#8221;. Ma manca il &#8220;bagno&#8221; e manca la &#8220;folla&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 10:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Salis]]></category>
		<category><![CDATA[Vito Leccese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Via alla santificazione by Corriere della Sera di Silvia Salis. E Leccese, dopo aver lanciato Albanese, ora si aggrappa alla Salis</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/silvia-salis-bagno-di-folla-ma-manca-il-bagno-e-manca-la-folla/">&#8220;Silvia Salis, bagno di folla&#8221;. Ma manca il &#8220;bagno&#8221; e manca la &#8220;folla&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Silvia Salis,</strong> bagno di folla in Puglia tra pasticciotti, pesce crudo e politica”. Così un articolo del <em>Corriere di Bari</em> sulla visita della <strong>sindaca di Genova</strong> nel capoluogo pugliese. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma: una parte della stampa e della politica di sinistra dipingono ormai da mesi Salis come un’astro nascente del centrosinistra, papabile candidata premier per il 2027. E così anche per la sua visita a Bari si narra di <strong>una fantomatica accoglienza trionfale</strong> tra degustazioni di dolci tipici e cene con crudité e Susumaniello. Il sindaco di Bari, Vito Leccese, addirittura la incorona: “Lei premier? Sarebbe un sogno”.</p>
<p>Eppure la realtà, visibile nei filmati della passeggiata a Bari, racconta tutt’altro. Non si vede alcun bagno di folla, ma solo la sindaca che cammina accompagnata dal primo cittadino barese. <strong>Qualche timido selfie</strong>, un paio di strette di mano con curiosi e passanti. Certamente non una marea di persone che la attendevano&#8230;</p>
<p>Difatti, molte delle persone riprese nei video sono evidentemente semplici turisti, praticamente ignari di chi sia la ex martellista azzurra e attuale sindaca genovese. Gente che passeggia, scatta foto ai monumenti e che casualmente pare essersi imbattuta nella grande nuova rockstar della politica di sinistra. Per riassumere: <strong>questo trionfo popolare tra i vicoli pugliesi l’hanno visto solo Leccese e il <em>Corriere</em></strong>. Peraltro Salis parla (e lo fa anche bene) di rigenerazione urbana e centri storici, temi condivisi tra amministratori quali sono lei e il sindaco di Bari. Tuttavia il racconto dei media non analizza le sue parole, come fossero superflue; al contrario giunge subito alla campagna di trasformazione in idolo del campo largo progressista.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://video.corriere.it/video-embed/209d69ac-666d-4d18-89e3-49b37b943xlk?playerType=embed&amp;autoPlay=false&amp;mute=false&amp;hideTitle=true&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Poi c’è il sindaco di Bari. Su Salis, Leccese si è sbilanciato più degli altri. Mentre Decaro e la stessa sindaca frenano sulle primarie, il sindaco barese per sua stessa ammissione vede in lei un sogno per il centrosinistra. Che sia a caccia di una nuova eroina cui aggrapparsi? Dopotutto, qualche tempo fa aveva consegnato le chiavi della città a <strong>Francesca Albanese,</strong> la relatrice ONU per i Territori Palestinesi, figura controversa e divisiva, da lì in poi celebrata come una madonna pellegrina tra riconoscimenti e tour in tutta Italia. Un gesto simbolico che suscitò polemiche, tra accuse di strumentalizzazione e critiche per la legittimazione delle posizioni estreme promosse da Albanese.</p>
<p>Può darsi che ora con Salis Leccese voglia cambiare registro: una sindaca del Nord, sportiva, moderata nell’immagine, a tratti liberale, da contrapporre sì al centrodestra ma senza la predisposizione a condire la sua narrazione con posizioni radicali.</p>
<p>Certamente da qui a <strong>gonfiare una passeggiata tra turisti</strong> come <strong>bagno di folla</strong> c’è un evidente desiderio di narrazione piuttosto che una proposta politica concreta.</p>
<p>E poi la sinistra e i suoi amministratori dovrebbero avere imparato che le incoronazioni premature e i titoli enfatici spesso precedono delusioni. La storia politica dei progressisti pullula di figure nate in poche settimane e diventate assoluti e indiscutibili punti di riferimento salvo poi crollare sonoramente alle urne o, peggio, nel dibattito politico. Ma alla sinistra piace complicarsi la vita: Salis potrebbe essere <strong>un’amministratrice locale stimata a Genova e crescere pian piano senza essere ingigantita</strong>, dimostrando il suo valore e la sua capacità politica. Eppure tanti la vorrebbero già schierare in prima linea. Ci sarebbe da capire, tra questi: quanti perché davvero credono nel suo valore, quanti perché hanno necessità di una figurina e, infine, quanti perché vogliono bruciarla il prima possibile così da avere una rivale di partito in meno?</p>
<p>Alessandro Bonelli, 2 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>Il 2 giugno che cambiò tutto: la lezione che stiamo dimenticando</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-2-giugno-che-cambio-tutto-la-lezione-che-stiamo-dimenticando/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 09:26:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[festa della repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ottant'anni fa un Paese sconfitto, diviso e in macerie trovò la forza di ricostruire la propria democrazia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricorre oggi la <strong>Festa della nostra Repubblica,</strong> che è nata esattamente ottant&#8217;anni or sono, in quel 2 giugno del 1946, quando gli italiani, comprese, per la prima volta, anche le donne, andarono a votare per la scelta tra monarchia e repubblica. Vinse la repubblica e repubblica fu.Onore a <strong>Umberto II,</strong> Re d&#8217;Italia da poche settimane, che accettò il risultato delle urne e si recò in esilio in Portogallo.</p>
<p>Giorni tanto drammatici quanto ricchi di vitalità istituzionale. L&#8217;Italia era uscita distrutta dalla guerra, era stata sconfitta, le città erano state bombardate, era considerata tra le nazioni responsabili della guerra; eppure, in quei drammatici frangenti, l&#8217;Italia seppe trovare vie di pace e di ricomposizione sociale tra chi aveva sostenuto il Fascismo e chi alla lotta contro di esso aveva dedicato la propria opera ed il proprio migliore impegno.</p>
<p>Gli uomini politici dell&#8217;epoca seppero trovare vie di dialogo che potessero <strong>ridare dignità al Paese</strong>, affinché le enormi potenzialità che l&#8217;Italia avrebbe potuto mettere in campo non fossero soffocate da chi, nel consesso dei grandi dell&#8217;epoca, voleva punire l&#8217;Italia per aver causato la guerra e per aver sostenuto la Germania.</p>
<p>La politica del dopoguerra, pur all&#8217;interno di <strong>visioni opposte</strong>, seppe trovare motivi di unità e di riconciliazione, seppe essere all&#8217;altezza dell&#8217;esigenza di ricostruzione politica, sociale ed economica. E così fu.</p>
<p>La neonata Repubblica seppe presentarsi al mondo come credibile, seppe essere consapevole del proprio passato, lontano e recente, seppe avviare un cammino di riconciliazione e di <strong>purificazione</strong>, nonostante le responsabilità delle morti, delle stragi, dei rastrellamenti fossero evidenti.</p>
<p>E così, nel desiderio di non cancellare il passato e di non farsi, però, soffocare da esso, l&#8217;Italia repubblicana ottenne credibilità, dignità e spazio d&#8217;azione perché si scrivesse una Costituzione che fosse la perfetta sintesi di idee politiche diverse unite dal desiderio di non ricadere negli errori dell&#8217;immediato passato. <strong>Parole come pace, concordia</strong>, unità nazionale furono la bussola della politica interna ed estera; così l&#8217;Italia poté avviare la propria ricostruzione nello spirito di pace e di unità nazionale.</p>
<p>Quello stesso spirito che rese consapevoli gli italiani di allora del loro compito civico deve oggi sapersi ridestare e svegliare le coscienze di tutti, perché non subentri <strong>uno spirito di assuefazione</strong> alla pace e alla democrazia che, rendendo scontati i principi ottenuti con il sacrificio degli avi, ce ne faccia sottovalutare l&#8217;importanza.</p>
<p>La democrazia che la Repubblica ha garantito <strong>non è cosa da darsi per scontata,</strong> ma richiede l&#8217;impegno di tutti, giorno dopo giorno, l&#8217;impegno a conoscere il nostro passato perché sia guida e campanello d&#8217;allarme per il nostro presente.</p>
<p>Mi sia consentito elevare un pensiero grato ed una preghiera di suffragio per coloro che, con la loro morte, hanno reso grande la nostra Nazione.Viva <strong>la Repubblica, viva l&#8217;Italia!</strong></p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 2 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>De Gregori nel mirino: ecco il vero volto della sinistra</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/de-gregori-nel-mirino-ecco-il-vero-volto-della-sinistra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 16:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[centrosinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco de Gregori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle accuse sui social agli attacchi politici: la reazione alle parole del cantautore riapre il tema dell'intolleranza verso il dissenso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/de-gregori-nel-mirino-ecco-il-vero-volto-della-sinistra/">De Gregori nel mirino: ecco il vero volto della sinistra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non racconta nulla di nuovo la vicenda degli isterismi a sinistra per le parole di <strong>De Gregori</strong> sulla sua scelta di non sentirsi in un pulpito da cui dispensare ricette o sensibilizzare il pubblico su questo o quel tema: “Non mi sento superiore al pubblico, non credo di poter dare lezioni su Gaza o sull’Iran. Non do lezioni e non le voglio nemmeno prendere da un cantante o da una persona di cinema”. È bastata questa dichiarazione – addirittura banale – perché i soliti cominciassero il <strong>linciaggio</strong>. Una dichiarazione di enorme rispetto per l&#8217;intelligenza altrui, peraltro.</p>
<p>Sono i figli o i nipoti di quegli autonomi che al Palalido di Milano, nel 1976, durante il tour dell&#8217;album <strong>Buffalo Bill,</strong> costrinsero con violenza De Gregori a un processo sul palco perché considerati cari i suoi cachet e altre varie sciocchezze. Nulla è cambiato, sono sempre gli stessi: democratici a parole e liberticidi nei fatti.</p>
<p>Non ci sarebbe bisogno, ma se uno leggesse con serenità la storia artistica di Francesco De Gregori si accorgerebbe della sua <strong>onestà intellettuale</strong>: basterebbe ascoltare *Il cuoco di Salò* o *Celebrazione* per non stupirsi delle ultime esternazioni.</p>
<p>Chi ha colto a sinistra il nocciolo della questione è stato <strong>Luigi Manconi</strong> su Repubblica: “Eravamo noi, piuttosto, noi pubblico e fan, a piegare alle nostre idee e ai nostri desideri, alle nostre emozioni e alle nostre infelicità, alle nostre buone e cattive letture, quelle canzoni. Eravamo noi a evocare il verso «hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo» per ricordare i nostri sodali uccisi per strada da agenti di polizia o da militanti fascisti. Eravamo noi, insomma, a voler andare a tutti i costi oltre le parole e oltre lo stesso De Gregori&#8221;.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quando-i-compagni-impedirono-a-de-gregori-di-suonare/" target="_blank" rel="noopener">Quando i compagni impedirono a De Gregori di suonare</a></li>
</ul>
<p><strong>Questi violenti che odiano la libertà,</strong> che non sopportano che un artista possa pure fottersene del pensiero unico, e che proprio per questo sono grandi, non capiranno mai che c&#8217;è chi se ne frega delle loro rabbie, dei loro livori, delle loro frustrazioni e delle loro verità; perché il mondo è complesso e nessuna ideologia lo può contenere; l&#8217;ha spiegato in conferenza stampa lo stesso De Gregori citando Whitman: “ho le idee confuse anch&#8217;io, contengo moltitudini”.</p>
<p>Non capiscono che la locomotiva ha <strong>la strada segnata</strong> mentre il Buffalo può scartare di lato, e pure cadere. Ma da essere libero.</p>
<p>Antonello Picci, 2 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/de-gregori-nel-mirino-ecco-il-vero-volto-della-sinistra/">De Gregori nel mirino: ecco il vero volto della sinistra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando Edgar Morin perse la calma: il retroscena che non ti aspetti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quando-edgar-morin-perse-la-calma-il-retroscena-che-non-ti-aspetti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Lottieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Morin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’attesa in aeroporto, un autista in ritardo, un impermeabile macchiato e un filosofo spazientito</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quando-edgar-morin-perse-la-calma-il-retroscena-che-non-ti-aspetti/">Quando Edgar Morin perse la calma: il retroscena che non ti aspetti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio ricordo personale di <strong>Edgar Morin</strong> è vivido e divertente. Era il 2009 e ci trovavamo nell’aeroporto di Bari, in attesa che una vettura mandata dall’organizzazione venisse a condurci a Matera, per<strong> la Settimana Internazionale della Ricerca</strong>. L’autista era in ritardo e Morin iniziò a essere su tutte le furie. Nell’attesa si mosse da una parte all’altra e, a un certo punto, posò il suo impermeabile su una struttura in ferro recentemente ridipinta. La pittura fresca lo fece imbestialire e tutta la sua collera si rovesciò sull’autista ritardatario, a suo modo “colpevole” (eh… la complessità!) del danno causato al capo tanto prezioso.</p>
<p>Ogni scusa e ogni impegno riguardante il fatto che tutti a Matera si sarebbero presi cura della cosa, mobilitando smacchiatori e agenti chimici di ogni genere, non placò quell’ira. L’ora che separa Bari da Matera fu memorabile, ma ancor più il contrasto tra quella sensibilità iperbolicamente piccolo-borghese e la <strong>retorica contro il capitalismo globale,</strong> blablabla, che esibì nel suo intervento davanti al grande pubblico.</p>
<p>Quando l’audience eravamo solo io e il guidatore, nell’aeroporto di Bari e nell’auto che ci portò a Matera, era apparso a noi <strong>un Morin buffamente diverso.</strong></p>
<p>Carlo Lottieri, 1° giugno 2026</p>
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		<title>Passo carraio solo agli antifà? Io impazzisco: questi sono fuori</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/passo-carraio-solo-agli-antifa-io-impazzisco-questi-sono-fuori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 13:45:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Saverio Tommasi]]></category>
		<category><![CDATA[verona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Verona si scopre che per poter ottenere dal Comune il cartello di passo carraio bisogna&#8230; firmare la dichiarazione di antifascismo. Queste cose mi fanno impazzire. E vi spiego perché. dalla Zuppa di Porro del 1° giugno 2026</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A Verona si scopre che per poter ottenere dal Comune il cartello di passo carraio bisogna&#8230; firmare la dichiarazione di antifascismo. Queste cose mi fanno impazzire. E vi spiego perché.</p>
<p>dalla Zuppa di Porro del 1° giugno 2026</p>
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		<title>Carminati: &#8220;Era giusto che sparassero&#8221;. Quando chi fuggiva accettava un rischio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/era-giusto-che-sparassero-la-confessione-di-carminati-sulla-polizia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 12:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una frase pronunciata anni dopo il ferimento al Gaggiolo racconta meglio di molti saggi il clima degli anni del terrorismo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo in questi giorni di vicende risalenti agli anni del terrorismo, mi sono imbattuto in una frase singolare pronunciata da <strong>Massimo Carminati</strong>, rievocando l’episodio in cui, al valico del Gaggiolo, venne gravemente ferito dalla polizia e perse l’occhio sinistro.</p>
<p>Il fatto risale ai primi <strong>anni Ottanta.</strong> Carminati si trovava a bordo di un’auto diretta verso il confine svizzero. La Digos era appostata e l&#8217;intervento fu violentissimo: vennero esplosi numerosi colpi e Carminati fu raggiunto al volto. Sui successivi sviluppi giudiziari nei confronti degli agenti le ricostruzioni disponibili non sono del tutto chiare; si è parlato di un procedimento per eccesso colposo a carico degli agenti, poi definito per amnistia, ma non ho trovato dati certi.</p>
<p>Il punto è però che, anni dopo, parlando di quella vicenda, Carminati disse sostanzialmente di non essersi costituito parte civile contro i poliziotti perché, in quel tempo, riteneva giusto che<strong> la polizia sparasse</strong> contro chi si poneva fuori dalla legge.</p>
<p>La frase mi ha colpito perché restituisce il clima di un’epoca nella quale ancora<strong> chi delinqueva sapeva quale rischio si assumeva</strong>. Se fuggivi, se ti sottraevi a un controllo, se eri ricercato e tentavi di varcare un confine, mettevi in conto anche la reazione armata dello Stato. Era una possibilità concreta, non uno scandalo automatico.</p>
<p>Oggi la percezione sembra molto diversa. Ogni intervento di polizia viene spesso giudicato a posteriori, con il scivoloso criterio della proporzionalità, nato per impedire abusi ma che l&#8217;art. 53 c.p. in realtà non menziona e che diventa un vincolo paralizzante per chi è in servizio. Infatti,<strong> la strada non è un’aula universitaria.</strong> Chi interviene deve decidere in pochi secondi, davanti a persone che possono essere armate, in fuga, pericolose, imprevedibili. Non può essere lasciato solo tra il rischio fisico dell’azione e il rischio giudiziario della reazione.</p>
<p>Nessuno chiede uno<strong> Stato senza regole</strong>. Ma uno Stato che pretende dalle proprie forze dell’ordine di affrontare il pericolo reale con criteri pensati solo dopo, a mente fredda, finisce per disarmarle prima ancora che entrino in servizio.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/litalia-e-tra-i-paesi-con-piu-poliziotti-deuropa-ma-dove-finiscono-tutti/" target="_blank" rel="noopener">L’Italia è tra i Paesi con più poliziotti d’Europa: ma dove finiscono tutti?</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/polizia-sotto-processo-il-falso-mito-dello-scudo-penale/" target="_blank" rel="noopener">Polizia sotto processo: il falso mito dello scudo penale</a></li>
</ul>
<p>Allora quella frase, proprio perché proveniente da chi proveniva, ci rammenta che un tempo perfino chi stava dall’altra parte della legge sapeva che sfidare lo Stato <strong>comportava conseguenze e rischi sproporzionati.</strong> Oggi questa consapevolezza è stata sostituita dal criterio opposto e sembra che a dover giustificare ogni cosa sia sempre e soltanto chi rappresenta lo Stato. Così è troppo comodo fare oggi il delinquente in Italia. Occorre un urgente cambio di prospettiva giuridica prima che davvero nessuno voglia più fare il poliziotto, così come il calo dei partecipanti ai concorsi sembra chiaramente avvertirci.</p>
<p>Giorgio Carta, 1° giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/era-giusto-che-sparassero-la-confessione-di-carminati-sulla-polizia/">Carminati: &#8220;Era giusto che sparassero&#8221;. Quando chi fuggiva accettava un rischio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Emilia-Romagna, ma quale integrazione. Ecco la realtà dietro la retorica</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/emilia-romagna-ma-quale-integrazione-ecco-la-realta-dietro-la-retorica/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/emilia-romagna-ma-quale-integrazione-ecco-la-realta-dietro-la-retorica/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ugolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 10:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[modello modena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ritardi scolastici, disoccupazione, dipendenza dai servizi e difficoltà linguistiche: i dati ufficiali che mettono in discussione il modello emiliano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/emilia-romagna-ma-quale-integrazione-ecco-la-realta-dietro-la-retorica/">Emilia-Romagna, ma quale integrazione. Ecco la realtà dietro la retorica</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi dieci anni la popolazione straniera in <strong>Emilia Romagna</strong> è aumentata di circa 41.000 persone l’anno e nello stesso periodo si sono registrate 232.944 acquisizioni di cittadinanza italiana sui 4 milioni e mezzo di abitanti della nostra Regione. Un dato importante perché una parte crescente di persone di origine straniera esce statisticamente dalla categoria “stranieri”. Attualmente in Emilia Romagna <strong>i cittadini stranieri residenti sono 579.414</strong> (al 1 gennaio 2025). Il dato colloca la regione al primo posto in Italia per incidenza di cittadini stranieri (12,9% della popolazione regionale), molto al di sopra della media nazionale pari a 9,2%.</p>
<p>In tante province della regione: Parma, Piacenza, Modena e Bologna l’incidenza è più alta e ci sono alcuni paesi delle aree interne in cui i cittadini stranieri <strong>sono più numerosi di quelli italiani.</strong></p>
<p>Senza tante di queste persone <strong>non riusciremmo ad aprire le nostre aziende,</strong> assistere i nostri anziani, coltivare i nostri campi, aprire i nostri ristoranti e i nostri alberghi. Ma, come vivono all’interno delle nostre comunità? Come considerano i principi di fondo su cui si basa una Costituzione che viene sempre citata come riferimento essenziale da parte di chi guida l’Emilia Romagna? Queste persone si sentono “parte” di quella Repubblica di cui si celebra con giusto orgoglio, in questi giorni, l’ottantesimo anno di fondazione?</p>
<p>È ora di uscire dalla retorica e capire perché il modello emiliano di integrazione è fallito. E lo farò utilizzando i dati che emergono dalla <strong>clausola valutativa</strong> che la regione Emilia Romagna stessa ha fatto della legge 5/2004 sull’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati in Emilia Romagna, dati presentati in commissione il 19 maggio scorso. Conoscenza della lingua italiana, scuola, lavoro, sfruttamento, casa, sanità, condizione femminile, sono i punti da mettere sotto la lente di ingrandimento.</p>
<p><strong>La lingua è il primo strumento vero di integrazione.</strong> Senza avere una competenza linguistica alta è impossibile essere pienamente integrati in una comunità. Imparare una lingua significa entrare dentro la cultura, la sensibilità, il modo di pensare di un Paese, è la condizione per stabilire relazioni profonde. La clausola valutativa dice che dal 2021 al 2024 sono stati attivati 686 corsi per 6.313 cittadini stranieri, con attestazioni di frequenza o di competenza dal livello alfa al B1.</p>
<p>Ma non si ha nessuna certezza sul livello di apprendimento realmente raggiunto. Dati recenti relativi al più importante centro per l’insegnamento dell’italiano per stranieri di Bologna dicono che la maggioranza degli iscritti frequenta al massimo 2 o 3 lezioni. <strong>Non basta attivare corsi, occorre verificare che siano frequentati e certificare il livello di competenza linguistica raggiunto per evitare sprechi e offrire ai cittadini stra</strong>nieri il primo strumento per entrare veramente nel nostro Paese.</p>
<p>La scuola è un altro banco di prova decisivo. In Emilia-Romagna gli alunni con cittadinanza non italiana sono 113.407, pari al 18,9% degli studenti. Più di due su tre sono nati in Italia. Siamo la prima regione italiana per incidenza di alunni stranieri, ma i dati dimostrano che nelle nostre classi esiste un forte divario educativo. Il ritardo scolastico riguarda il 22,9% degli alunni stranieri, contro il 7,7% degli italiani. Nella scuola secondaria di secondo grado questo dato arriva al <strong>47,5% tra gli studenti stranieri,</strong> contro il 16,3% degli italiani. Quasi uno studente straniero su due alle superiori è in ritardo. È un segnale che non può essere sottovalutato. Sono dati confermati dalle rilevazioni degli apprendimenti Invalsi che confermano l’esistenza di questo divario che<strong> la scuola non riesce a colmare. </strong></p>
<p>Essere iscritti a scuola e rimanere “formalmente” nel sistema non significa crescere. Il divario che comincia già nella scuola primaria si aggrava nella scuola media e diventa sempre più grande nella scuola superiore fino a diventare incolmabile. Nonostante quel che si dice a parole, la regione Emilia Romagna in Italia <strong data-start="442" data-end="463">è tra le peggiori</strong> come capacità di restituire un valore aggiunto in termini di apprendimenti acquisiti dagli studenti stranieri..</p>
<p>Un divario che contribuisce a costruire quelle bolle di risentimento che spesso si trasformano in rabbia. Se si andassero a vedere le storie di successo di tanti ragazzi di prima o seconda generazione vedremmo che sono legate alla “fortuna” di docenti particolarmente sensibili e di famiglie fortemente motivate. Ma non possiamo legare alla “fortuna” la storia di crescita di bambini e ragazzi che possono avere <strong>una chance di integrazione vera, insieme ai loro genitori, solo dalla scuola. Occorre ripensare profondamente alle modalità con cui si fa scuola, alle proposte didattiche, sportiv</strong>e ed educative, alle iniziative per coinvolgere i genitori fin da quando sono piccoli. Ma serve anche il desiderio di “integrazione vera” da parte di chi arriva nel nostro Paese.</p>
<p>I dati sugli accessi al nido nella fascia fra gli 0 e i 3 anni sono emblematici: i bimbi stranieri rappresentano solo l’8,2% dei frequentanti. O le istituzioni della nostra regione credono veramente che sia un valore l’integrazione perché chi vive nelle nostre città ha il diritto di far parte di una comunità di cui condivide i<strong> valori fondanti</strong> oppure le Istituzioni, di fatto, collaborano a costruire “comunità parallele” sempre più ostili a chi le ha accolte. Un esempio? Nella nostra cultura non si è mai portato in tasca un coltello come strumento di difesa, ora moltissimi ragazzi, anche giovanissimi, per paura escono con il coltello. È un’abitudine entrata in Italia da alcune etnie straniere che, di fatto, hanno svolto un processo di integrazione al contrario.</p>
<p>La notizia che il Comune di Bologna abbia scelto di aprire uno <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/tempismo-lepore-arriva-lo-sportello-contro-lislamofobia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sportello dedicato all’islamofobia</strong></a> fa capire l’esistenza di questa deriva che sta producendo danni, innanzitutto, a chi è venuto nel nostro Paese in cerca di pace, lavoro, scuola. Sembra paradossale, ma è così. Essere accoglienti non vuol dire essere conniventi con atteggiamenti e scelte che distruggono le fondamenta stesse del vivere comune, così come è stato costruito nella nostra civiltà, attraverso millenni di storia.</p>
<p>La stessa cosa vale per il lavoro. Il tasso di disoccupazione degli stranieri è del 10,2%, oltre tre volte quello degli italiani, fermo al 3,3%. Il dato femminile è ancora più alto e va letto tenendo insieme fattori culturali, lingua, formazione, conciliazione vita-lavoro. Perché le imprese cercano personale e ci sono persone senza lavoro? Persone che dovrebbero essere venute nella nostra regione per trovare un lavoro? Perché ci sono tanti stranieri che, <strong>a fronte di percorsi formativi adeguati,</strong> potrebbero lavorare e invece restano ai margini, aumentando la platea di chi ha bisogno di sussidi?</p>
<p>Dalla relazione emerge <strong>una forte contraddizione</strong>: gli stranieri sono indispensabili per il mercato del lavoro regionale, ma restano più esposti a disoccupazione, precarietà, bassa qualificazione contrattuale e segregazione settoriale. I dati allarmanti sul lavoro nero e sullo sfruttamento presenti in Emilia Romagna, al di là della retorica, dicono che occorre cambiare direzione, senza chiudere gli occhi. La nostra è una Repubblica fondata sul lavoro. Nella nostra tradizione il lavoro non è una maledizione, ma una possibilità di realizzazione di sé. <strong>Perché non investire su questo cambiando le modalità di formazione</strong> che non funzionano? Esperienze costruite insieme alle aziende, come “Se scappi ti assumo”, promosso da Confindustria Emilia, indicano una direzione concreta: percorsi brevi, ben fatti, hanno portato al lavoro immigrati presenti nei CAS nell’arco di pochi mesi. Per gli adulti è questa la direzione da prendere: collegare formazione linguistica e professionale ai reali fabbisogni delle imprese e trasformare l’accoglienza in un percorso verso il lavoro, l’autonomia e l’integrazione vera.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-i-pm-insistono-col-teorema-pazzia-chiesta-la-perizia-psichiatrica-per-el-koudri/" target="_blank" rel="noopener">Modena, i pm insistono col teorema pazzia chiesta la perizia psichiatrica per El Koudri</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-colpo-di-scena-video-del-terrore-nel-cellulare-di-el-koudri/" target="_blank" rel="noopener">Modena, colpo di scena: Video del terrore nel cellulare di El Koudri</a></li>
</ul>
<p>Gli stranieri incidono per il <strong>12,9 per cento sulla popolazione dell’Emilia Romagna,</strong> ma pesano molto di più sugli sportelli sociali (28,8%), richieste abitative, nuove assegnazioni ERP, accesso importante ai servizi sanitari (15,1% accessi a pronto soccorso), nella neuropsichiatria infantile (23,6%) e nella sanità penitenziaria (50,6%).</p>
<p>Sono dati che mettono in luce tante persone in situazioni di grande difficoltà. Dobbiamo essere consapevoli che l’integrazione vera non nasce da politiche assistenzialistiche, da una somma di progetti o sportelli, ma dalla condivisione profonda delle fondamenta su cui è stato costruito il nostro Paese: <strong>la dignità della persona, il diritto al lavoro,</strong> la parità tra uomo e donna, la libertà religiosa, il rispetto della legge, la responsabilità verso la comunità. Senza chiedere questo è falso parlare di integrazione e inneggiare alla festa della nostra Repubblica.</p>
<p>Elena Ugolini, 1° giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/emilia-romagna-ma-quale-integrazione-ecco-la-realta-dietro-la-retorica/">Emilia-Romagna, ma quale integrazione. Ecco la realtà dietro la retorica</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando i &#8220;compagni&#8221; impedirono a De Gregori di suonare</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quando-i-compagni-impedirono-a-de-gregori-di-suonare/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/quando-i-compagni-impedirono-a-de-gregori-di-suonare/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 17:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco de Gregori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323423</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’assalto al Palalido di Milano, le accuse di tradimento e il ritiro dalle scene: una pagina dimenticata della musica italiana che torna a far discutere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quando-i-compagni-impedirono-a-de-gregori-di-suonare/">Quando i &#8220;compagni&#8221; impedirono a De Gregori di suonare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È il 2 aprile del 1976. <strong>Francesco De Gregori</strong> è in tour promozionale per l’album Buffalo Bill e quella sera è prevista la tappa al Palalido di Milano. A un certo punto, durante il concerto, un gruppo di contestatori, appartenenti alla <strong>sinistra extraparlamentare,</strong> sale sul palco, interrompe l’esibizione e legge un comunicato sul recente arresto di un loro compagno. Poi vanno via, il concerto riprende, anche se in un clima surreale e teso.</p>
<p>Quando tutto finisce e De Gregori torna in camerino, il gruppo di contestatori lo raggiunge e lo trascina sul palco, dove lo sottopone a <strong>un autentico processo pubblico</strong>. Le accuse? Arricchirsi troppo con la musica, essere compagno solo a parole. La conclusione? O si suicida, seguendo l’esempio di Majakovskij, oppure deve donare tutto l’incasso della serata. Finito il tutto, De Gregori commenta, distrutto: &#8220;Non canterò mai più in pubblico. Stasera <strong>mancava solo l&#8217;olio di ricino,</strong> poi la scena sarebbe stata completa&#8221;.</p>
<p>Conseguenze: tour annullato e De Gregori che sparisce dalla scena musicale per un anno e mezzo, con concreti propositi di ritiro definitivo. Sarà poi <strong>Lucio Dalla</strong> a convincerlo a tornare sulla scena, con il tour Banana Republic, dove però sotto al palco non poteva esserci pubblico, confinato, per motivi di sicurezza, sulle gradinate. Ecco, leggendo le polemiche di questi giorni, con lo stesso De Gregori che sostiene l’idea che <strong>un artista non debba schierarsi,</strong> mi è tornato in mente questo episodio. Chissà, magari c’è un perché a tutte le cose, anche a quelle che non condividiamo.</p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 31 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quando-i-compagni-impedirono-a-de-gregori-di-suonare/">Quando i &#8220;compagni&#8221; impedirono a De Gregori di suonare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Questi ci hanno preso tutti per scemi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/questi-ci-hanno-preso-tutti-per-scemi/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/questi-ci-hanno-preso-tutti-per-scemi/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 13:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=321971</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Rafforzamento della figura del primo ministro”. “Stato leggero , restringere l’intervento pubblico alle funzioni veramente necessarie”. “L’adeguamento a livello europeo della qualità degli armamenti per la partecipazione a forze multinazionali nelle operazioni di mantenimento e IMPOSIZIONE della pace”. “Assicurare la riduzione della spesa pubblica sul Pil di due/tre punti percentuali”. “Fisco che non deve intralciare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/questi-ci-hanno-preso-tutti-per-scemi/">Questi ci hanno preso tutti per scemi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Rafforzamento della figura del primo ministro”. “Stato leggero ,<strong> restringere l’intervento pubblico</strong> alle funzioni veramente necessarie”. “L’adeguamento a livello europeo della qualità degli armamenti per la partecipazione a forze multinazionali nelle operazioni di mantenimento e IMPOSIZIONE della pace”. “Assicurare la <strong>riduzione della spesa pubblica</strong> sul Pil di due/tre punti percentuali”. “Fisco che non deve intralciare le attività produttive, da cui deriva l’occupazione e lo sviluppo del paese”. &#8220;Una riduzione degli scaglioni Irpef da 7 a non più di 4, con innalzamento dell’aliquota iniziale e l’abbassamento di quelle più elevate”. “Promuovere il mercato e privatizzazione delle imprese pubbliche , rafforzamento delle politiche di <strong>tutela della concorrenza</strong>”. “La privatizzazione delle imprese che operano in mercati concorrenziali può avvenire rapidamente, non essendovi infatti ragioni strategiche che possano giustificare la presenza pubblica in questi settori “. “Vanno privatizzate le imprese di produzione e gestione dei servizi pubblici; in ciascuna delle cento città d’Italia numerose sono le attività economiche e i servizi di pubblica utilità che possono essere privatizzate”.</p>
<p>———————————————</p>
<p>Ma insomma <strong>Marattin,</strong> ci hai stancato con questi contenuti “di destra” del tuo partito.</p>
<p>Eh no.</p>
<p>Quelle che avete letto sono alcuni delle 88 tesi con cui <strong>L’Ulivo</strong>, 30 anni fa, vinse le elezioni. Ma oggi non ve l’ha ricordato nessuno. Nessuno vi ha detto che se oggi pronunci anche solo una di queste cose ad un leader del Campo Largo, se va bene ti accusano di essere un estremista di destra. Se va male ti denunciano alla più vicina procura della Repubblica. Perché il punto è questo: in 30 anni (ma in realtà in meno di 10), il centrosinistra italiano ha cambiato completamente e totalmente impostazione politica.</p>
<p>Luigi Marattin, 23 maggio 2026</p>
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		<title>L’Italia è tra i Paesi con più poliziotti d’Europa: ma dove finiscono tutti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bernaudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 09:09:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I numeri dicono che l’Italia ha già più forze dell’ordine di quasi tutta Europa. Eppure ogni anno arrivano nuovi maxi concorsi pagati dai contribuenti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo <a href="https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-abbiamo-piu-o-meno-agenti-di-polizia-degli-altri-paesi-ue" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>Eurostat</strong>, l’Italia aveva circa <strong>234.300 agenti di polizia,</strong></a> pari a 397 ogni 100.000 abitanti. È un valore molto alto: l’Italia risulta prima tra i grandi Paesi europei, davanti a Spagna, Francia e Germania. L’Osservatorio CPI dell’Università Cattolica stima inoltre che, con le assunzioni successive, il dato possa essere salito nel 2024 a circa 415 agenti ogni 100.000 abitanti.</p>
<p>In termini puramente quantitativi, dunque, l’Italia non ha poche forze dell’ordine rispetto agli standard europei. Anzi: ne ha moltissime. E se allarghiamo il conto oltre la definizione Eurostat — che esclude, ad esempio, la Polizia penitenziaria, parte del personale civile e altre componenti — il quadro diventa ancora più imponente.  Secondo <strong>i dati Istat/RGS,</strong> le forze di polizia statali erano già oltre 300 mila unità; aggiungendo le Polizie locali, che secondo ANCI/RGS superano le 50 mila unità, si arriva a un ordine di grandezza intorno ai 350-360 mila addetti complessivi. <strong>Un record</strong>. E allora?</p>
<p>La politica, invece di riformare il sistema, <strong>invece di tagliare sprechi e duplicazioni,</strong> invece di liberare uomini per la strada, continua con nuove “infornate” di assunzioni. Perché assumere è facile, porta consenso, porta voti, porta titoli sui giornali. E a pagare sono gli italiani.</p>
<p>E così arriva anche quest’anno <strong>il maxi concorso da 4.400 allievi agenti della Polizia di Stato.</strong> Nessuno però osa fare la domanda più semplice: com’è possibile che uno dei Paesi con più forze dell’ordine d’Europa abbia continuamente bisogno di maxi concorsi?</p>
<p>La risposta è scomoda: <strong>il problema non è solo il numero degli uomini;</strong> anzi, nel caso italiano non lo è affatto. Il problema è l’organizzazione dello Stato italiano: un sistema ipertrofico, frammentato, pieno di sovrapposizioni, burocrazia, uffici, procedure e competenze duplicate.</p>
<p>In Italia quasi nessuno riesce più a immaginare una riforma vera dello Stato. L’unica soluzione che la politica conosce è allargare gli organici, <strong>aumentare la spesa pubblica,</strong> creare nuove strutture e nuovi costi permanenti scaricati sui contribuenti.</p>
<p>E il ragionamento potrebbe essere esteso praticamente a tutto il settore pubblico e parastatale italiano. Ma per raccontare davvero fino in fondo dimensioni, <strong>sprechi</strong>, duplicazioni e inefficienze servirebbe più un’enciclopedia che un articolo.</p>
<p>Andrea Bernaudo, 22 maggio 2026</p>
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