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	<title>Politica</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Mon, 15 Jun 2026 07:47:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Compleanno Trump, 80 anni di pura follia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo chiamano pazzo, megalomane e imprevedibile, ma continua a dominare la scena americana mentre i suoi avversari non trovano un'alternativa credibil</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/compleanno-trump-80-anni-di-pura-follia/">Compleanno Trump, 80 anni di pura follia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È rischioso fare gli auguri a Trump che oggi compie 80 anni, potrebbe risponderti: you’re fired, sei licenziato. L’uomo, anzi l’omone, si sa, è così, <strong>umorale, imprevedibile</strong> e i detrattori dicono: è un pazzo furioso. Ma, siccome sono gli stessi che garantivano sull’estrema lucidità di Biden, se ne deduce che Donald sarà anche pazzo, ma loro sono deficienti. Esagerato senz’altro, in tutto: 80 anni, quasi due metri per lungo, 106 chili per largo e una festa da 60 milioni di dollari che qualcuno giudicherebbe lievemente eccessiva. Ma può uno di taglia XXXXXXL perdersi in simili spiccioli? Tanto mica li paga lui, tra l’altro.</p>
<p>Un debordante, nervoso, ultravitalistico supereroe di classica stirpe americana novecentesca, e <strong>gli eroi in America sono sempre eccessivi,</strong> ingombranti, anche quelli negativi. <strong>Trump 80</strong>: sono sicuro che, fosse ancora vivo Stan Lee, ci avrebbe fatto un fumetto speciale con tutti gli altri intorno, da Spiderman a Capitan America ai Fantastici 4 a Hulk. Perché, piaccia o non piaccia, Donald è l’America, anche quando l’America lo odia non può prescinderne e lo sa.</p>
<p>Dicono: è fuori di testa, fa una guerra dietro l’altra e le lascia a metà, un irresponsabile, un distruttore. Lui “decide” che le guerre in Iran e in Venezuela (anche se lì fu solo un blitz) “sono un successo”, che le ha stravinte: magari ha ragione, ma sarebbero gradite conferme. Però, intanto, <strong>il triplete Gaza-Caracas-Teheran</strong> ha messo a culo per terra non tanto Putin, che è un proxy, quanto Xi, il quale adesso avverte: Taiwan è solo questione di tempo, però non specifica quanto e quando, pare che a Pechino siano rimasti leggermente preoccupati dall’efficienza bellica statunitense e si siano fatti due conti: la forza navale in particolare è fuori competizione, l’America ha 50 basi, la Cina 2, dai Caraibi al Medio Oriente non c’è partita e Xi non ha mosso paglia per difendere i suoi protetti che cascavano come birilli.</p>
<p>Lucido? Sconsiderato? Entrambi? Donald ha “deciso” pure che le faccende interne, economiche non sono mai andate così bene ma qui è più difficile imporre una narrazione. Lui comunque lo fa, indifferente a tutto, è uno dei nuovi faraoni, <strong>superpotenti da Ventunesimo secolo</strong> che racchiudono in sé tutti i poteri: finanziario, politico, tecnologico, mediatico (in parte).</p>
<p>Era molto amico di Berlusconi, il Silvio, il Donald sono nomi che diventano imperi e modi di dire, quelli con l’ego troppo grande per un solo continente si pigliano, si piacciono e magari fanno business. A proposito, attendiamo ancora di conoscere gli attuali rapporti con Elon (porca puttèna, se ci fosse scappato un 12 buono avrei subito investito in azioni di <strong>Space-X</strong> e non ci restavo qui a fare zizizì con le aragoste).</p>
<p>Il megafestone alla Claw è una pacchianata a stellestrisce, “Vi prometto il più grande spettacolo del mondo”, e come ti sbagli? Una roba da 4000 selezionati, la élite della élite faraonica, più 125mila a seguire dai maxischermi, Ma <strong>Trump il megalomane</strong> ha capito che piace, che dà la proporzione non solo del potere ma della popolarità: lui vuole regalarsi per gli 80 l’accordo di pace con gli ayatollah, e ditemi voi se uno può essere più fanatico di così, e magari perfino riuscirci.</p>
<p>Poi lo si può esecrare, detestare fin che si vuole, ma è certo che con uno così non ci si annoia. Magari ci si preoccupa, ma annoiarsi mai. Ed è pur sempre quello che, nel 1989, offrì ai <strong>Rolling Stones la sua Arena di Las Vegas</strong> per un concerto, ma poi pretendeva di comandare lui – “Questa è casa mia” – e una roba così ai Rolling Stones non gliela puoi fare e Keith Richards in persona si era messo in testa di accoltellarlo, e per poco non ci riusciva. Le rockstar, se le metti insieme, fanno scintille. Sempre.</p>
<p>Lo vogliono spacciare per spacciato, “è gonfio, ha i lividi”, ma i newyorkesi, così snob, han dato le chiavi della città a uno dei <strong>Fratelli Musulmani,</strong> per di più gender, che ha subito cominciato a demolirla, e ditemi se si può essere più coglioni di così, e già le star di Hollywood fanno le valigie e si affidano al Pazzo, ci pensi lui a limitare i danni. Comodo, così. Le alternative quali sarebbero? Quel reperto comunista ottocentesco di Bernie, che pare uscito da un film di Ken Loach? Quella suffragetta insopportabile di Alexandra, che pare uscita da un video di Taylor Swift? O le solite cricche malavitose degli Obama, i Clinton?</p>
<p>Trump è uno zotico, un incolto, va bene, ma ha capito una cosa fondamentale: i comunisti non vanno presi sul serio e tanto meno rispettati. Vanno solo compatiti, disprezzati e adeguatamente insultati, perché la loro morale è ignobile, la loro cultura patetica, la loro coerenza ridicola e la loro prospettiva agghiacciante: un mondo in mano a tagliagole islamisti con le unghie pitturate mentre loro taglieggiano <strong>la middle class fino a sgusciarla.</strong></p>
<p>Non arriveremo a dire Donald salvaci tu, <strong>siamo europei scettici e nichilisti,</strong> ma insomma a metterli tutti in fila questi delle sinistre massimaliste, dalle Lelle ai Sanchez con la sua cricca di mafiosi ispanici, ai Macron, agli Starmer che solo Dio sa come possa stare ancora a Downing Street anziché a Newgate, non se ne cava altro che disgrazia e rovina.</p>
<p>Va beh, allora tanti auguri Trump e <strong>non incazzarti se puoi, ti stiamo solo facendo festa, non la festa.</strong> Tu sarai pure pazzo, ma più pazzi di tutti sono quelli che pretendono di sapere cos’hai in testa, qualcosa che neppure tu probabilmente conosci. E se invece sei convinto del contrario, di essere l’unico a sapere cosa ha in mente Trump, allora questa è la cosa che fa più paura.</p>
<p>Max Del Papa, 15 giugno 2026</p>
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		<title>Parlamento o Bar Sport? Quando l’insulto prende il posto delle idee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 15:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[francesco silvestri]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra offese, volgarità e attacchi personali contro Giorgia Meloni, l’educazione sembra sparita dalle istituzioni. E la vera domanda oggi è una sola: chi rappresenta ancora la civiltà?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo assistiamo, dentro e fuori dal Parlamento, a interventi che non sembrano uscire dalla bocca di deputati, sindacalisti o rappresentanti delle istituzioni. Frasi scurrili, insulti diretti, allusioni pesanti: un linguaggio che, più che politico, sembra preso in prestito dal peggior bar di periferia. Il bersaglio preferito è la Presidente del Consiglio, <strong>Giorgia Meloni.</strong></p>
<p>Non serve difenderla: si difende benissimo da sola. Il punto non è lei. <strong>Il punto è il livello.</strong> Perché quando persone che guadagnano 15.000 euro al mese trasformano l’aula parlamentare in un’arena da tifo organizzato, allora sì, qualche domanda bisogna farsela. Ho fatto politica anch’io e mai — dico mai — in un Consiglio comunale o in un’istituzione locale ho sentito parole come quelle che oggi volano con un’imbarazzante leggerezza.</p>
<p>Forse sarebbe bene che certi signori e certe signore, che amano definirsi “acculturati”, facessero una capatina a Oxford. Perché, come recita una nota battuta, “Oxford insegna molto, ma l’educazione resta una scelta personale”. E qui arrivo a una frase che non avrei mai pensato di dire: ha ragione <strong>Romano Prodi.</strong> Sì, proprio lui.</p>
<p>Quando afferma che “abbiamo bisogno di una come Meloni”, fotografa un dato semplice: nel centrosinistra non si vede una figura altrettanto solida, riconoscibile e capace di tenere la scena. E allora <strong>la domanda è inevitabile</strong>: può la mancanza di leadership trasformarsi in insulto permanente? È normale disprezzare una persona — uomo o donna che sia — solo perché non si riesce a trovarne una equivalente nel proprio schieramento?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/" target="_blank" rel="noopener">Non è accettabile La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</a></li>
</ul>
<p>A volte sembra di ascoltare il linguaggio di chi, da bambino, ha imparato a comunicare <strong>a colpi di trivialità</strong>, forse perché cresciuto in contesti dove il bon ton non era di casa. Eppure parliamo di persone che dovrebbero rappresentare il meglio del Paese, l’espressione del savoir-faire istituzionale.</p>
<p>E allora la domanda finale è semplice, quasi banale, ma inevitabile: l’educazione ha perso la sua casa? Perché se il Parlamento diventa un ring e la politica un insulto continuo, allora <strong>il problema non è più di destra o di sinistra.</strong></p>
<p>È un problema di civiltà.</p>
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		<title>Come faccio a spiegare chi era Silvio Berlusconi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 14:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni volta che partivo, specie per l’America, lui mi chiamava alle sue 10 di mattina, cioè le mie 4 di notte. Era curioso di sapere cosa facessi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/come-faccio-a-spiegare-chi-era-silvio-berlusconi/">Come faccio a spiegare chi era Silvio Berlusconi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Avrei troppo da raccontare, per far capire a chi non lo abbia conosciuto, chi fosse <strong>Silvio Berlusconi,</strong> e quanto sia io stato fortunato ad averlo come maestro. Non solo di politica, ma soprattutto di vita. Ricordo ore piacevolissime, al termine delle giornate di lavoro, a parlare di tutto e alternare considerazioni serie e risate che “pulivano la mente alla fine di una giornata dura”, come diceva sempre lui.</p>
<p><strong>Per me Silvio Berlusconi è stato questo</strong>. Un padre politico che mi ha accolto in casa sua come un figlio, che mi ha ospitato, offerto consigli, raccolto miei dubbi, confidenze personali, e sfoghi. E che tre anni fa se ne è andato, lasciando l’Italia più povera perché orfana del suo immenso talento e della sua sconfinata umanità, e portando con sé anche un pezzo della mia vita, della mia piccola storia, nobilitata però dall’onore che ho avuto a essere stato l’ultimo collaboratore scelto da lui in persona, e quello di lavorare con lui tre anni, gomito a gomito, dal 2015 al 2018; di condividerci molto, ragionarci tanto, imparare moltissimo. Ogni volta che partivo, specie per l’America, lui mi chiamava alle sue 10 di mattina, cioè le mie 4 di notte. Era curioso di sapere cosa facessi. Io raccontavo, in dormiveglia, poi tornato da lui finivo il resoconto, c’erano tante risate e un desiderio di circostanza: “Un giorno faremo un viaggio insieme e ci divertiremo un sacco”. Mai stato così bene con nessuno come con lui. E non starci più è la cosa che più mi è mancata della politica, dopo esserne uscito nel 2022.</p>
<p>Mi aveva messo a mio agio sin dal primo momento del mio approdo nel suo staff, in cui io ero quello che colorava di birichinate la giornata di lavoro altrimenti troppo seriosa (prima fra tutte quando, sceso a Milanello dal lato sbagliato del suo elicottero, la scorta mi salvò dalle pale, ancora in movimento, dell’elicottero stesso). <strong>Silvio Berlusconi era serio ma non serioso</strong>, alla mano, ed educato nel senso etimologico del termine: che avesse a che fare col principe, col grande capitano d’azienda, o con una qualsiasi persona umile, lui trattava tutti allo stesso modo: bene.</p>
<p>Grande ammiratore del talento altrui, persino quello dei suoi critici o avversari, era incuriosito dell’altrui allegria, brillantezza, humor; non dal censo, tantomeno dall’estrazione sociale. Ricordo il mio primo giorno di lavoro. <strong>Quando arrivo ad Arcore e trovo in fila una decina di vecchiette</strong>. Entrato in segreteria, chiedo alle meravigliose segretarie chi fossero quelle signore. “Andrea, sono le vecchine del Presidente…”. Sgrano gli occhi. “Non se la passano benissimo, e allora il Presidente, ogni venerdì, lascia loro dei soldi per andare in boutique e dal parrucchiere a farsi belle per il week end”, mi spiegano.</p>
<p><strong>Questo era Silvio Berlusconi, entusiasta figlio del popolo</strong>, che amava il popolo, con cui cercava il contatto fino a costringere la scorta a rincorse disperate. Un uomo che, dal nulla, aveva costruito una realtà per sé e migliaia di famiglie dei dipendenti assunti nel corso degli anni, solo grazie alla forza delle sue idee, al suo essere visionario e ottimista, ma anche immensamente umile e volenteroso. Quante volte scovavo il Dottore (questo, in realtà, l’unico titolo cui veramente teneva, secondo me) intento a rileggere quanto avrebbe dovuto dire, a studiare qualcosa che ritenesse di non sapere come avrebbe dovuto; mai sentito chiedere qualcosa senza aggiungere “per favore” (“Lavorate con me, non per me”).</p>
<p>Inutile ricordare quanto abbia rivoluzionato il costume italiano con <strong>Mediaset,</strong> aprendo a una libertà di costume altrimenti negata dal bigottismo della Rai monopolista; nell’edilizia, nell’urbanistica, o nel calcio, facendo del Milan la sua creatura prediletta per mentalità, spettacolarità ed efficacia. Se ne va un mio amico, cui ho voluto bene e che me ne ha voluto, un uomo geniale cui ho chiesto consiglio e con cui mi sono confidato anche in momenti difficili della mia vita, ricevendo sempre premura e comprensione affatto scontate.</p>
<p>Quanto alla politica, la vita di Silvio Berlusconi è stata il massimo, e ben più che politica. È stata la vittoria sul comunismo, il diritto di ognuno di noi a più libertà e sicurezza; soci – e non più sudditi – di uno Stato che ci deve considerare rispettabili, e non più solo bancomat da spremere, indisciplinati da educare, o talentuosi da imbrigliare. È stata “Meno tasse” che non è più un capriccio, ma una richiesta legittima; la “libertà” di migliorare la propria condizione un diritto per tutti, e non più una pretesa di avidità riservata a pochi.<strong> È stata la casa come sacro baricentro della famiglia</strong>; le imprese come luogo dove creare e condividere progetti di lavoro e vita, non più teatro di scontro tra classi sociali l’una contro l’altra (a volte anche armate); il lavoro come priorità concreta con cui realizzare desideri e ricercare la felicità, e non uno slogan antagonista e vuoto da piazza comunista; la difesa di pensioni e risparmio come riconoscimento per gli sforzi di una vita.</p>
<p>È stata la giustizia garantista, ché meglio un colpevole fuori di un innocente dentro, anziché il dominio di qualche Pm potente, moralista e fanatico e della sua cultura del sospetto; il “Viva le nostre Forze Armate e dell’ordine” mentre una certa sinistra in piazza gridava “Dieci, cento, mille Nassiriya”; la standing ovation da pelle d’oca al Congresso Usa mentre dice “Grazie” all’America che a suon di giovani morti ci aveva liberato da un futuro altrimenti di certo dittatoriale. È stata la dignità della concretezza contro la supponenza dell’ideologia. Quella del privato e non solo del pubblico. Il trionfo del fare sul chiacchierare. <strong>Ma anche la fine dello status quo della politica:</strong> prima circolo chiuso, sempre gli stessi notabili, professionisti di un improduttivo teatrino. Dal 27 marzo 1994 invece, benvenuto a lavoratori e protagonisti dell’Italia reale. È stata l’immenso Antonio Martino, con cui si starà sbellicando dalle risate, lassù, e i brillantissimi Lucio Colletti, Giuliano Ferrara, Giulio Tremonti, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, e tantissimi altri che dichiararono guerra a una cappa culturale di sinistra e insopportabile, per issare la bandiera spavalda dell’italianità del fare che pretendeva semplicità ed efficienza, e uno Stato che facesse meno cose ma le facesse meglio. <strong>Mai snob, Silvio Berlusconi: mai odiato nessuno</strong>. Valutare, non giudicare. Convincere, non comandare. Sempre in campo con due punte e una mezzapunta, zero catenaccio. Avversari sì, nemici mai. Sempre tutti italiani. È stata i programmi elettorali da sottoporre &#8211; prima del voto, e non dopo &#8211; a noi, popolo sovrano: le promesse come cose concrete da fare; gli elettori come italiani veri, da rispettare, non sudditi scemi da dirigere. <strong>Ma anche i governi non più sorprese a scatola chiusa</strong>; i contratti con gli italiani, e non tra partiti, sulla pelle della gente. È stata le donne in politica, più brave e forti del pregiudizio invidioso di un’eventuale bellezza.</p>
<p>Se io mi sono appassionato alla politica è stato solo grazie a questo straordinario italiano vero, che si è fatto da solo, che si è indignato, in doppiopetto, per quanto la sua Italia poteva fare di meglio e non faceva. E so che è stata dura: tante sofferenze, le Torri Gemelle, la Grande Crisi internazionale, qualche vergogna consumata in qualche tribunale e<strong> più di uno sgambetto da miopi boiardi in qualche Palazzo</strong>. Ma tutto questo progresso culturale oggi è patrimonio acquisito, comune, di tutti noi. Persino di chi non lo ha mai votato. Abbiamo perso tutti un padre. Ma passato il momento del dolore, oggi prevale quello del sorriso, che è come Il Presidente ci vorrebbe da lassù, guardandoci oggi orfani attoniti.</p>
<p>Andrea Ruggieri, 12 giugno 2026</p>
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		<title>&#8220;Non è accettabile&#8221;. La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:10:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La politica non deve ridursi ad essere specchio della società, non deve ridursi a riprodurre comportamenti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/">&#8220;Non è accettabile&#8221;. La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non entro nel merito delle affermazioni indirizzate ieri, alla Camera, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ha-messo-le-ginocchiere-non-lo-accettate-furia-di-meloni-contro-il-grillino/" target="_blank" rel="noopener">dall&#8217;on. Silvestri alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni</a>. Ognuno deve esprimere la propria opinione ma la dialettica politica deve essere conforme a determinati principi ed esempi. Quello che più mi amareggia è che, quando si fanno determinate affermazioni, è chiaro che chi le esterna &#8211; oggi l&#8217;on. Silvestri, ieri altri deputati di tutte le provenienze politiche &#8211; ha perso il senso delle Istituzioni, in particolare ha perso la consapevolezza del <strong>ruolo educativo</strong> esercitato nei confronti dei giovani cittadini da parte di chi adempie ad un mandato istituzionale.</p>
<p>La politica non deve ridursi ad essere specchio della società, non deve ridursi a riprodurre comportamenti censurabili in ogni circostanza, la politica deve, al contrario, essere il faro della società, deve fornire un modello di comportamento. In questo il Presidente Mattarella e con lui tanti deputati e senatori offrono un grande esempio di prassi e di consapevolezza istituzionale. Purtroppo, come sempre avviene, fa più eco una frase ad effetto dai contenuti poco delicati che un&#8217;affermazione pacata, moderata nella forma e nei contenuti. Il guaio è che, così facendo, <strong>i cittadini si pascono di esempi negativi</strong> che provengono da chi dovrebbe essere per loro un modello.</p>
<p>Ripeto: oggi è stato il turno dell&#8217;on. Silvestri, in passato abbiamo avuto altri esempi simili. Non posso che esprimere la mia forte preoccupazione proprio per le ricadute sui cittadini di simile <em>modus operandi</em>. Invito tutti ad essere consapevoli del proprio ruolo e della dimensione educativa che ognuno di noi ha nei confronti dei giovani, in generale della società civile. Dire ad una donna di aver indossato le ginocchiere per indicarne la sudditanza a qualcuno o a qualcosa non è accettabile, sia ella la Premier o la casalinga di Voghera.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 12 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-accettabile-la-lezione-di-suor-monia-al-grillino-che-insulta-meloni/">&#8220;Non è accettabile&#8221;. La lezione di Suor Monia al grillino che insulta Meloni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quale è stato il clamoroso autogol di Gruber con Vannacci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-clamoroso-autogol-di-gruber-quaranta-minuti-per-regalare-voti-a-vannacci/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-clamoroso-autogol-di-gruber-quaranta-minuti-per-regalare-voti-a-vannacci/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Lili Gruber]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=326064</guid>

					<description><![CDATA[<p>Durante i quaranta minuti di scontro in prima serata, l’attacco frontale si trasforma in un assist politico inaspettato per l'ex generale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-clamoroso-autogol-di-gruber-quaranta-minuti-per-regalare-voti-a-vannacci/">Quale è stato il clamoroso autogol di Gruber con Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una coincidenza onomastica quasi comica: <strong>&#8220;Otto e mezzo&#8221;</strong> si attesta da tempo su una media di share curiosamente prossima all&#8217;8,5%. Ieri sera, con l&#8217;ospite giusto, puntava a sfondare il 10. I dati Auditel non sono ancora usciti, ma la scommessa è con ogni probabilità vinta: quaranta minuti di prima serata, per la prima volta, tutti per un solo uomo, <strong>Roberto Vannacci.</strong></p>
<p>L&#8217;impianto era trasparente: imbastire il processo al babau di turno, conciarlo per le feste, restituirlo al pubblico ammaccato. <strong>Lilli Gruber arrivava con la sentenza già scritta:</strong> del leader di Futuro Nazionale aveva detto, altrove, che è &#8220;un reazionario pericoloso&#8221;. Postura legittima. Ma il giornalismo, quando è tale, comincia dove finisce il pregiudizio.</p>
<p>E qui si è consumato il rituale. La conduttrice ha praticato l&#8217;esercizio prediletto: contestare le risposte senza ascoltarle, confezionare domande che non interrogano ma deliberano, già gravide della conclusione che pretendono di estorcere. <strong>Un&#8217;abduzione rovesciata:</strong> non dal fatto alla spiegazione, ma dalla condanna alla conferma. Il tutto corroborato dalla sua nota empatia latitante.</p>
<p>Il risultato, però, è tralignato dal copione. Tetragono sotto la raffica di interruzioni, Vannacci è rimasto nel merito, con logica lineare e perspicua, senza mai rifugiarsi nel corner in cui lo si voleva spingere. Più le domande si facevano paradossali, più l&#8217;ospite incassava il bonus di chi regge la pressione senza trascendere. Le repliche stizzite, &#8220;strumentalizza&#8221;, &#8220;vaniloquio&#8221;, <strong>hanno fotografato non la fragilità del bersaglio</strong>, ma l&#8217;insofferenza di chi non riusciva a inchiodarlo.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/caro-vannacci-destra-contro-destra-uguale-sinistra/" target="_blank" rel="noopener">Caro Vannacci, destra contro destra uguale sinistra</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/non-passi-da-interposte-persone-e-ora-vannacci-risponde-alla-meloni/" target="_blank" rel="noopener">Quando vorrà una mia replica, E ora Vannacci risponde alla Meloni</a></li>
</ul>
<p>Il paradosso è cogente: chi voleva celebrare un&#8217;esecuzione mediatica ha finito per offrire al condannato la più efficace delle sparring partner. Ogni interruzione un assist, ogni domanda-sentenza un&#8217;occasione per smarcarsi. A settantadue ore dall&#8217;assemblea costituente del suo partito, <strong>Vannacci non poteva sperare in vetrina migliore</strong>: non un salotto compiacente, ma un&#8217;arena ostile attraversata indenne. Così si conquista la seconda investitura, quella del sistema che ti riconosce avversario degno.</p>
<p>Se l&#8217;obiettivo era guadagnare due punti di share, missione compiuta. Se l&#8217;effetto collaterale è stato regalarne altri ai sondaggi di <strong>Futuro Nazionale, già vicino al 5%</strong>, il conto della serata lo paga intero chi credeva di presentarlo. Il giornalismo militante coltiva un vizio antico: scambia l&#8217;albagia per rigore, l&#8217;interruzione per incalzare, la requisitoria per intervista. E ogni volta fabbrica il martire che dichiarava di voler smontare. Gruber si conferma più utile ai suoi bersagli che ai suoi spettatori.</p>
<p>Giulio Galetti, 12 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-clamoroso-autogol-di-gruber-quaranta-minuti-per-regalare-voti-a-vannacci/">Quale è stato il clamoroso autogol di Gruber con Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Vannacci&#038;co vogliono ridurre le quote rosa. E fanno bene</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vannaccico-vogliono-ridurre-le-quote-rosa-e-fanno-bene/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 08:37:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[quote rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La proposta di Laura Ravetto. Però un dubbio sorge bruciante</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vannaccico-vogliono-ridurre-le-quote-rosa-e-fanno-bene/">Vannacci&#038;co vogliono ridurre le quote rosa. E fanno bene</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>LR, prova a prenderla. Dov&#8217;è adesso? Ah, si: col Generale, e in Italia attualmente di <strong>Generale</strong> (sopra la collina) c&#8217;è n&#8217;è uno solo, quello transumante dalla Lega, proprio come LR, quello che fa rima con fulminacci, quattrostracci e quanto ti piacci. E <strong>Laura</strong> <strong>Ravetto</strong> appena arrivata non perde tempo e subito spara una proposta da sbarco: stop alle quote rosa o almeno ridimensionarle: «Le posizioni devono andare a chi è bravo e brava, indipendentemente dal sesso». Non fa ‘na piega. E insomma l’idea è quella di calare il numero dei posti riservati alle donne, vere, no percepitre, nelle liste elettorali. Perché? «Perché noi intendiamo battere sul tasto della democrazia e della libertà di scelta degli elettori. I seggi devono andare ai migliori, a prescindere dal genere. Anche perché se continuiamo così, oltre alle quote rosa dovremo fare quelle per le minoranze etniche, o quant’altro. E questa sarebbe la morte della libertà di scelta». Non sia mai.</p>
<p>Ravetto incalza, più determinata di un drone: «C&#8217;è qualcosa di condiscendente nell&#8217;idea che le donne abbiano bisogno di una catapulta per arrivare dove arrivano gli uomini. <strong>Lo dico da donna: basta creare recinti</strong>. Le posizioni devono andare a chi è bravo e brava, indipendentemente dal sesso. La metà dell’elettorato è costituito da donne che possono liberamente scegliere donne se lo vogliono. Non c’è alcuna scusa di patriarcato».</p>
<p>Oddio, chissà come la prende <strong>Gino Cecchettin.</strong> Ma, in sostanza, dove va a parare armi &amp; bagagli ‘st’emendamento? Ravetto scende nel “tennico”: «Che in una lista non ci possa essere più del 65% di prevalenza di un sesso. Oggi siamo al 60%. Badi bene: la nostra ambizione sarebbe stata l’abrogazione totale. Ma ormai la giurisprudenza costituzionale prevede la prevalenza. Forse per lo strapotere, fin qui, delle segreterie di partito nella compilazione delle liste. Noi ci auguriamo un sistema con offerta e risposta libere da parte dell’elettorato».</p>
<p>Badiamo bene, e vabbè; e che altro? Tra l’altro, c’è modo, viene fatto notare, di eludere la pippa del Rosatellum perché si sa che, particolarmente in quella terra di legulei levantini che è l’Italia, se candidi una donna in 5 collegi, liberi 4 posti per i maschi in altrettanti collegi. Alchimie che noi comuni mortali che non viviamo di quote, liste, sistemi, magari fatichiamo a cogliere. Ma Ravetto “prova a prendermi” è donna di certezze: «È la conferma che questo è un sistema ipocrita che va superato».</p>
<p>E superiamolo! Bando al Rosatellum, spazio al Ravettellum. Cazzuta però la Laura. Proprio una Generalessa in pectore. Anvedi i Ravennacciz, si salvi chi può, che qui sono sfracelli. Tutto bellissimo, tutto giusto, il woke ha rottoicoglioni,<strong> però un dubbio sorge bruciante</strong>: non è che a FN hanno ancora poche parà femmine da candidare?</p>
<p>Max Del Papa, 11 giugno 2026</p>
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		<title>&#8220;È un marito fedele?&#8221;, &#8220;Non dica sciocchezze&#8221;. Come è andato lo scontro Gruber-Vannacci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 19:51:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[lilli gruber]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le paradossali domande di Lilli Gruber al generale Vannacci ospite per la prima volta nel salotto di La7</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-un-marito-fedele-non-dica-sciocchezze-come-e-andato-lo-scontro-gruber-vannacci/">&#8220;È un marito fedele?&#8221;, &#8220;Non dica sciocchezze&#8221;. Come è andato lo scontro Gruber-Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non mi definisco di estrema destra, ma di destra autentica&#8221;. Inizia così lo scontro tra <strong>Roberto</strong> <strong>Vannacci</strong> e <strong>Lilli</strong> <strong>Gruber</strong>. E poi il resto segue il copione già visto: lui che cerca di spiegare, lei che lo interrompe e se ne esce con domande o affermazioni (più le seconde delle prime) paradossali del tipo: &#8220;Lei è un marito fedele?&#8221;, &#8220;La famiglia naturale non esiste più da molto tempo&#8221;, &#8220;Lei sembra ossessionato dagli Lgbt&#8221;, &#8220;E se scoprissimo che lei è gay? Emigrerebbe dove avrebbe tutti i diritti?&#8221;, &#8220;E se sua figlia le dicesse di essere omosessuale?&#8221;, &#8220;Nell&#8217;idea di Vannacci la moglie lava i piatti per il coniuge&#8221;.</p>
<p>Difficile, insomma, stabilire chi abbia vinto. A dire il vero, lo scontro sembra essere stato privo di una vera partita. La conduttrice ha fatto il suo classico gioco: contestare le affermazioni dell&#8217;ospite senza però ascoltarne le risposte. Spesso a tal punto da riformulare la stessa domanda alla quale il generale aveva già risposto, punto per punto, solo pochi istanti prima. Alla fine lui ne esce come previsto: con un bell&#8217;assist alla simpatia. Cercando di &#8220;distruggerlo&#8221;, la Gruber ha finito per mostrarne al grande pubblico le capacità dialettiche sotto pressione.</p>
<p>Bene. Ma cosa ha detto, quindi? Sulla destra: &#8220;Le mie idee non possono essere catalogate come estreme&#8221;. Sulla Meloni: &#8220;Abbiamo tante idee in comune, ma il suo governo ha avuto una deriva: molte delle cose promesse non sono state fatte&#8221;. <strong>Su Forza Italia: &#8220;Vota il Green Deal in Europa insieme al Pd&#8221;</strong>. Sulle tasse: &#8220;No alla patrimoniale&#8221;. Sull&#8217;immigrazione: &#8220;Bisogna remigrare chi non ha diritto di stare qui&#8221;. Sul Ponte sullo Stretto: &#8220;Le infrastrutture vanno fatte, poi, se ci saranno reati, vanno perseguiti&#8221;. Sulla sicurezza: &#8220;Bisogna aumentare le pene per i criminali&#8221;.</p>
<p>Più interessante, forse, la parte che riguarda il <strong>Futuro Nazionale</strong> che verrà. Entrare in coalizione nel centrodestra, giura il generale, &#8220;per ora non è all&#8217;ordine del giorno&#8221;. Intanto perché il partito non è ufficialmente nemmeno nato, quindi se ne parlerà a ridosso delle elezioni. E poi perché ci saranno delle &#8220;linee rosse&#8221; su &#8220;sicurezza, immigrazione e Green Deal&#8221; che gli appartenenti alla coalizione non dovranno superare. In sostanza, l&#8217;ex militare bombarda <strong>Forza Italia</strong> (&#8220;Vogliamo dire che è eterodiretta da Marina Berlusconi?&#8221;), ma non chiude del tutto. Sarà quel che sarà.</p>
<p>Per il resto, l&#8217;intervista si perde sugli <strong>omosessuali</strong> (non si capisce bene perché) e sulle posizioni del generale già discusse ai tempi del suo libro &#8220;Il Mondo al Contrario&#8221;. Gruber e Palmerini intendono a tal punto mettere sul patibolo l&#8217;ospite da finire col difendere (e qui sta il paradosso) sia Meloni sia Salvini. La prima, alla quale, udite udite, va dato atto di aver ottenuto buoni risultati in Europa facendo approvare il nuovo decreto Asilo sui migranti. E il secondo, poverino, perché sarebbe stato utilizzato come un taxi dal generale.</p>
<p>Gruber spara sentenze, Vannacci risponde. &#8220;La famiglia naturale non esiste più da molto tempo&#8221;, dice lei senza citare alcuno studio. &#8220;Non è vero&#8221;, replica lui. Lilli: &#8220;E se una delle sue figlie le dicesse di essere omosessuale?&#8221;. Il generale: &#8220;Amerà chi vuole, ma non avrà una famiglia&#8221;. Poi, quando lui le chiede di elencare i diritti che mancherebbero agli omosessuali, Gruber si perde in un bicchiere d&#8217;acqua. Quindi scivola via dall&#8217;argomento, un po&#8217; imbarazzata per essere stata colta in castagna.</p>
<p>Il momento migliore arriva verso la fine, quando Lilli sembra quasi innervosirsi per la perseverante tranquillità dell&#8217;ospite. Vannacci, infatti, la accusa di volere le porte aperte per i migranti e lei replica stizzita: &#8220;<strong>Non dica delle sciocchezze</strong>. Ho sempre detto che l&#8217;immigrazione va gestita, non va strumentalizzata&#8221;. Insomma: non mi metta in bocca cose che non ho mai affermato. Peccato che, solo pochi istanti prima, la conduttrice avesse sentenziato che &#8220;nell&#8217;idea di Vannacci la moglie cucina per il coniuge&#8221;, cosa mai detta fino a quel momento dall&#8217;ospite. Poi lo scontro sulle quote rosa: &#8220;Lei vuol far tornare indietro le donne&#8221;, afferma Lilli. Ribatte Vannacci: &#8220;Io credo che valgano per quello che sono, non per il loro genere&#8221;. Titoli di coda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-un-marito-fedele-non-dica-sciocchezze-come-e-andato-lo-scontro-gruber-vannacci/">&#8220;È un marito fedele?&#8221;, &#8220;Non dica sciocchezze&#8221;. Come è andato lo scontro Gruber-Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Corruzione sul Ponte, dove c** sono i pm per lo scandalo mascherine Covid?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/corruzione-sul-ponte-dove-c-sono-i-pm-per-lo-scandalo-mascherine-covid/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 17:28:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[ponte sullo stretto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa storia della presunta corruzione sul Ponte sullo Stretto di Messina ve la devo raccontare bene. Soprattutto per il peso che ne danno i giornali. Ad oggi non c&#8217;è niente, nulla, che faccia pensare a chissà quale grande scandalo. Eppure i quotidiani ci vanno a nozze mentre, allo stesso tempo, fanno finta di nulla su [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/corruzione-sul-ponte-dove-c-sono-i-pm-per-lo-scandalo-mascherine-covid/">Corruzione sul Ponte, dove c** sono i pm per lo scandalo mascherine Covid?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa storia della presunta corruzione sul <strong>Ponte sullo Stretto di Messina</strong> ve la devo raccontare bene. Soprattutto per il peso che ne danno i giornali. Ad oggi non c&#8217;è niente, nulla, che faccia pensare a chissà quale grande scandalo. Eppure i quotidiani ci vanno a nozze mentre, allo stesso tempo, fanno finta di nulla <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/se-conte-vuole-imbavagliare-le-mascherine-covid/" target="_blank" rel="noopener">su quanto emerso dalla Commissione Covid</a>. Io non ci sto.</p>
<p>dalla Zuppa di Porro del 10 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/corruzione-sul-ponte-dove-c-sono-i-pm-per-lo-scandalo-mascherine-covid/">Corruzione sul Ponte, dove c** sono i pm per lo scandalo mascherine Covid?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Meglio della Nazionale: tutti all&#8217;Aperi-Vannacci per godersi il regalo di Gruber</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/meglio-della-nazionale-tutti-allaperi-vannacci-per-godersi-il-regalo-di-gruber/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:56:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=325543</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'ospitata del generale a La7 vissuta dai militanti di Futuro Nazionale come la finale di Coppa del Mondo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meglio-della-nazionale-tutti-allaperi-vannacci-per-godersi-il-regalo-di-gruber/">Meglio della Nazionale: tutti all&#8217;Aperi-Vannacci per godersi il regalo di Gruber</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Viene voglia di andarci davvero, all&#8217;<strong>AperiVannacci</strong> organizzato dai simpatizzanti lombardi di <strong>Futuro Nazionale.</strong> Ovviamente a Milano. Perché in fondo questa stramaledetta estate del 2026 la passeremo di nuovo a guardarci i mondiali di calcio degli altri (grazie, Azzurri) e quindi tanto vale cercare altri modi per rallegrare certe serate. Il tennis, certo. Gli sport &#8220;minori&#8221;, che poi minori non sono. Ma perché non iniziare già domani sera guardandosi &#8220;insieme&#8221; ad Otto e Mezzo lo scontro tra Vannacci e Lilli Gruber?</p>
<p>L&#8217;appuntamento è per questa sera alle 20.30 al <em>Sunset With Amore</em>, un chiosco in parco Verga a Milano. Ovviamente ci saranno aperitivo (siamo sotto la Madonnina, signori: può forse mancare l&#8217;aperitivo?), <strong>diretta dello scontro televisivo</strong> manco fosse Italia-Brasile e infine commenti, confronto e dibattito sulla performance del generale nella tana del lupo.</p>
<p>Anche i vannacciani sanno che stasera Vannacci ha una occasione unica. Come spiegava ieri il <em>Foglio</em>, <strong>Lilli</strong> <strong>Gruber</strong> ha questo tocco magico: invita i &#8220;nemici&#8221; culturali e politici, li attacca frontalmente, li fa parlare poco e infine li fa risultare simpatici all&#8217;universo mondo che comincerà a empatizzare con il malcapitato, soprattutto se non si fa mettere i piedi in testa. E così, mentre i sondaggi lo danno vicino alla Lega e in salita, stasera il generalissimo si gioca un altro mezzo punto percentuale di consenso. E se dovesse andare male, ci si può sempre consolare con l&#8217;aperitivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meglio-della-nazionale-tutti-allaperi-vannacci-per-godersi-il-regalo-di-gruber/">Meglio della Nazionale: tutti all&#8217;Aperi-Vannacci per godersi il regalo di Gruber</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Vannacci sale ancora (e si avvicina alla Lega): cosa dice l&#8217;ultimo sondaggio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vannacci-sale-ancora-e-si-avvicina-alla-lega-cosa-dice-lultimo-sondaggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:11:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=325424</guid>

					<description><![CDATA[<p>La rilevazione di Swg sul generale Vannacci. Il dato da tenere d'occhio: la coalizione di centrodestra vince se...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vannacci-sale-ancora-e-si-avvicina-alla-lega-cosa-dice-lultimo-sondaggio/">Vannacci sale ancora (e si avvicina alla Lega): cosa dice l&#8217;ultimo sondaggio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tolto il caso <strong>Vigevano</strong>, con l&#8217;exploit al primo turno a cui ha seguito un mezzo flop al ballottaggio (gli elettori non hanno seguito l&#8217;indicazione all&#8217;astensione del generale), quando vale il partito di <strong>Roberto</strong> <strong>Vannacci</strong>? È quello che si vanno chiedendo tutti i sondaggisti e anche gli esponenti politici, di destra come di sinistra. Quanto prenderà? E soprattutto: avrà un ruolo nel centrodestra di domani?</p>
<p>Partiamo dai sondaggi. Ieri <strong>Swg</strong> ha realizzato la solita rilevazione per il telegiornale di <strong>Enrico</strong> <strong>Mentana</strong>. Fratelli d&#8217;Italia si conferma il primo partito, peraltro in crescita rispetto alla scorsa settimana. Meloni resta saldamente al 28,3%, ben al di sopra di quanto conquistato nel 2022 quando ottenne il pass per Palazzo Chigi. Subito dietro viene il Pd, con il 22%. Poi il Movimento 5 Stelle al 12,1%, Forza Italia al 7%, Verdi e Sinistra al 6,5% e la Lega al 5,6%. Ed è qui che le cose si fanno interessanti. Stando a Swg, infatti, il generale Vannacci avrebbe raggiunto il 4,8%, ovvero meno di 1 punto percentuale sotto Matteo Salvini.</p>
<p>E allora, cosa fare? Il centrodestra dovrebbe tenere dentro o fuori il generale dalla coalizione? È noto che l&#8217;anima più centrista dell&#8217;alleanza vorrebbe evitare di doverlo imbarcare, così come Salvini che &#8211; tutto sommato &#8211; potrebbe a quel punto rischiare di perdere ulteriori consensi. <strong>Però i numeri dicono che, forse, non si potrà fare a meno dell&#8217;ex militare</strong>.</p>
<p>SWG ha infatti ipotizzato una coalizione di centrodestra composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e Futuro Nazionale. Il risultato finale sarebbe del il 47,1% dei voti, superando il Campo Largo (composto da Pd, M5S, Avs, Italia Viva, +Europa e Avanti PSI) fermo al 45,1%. Resta al momento escluso da qualsiasi accordo elettorale Carlo Calenda.</p>
<p>Diverso invece il risultato se Vannacci decidesse di correre da solo o se il centrodestra preferisse non includerlo. A quel punto il Campo Largo sarebbe in vantaggio con il 45,0% contro il 42,6% del centrodestra. La curiosità? Correndo da solo, Futuro Nazionale otterrebbe il 5,2% dei voti, ovvero uno 0,4% in più rispetto a quanto viene accreditato oggi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vannacci-sale-ancora-e-si-avvicina-alla-lega-cosa-dice-lultimo-sondaggio/">Vannacci sale ancora (e si avvicina alla Lega): cosa dice l&#8217;ultimo sondaggio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Elezioni comunali, ma quindi chi ha &#8220;vinto&#8221;: destra o sinistra?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 16:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiude la lunga tornata elettorale. Da Venezia ai ballottaggi, alla fine tutti esultano: ecco i numeri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/elezioni-comunali-ma-quindi-chi-ha-vinto-destra-o-sinistra/">Elezioni comunali, ma quindi chi ha &#8220;vinto&#8221;: destra o sinistra?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vedrete che domani ci sarà da una parte chi dirà che le elezioni amministrative, fatta la somma dei risultati dei <strong>sindaci</strong> <strong>eletti</strong> al primo turno e quelli di ieri eletti al secondo, sono state una evidente vittoria della destra. E chi, presentando prove e controdeduzioni, sosterrà l&#8217;esatto contrario: ovvero che a prevalere è stato senza dubbio il centrosinistra. O meglio il campo largo. Dove sta la verità? Proviamo a vederlo.</p>
<p>Partiamo dai numeri. Intanto limitiamoci ai <strong>Comuni più grandi</strong>, quelli con almeno 15mila abitanti, per non perderci nel rivolo delle liste civiche dei piccoli centri urbani. Bene. Dice Youtrend che in 50 dei 118 &#8220;grandi&#8221; Comuni il sindaco eletto al primo turno o al ballottaggio è di centrosinistra, in 40 è di centrodestra e in 28 è un candidato civico o espressione di altri partiti. Sarebbe facile dire: <em>beh, allora ha vinto Schlein</em>. Non proprio, perché bisogna ovviamente guardare al punto di partenza. Gli uscenti erano 59 di centrosinistra, 42 di centrodestra e 17 civici o di altri partiti. In sostanza Schlein&amp;co hanno &#8220;perso&#8221; nove sindaci, il centrodestra &#8220;solo&#8221; due mentre sono cresciuti gli esponenti delle liste civiche.</p>
<p>E i <strong>Comuni capoluogo?</strong> Qui si è fatto un cinema già al primo turno. Alla fine ai ballottaggi il centrodestra vince in 3 capoluoghi su 6 (Arezzo, Lecco e Macerata) e il centrosinistra negli altri 3 (Agrigento, Chieti e Trani). Sul totale dei 18 capoluoghi al voto, secondo <em>Youtrend</em>, il centrosinistra passa da 8 uscenti a 10 eletti e il centrodestra da 5 a 6. I civici passano invece da 5 a 2.</p>
<p>E quindi? Quindi <strong>parliamo in buona sostanza di un &#8220;pareggio&#8221;</strong>, nel senso che nessuno ha strappato tanti amministratori rispetto all&#8217;altra compagine in gara. &#8220;Nei capoluoghi rimangono i rapporti di forza precedenti tra centrodestra e centrosinistra con una contrazione generale dei sindaci &#8216;civici&#8217;, o comunque non riconducibili ai due schieramenti &#8211; dice all&#8217;<em>Ansa</em> <strong>Lorenzo Pregliasco,</strong> analista di Youtrend &#8211; I capoluoghi che cambiano colore sono 7 su 18, non pochi: più di un capoluogo su tre. Ai ballottaggi Agrigento e Lecco si compensano a vicenda (ci sono stati passaggi di mano tra destra e sinistra, ndr). Per il resto, non ci sono grossi scossoni&#8221;. Certo bisogna considerare anche il &#8220;peso politico&#8221;, e in questo caso la partita si era di fatto già chiusa al primo turno: <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/venezia-che-batosta-il-campo-largo-affonda-in-laguna/" target="_blank" rel="noopener">Elly Schlein aveva puntato tutte le sue fiches su Venezia, convinta che avrebbe segnato la svolta per la corsa a Palazzo Chigi, e ha rimediato una scoppola</a>.</p>
<p>Intanto i politici esultano come se avessero vinto tutti e perso nessuno.&#8221;Da Lecco ad Arezzo, da Macerata a Pompei, da Viareggio a San Giovanni Rotondo, da Vignola a Cava de’ Tirreni, da Comacchio a Sorrento, da Vigevano a Genzano. I dati di oggi confermano quelli del primo turno &#8211; dice <strong>Antonio Tajani</strong> &#8211; Il centro-destra vince moltissimi ballottaggi e si conferma la coalizione protagonista. Buon lavoro a tutti i sindaci eletti. Ora tutti al lavoro per aumentare consenso dove non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo, per vincere le elezioni politiche e impedire che la sinistra metta le mani nelle tasche degli italiani: né patrimoniale, né tassa di successione&#8221;.</p>
<p>Sulla stessa linea anche <strong>Giorgia Meloni,</strong> secondo cui &#8220;i risultati confermano ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori. Avanti così, con serietà e concretezza&#8221;. Fabio Rampelli, vicepresidente FdI della Camera, fa notare un dettaglio significativo: a quattro anni dall&#8217;insediamento del governo Meloni, lì dove gran parte delle maggioranze di solito perdono consenso, &#8220;il favore popolare per il centrodestra non accenna a diminuire, dato storico e definito &#8216;anomalo&#8217; da fior fiore di analisti&#8221;.</p>
<p>Era interessante, per il centrodestra, anche la sfide di Vigevano dove il partito di <strong>Roberto Vannacci</strong> aveva avuto un grosso exploit al primo turno. Qui il generale non aveva dato indicazioni di votare il candidato di centrodestra, ma anzi di astenersi o di annullare la scheda. L&#8217;appello non è servito ad azzoppare Paolo <strong>Previde Massara.</strong> Secondo <span class="hilg1">Youtrend</span>, il 52% degli elettori del generale ha seguito l&#8217;appello a non votare nessuno, mentre tra chi ha invece votato, la maggioranza ha scelto comunque il candidato di Forza Italia poi risultato eletto (solo il 7% gli ha preferito il candidato del Campo Largo). &#8220;Anche questa volta le urne contraddicono il racconto di una sinistra con il vento in poppa e ridimensionano le aspettative di Vannacci, praticamente ininfluente. Un voto che premia il buon governo, la concretezza e il radicamento sui territori: i cittadini giudicano i risultati ottenuti e valutano i progetti per il futuro. Per il centrodestra è un&#8217;affermazione politica chiara e un incoraggiamento a proseguire nel lavoro per il Paese sia a livello nazionale, sia nelle comunità locali&#8221;, dice <strong>Maurizio Lupi,</strong> presidente di Noi Moderati</p>
<p>Di tutt&#8217;altro avviso, ovviamente, il centrosinistra. “Avevamo detto che i conti li avremmo fatti alla fine, ed eccoli qua. Su 16 capoluoghi al voto, tra primo turno e ballottaggi, al centrosinistra vanno 8 sindaci e al centrodestra 6. Al di là della propaganda della destra anche questa tornata elettorale vede l&#8217;affermazione del centrosinistra&#8221;, dice <strong>Igor</strong> <strong>Taruffi</strong>, responsabile Organizzazione nella segreteria nazionale del Pd. &#8220;Se guardiamo ai 18 Comuni capoluogo di provincia interessati dal rinnovo del sindaco e del Consiglio comunale vediamo che in 8 di questi sono stati eletti sindaci candidati dal campo progressista e 6 al centrodestra. (&#8230;) Numeri ancora più chiari se si tiene conto dei risultati di altri due capoluoghi quali Salerno ed Enna già assegnati al primo turno in cui a prevalere non è stato certo il centrodestra. Nel primo turno sui 118 Comuni sopra i 15 mila abitanti il campo progressista aveva vinto in 37 di questi e il centrodestra in 25&#8221;. Insomma, secondo i dem &#8220;la vittoria netta del candidato del campo progressista è una nota particolarmente preziosa maturata in condizioni difficili ma che segnala l&#8217;affermazione anche del nuovo corso del Pd, che ha scelto di costruire l’alleanza progressista dicendo no a trasformismi e ambiguità&#8221;.</p>
<p>Renzi invece tenta <strong>il gioco delle 3 carte</strong>. &#8220;Nei comuni capoluogo è finita 10-6 per il centrosinistra. Sulla politica internazionale non ci hanno invitato a Londra. Sulla politica economica peggiorano debito, stipendi, bollette e produttività &#8211; dice in un Tweet contro Giorgia Meloni &#8211; E tu ci dici &#8216;avanti così?&#8217; Chi si contenta gode, capisco. Ma così è troppo eh!&#8221;. Ovviamente nei suoi conteggi l&#8217;ex premier si scorda di dire quello che Youtrend ha invece reso chiaro sin da subito: ovvero che sarà anche finita 10 a 6, ma si partiva da 8 a 5. Non è che sia poi cambiato così tanto.</p>
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		<title>Covid, quella consulenza d’oro: &#8220;450mila euro per una sola lettera&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/covid-la-consulenza-doro-allex-socio-di-conte-450mila-euro-per-una-sola-lettera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 13:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[adaltis]]></category>
		<category><![CDATA[domenico arcuri]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[luca di donna]]></category>
		<category><![CDATA[mascherine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>454mila euro agli avvocati Di Donna e De Luca per le forniture alla struttura Arcuri. Il testimone in Commissione: “Solo controllo documenti e una lettera"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di nuovo mascherine. Di nuovo strutture commissariali. Di nuovo consulenze. E, guarda caso, di nuovo il nome di Luca Di Donna, avvocato, che torna a orbitare attorno agli affari della stagione più triste della Repubblica recente: l’emergenza Covid. La scena è la <strong>Commissione parlamentare d’inchiesta Covid</strong>. Oggi, lunedì 8 giugno, a Palazzo San Macuto, in programma l’esame testimoniale di <strong>Marco Spadaccioli</strong>, dipendente di<strong> Adaltis Srl</strong>, insieme all’avvocato Nicoletta Spaziani. La domanda da cui parte tutto è: perché una società che forniva kit molecolari alla struttura commissariale guidata da <strong>Domenico Arcuri</strong> avrebbe pagato complessivamente circa <strong>454mila euro agli avvocati Valerio De Luca e Luca Di Donna</strong>, che era collega nello stesso studio dell&#8217;ex premier Conte?</p>
<p>Nel corso dell’audizione, Spadaccioli ha spiegato che Adaltis effettuò due forniture alla struttura commissariale: una da circa 800mila euro nel giugno 2020 e una seconda da 2.455.500 euro nel dicembre dello stesso anno. Il lavoro operativo — predisposizione e caricamento della documentazione — sarebbe stato svolto dalla stessa società. E allora la domanda dei parlamentari diventa inevitabile: quei compensi agli avvocati a cosa servivano? La risposta di Spadaccioli è netta: “Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per — credo —<strong> la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso</strong>. Non vedo altre attività oltre a queste”. Traduzione per chi non frequenta il legalese: quasi mezzo milione di euro per verificare carte e scrivere una lettera. Non una fusione internazionale. Non un arbitrato planetario. Non una causa da miliardi. Una consulenza legata a forniture pubbliche in piena pandemia. Tutto normale?</p>
<div style="width: 880px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-325223-1" width="880" height="720" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Video-2026-06-08-at-13.44.59.mp4?_=1" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Video-2026-06-08-at-13.44.59.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Video-2026-06-08-at-13.44.59.mp4</a></video></div>
<p>Di Donna non è un avvocato qualunque. È stato infatti indicato, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/conte-e-lesplosivo-covid-gate-sulle-mascherine-ma-i-manettari-tutti-muti/" target="_blank" rel="noopener">sempre in un&#8217;altra audizione in Commissione</a>, come colui che si presentava agli imprenditori come &#8220;collega&#8221; di Conte e pare chiedesse il 10% di commessa. Attenzione: il leader grillino non risulta imputato in questa vicenda e ha sempre negato ogni coinvolgimento. Nel 2021, rispondendo ai giornalisti, disse di non aver mai collaborato con Di Donna da quando era presidente del Consiglio: “In passato lo frequentavo, ma da quando sono diventato Presidente del Consiglio non l’ho frequentato più. Non so nulla della sua successiva attività professionale”. E definì “complete falsità” alcune ricostruzioni sul ruolo di Di Donna nel Movimento 5 Stelle. Benissimo. Ma il problema politico resta.</p>
<p>E soprattutto restano le domande. Davvero mentre il presidente del Consiglio chiedeva sacrifici agli italiani, mentre il Paese era chiuso in casa, mentre si decidevano acquisti, forniture, autorizzazioni, pagamenti, sblocchi e piattaforme, attorno alla macchina commissariale si muoveva <strong>un sottobosco di consulenti, mediatori, avvocati, faccendieri veri o presunti, professionisti delle relazioni?</strong>  È normale che una società paghi 93.288 euro per il primo incarico e poi si arrivi, secondo gli appunti della Commissione, a un totale di circa 454mila euro per attività che il testimone avrebbe ridotto a controllo documentale e una lettera di sollecito? È normale che, finita l’era Arcuri, certi rapporti sembrino evaporare?</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/conte-e-lesplosivo-covid-gate-sulle-mascherine-ma-i-manettari-tutti-muti/">Conte e l’esplosivo Covid-gate sulle mascherine. Ma i manettari tutti muti</a></li>
</ul>
<p>Il punto non è fare processi sommari. Il punto è pretendere <strong>trasparenza</strong>. Perché durante il Covid la politica ha sospeso libertà costituzionali, ha chiuso attività, ha imposto regole minuziose persino sugli affetti familiari. E mentre al cittadino comune si chiedeva di compilare autocertificazioni per portare fuori il cane, nelle stanze delle forniture pubbliche &#8211; a sentire certe testimonianze &#8211; pare si trattasse di forniture e consulenze decisamente d&#8217;oro. Domanda: possibile che il presidente “avvocato del popolo” non abbia mai percepito il rischio che il suo nome diventasse una moneta reputazionale nel mercato dell’emergenza?</p>
<p>Massimo Balsamo, 8 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/covid-la-consulenza-doro-allex-socio-di-conte-450mila-euro-per-una-sola-lettera/">Covid, quella consulenza d’oro: &#8220;450mila euro per una sola lettera&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Formigli vs Borgonovo, cronaca di un naufragio in diretta</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/formigli-vs-borgonovo-cronaca-di-un-naufragio-in-diretta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 16:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[corrado formigli]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></category>
		<category><![CDATA[remigration]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=325053</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scontro in diretta tra visioni opposte su immigrazione, sicurezza e ruolo dei media</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/formigli-vs-borgonovo-cronaca-di-un-naufragio-in-diretta/">Formigli vs Borgonovo, cronaca di un naufragio in diretta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Remigrazione non è deportazione, non sono proprio compatibili anche se la sinistra un po’ finge di non capirlo e un po’ non lo capisce davvero essendo analfabeta. <strong>Remigrazione</strong>, tecnicamente, è sbattere fuori dalle balle stragisti, stupratori, mafiosi, cannibali e clandestini come ha cominciato a fare tutto il mondo una volta scoperto con sgomento che non ci pagavano le pensioni ma eravamo noi a dover pagare le loro carneficine.</p>
<p>Deportazione è disperdere un popolo dalla sua terra legittima, come la sinistra sostiene stia accadendo a <strong>Gaza</strong>, ma in ogni caso non può decentemente sostenere stia succedendo in Italia dove avviene l’opposto: una conquista barbarica senza più difese né reazioni, una sharia di risacca che ci sospinge ogni giorno più in là. Ai margini.</p>
<p>Essendo <strong>la sinistra complice</strong>, “se non li avete digerirti li digerirete”, non può decentemente sostenerlo ma indecentemente sì perché il fine ultimo della sinistra parassitaria, a parte mangiare sopra ogni cosa si sviluppi al mondo, determinata da tutto ciò che essa sinistra non è, è rivoluzionare il mondo e metterlo sotto il proprio tallone burocratico.</p>
<p>Il sogno dei nostri cantanti analfabeti che non perdono occasione per raggrumarsi in appelli vergognosi dove pretendono che l’individuo non sia mai autonomo, non appartenga mai a se stesso ma, in ultima istanza, allo Stato che la sinistra pretende di rappresentare: meno ne sanno questi cantantucoli affaristi e più intervengono, ossia militano per il partito, <strong>oggi per la Palestina</strong>, ieri per il clima, domani per la educazione psicosessuale nelle scuole che non educa un bel niente, è intesa a sfornare generazioni di debosciati allevati all’idea che masturbarsi a tre anni credendosi di sesso opposto sia un gesto di consapevolezza civile e di ribellione contro il capitalismo, il tutto sotto il controllo di 4 travestiti e <strong>2 psicologhe del PD.</strong></p>
<p>Per la cosiddetta integrazione che non c’è è lo stesso e l’integrazione non c’è perché si risolve in disintegrazione e disintegrazione equivale a sostituzione: quel curioso fenomeno per cui orde di fuggiaschi dalle tirannidi natie sbarcano qui e immediatamente rivendicano, pretendono tutto ciò che li tiranneggiava in patria perché dove sono sbarcati gli fa schifo. Però ci restano. E noi siamo indotti a mollare su tutto in base ai <strong>programmi della élite antioccidentale,</strong> dell’Unione Europea, del woke che è la peggiore demenza tossica neocomunista degli ultimi 100 anni, solo che non è proprio come quello slogan che gira per i social, “importi terzo mondo diventi terzo mondo”, se mai importi barbarie subisci barbarie. E tornare indietro è praticamente impossibile.</p>
<p>La cosa sta bene alla<strong> sinistra Politburo</strong> che vuol farcela digerire e ai conduttori organici delle reti che, come ha detto quel direttore Mentana de la7, è praticamente al servizio del PD e della Lella Schlein, che dignità, con l’apparato dei suoi programmi da salotto improntati al più efferato conformismo militante. Solo che poi basta lasciarli parlare, come dice la mia amica <strong>Francesca Totolo,</strong> e subito, dietro la maschera del dialogo, affiorano i tratti disturbati, congestionati del comunista imbruttito.</p>
<p>Circola una clip di uno scazzo, ma se volete ve lo chiamo dialogo, confronto, fra il presentatore <strong>Formigli</strong> e il vicedirettore de la Verità, <strong>Borgonovo</strong>, proprio sulla faccenda delle remigrazione: tutti dicono che Borgonovo a Formigli lo ha sfasciato, a me, senza nulla togliere a Francesco, pare, più precisamente, che Formigli si sia disarticolato da solo ovvero a Borgonovo basta restare freddo, impercettibilmente sfottente com’è nel suo stile, e subito a quell’altro scappano i cavalli: perché <strong>Formigli è della schiatta egemonica c</strong>he fa sempre più fatica, non per la sottomissione di una destra incapace di opporsi (tranne Borgonovo e non molti altri) quanto per le continue smusate contro il muro della realtà: quando i Formigli, o le Bianche, o uno a scelta, tanto ce ne stanno a un soldo la dozzina, non si sentono più temuti, quando percepiscono che della loro egemonia a chi gli sta davanti importa meno di un beato cazzo, si smarriscono, vanno in panico perché non sanno più che fare.</p>
<p>Borgonovo insiste glaciale, indifferente al moralismo formigliesco, e quello non sa letteralmente più che replicare; allora risponde con una giaculatoria di frasi fatte gravide di un livore balbettante, gorgogliante, che non si tiene, che trasuda provocazioni disperate alle quali l’altro non si sogna di abboccare. “Eh!… eh&#8230; l’inte… l’integrazione ha… ha funz… ha funzionato… <strong>in Germania sono arrivati due milioni di Siriani</strong>… ma che cosa dici…”. E Borgonovo, algido: vai a vedere i tassi di criminalità in Germania. Corrado sbrocca in dérapage, “Si va beh va beh va beh… torniamo agli stati etnici riportiamo i Serbi di Bosnia a fare la pulizia etnica…”. Una biondina cerca di corrergli in soccorso ma peggiora le cose e alla fine Formigli quasi si scusa con Borgonovo, che ghigna e lo sistema in uscita, ma dovrebbe se mai scusarsi con se stesso, con la figura avvilente che ha messo in scena.</p>
<p>I siriani in Germania? Formigli omette che i siriani imbarcati da Merkel erano in maggioranza ingegneri veri, non come il nostro stragista modenese, non li conta i miliardi allungati a Erdogan perché si tenesse la feccia, va beh va beh va beh e liquida la taharrush gamea del <strong>Capodanno 2016 Colonia</strong>, che poi funzionò come modello da esportare in tutta Europa, fino all’ombra del Duomo di Milano, gli sfugge pure la pulizia messa in atto subito dopo <strong>Merkel</strong>, che evidentemente agiva pour cause. Insinuare che l’altro auspica la pulizia etnica balcanica siccome non è d’accordo non è una carognata, una bassezza, è un capriccio puerile del quale poi ci si scusa, penosamente. Ecco il parastato gramsciano di cui parla Boni Castellane quando non viene più preso sul serio.</p>
<p>Quanto a noi, <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-19-maggio-2026/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nei 20 giorni dalla strage di Modena,</strong></a> che è strage dell’immigrazione e serviva da innesco, abbiamo assistito a un inesorabile tracimare della violenza di conquista dalle Alpi al Lilbeo con altre efferatezze, aspiranti martiri provvidenzialmente bloccati (a Firenze, Vimercate e Reggio Emilia), <strong>stupri di strada</strong> (Avezzano, Milano, Roma), spedizioni punitive (Vicenza, Porto San Giorgio), scannamenti per futili motivi (Roma), pestaggi in branco (Parma, Anzio, Treviso, ancora Vicenza, Brescia), esecuzioni (Milano), aggressioni con machete (Milano), stragi (Amendolara, pakistani su pakistani), tentate stragi (Pergine Valsugana, Civitacampomarano), macelli di strada (Genova), minacce di morte a un sindaco (Porto San Giorgio), senza contare, ma mettiamoceli visto che il sacro Colle dice che siamo tutti irreversibilmente europei.</p>
<p>Bruxelles a ferro e fuoco, <strong>Parigi devastata dai maranza</strong> dopo la vittoria della locale squadra maranza in Champion, l’emersione del razzismo della polizia britannica contro i bianchi, e questo è solo un televideo, un elenco ossuto ma, volendo, potremmo andare avanti per l’infinità del web. A Formigli tutto questo sta bene? Non vuole tornare agli Stati etnici, che non ci sono mai stati, che non sono ipotizzabili? Fa’ una cosa, Corrado, fatti la tua immigrazione alla rovescia, va’ tu nei posti da cui questi son partiti e vediamo se ti integri. Mandaci una cartolina.</p>
<p><iframe src="https://www.la7.it/embedded/la7?tid=player&amp;content=648017&amp;title=%2Fpiazzapulita%2Fvideo%2Fbotta-e-risposta-tra-borgonovo-e-formigli-dimmi-una-nazione-dove-lintegrazione-ha-funzionato-05-06-2026-648017" width="100%" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>A noi, <strong>dopo 30 anni di colonizzazione</strong> che ci ha ridotto a una colonia islamica, basta di salvarci e per salvarci ci vuole la linea durissima, una nuova crociata fatta di persecuzione dei persecutori, di leggi fulmineamente cambiate, come fanno in Giappone dove ai musulmani tracotanti e viziati non concedono niente e appena fiatano li rimpacchettano. Difatti si disperava quel diplomatico iraniano, “ma come? Abbiamo speso milioni, milioni per infiltrare il Giappone e non c’è cascato nessuno, un solo convertito e non era neanche giapponese”. Qui da noi se uno fa una strage ti senti dire che “bisogna abbracciarlo”.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/crema-rissa-tra-maranza-20enne-ammazzato-a-sprangate/" target="_blank" rel="noopener">Crema, rissa tra maranza: 20enne ammazzato a sprangate</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/questi-due-video-dimostrano-perche-i-maranza-sono-il-vero-problema/" target="_blank" rel="noopener">Questi due video dimostrano perché i maranza sono il vero problema</a></li>
</ul>
<p>Ai tempi della pandemia il regime si divertiva a<strong> “rendere la vita un inferno”</strong> a gente che voleva solo salvarsi dalla sanità di Stato, della quale avremmo poi visto tutti i crimini e le ruberie a man salva: e non lo fanno con tagliagole, primitivi e jihadisti? In altre parole: remigrazione di ferro. Che non è deportazione ma autotutela, se ancora siamo in tempo. Ma di tempo da perdere davvero non ce n’è più. Remigrazione, però non di parole: concreta, materiale, diciamo quella di Pozzetto con Paolone, il bambino grasso.</p>
<p>Max Del Papa, 7 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/formigli-vs-borgonovo-cronaca-di-un-naufragio-in-diretta/">Formigli vs Borgonovo, cronaca di un naufragio in diretta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Il vero potere di Berlusconi: far rosicare gli odiatori pure da morto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 15:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l'archiviazione della procura di Firenze sulle stragi del '93, i nemici del Cav non ci stanno e sono tornati all'attacco</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tribunale di Firenze ha <strong>archiviato le indagini su Silvio Berlusconi</strong> e ha smantellato le inchieste di procure che per trent’anni hanno spacciato la balla del Cav colluso con la mafia stragista. Un’invenzione assurda. Una tesi fantasiosa, senza riscontri, alla ricerca &#8211; tutta propaganda &#8211; di “<strong>un mandante occulto”.</strong></p>
<p>Fuffa. Infatti la motivazione della sentenza di archiviazione parla chiaro: assenza totale di elementi, manca qualunque tipo di evidenza dei contatti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Se l’inesistenza dei rapporti tra il Cavaliere e la criminalità organizzata è sempre stata una ovvietà storica, ora che le farneticanti accuse sono state archiviate (ancora una volta), è anche <strong>una verità giudiziaria.</strong></p>
<p>La prima riflessione appare immediata: <strong>il metodo ossessivo della caccia all’uomo.</strong> Cosa grave che dovrebbe indignarci tutti: è la sesta volta che questa assurda ricostruzione viene archiviata. In tre decenni le indagini sono state archiviate e riaperte formalmente 5 volte. Ma la verità è che nessuno sa precisamente quante: è il fango prodotto dal teorema ideologico dettato dalla reiterazione compulsiva dell’utilizzo del trucchetto della “clonazione dei fascicoli di indagine”.</p>
<p>In un Paese fondato sul <strong>culto del processo mediatico</strong> e sulla incivile saldatura tra alcune redazioni e alcune procure, i fatti non contano: contano i sospetti e capita di trasformare le illazioni in sentenze. Proprio come in qualche modo ha contribuito a fare la procura di Firenze, non da ultima, associando &#8211; completamente a caso &#8211; la nascita del partito di Forza Italia alle stragi del 1993 di cinque mesi prima.</p>
<p>Il parafulmine di qualunque nefandezza occorsa su suolo italiano. Un nesso logico scriteriato, <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/garlasco-parla-marco-poggi-hanno-rovinato-limmagine-di-chiara/" target="_blank" rel="noopener"><strong>come il delitto di Garlasco</strong> </a>avvenuto giusto 3 mesi dopo la doppietta di Inzaghi al Liverpool che valse al Milan la Champions League 2007 ad Atene. Roba da matti.</p>
<p>Che Silvio Berlusconi sia stato oggetto di <strong>un accanimento politico-giudiziario</strong> è ormai consacrato e acquisito a patrimonio nazionale. La valanga che lo ha investito, rendendolo martire e simbolo di una persecuzione senza pari, vede 36 procedimenti e <strong>90 filoni, più di 4000 udienze.</strong> Una sola condanna. Fiscale. Numeri da barzelletta se la cosa non fosse drammatica. Una caccia di 30 anni con un unico obiettivo: farlo fuori.</p>
<p>Ma c’è un secondo elemento che dovrebbe scandalizzarci: la circostanza allarmante del tempismo. <strong>Succede tutto in 29 anni</strong>. I procedimenti penali a suo carico, infatti, hanno avuto inizio quando entrò in politica: nel 1994, l&#8217;anno del primo avviso di garanzia recapitatogli quando, da Presidente del Consiglio, presiedeva a Napoli una conferenza internazionale sulla criminalità organizzata. Gli fu annunciato ore prima &#8211; antesignano del metodo manettaro e sensazionalistico a cui oggi sembriamo assuefatti &#8211; a mezzo stampa, con uno scoop clamoroso del Corriere della Sera.</p>
<p>29 anni dopo, <strong>Paolo Mieli svelerà il golpe</strong>: quell’avviso arrivò direttamente dall’interno della procura di Milano. “Concorso in corruzione”, l’accusa; assoluzione in Cassazione per non aver commesso il fatto, l’esito. Processi evaporati ma fatti politici immarcescibili, dato che quel governo cadde. Da lì un calvario inimmaginabile. Lo hanno accusato di tutto, in un esercizio applicativo dell’intero codice: riciclaggio, corruzione, falso in bilancio, fondi neri, prostitute, minorenni, escort, P2. Un solo risultato:<strong> assoluzioni e archiviazioni</strong>.</p>
<p>E con il dito puntato quando l’intervenuta prescrizione veniva raccontata come una colpa, non come una clava della macchina giudiziaria che per anni non era stata capace di arrivare a sentenza. Addirittura &#8211; con la dignità di chi per l’ennesima volta non si è lasciato piegare neanche da un golpe ordito a Bruxelles e vincendo anche contro quell’unica folle condanna e l’assurdità giuridica dell’applicazione retroattiva della <strong>legge Severino</strong> &#8211; riabilitato nel 2018, tornò in Senato.</p>
<p>Che Paese moderno dovrebbe essere quello in cui la magistratura agisce come braccio armato della politica? Era puro furore ideologico. Infatti emerge, spontaneo, il terzo punto di riflessione: il colore di quell’accanimento ben identificabile. È giunto sempre con la corrente politico-giudiziaria delle toghe rosse, una parte minoritaria della magistratura, militante, faziosamente accanita e legata a <strong>Pci-Ds-Pds-Pd.</strong></p>
<p>Non si tratta di dubitare della professionalità dei singoli ma di constatare come un protagonista percepito dalla sinistra come un ostacolo sia stato braccato attraverso un patto di ferro &#8211; eversivo &#8211; tra poteri dello Stato per impedire, sulle macerie di <strong>Tangentopoli</strong>, un progetto politico diverso dal comunismo e di una “gioiosa macchina da guerra”. La sinistra ha commesso un enorme suicidio: scendere a patti con i plotoni d’esecuzione della magistratocrazia, «Acchiappa il mio avversario, inseguilo, arrestalo».</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-6-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener">Berlusconi archiviato, il Corriere rosica e non si arrende</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/inchieste-folli-e-pm-superstar-trentanni-di-fuffa-giudiziaria-contro-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Inchieste folli e pm superstar: trent’anni di fuffa giudiziaria contro Berlusconi</a></li>
</ul>
<p>C’è stato <strong>uno schifoso pezzo di Paese</strong> che ha utilizzato le procure come supplemento della politica, facendosi un autogol politico clamoroso perché allearsi con le procure per smantellare la democrazia rappresentativa distrugge solo chi lo fa, chi rinuncia a far politica: per questo oggi la sinistra è così in ritardo rispetto al mondo che corre, nelle proposte, nei programmi, perché per 30 anni si è dedicata unicamente a questa dimensione di lotta politica basata sui veleni.</p>
<p>Gli stessi veleni che hanno toccato l’apice col tentativo di coinvolgere la persona del Cavaliere perfino nelle stragi mafiose, <strong>senza stracci di prova, giusto per avvelenare i pozzi.</strong> E tutto questo nonostante i governi Berlusconi più di tutti siano stati protagonisti della lotta alla mafia: arrestati 1.300 latitanti, aver reso permanente il 41 bis contro i mafiosi (2002), l’inasprimento del 41 bis per i condannati per mafia (2008), l’aumento dei poteri al Procuratore Nazionale Antimafia (2009), il Piano nazionale antimafia (2010-2011), il sequestro e la confisca alla criminalità organizzata di 49.035 beni per un totale di 25 miliardi di euro.</p>
<p>Dopo l’incredibile Odissea giudiziaria che lo ha travolto, a colpi di archiviazioni e assoluzioni Berlusconi ha sempre fatto ritorno ad Itaca. Ecco il quarto argomento: <strong>il giustizialismo ha perso</strong>. Sì, perché il lungo elenco di attacchi giudiziari si è concluso con una sola risibile condanna fiscale: colpevole non per essersi macchiato di qualche condotta illecita ma perché “non poteva non sapere”; e perché mai il primo contribuente italiano avrebbe scientemente dovuto nascondere all’erario una somma esigua e trascurabile di denaro rispetto alla incredibile mole di imposte effettivamente pagate da lui e dalle sue società, resta un mistero.</p>
<p>Di quel giustizialismo che ha alimentato il cortocircuito tra giustizia e informazione restano solo macerie. E quanti soldi dei cittadini sperperati. Eppure <strong>nel circo mediatico-giudiziario</strong> che dilania le vite degli altri, nessuno paga un prezzo. Funziona così. È il manuale di istruzioni, il canovaccio brevettato e pronto all’uso che <strong>Ermes Antonucci</strong> illustra brillantemente su Il Foglio e che mi onoro di riprendere: «Si prende un&#8217;accusa che può far comodo. Si disumanizza il soggetto accusato trasformandolo nel simbolo di qualcosa da combattere. Si trasforma rapidamente quell&#8217;accusa in verità assoluta.</p>
<p>Si utilizza quell&#8217;accusa per dimostrare <strong>la bontà delle proprie idee</strong>. Si usano i sospetti per cercare di ottenere benefici politici. E infine si getta gratuitamente fango sul prossimo senza pagare alcuna conseguenza, sapendo che ciò che conta nel dibattito pubblico non è ciò che viene dimostrato da un tribunale, ma ciò che viene affermato dal tribunale del popolo».</p>
<p>È deprimente constatare come la lotta politica possa svolgersi attraverso mezzi tanto indegni e <strong>soffiando sul fuoco della menzogna</strong>. Con Berlusconi era una formula fissa: lui ne usciva ma il sospetto rimaneva. Il contrario del principio dello stato di diritto. Cibo per sciacalli e linci, abituati da trent’anni ad una cerimonia cannibale. I talk show si trasformavano in tribunali permanenti e alimentavano i cortei di piazza per i magistrati, le manifestazioni sulla legalità selettiva, le ipocrite fiaccolate per la difesa della Costituzione che diventavano barricate quando, per attuarne i principi garantisti, qualche governo provava a smantellare gli abbracci sistemici del circo mediatico-giudiziario.</p>
<p><strong>Quanto è attuale questa retorica da salvatori della Carta?</strong> Questo Paese sembra non evolvere mai. Eppure mi dà lo spunto per raccontarvi il quinto spunto di questa archiviazione: il tatticismo della notizia. L’atto risale a gennaio, ma il toga party l’ha diffuso solo questa settimana. Mettere questo antidoto al manettarismo che ribolliva nel calderone della propaganda menzognera del <strong>pre-referendum</strong> sarebbe stato kryptonite per gli interessati.</p>
<p>Lo stratagemma ha sortito l’effetto contrario: ci hanno fornito l’assist per dimostrare praticamente quanto quella <strong>becera campagna disinformativa</strong> fosse una operazione di puro arroccamento di casta per preservare il privilegio medievale di giudicare delle carriere dei colleghi. In base all’appartenenza politica e sguazzando nell’impunità.</p>
<p>Qualcuno &#8211; più di qualcuno, certo &#8211; dovrà rendere conto al Paese della <strong>persecuzione che Silvio Berlusconi ha subito.</strong> Ma è morto da innocente, da incensurato, da Senatore della Repubblica, al governo, con le aziende solide e con un’Italia che gli somiglia più che mai. Certo, tanti Tersite hanno avuto bisogno della statura di Berlusconi per poter far carriera diffamandolo &#8211; tant’è che alla sua dipartita è sembrato scontato a tutti che un gigante così non muoia mai; l’antiberlusconismo (unico superstite del Cavaliere), invece sì. E «Si Dieu n’existait pas, il faudrait l’inventer», gli odiatori dovranno trovare qualche altro main asset per i loro portafogli e per costruire le loro carriere.</p>
<p>La storia continuerà a rendergli giustizia: <strong>Berlusconi ha vinto.</strong> E chi l&#8217;ha combattuto ha perso senza dignità.</p>
<p>Francesco Catrera, 7 giugno 2026</p>
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		<title>80 anni di Repubblica e di costituzione, tra luci ed ombre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 17:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[festa della repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un bilancio importante tra progressi, criticità irrisolte e nuove sfide per l’integrazione, i diritti sociali e l’attualità della Costituzione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/80-anni-di-repubblica-e-di-costituzione-tra-luci-ed-ombre/">80 anni di Repubblica e di costituzione, tra luci ed ombre</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo da poco festeggiato <a href="https://www.nicolaporro.it/altro-che-plebiscito-ecco-come-nacque-davvero-la-repubblica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>i primi 80 anni della nostra Repubblica,</strong></a> ed abbiamo letto, o ascoltato, i vari messaggi che il Capo dello Stato ha fatto in occasione delle cerimonie del 2 giugno, da quello inviato ai Prefetti di tutta Italia, a quello letto al Corpo Diplomatico, agli interventi fatti nelle varie circostanze legate agli eventi in parola.</p>
<p>In tutta la comunicazione quirinalizia traspare ovviamente l’ottimismo di maniera, oltre al consueto riaffermare la <strong>vocazione europeista</strong> del Paese e la contrarietà alla guerra.</p>
<p>Un passaggio però ha fatto discutere più di tutti, ed è quello in cui <strong>il Presidente della Repubblica,</strong> nel dialogo con i giovani under 35 nella trasmissione “Ne parliamo con il Presidente”, andato in onda su Rai 1, sul tema dell’integrazione ha chiarito che: “il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto, anzi siamo orgogliosi del popolo italiano. Per questo non lo consideriamo un problema”, ricordando che: “noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni a molti Paesi”.</p>
<p>Certo, r<strong>iconosce Mattarella:</strong> “So bene che vi sono alcuni episodi, alcuni fenomeni di disagio su base etnica, che a volte si esprimono in maniera scomposta, qualche volta con gesti di rifiuto violento, ma sono fenomeni che appartengono alla patologia della società, ben diversi, non vanno confusi. Io sono molto ottimista per il futuro,<br />
decisamente ottimista”.</p>
<p>Queste affermazioni ottimistiche, penso “di rito” in un Presidente della Repubblica da sempre moderato, non stupiscono, ma non possono essere condivise tout court, atteso che il problema, perché è un problema, della <strong>mancata integrazione</strong> non di singoli elementi, ma di intere fasce di individui &#8211; parliamo di decine e decine di migliaia di giovani &#8211; figli di stranieri nella quasi totalità dei casi di provenienza nordafricana e di religione musulmana, è evidente e sentito dai cittadini italiani.</p>
<p>Il problema dei cosiddetti <strong>maranza</strong>, che imperversano nelle nostre città sotto forma di gang giovanili, dediti alla violenza e al bullismo nei confronti dei loro coetane, italiani o stranieri d’origine (perché non va dimenticato che tra le loro “vittime” ci sono anche tantissimi nuovi italiani assolutamente integrati, che davvero rappresentano una ricchezza per il Paese), al bullismo, al vandalismo, al piccolo spaccio, fino ad arrivare, nelle bande più strutturate, alle rapine condite dalla solita violenza gratuita, che le rende imprevedibili e pericolosissime, è vero ed è reale, e necessita di un intervento forte dello Stato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ciao-ciao-al-maranza-tolto-il-documento-ai-tunisini-col-lascia/" target="_blank" rel="noopener">Ciao ciao al maranza: tolto il documento ai tunisini con l&#8217;ascia</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/un-papa-massacrato-dai-maranza-mattarella-svegliati/" target="_blank" rel="noopener">Un papà massacrato dai maranza: Mattarella, svegliati!</a></li>
</ul>
<p>Circa il già richiamato ottimismo di maniera, vorrei dire che in 80 anni di Repubblica, tanto è stato fatto, ma ancora tantissimo c’è da fare: salute e istruzione, che sono tra i diritti più attenzionati dagli italiani, sono notevolmente migliorate in questi decenni, ma siamo ancora ben lontani dal poter dire, se mai ci arriveremo, che sanità ed istruzione sono eccellenze in egual misura in tutta Italia, viste <strong>le gravi disparità</strong> che ancora viviamo tra Nord e Sud del Paese.</p>
<p>Senza dimenticare le gravi criticità che si riscontrano nell’accesso ai servizi sanitari pubblici, che mettono a repentaglio il nostro bene più prezioso, la salute. <strong>Le tutele del lavoro sono state rafforzate,</strong> ma sono ancora tante, troppe, le morti bianche di tanti padri di famiglia, o giovani donne e uomini non adeguatamente formati e tutelati da chi è preposto a farlo.</p>
<p>Gli spazi della partecipazione sociale e politica delle donne si sono definitivamente estesi, tanto che, per fare due esempi,<strong> il 35% dei parlamentari ed il 57% dei magistrati ordinari</strong> sono donne. È però ancora elevata la disparità stipendiale tra uomini e donne, divario dovuto alle difficoltà di queste ultime, ancora non superate, di poter conciliare famiglia e carriera, impedendo loro di poter raggiungere ruoli apicali specialmente nel mondo dell’imprenditoria privata.</p>
<p>La stessa nostra Costituzione, che <strong>ci ha garantito 80 anni di libertà,</strong> coesione sociale e diritti (oltre che doveri, meglio non dimenticarlo), a molti appare un po’ arrugginita in alcune sue parti, come dimostrato da ultimo dalla recente proposta di riforma costituzionale della magistratura, bocciata dalla maggioranza degli italiani, ma che ha messo a nudo alcune criticità della Carta, del tutto naturali visti gli anni trascorsi, che riguardano i profondi cambiamenti sociali ed economici avvenuti dal 1948 ad oggi, e su cui TUTTE le forze politiche dovrebbero riflettere ed intervenire in maniera il più possibile condivisa.</p>
<p>di Col. (ris.) Sergio De Santis, 6 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/80-anni-di-repubblica-e-di-costituzione-tra-luci-ed-ombre/">80 anni di Repubblica e di costituzione, tra luci ed ombre</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Detto, fatto: Travaglio insiste su Minetti. E ora Mattarella che fa?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/detto-fatto-travaglio-insiste-su-minetti-e-ora-mattarella-che-fa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 10:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Mattarella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Fatto torna in Uruguay e tira fuori altre testimonianze. La Procura ha smontato il teorema. Ma il Colle s'è ficcato in un guaio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/detto-fatto-travaglio-insiste-su-minetti-e-ora-mattarella-che-fa/">Detto, fatto: Travaglio insiste su Minetti. E ora Mattarella che fa?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Noi alle storie raccontate dal <em>Fatto Quotidiano</em> su <strong>Minetti</strong> non ci crediamo granché. Sin dal primo giorno la storia puzzava lontano un miglio, come poi confermato anche dalla Procura Generale di Milano che ha confermato il parere positivo alla Grazia (poi ratificata anche dal <strong>Quirinale</strong>). Il problema, semmai, è la gestione del Colle. Ad aver rimediato la figura barbina sono infatti più gli uffici di Mattarella che i cronisti di Travaglio. Sono loro, con quel paradossale comunicato di aprile, ad aver &#8220;creduto&#8221; alle storie raccolte dal Fatto a tal punto da inviare un comunicato urgente <em>urbi et orbi</em> in cui si chiedeva al ministero della Giustizia di indagare ulteriormente sul fascicolo Minetti. Comunicato che -tra le righe- sembrava dare la colpa del pasticciaccio a Carlo Nordio, il quale poveraccio nulla c&#8217;azzeccava.</p>
<p>Beh. Quella corsa in avanti degli uffici del Quirinale ora rischia di costargli caro. Molto caro. E <strong>Marco Travaglio</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-travaglio-chi-di-procura-ferisce-di-procura-perisce/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;ha fatto capire chiaramente a Mattarella e soci l&#8217;altra sera da Lilli Gruber</a>, quando ha accusato Re Sergio di essere un &#8220;amante del rischio&#8221; avendo chiuso la pratica in 24ore dopo la ricezione del nuovo fascicolo redatto dalla Procura generale in cui si smentivano, punto per punto, le contestazioni sollevate dalle inchieste del <em>Fatto</em>. E se Travaglio tirasse fuori nuovi testimoni, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/minetti-ora-mattarella-e-nei-guai-marco-travaglio-ha-in-pugno-il-colle/" target="_blank" rel="noopener">ci chiedevamo ieri</a>, del tutto scollegati dall&#8217;istruttoria bis realizzata dalla Procura generale, cosa farà Mattarella? Ci &#8220;crederà&#8221; come fatto al primo giro? Ricomincerà tutto d&#8217;accapo?</p>
<p>Domanda lecita. Anche perché stamattina il <em>Fatto</em> è tornato sulla vicenda portando in prima pagina altre testimonianze di due presunti autisti che sostengono di aver portato prostitute al ranch di <strong>Cipriani</strong> a Punta del Este (in realtà anche il cronista ammette di non poter certificare che quelle ragazze andassero lì per prostituirsi). Una circostanza che secondo la difesa dell&#8217;imprenditore e di Minetti <strong>non sta né in cielo né in terra</strong>, e infatti sia negli Stati Uniti che in italia gli avvocati si apprestano a depositare una valanga di querele e richieste di risarcimenti per cifre <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/milioni-di-euro-fattoco-sono-guai-ecco-la-cifra-che-chiedono-minetti-e-cipriani/" target="_blank" rel="noopener">che si avvicinano ai 250 milioni di euro</a>. E forse li supereranno pure.</p>
<p>La Procura Generale di Milano ritiene inattendibili le testimonianze raccolte dal <em>Fatto</em>, si legge nel comunicato stampa, perché &#8220;risultano <strong>smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai Carabinieri da persone informate sui fatti</strong>&#8220;: &#8220;le affermazioni circa feste con droga e sesso a cui avrebbe preso parte Nicole Minetti negli ultimi anni&#8221;, insomma, non sono vere. Ma per gli inviati di Travaglio queste due nuove testimonianze renderebbero credibile la massaggiatrice che, dice il direttore del Fatto, avrebbe dovuto essere ascoltata (e non è stato fatto) prima di bollarla come inattendibile. La domanda è: cosa fa ora il Colle, corre di nuovo dietro alle strambe teorie di Travaglio&amp;co?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/detto-fatto-travaglio-insiste-su-minetti-e-ora-mattarella-che-fa/">Detto, fatto: Travaglio insiste su Minetti. E ora Mattarella che fa?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Fuga all&#8217;alt della polizia: la nuova legge rischia di non bastare</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/fuga-allalt-della-polizia-la-nuova-legge-rischia-di-non-bastare/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/fuga-allalt-della-polizia-la-nuova-legge-rischia-di-non-bastare/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 18:30:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323915</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre le sanzioni diventano più severe, gli agenti restano vincolati alle stesse regole di sempre. E il deterrente rischia di indebolirsi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/fuga-allalt-della-polizia-la-nuova-legge-rischia-di-non-bastare/">Fuga all&#8217;alt della polizia: la nuova legge rischia di non bastare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’intervento del Governo sulla <strong>fuga dai posti di controllo</strong> va nella direzione giusta, ma si ferma a metà strada. Con l’ultimo decreto sicurezza, è stata finalmente introdotta una risposta penale seria contro chi, violando l’alt delle forze dell’ordine, si dà alla fuga con modalità tali da mettere in pericolo l’incolumità altrui. Non è più una semplice disobbedienza stradale, ma un reato punito con<strong> la reclusione fino a 5 anni.</strong></p>
<p>Il problema è <strong>ciò che la riforma non ha fatto</strong>, perché il legislatore ha aggravato la posizione di chi fugge, ma non ha modificato la posizione di chi dovrebbe interrompere quella fuga. Infatti, l&#8217;articolo 177 del Codice della strada ancora consente ai veicoli di polizia, in servizio urgente e con sirena e lampeggiante attivati, di derogare alle ordinarie regole della circolazione, ma aggiunge subito dopo un limite paralizzante: anche in quel caso, il conducente deve rispettare le regole di comune prudenza e diligenza.</p>
<p>In astratto sembra una formula ragionevole, ma<strong> un inseguimento non è una normale attività di circolazione</strong>. È un’attività operativa ad alto rischio, compiuta per impedire che un soggetto già pericoloso continui a fuggire e a mettere in pericolo altri. Trattare quella condotta come se fosse una guida qualunque, sottoposta agli stessi criteri del cittadino comune, significa abbandonare l’operatore a se stesso.</p>
<p>Il paradosso è che, da un lato, lo Stato dice al fuggitivo: se scappi in modo pericoloso, <strong>rischi molto di più</strong>; dall’altro, dice al poliziotto: mentre lo insegui, dovrai comunque rispondere secondo i parametri ordinari della prudenza stradale.</p>
<p>Così il risultato rischia di essere opposto a quello voluto. Più la pena aumenta, più chi fugge avrà interesse a non farsi prendere. Se sa che, dall’altra parte, gli strumenti operativi delle forze dell’ordine restano sostanzialmente gli stessi, la fuga continuerà ad apparirgli come <strong>la scelta più conveniente.</strong></p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/polizia-sotto-processo-il-falso-mito-dello-scudo-penale/" target="_blank" rel="noopener">Polizia sotto processo: il falso mito dello scudo penale</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sicurezza-e-civilta-giuridica-un-binomio-possibile/" target="_blank" rel="noopener">Sicurezza e civiltà giuridica, un binomio possibile?</a></li>
</ul>
<p>La riforma avrebbe dovuto completare il ragionamento. Se si introduce una fattispecie severa contro la fuga pericolosa, bisogna anche disciplinare in modo chiaro l’inseguimento di polizia: quali manovre sono consentite, entro quali limiti, con quali criteri di valutazione ex ante e non con il senno di poi. <strong>Servono regole operative speciali,</strong> non l’applicazione della prudenza stradale comune a un’attività che comune non è.</p>
<p>Altrimenti il messaggio finale resta ambiguo: lo Stato punisce più duramente chi scappa, ma continua a non dare piena copertura normativa a chi deve fermarlo. E finché un appartenente alle forze dell’ordine dovrà inseguire un fuggitivo ragionando come se stesse semplicemente attraversando un incrocio nel traffico ordinario, per molti delinquenti continuerà a valere una regola semplicissima: meglio scappare che fermarsi.</p>
<p>Giorgio Carta, 3 giugno 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Cazzullo Quotidiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 16:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[aldo cazzullo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra Travaglio, Procure e “prove di QI”: il gioco delle verità contrapposte in tv</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo presenti i test sul QI che compaiono spesso sui social? Ieri siamo stati sottoposti a una prova inedita: credere a Travaglio, il giustizialista supremo, il principe del foro di difesa di tutte <strong>le Procure della Repubblica</strong>, o a una Procura della Repubblica, addirittura milanese?</p>
<p>Eravamo incerti finché non abbiamo ascoltato Aldo Cazzullo, mediano d’attacco della squadra di Urbano Cairo &#8211; non il presidente del Torino ma l’editore del <em>Corriere della Sera</em> (di cui <strong>Cazzullo è vicedirettore)</strong> e di La7, e quindi, attraverso Lilli Gruber, anche di una parte di Travaglio.</p>
<p>Cazzullo ha fama di <strong>liberale</strong>, quindi del contrario di Travaglio. Ma ieri si è presentato davanti a Gruber nella veste del Cazzullo Quotidiano. Tre cose ha detto. Uno, che in realtà la Procura Generale di Milano aveva fatto un supplemento di indagini non su <strong>Minetti</strong> e le accuse del <em>Fatto</em> ma su se stessa, vale a dire sulla propria sentenza precedente. Tutti abbiamo pensato che allora non poteva non darsi ragione.</p>
<p>Due, che il caso non è chiuso, perché certamente <strong>il Fatto continuerà le sue indagini</strong> e perché Travaglio ci ha detto: “Aspettate e vedrete”. Insomma, abbiamo tutti capito: vuoi mettere la credibilità di Travaglio e quella della dottoressa Nanni?</p>
<p>Tre, comunque lui, Cazzullo, <strong>fosse stato al posto di Mattarella,</strong> a Minetti la grazia non l’avrebbe data. Perché? Perché no. E più non domandare. E infatti Gruber si è limitata ad acconsentire mestamente.Un assist che oggi il Fatto trasforma in titolone ed editoriale. Cairo, sfortunato col Torino, se ne sarà rallegrato.</p>
<p>Marco Taradash, 5 giugno 2026</p>
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		<title>Il Fatto alla puttanesca</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-fatto-alla-puttanesca/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 11:17:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra regolamenti disciplinari, libertà di espressione e polemiche politiche: cosa fa davvero l’Ordine dei Giornalisti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste ancora <strong>l’Ordine dei Giornalisti in Italia?</strong> Non ho mai capito a cosa serve, in verità, e la mia prima proposta di legge da deputato fu chiederne l’abolizione. Un giorno però venni chiamato in causa dall’Ordine per un tweet di una sola parola, che io ritenevo una battuta innocente, riferita all’abbigliamento di una conduttrice televisiva: BDSM.</p>
<p>Venni accusato di <strong>dress shaming</strong> o qualcosa del genere. Chiesi scusa e la cosa finì lì. Mi accorsi allora che i <strong>50 euro</strong> che versavo ogni anno dal 1990 erano stati ben spesi.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/minetti-sbugiardato-il-fatto-la-toga-falsi-scoop-nessuna-festa-di-sesso-e-droga/" target="_blank" rel="noopener">Minetti, sbugiardato il Fatto. La toga: Falsi scoop, nessuna festa di sesso e droga</a></li>
</ul>
<p>Ma ora come la mettono con <strong>Travaglio</strong>, i suoi cronisti “investigativi” e i suoi opinionisti d’assalto che hanno montato da zero una clamorosa frottola per attaccare a freddo il presidente della Repubblica, facendo peraltro un indiretto piacere ai nemici della stabilità istituzionale di una Italia troppo schierata con l’Ucraina? Attendo con fiducia di sapere se oltre al dress shaming l’Ordine dei Giornalisti si interessa di giornalismo.</p>
<p>Marco Taradash, 5 giugno 2026</p>
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]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Quello che non vi hanno detto sulla Repubblica (e no: non fu un plebiscito)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/altro-che-plebiscito-ecco-come-nacque-davvero-la-repubblica/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/altro-che-plebiscito-ecco-come-nacque-davvero-la-repubblica/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 05:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[festa della repubblica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323909</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Repubblica prevalse con il 54,2% dei voti, ma dietro quel risultato si nasconde un'Italia profondamente spaccata</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella <strong>Festa della Repubblica</strong>, alcune curiosità sul voto del 2 giugno 1946, quello in cui si sancì, con un referendum, il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Andando su <a href="https://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=F&amp;dtel=02/06/1946&amp;tpa=I&amp;tpe=A&amp;lev0=0&amp;levsut0=0&amp;es0=S&amp;ms=S" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>Eligendo</strong></a>, il portale delle elezioni, trovate l&#8217;archivio storico, dove potete togliervi lo sfizio di andare a vedere come votarono i vari comuni.</p>
<p>Intanto, un dato che non viene quasi mai ricordato è che la repubblica non stravinse affatto quel referendum: <strong>54,2% a 45,8%</strong>. Due milioni di voti di differenza, su un totale di 22 milioni di elettori. Certo, un voto chiaro, inequivocabile, nonostante le tante polemiche che seguirono nei giorni successivi, ma non certo un plebiscito, determinato anche dalle dinamiche demografiche del tempo.</p>
<p>Fu il Nord più popoloso a stabilire il successo della Repubblica. Guardando la cartina, infatti, si nota come la parte settentrionale dell&#8217;Italia votò massicciamente a favore del cambiamento, mentre il Centro-Sud fu marcatamente schierato <strong>a favore della monarchia</strong>.</p>
<p>Tanto per fare un esempio, a Roma, Napoli, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Messina, Palermo, Catania e Cagliari, il voto per il Re fu chiaro, con percentuali più nette man mano che si scendeva più a sud. Al contrario, <strong>la repubblica vinse a Milano, Torino</strong>, Bologna, Firenze, Venezia, insomma in tutte le grandi città del Nord.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-grande-sconfitto-della-costituente-che-aveva-visto-lontano/" target="_blank" rel="noopener">Il grande sconfitto della Costituente che aveva visto lontano</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-2-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener">Festeggiamo la Repubblica ma abbiamo un sovrano: Mattarella</a></li>
</ul>
<p>Magari, fra i tanti motivi possibili di questa differenza così evidente, ci può essere anche <strong>un retaggio della guerra:</strong> il Paese intero aveva sofferto il conflitto, senza dubbio, ma mentre la liberazione del Centro-Sud fu relativamente rapida, il Nord pagò il prezzo maggiore in termini di stragi di civili. E a votare, poi, andarono proprio i civili rimasti.</p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 3 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/altro-che-plebiscito-ecco-come-nacque-davvero-la-repubblica/">Quello che non vi hanno detto sulla Repubblica (e no: non fu un plebiscito)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Il grande sconfitto della Costituente che aveva visto lontano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-grande-sconfitto-della-costituente-che-aveva-visto-lontano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Terrano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 15:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[liberali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La democrazia repubblicana nacque anche grazie a categorie giuridiche e metodi elaborati dal costituzionalismo liberale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>All’indomani del referendum istituzionale del <strong>2 giugno 1946</strong> e dell’elezione dei membri dell’Assemblea Costituente, al netto delle questioni concernenti l’esito della consultazione referendaria e la transizione dalla monarchia alla repubblica, si pose il problema decisivo della costruzione del nuovo ordinamento costituzionale italiano.</p>
<p>In tale contesto emerse una soluzione organizzativa e metodologica destinata ad incidere profondamente sull’intero processo costituente: <strong>l’istituzione della Commissione per la Costituzione</strong>, nota come Commissione dei Settantacinque.</p>
<p>Infatti, la scelta di affidare la predisposizione del testo costituzionale ad un organo ristretto rappresentò l’adozione di un metodo che, pur maturando in un contesto politico profondamente mutato rispetto all’età liberale, richiamava alcune delle più significative elaborazioni della <strong>cultura costituzionale prefascista.</strong> La Costituente, in un certo senso, fece ricorso al metodo dei liberali senza i liberali: un metodo fondato sulla centralità del lavoro preparatorio, sulla mediazione tecnico-giuridica e sulla ricerca di sintesi condivise, secondo un’impostazione che trovava nel pensiero di Vittorio Emanuele Orlando una delle sue più autorevoli formulazioni.</p>
<p>I lavori cominciarono a Montecitorio <strong>il 25 giugno 1946</strong> e, in tale occasione, l’Assemblea Costituente fu presieduta proprio da Vittorio Emanuele Orlando che, con i suoi 86 anni, risultava il decano del consesso.</p>
<p>Le attività da svolgere erano molteplici e il problema più urgente da risolvere riguardava sicuramente l’organizzazione dello Stato e, quindi, la forma di governo da adottare nella <strong>neonata Repubblica italiana.</strong> Tuttavia, si trattava di conciliare la cultura democratica con quella liberale.</p>
<p>A tal proposito si evidenzia come i liberali che si presentarono il 2 giugno 1946 ottennero appena il 6,8 per cento dei voti, eleggendo quarantuno costituenti. Tra questi vanno ricordati, oltre al già citato Orlando, anche Aldo Bozzi, Benedetto Croce, <strong>Luigi Einaudi e Gaetano Martino</strong>, che riflettevano, ciascuno di loro, all’interno della Costituente, posizioni liberali diverse e che non trovavano una vera sintesi, in quanto non vi era un vero e proprio leader, una personalità, cioè, in grado di fungere da punto di riferimento per l’elaborazione di una linea unitaria del gruppo liberale all’interno dell’Assemblea Costituente.</p>
<p>Tale difficoltà trovava origine nella stessa tradizione liberale, storicamente refrattaria alle logiche organizzative dei grandi partiti di massa. Infatti, <strong>a differenza della Democrazia Cristiana,</strong> del Partito Socialista e del Partito Comunista, i liberali tendevano a privilegiare l’autonomia delle singole personalità e la libera formazione del convincimento politico rispetto alla disciplina di partito. In questa prospettiva, essi guardavano con sospetto a quelle forme di organizzazione collettiva che, affermatesi nel primo Novecento, avevano progressivamente trasformato il Parlamento da assemblea di notabili in sede di confronto tra grandi apparati politici organizzati.</p>
<p>In particolare, proprio Vittorio Emanuele Orlando, padre del diritto pubblico italiano e “Presidente della Vittoria” – in quanto, da Presidente del Consiglio, rappresentò l’Italia alla <strong>Conferenza di pace di Parigi del 1919,</strong> a seguito della vittoria italiana durante la Prima guerra mondiale – guardava con marcato scetticismo all’assetto politico-istituzionale che andava delineandosi nel secondo dopoguerra e che avrebbe trovato compiuta espressione nella Costituzione repubblicana.</p>
<p>Infatti, Orlando, con una lucidità che appare sorprendentemente attuale, era favorevole, sicuramente, alla forma di governo parlamentare, ma auspicava un rafforzamento dell’esecutivo che evitasse la degenerazione del parlamentarismo.</p>
<p>Temeva, infatti, che, a causa della partitocrazia – con il rischio che le decisioni politiche venissero assunte al di fuori delle sedi parlamentari – il governo parlamentare potesse trasformarsi in governo assembleare, con una netta supremazia dell’organo legislativo sull’esecutivo, come già accaduto con la <strong>Terza Repubblica francese a partire dal 1877.</strong></p>
<p>Alla luce di ciò, per il padre del diritto pubblico italiano era necessario ricomporre in equilibrio i rapporti tra i poteri dello Stato, individuando proprio nel governo di gabinetto lo strumento istituzionale più idoneo a garantirne il corretto funzionamento. Inoltre, era scettico nei confronti della scelta di un Presidente della Repubblica con <strong>soli poteri formali</strong> e al di fuori del circuito della decisione politica, tanto è vero che la sua concezione di forma di governo parlamentare era essenzialmente dualista e non monista, per cui la nomina del governo doveva essere condivisa tra Parlamento e Capo dello Stato, come avveniva, tra l’altro, in epoca liberale prima dell’ascesa dei grandi partiti di massa, rendendo di fatto quest’ultimo responsabile delle sue scelte.</p>
<p>A tal proposito, va ricordato come questo problema sia emerso proprio poche settimane fa in relazione al <strong>caso Minetti,</strong> che ha portato alla luce l’esistenza di una forte tensione tra l’istituto della grazia e la forma di governo parlamentare attuale. La vicenda ha riproposto una questione che Orlando avrebbe probabilmente considerato centrale: il ruolo del Capo dello Stato all&#8217;interno della forma di governo parlamentare.</p>
<p><strong>In una prospettiva dualista</strong>, infatti, istituti come la grazia non possono essere letti esclusivamente come atti formali, ma richiamano inevitabilmente il tema del rapporto tra responsabilità politica, prerogative presidenziali ed equilibrio tra i poteri dello Stato. Proprio per questo, il dibattito contemporaneo sembra confermare l&#8217;attualità di alcune delle riflessioni formulate dal giurista siciliano già in Assemblea Costituente.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/dietro-il-caso-minetti-ce-un-problema-enorme-nella-costituzione/" target="_blank" rel="noopener">Dietro il caso Minetti c’è un problema enorme nella Costituzione</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/poche-storie-lha-stabilito-la-consulta-la-responsabilita-della-grazia-e-di-mattarella/" target="_blank" rel="noopener">La responsabilità della Grazia è di Mattarella. Quello che nessuno dice su Minetti e il Quirinale</a></li>
</ul>
<p>In poche parole, l<strong>a visione di Orlando</strong> si concentrava innanzitutto su un modello dualista, con conseguente ridimensionamento dell’onnipotenza parlamentare e, poi, sull’armonizzazione dei poteri fondamentali dello Stato – esecutivo, Capo dello Stato e Parlamento – in grado di garantire un esecutivo forte e stabile, il cui indirizzo politico avrebbe dovuto attuarsi soprattutto con il rafforzamento del potere regolamentare nelle materie non espressamente riservate alla legge.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-ruolo-della-corte-costituzionale/" target="_blank" rel="noopener">Il vero ruolo della Corte costituzionale</a></li>
</ul>
<p>Insomma, nel pensiero orlandiano sono presenti elementi vetero-liberali che sosterrà anche dopo la promulgazione della Costituzione e fino alla sua morte, avvenuta nel <strong>1952</strong>, come dimostrato da un suo articolo del 1951 molto critico nei confronti della forma di governo parlamentare adottata in Assemblea Costituente.</p>
<p>Per queste sue concezioni, Vittorio Emanuele Orlando, spesso, fu considerato un interprete del liberalismo classico difficilmente conciliabile con le nuove forme della democrazia di massa, diversamente da Benedetto Croce che, partendo, però, da basi filosofiche e non giuridiche, tentò di coniugare il liberalismo con la democrazia. A differenza di <strong>Einaudi</strong>, né Orlando né Croce, però, fecero parte della Commissione dei Settantacinque.</p>
<p>I liberali, pertanto, in Assemblea Costituente, erano forti <strong>intellettualmente</strong> ma deboli politicamente per le ragioni sopra esposte, e il paradigma orlandiano ne costituisce una significativa dimostrazione.</p>
<p>Resta, tuttavia, un dato difficilmente contestabile: molte categorie elaborate proprio dal costituzionalismo liberale sono sopravvissute nella <strong>nostra Carta costituzionale</strong>; basti pensare ai diritti di libertà dell’individuo, tra cui la libertà personale, di riunione, di associazione e di manifestazione del pensiero – le cosiddette libertà negative – o al principio di separazione dei poteri, quest’ultimo fondamentale per la limitazione del potere.</p>
<p>La Costituzione repubblicana, quindi, nacque anche da categorie culturali elaborate da una tradizione politica che, nel momento stesso della sua approvazione, appariva ormai definitivamente tramontata e, in questo senso,<strong> il paradosso della Costituente italiana</strong> consiste proprio nell&#8217;aver costruito una democrazia pluralista attraverso un metodo che conservava alcuni dei tratti più significativi della tradizione liberale.</p>
<p>Giovanni Terrano, 2 giugno 2026</p>
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]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Il Pd vuole vuole censurare Ruggeri perché sul Covid aveva ragione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-pd-vuole-vuole-censurare-ruggeri-perche-sul-covid-aveva-ragione/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-pd-vuole-vuole-censurare-ruggeri-perche-sul-covid-aveva-ragione/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 13:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico ruggeri]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323757</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dal Green Pass alla censura culturale: il conto non saldato della stagione pandemica e la resa dei conti con chi ha osato dissentire</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-pd-vuole-vuole-censurare-ruggeri-perche-sul-covid-aveva-ragione/">Il Pd vuole vuole censurare Ruggeri perché sul Covid aveva ragione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La pretesa di negare lo spazio per il concerto a Enrico Ruggeri in fama di novax non si deve solo alla sensibilità intrinsecamente fascista o se preferite stalinista dei piddini, ha a che fare con una coda di paglia lunga cinque anni. <strong>I Ruggeri debbono essere eliminati per avere avuto ragione,</strong> col senno del poi, a dubitare, a contestare un andazzo che sapeva di autoritario alla maniera dei regimi antidemocratici e cioè mendace, velleitario, strumentalmente punitivo, basato su una tragica incompetenza e su una preoccupante disinvoltura a tutti i livelli.</p>
<p>Un regime concentrazionario diretto prima <strong>dal grillino Conte</strong> poi dal tecnocrate Draghi, d’accordo, ma con la preponderanza del PD i cui mammasantissima ci andavano giù pesantissimi coi refrattari, gli insubordinati, sbrigativamente spregiati come novax per dire <em>untermensch</em> da comprimere, da distruggere.</p>
<p>A maggior ragione oggi, perché la verità la si odia quando ancora è sommersa ma quando è emersa non la si può proprio perdonare se non ti appartiene. <strong>Mattarella</strong> aveva fatto capire, chiaramente, espressamente, che avrebbe ammesso la commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid a patto si limitasse a scherzare e dopo due anni di ammissioni sconcertanti, di smentite ed autosmentite clamorose, di scaricabarile a domino, uno sull’altro sull’altro sull’altro fino a coinvolgere praticamente tutti, i lavori di questa commissione vengono passati sotto un silenzio di marmo dal 99,99% dell’informazione inclusa quella di destra.</p>
<p><strong>Un ex potente come il Magrini dell’Aifa</strong> può presentarsi e dire con tracotanza: va bene, i vaccini lo sapevamo tutti che non immunizzavano al massimo ritardavano un po’ il contagio, un po’ quanto? Un po’, bon. Per dire qui abbiamo finito. E l’informazione davanti ad una rivelazione potenzialmente da galera non fa una piega anzi torna ad interpellare i soliti virologi da operetta col precipuo compito di smentire e mentire: siamo l’unico Paese ad aspettare il Godot di <strong>una nuova pandemia,</strong> nel resto del pianeta i conti si sono fatti, la sacra scienza portando le sue rivelazioni è stata ascoltata, le scuse sono arrivate e con esse le promesse di non cedere più ad un simile abominio.</p>
<p>In Italia il PD diceva: torneremo ma stavolta duri, nessun cedimento. Dove l’avete già sentita? Ragione per cui a uno come Ruggeri, per giunta destroide, non può venire perdonato di avere avuto lo scetticismo ragionato sui greenpass, i coprifuoco, la tecnologia del controllo e del ricatto: i <strong>medici eretici</strong> li hanno fatti fuori, radiati o indotti al suicidio, le coscienze critiche silenziate, gli artisti li boicottano secondo antica regola brigatista, colpirne uno perché tutti gli altri prendano nota.</p>
<p>Di cosa? Che il potere vero restiamo noi e non solo non ci facciamo processare per le nostre responsabilità e pesantissime responsabilità, se mai siamo noi a processare. Come si diceva nei gloriosi anni della contestazione rossa, anche di sangue: “Noi avremo ragione ad avere avuto torto e voi torto ad avere avuto ragione”. La questione novax, che spesso era semplicemente difesa delle prerogative di quella Costituzione serenamente messa sotto i piedi secondo quella incredibile filosofia presidenziale <strong>“non si invochi la libertà”</strong>, è solo uno dei pretesti, la medesima regola si deve applicare per tutto e con tutti, dai menestrelli senatori come De Gregori ai vati della piccola letteratura militante commerciale come Erri de Luca cui non giova tornare sulle sue parole, precisarsi comunque in favore del popolo palestinese: tu hai osato divergere dalla linea e tu la paghi cara e la paghi tutta. Come del resto succedeva in Lotta Continua.</p>
<p>Non c’è sigla che tenga, <strong>post ideologia che tenga,</strong> l’istinto comunista rimane ed è fatto di intolleranza, di livore, di censura, di processo kafkiano, in ogni comunista falsamente democratico si nasconde un Berja. Certo sui vaccini il PD non ha perso la speranza di rifarsi, la smania di controllo totalitario, di Stato concentrazionario in questi qui è perenne e cova anche l’avidità, quel tornare a immergersi nei fiumi e nei fumi dell’affarismo più spregiudicato. Ma la dimensione sanitaria è intesa come una parte di un disegno più ampio per cui negare ogni dissenso e imporre una sana, illuminata repressione di Stato su qualsiasi questione, <strong>dalla Palestina al clima</strong>, dal gender all’Islam di conquista. Avete più sentito parlare della strage di Modena, strage jihadista?</p>
<p>Eppure ha fatto proseliti come era logico, in questi venti giorni la situazione è esplosa,<strong> la violenza da endemica è diventata incontrollabile</strong>, i Servizi hanno intercettato e bloccato almeno tre<strong> nuovi aspiranti stragisti,</strong> tutti che inneggiavano al macello modenese, tutti giovani e giovanissimi. Dal PD nessuna resipiscenza anzi una rinnovata arroganza sul messaggio perdente e irresponsabile: se ci macellano vanno viziati di più, l’inclusione non basta. La sinistra favorisce la penetrazione dei tagliagole e dei martiri, poi scarica la colpa sul governo, che le sue colpe le ha, e ha buon gioco due volte.</p>
<p>E a misura che le sue menzogne reggono e nessuno sa o può contestarle, dimostra l’estensione del suo potere reale anche quando comanda senza governare. Ha detto Ruggeri: “<strong>Io sul palco canto, non sono di quelli che predicano”;</strong> ha detto il sindaco di Codogno, Francesco Passerini: “Non è un dibattito, è un concerto”; ha detto il capo leghista Salvini: “Viva la libertà di pensiero, di parola e di canzone”. Tre repliche non di sinistra, anzi di destra, ma tutte arretrate in difesa, quasi a volersi discolpare, ferite dalla tracotanza della consigliera piddina Maria Cristina Baggi che per non sbagliare ha subito rincarato: “Non si tratta di situazioni superate”.</p>
<p>Come a dire: la cosa non finisce qui. Che si può interpretare, a piacere: <strong>la nostra coda di paglia è infinita</strong>, oppure: non creda Ruggeri di cavarsela a buon mercato. Ed è su questa certezza dell’ultima parola, del coltello dal manico che andrebbe massacrata una sinistra sempre più ossessiva nelle sue pulsioni autoritarie.</p>
<p>Ma in giro non si vede nessuno, a parte il <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-2027-la-lega-silura-vannacci-miglior-alleato-della-sinistra-lavora-per-pd-e-m5s/" target="_blank" rel="noopener"><strong>general Vannacci c</strong></a>he corre per sé e del quale è rischioso fidarsi. Per quel che vale, Enrico Ruggeri si consoli: chi scrive porta in giro da un anno uno spettacolo teatrale (anche) sulla pandemia: per una data che mi riesce, dieci abortiscono. Anzi, se vuole facciamo pure qualcosa insieme.</p>
<p>Ammesso di trovare lo spazio, perché non è che anche a destra… <strong>Il Pd ha vinto in virtù della sua miseria morale e politica,</strong> il suo schema controdemocratico è condiviso, chi governa la sua agenda e neppure prova a negarlo: se Vannacci razzola consensi è per questa incapacità della destra di emanciparsi, di prescindere da una sinistra egemone che vuol segare il Ruggeri di turno e non se ne vergogna.</p>
<p>Max Del Papa, 2 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-pd-vuole-vuole-censurare-ruggeri-perche-sul-covid-aveva-ragione/">Il Pd vuole vuole censurare Ruggeri perché sul Covid aveva ragione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Silvia Salis, bagno di folla&#8221;. Ma manca il &#8220;bagno&#8221; e manca la &#8220;folla&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 10:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Salis]]></category>
		<category><![CDATA[Vito Leccese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Via alla santificazione by Corriere della Sera di Silvia Salis. E Leccese, dopo aver lanciato Albanese, ora si aggrappa alla Salis</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Silvia Salis,</strong> bagno di folla in Puglia tra pasticciotti, pesce crudo e politica”. Così un articolo del <em>Corriere di Bari</em> sulla visita della <strong>sindaca di Genova</strong> nel capoluogo pugliese. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma: una parte della stampa e della politica di sinistra dipingono ormai da mesi Salis come un’astro nascente del centrosinistra, papabile candidata premier per il 2027. E così anche per la sua visita a Bari si narra di <strong>una fantomatica accoglienza trionfale</strong> tra degustazioni di dolci tipici e cene con crudité e Susumaniello. Il sindaco di Bari, Vito Leccese, addirittura la incorona: “Lei premier? Sarebbe un sogno”.</p>
<p>Eppure la realtà, visibile nei filmati della passeggiata a Bari, racconta tutt’altro. Non si vede alcun bagno di folla, ma solo la sindaca che cammina accompagnata dal primo cittadino barese. <strong>Qualche timido selfie</strong>, un paio di strette di mano con curiosi e passanti. Certamente non una marea di persone che la attendevano&#8230;</p>
<p>Difatti, molte delle persone riprese nei video sono evidentemente semplici turisti, praticamente ignari di chi sia la ex martellista azzurra e attuale sindaca genovese. Gente che passeggia, scatta foto ai monumenti e che casualmente pare essersi imbattuta nella grande nuova rockstar della politica di sinistra. Per riassumere: <strong>questo trionfo popolare tra i vicoli pugliesi l’hanno visto solo Leccese e il <em>Corriere</em></strong>. Peraltro Salis parla (e lo fa anche bene) di rigenerazione urbana e centri storici, temi condivisi tra amministratori quali sono lei e il sindaco di Bari. Tuttavia il racconto dei media non analizza le sue parole, come fossero superflue; al contrario giunge subito alla campagna di trasformazione in idolo del campo largo progressista.</p>
<p><iframe src="https://video.corriere.it/video-embed/209d69ac-666d-4d18-89e3-49b37b943xlk?playerType=embed&amp;autoPlay=false&amp;mute=false&amp;hideTitle=true&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Poi c’è il sindaco di Bari. Su Salis, Leccese si è sbilanciato più degli altri. Mentre Decaro e la stessa sindaca frenano sulle primarie, il sindaco barese per sua stessa ammissione vede in lei un sogno per il centrosinistra. Che sia a caccia di una nuova eroina cui aggrapparsi? Dopotutto, qualche tempo fa aveva consegnato le chiavi della città a <strong>Francesca Albanese,</strong> la relatrice ONU per i Territori Palestinesi, figura controversa e divisiva, da lì in poi celebrata come una madonna pellegrina tra riconoscimenti e tour in tutta Italia. Un gesto simbolico che suscitò polemiche, tra accuse di strumentalizzazione e critiche per la legittimazione delle posizioni estreme promosse da Albanese.</p>
<p>Può darsi che ora con Salis Leccese voglia cambiare registro: una sindaca del Nord, sportiva, moderata nell’immagine, a tratti liberale, da contrapporre sì al centrodestra ma senza la predisposizione a condire la sua narrazione con posizioni radicali.</p>
<p>Certamente da qui a <strong>gonfiare una passeggiata tra turisti</strong> come <strong>bagno di folla</strong> c’è un evidente desiderio di narrazione piuttosto che una proposta politica concreta.</p>
<p>E poi la sinistra e i suoi amministratori dovrebbero avere imparato che le incoronazioni premature e i titoli enfatici spesso precedono delusioni. La storia politica dei progressisti pullula di figure nate in poche settimane e diventate assoluti e indiscutibili punti di riferimento salvo poi crollare sonoramente alle urne o, peggio, nel dibattito politico. Ma alla sinistra piace complicarsi la vita: Salis potrebbe essere <strong>un’amministratrice locale stimata a Genova e crescere pian piano senza essere ingigantita</strong>, dimostrando il suo valore e la sua capacità politica. Eppure tanti la vorrebbero già schierare in prima linea. Ci sarebbe da capire, tra questi: quanti perché davvero credono nel suo valore, quanti perché hanno necessità di una figurina e, infine, quanti perché vogliono bruciarla il prima possibile così da avere una rivale di partito in meno?</p>
<p>Alessandro Bonelli, 2 giugno 2026</p>
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		<title>Il 2 giugno che cambiò tutto: la lezione che stiamo dimenticando</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-2-giugno-che-cambio-tutto-la-lezione-che-stiamo-dimenticando/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 09:26:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[festa della repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ottant'anni fa un Paese sconfitto, diviso e in macerie trovò la forza di ricostruire la propria democrazia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricorre oggi la <strong>Festa della nostra Repubblica,</strong> che è nata esattamente ottant&#8217;anni or sono, in quel 2 giugno del 1946, quando gli italiani, comprese, per la prima volta, anche le donne, andarono a votare per la scelta tra monarchia e repubblica. Vinse la repubblica e repubblica fu.Onore a <strong>Umberto II,</strong> Re d&#8217;Italia da poche settimane, che accettò il risultato delle urne e si recò in esilio in Portogallo.</p>
<p>Giorni tanto drammatici quanto ricchi di vitalità istituzionale. L&#8217;Italia era uscita distrutta dalla guerra, era stata sconfitta, le città erano state bombardate, era considerata tra le nazioni responsabili della guerra; eppure, in quei drammatici frangenti, l&#8217;Italia seppe trovare vie di pace e di ricomposizione sociale tra chi aveva sostenuto il Fascismo e chi alla lotta contro di esso aveva dedicato la propria opera ed il proprio migliore impegno.</p>
<p>Gli uomini politici dell&#8217;epoca seppero trovare vie di dialogo che potessero <strong>ridare dignità al Paese</strong>, affinché le enormi potenzialità che l&#8217;Italia avrebbe potuto mettere in campo non fossero soffocate da chi, nel consesso dei grandi dell&#8217;epoca, voleva punire l&#8217;Italia per aver causato la guerra e per aver sostenuto la Germania.</p>
<p>La politica del dopoguerra, pur all&#8217;interno di <strong>visioni opposte</strong>, seppe trovare motivi di unità e di riconciliazione, seppe essere all&#8217;altezza dell&#8217;esigenza di ricostruzione politica, sociale ed economica. E così fu.</p>
<p>La neonata Repubblica seppe presentarsi al mondo come credibile, seppe essere consapevole del proprio passato, lontano e recente, seppe avviare un cammino di riconciliazione e di <strong>purificazione</strong>, nonostante le responsabilità delle morti, delle stragi, dei rastrellamenti fossero evidenti.</p>
<p>E così, nel desiderio di non cancellare il passato e di non farsi, però, soffocare da esso, l&#8217;Italia repubblicana ottenne credibilità, dignità e spazio d&#8217;azione perché si scrivesse una Costituzione che fosse la perfetta sintesi di idee politiche diverse unite dal desiderio di non ricadere negli errori dell&#8217;immediato passato. <strong>Parole come pace, concordia</strong>, unità nazionale furono la bussola della politica interna ed estera; così l&#8217;Italia poté avviare la propria ricostruzione nello spirito di pace e di unità nazionale.</p>
<p>Quello stesso spirito che rese consapevoli gli italiani di allora del loro compito civico deve oggi sapersi ridestare e svegliare le coscienze di tutti, perché non subentri <strong>uno spirito di assuefazione</strong> alla pace e alla democrazia che, rendendo scontati i principi ottenuti con il sacrificio degli avi, ce ne faccia sottovalutare l&#8217;importanza.</p>
<p>La democrazia che la Repubblica ha garantito <strong>non è cosa da darsi per scontata,</strong> ma richiede l&#8217;impegno di tutti, giorno dopo giorno, l&#8217;impegno a conoscere il nostro passato perché sia guida e campanello d&#8217;allarme per il nostro presente.</p>
<p>Mi sia consentito elevare un pensiero grato ed una preghiera di suffragio per coloro che, con la loro morte, hanno reso grande la nostra Nazione.Viva <strong>la Repubblica, viva l&#8217;Italia!</strong></p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 2 giugno 2026</p>
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		<title>De Gregori nel mirino: ecco il vero volto della sinistra</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/de-gregori-nel-mirino-ecco-il-vero-volto-della-sinistra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 16:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[centrosinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco de Gregori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle accuse sui social agli attacchi politici: la reazione alle parole del cantautore riapre il tema dell'intolleranza verso il dissenso</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non racconta nulla di nuovo la vicenda degli isterismi a sinistra per le parole di <strong>De Gregori</strong> sulla sua scelta di non sentirsi in un pulpito da cui dispensare ricette o sensibilizzare il pubblico su questo o quel tema: “Non mi sento superiore al pubblico, non credo di poter dare lezioni su Gaza o sull’Iran. Non do lezioni e non le voglio nemmeno prendere da un cantante o da una persona di cinema”. È bastata questa dichiarazione – addirittura banale – perché i soliti cominciassero il <strong>linciaggio</strong>. Una dichiarazione di enorme rispetto per l&#8217;intelligenza altrui, peraltro.</p>
<p>Sono i figli o i nipoti di quegli autonomi che al Palalido di Milano, nel 1976, durante il tour dell&#8217;album <strong>Buffalo Bill,</strong> costrinsero con violenza De Gregori a un processo sul palco perché considerati cari i suoi cachet e altre varie sciocchezze. Nulla è cambiato, sono sempre gli stessi: democratici a parole e liberticidi nei fatti.</p>
<p>Non ci sarebbe bisogno, ma se uno leggesse con serenità la storia artistica di Francesco De Gregori si accorgerebbe della sua <strong>onestà intellettuale</strong>: basterebbe ascoltare *Il cuoco di Salò* o *Celebrazione* per non stupirsi delle ultime esternazioni.</p>
<p>Chi ha colto a sinistra il nocciolo della questione è stato <strong>Luigi Manconi</strong> su Repubblica: “Eravamo noi, piuttosto, noi pubblico e fan, a piegare alle nostre idee e ai nostri desideri, alle nostre emozioni e alle nostre infelicità, alle nostre buone e cattive letture, quelle canzoni. Eravamo noi a evocare il verso «hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo» per ricordare i nostri sodali uccisi per strada da agenti di polizia o da militanti fascisti. Eravamo noi, insomma, a voler andare a tutti i costi oltre le parole e oltre lo stesso De Gregori&#8221;.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quando-i-compagni-impedirono-a-de-gregori-di-suonare/" target="_blank" rel="noopener">Quando i compagni impedirono a De Gregori di suonare</a></li>
</ul>
<p><strong>Questi violenti che odiano la libertà,</strong> che non sopportano che un artista possa pure fottersene del pensiero unico, e che proprio per questo sono grandi, non capiranno mai che c&#8217;è chi se ne frega delle loro rabbie, dei loro livori, delle loro frustrazioni e delle loro verità; perché il mondo è complesso e nessuna ideologia lo può contenere; l&#8217;ha spiegato in conferenza stampa lo stesso De Gregori citando Whitman: “ho le idee confuse anch&#8217;io, contengo moltitudini”.</p>
<p>Non capiscono che la locomotiva ha <strong>la strada segnata</strong> mentre il Buffalo può scartare di lato, e pure cadere. Ma da essere libero.</p>
<p>Antonello Picci, 2 giugno 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando Edgar Morin perse la calma: il retroscena che non ti aspetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Lottieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Morin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’attesa in aeroporto, un autista in ritardo, un impermeabile macchiato e un filosofo spazientito</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio ricordo personale di <strong>Edgar Morin</strong> è vivido e divertente. Era il 2009 e ci trovavamo nell’aeroporto di Bari, in attesa che una vettura mandata dall’organizzazione venisse a condurci a Matera, per<strong> la Settimana Internazionale della Ricerca</strong>. L’autista era in ritardo e Morin iniziò a essere su tutte le furie. Nell’attesa si mosse da una parte all’altra e, a un certo punto, posò il suo impermeabile su una struttura in ferro recentemente ridipinta. La pittura fresca lo fece imbestialire e tutta la sua collera si rovesciò sull’autista ritardatario, a suo modo “colpevole” (eh… la complessità!) del danno causato al capo tanto prezioso.</p>
<p>Ogni scusa e ogni impegno riguardante il fatto che tutti a Matera si sarebbero presi cura della cosa, mobilitando smacchiatori e agenti chimici di ogni genere, non placò quell’ira. L’ora che separa Bari da Matera fu memorabile, ma ancor più il contrasto tra quella sensibilità iperbolicamente piccolo-borghese e la <strong>retorica contro il capitalismo globale,</strong> blablabla, che esibì nel suo intervento davanti al grande pubblico.</p>
<p>Quando l’audience eravamo solo io e il guidatore, nell’aeroporto di Bari e nell’auto che ci portò a Matera, era apparso a noi <strong>un Morin buffamente diverso.</strong></p>
<p>Carlo Lottieri, 1° giugno 2026</p>
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		<title>Passo carraio solo agli antifà? Io impazzisco: questi sono fuori</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/passo-carraio-solo-agli-antifa-io-impazzisco-questi-sono-fuori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 13:45:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Saverio Tommasi]]></category>
		<category><![CDATA[verona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Verona si scopre che per poter ottenere dal Comune il cartello di passo carraio bisogna&#8230; firmare la dichiarazione di antifascismo. Queste cose mi fanno impazzire. E vi spiego perché. dalla Zuppa di Porro del 1° giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/passo-carraio-solo-agli-antifa-io-impazzisco-questi-sono-fuori/">Passo carraio solo agli antifà? Io impazzisco: questi sono fuori</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Verona si scopre che per poter ottenere dal Comune il cartello di passo carraio bisogna&#8230; firmare la dichiarazione di antifascismo. Queste cose mi fanno impazzire. E vi spiego perché.</p>
<p>dalla Zuppa di Porro del 1° giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/passo-carraio-solo-agli-antifa-io-impazzisco-questi-sono-fuori/">Passo carraio solo agli antifà? Io impazzisco: questi sono fuori</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Carminati: &#8220;Era giusto che sparassero&#8221;. Quando chi fuggiva accettava un rischio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/era-giusto-che-sparassero-la-confessione-di-carminati-sulla-polizia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 12:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una frase pronunciata anni dopo il ferimento al Gaggiolo racconta meglio di molti saggi il clima degli anni del terrorismo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo in questi giorni di vicende risalenti agli anni del terrorismo, mi sono imbattuto in una frase singolare pronunciata da <strong>Massimo Carminati</strong>, rievocando l’episodio in cui, al valico del Gaggiolo, venne gravemente ferito dalla polizia e perse l’occhio sinistro.</p>
<p>Il fatto risale ai primi <strong>anni Ottanta.</strong> Carminati si trovava a bordo di un’auto diretta verso il confine svizzero. La Digos era appostata e l&#8217;intervento fu violentissimo: vennero esplosi numerosi colpi e Carminati fu raggiunto al volto. Sui successivi sviluppi giudiziari nei confronti degli agenti le ricostruzioni disponibili non sono del tutto chiare; si è parlato di un procedimento per eccesso colposo a carico degli agenti, poi definito per amnistia, ma non ho trovato dati certi.</p>
<p>Il punto è però che, anni dopo, parlando di quella vicenda, Carminati disse sostanzialmente di non essersi costituito parte civile contro i poliziotti perché, in quel tempo, riteneva giusto che<strong> la polizia sparasse</strong> contro chi si poneva fuori dalla legge.</p>
<p>La frase mi ha colpito perché restituisce il clima di un’epoca nella quale ancora<strong> chi delinqueva sapeva quale rischio si assumeva</strong>. Se fuggivi, se ti sottraevi a un controllo, se eri ricercato e tentavi di varcare un confine, mettevi in conto anche la reazione armata dello Stato. Era una possibilità concreta, non uno scandalo automatico.</p>
<p>Oggi la percezione sembra molto diversa. Ogni intervento di polizia viene spesso giudicato a posteriori, con il scivoloso criterio della proporzionalità, nato per impedire abusi ma che l&#8217;art. 53 c.p. in realtà non menziona e che diventa un vincolo paralizzante per chi è in servizio. Infatti,<strong> la strada non è un’aula universitaria.</strong> Chi interviene deve decidere in pochi secondi, davanti a persone che possono essere armate, in fuga, pericolose, imprevedibili. Non può essere lasciato solo tra il rischio fisico dell’azione e il rischio giudiziario della reazione.</p>
<p>Nessuno chiede uno<strong> Stato senza regole</strong>. Ma uno Stato che pretende dalle proprie forze dell’ordine di affrontare il pericolo reale con criteri pensati solo dopo, a mente fredda, finisce per disarmarle prima ancora che entrino in servizio.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/litalia-e-tra-i-paesi-con-piu-poliziotti-deuropa-ma-dove-finiscono-tutti/" target="_blank" rel="noopener">L’Italia è tra i Paesi con più poliziotti d’Europa: ma dove finiscono tutti?</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/polizia-sotto-processo-il-falso-mito-dello-scudo-penale/" target="_blank" rel="noopener">Polizia sotto processo: il falso mito dello scudo penale</a></li>
</ul>
<p>Allora quella frase, proprio perché proveniente da chi proveniva, ci rammenta che un tempo perfino chi stava dall’altra parte della legge sapeva che sfidare lo Stato <strong>comportava conseguenze e rischi sproporzionati.</strong> Oggi questa consapevolezza è stata sostituita dal criterio opposto e sembra che a dover giustificare ogni cosa sia sempre e soltanto chi rappresenta lo Stato. Così è troppo comodo fare oggi il delinquente in Italia. Occorre un urgente cambio di prospettiva giuridica prima che davvero nessuno voglia più fare il poliziotto, così come il calo dei partecipanti ai concorsi sembra chiaramente avvertirci.</p>
<p>Giorgio Carta, 1° giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/era-giusto-che-sparassero-la-confessione-di-carminati-sulla-polizia/">Carminati: &#8220;Era giusto che sparassero&#8221;. Quando chi fuggiva accettava un rischio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Emilia-Romagna, ma quale integrazione. Ecco la realtà dietro la retorica</title>
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					<comments>https://www.nicolaporro.it/emilia-romagna-ma-quale-integrazione-ecco-la-realta-dietro-la-retorica/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ugolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 10:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[modello modena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323525</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritardi scolastici, disoccupazione, dipendenza dai servizi e difficoltà linguistiche: i dati ufficiali che mettono in discussione il modello emiliano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/emilia-romagna-ma-quale-integrazione-ecco-la-realta-dietro-la-retorica/">Emilia-Romagna, ma quale integrazione. Ecco la realtà dietro la retorica</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi dieci anni la popolazione straniera in <strong>Emilia Romagna</strong> è aumentata di circa 41.000 persone l’anno e nello stesso periodo si sono registrate 232.944 acquisizioni di cittadinanza italiana sui 4 milioni e mezzo di abitanti della nostra Regione. Un dato importante perché una parte crescente di persone di origine straniera esce statisticamente dalla categoria “stranieri”. Attualmente in Emilia Romagna <strong>i cittadini stranieri residenti sono 579.414</strong> (al 1 gennaio 2025). Il dato colloca la regione al primo posto in Italia per incidenza di cittadini stranieri (12,9% della popolazione regionale), molto al di sopra della media nazionale pari a 9,2%.</p>
<p>In tante province della regione: Parma, Piacenza, Modena e Bologna l’incidenza è più alta e ci sono alcuni paesi delle aree interne in cui i cittadini stranieri <strong>sono più numerosi di quelli italiani.</strong></p>
<p>Senza tante di queste persone <strong>non riusciremmo ad aprire le nostre aziende,</strong> assistere i nostri anziani, coltivare i nostri campi, aprire i nostri ristoranti e i nostri alberghi. Ma, come vivono all’interno delle nostre comunità? Come considerano i principi di fondo su cui si basa una Costituzione che viene sempre citata come riferimento essenziale da parte di chi guida l’Emilia Romagna? Queste persone si sentono “parte” di quella Repubblica di cui si celebra con giusto orgoglio, in questi giorni, l’ottantesimo anno di fondazione?</p>
<p>È ora di uscire dalla retorica e capire perché il modello emiliano di integrazione è fallito. E lo farò utilizzando i dati che emergono dalla <strong>clausola valutativa</strong> che la regione Emilia Romagna stessa ha fatto della legge 5/2004 sull’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati in Emilia Romagna, dati presentati in commissione il 19 maggio scorso. Conoscenza della lingua italiana, scuola, lavoro, sfruttamento, casa, sanità, condizione femminile, sono i punti da mettere sotto la lente di ingrandimento.</p>
<p><strong>La lingua è il primo strumento vero di integrazione.</strong> Senza avere una competenza linguistica alta è impossibile essere pienamente integrati in una comunità. Imparare una lingua significa entrare dentro la cultura, la sensibilità, il modo di pensare di un Paese, è la condizione per stabilire relazioni profonde. La clausola valutativa dice che dal 2021 al 2024 sono stati attivati 686 corsi per 6.313 cittadini stranieri, con attestazioni di frequenza o di competenza dal livello alfa al B1.</p>
<p>Ma non si ha nessuna certezza sul livello di apprendimento realmente raggiunto. Dati recenti relativi al più importante centro per l’insegnamento dell’italiano per stranieri di Bologna dicono che la maggioranza degli iscritti frequenta al massimo 2 o 3 lezioni. <strong>Non basta attivare corsi, occorre verificare che siano frequentati e certificare il livello di competenza linguistica raggiunto per evitare sprechi e offrire ai cittadini stra</strong>nieri il primo strumento per entrare veramente nel nostro Paese.</p>
<p>La scuola è un altro banco di prova decisivo. In Emilia-Romagna gli alunni con cittadinanza non italiana sono 113.407, pari al 18,9% degli studenti. Più di due su tre sono nati in Italia. Siamo la prima regione italiana per incidenza di alunni stranieri, ma i dati dimostrano che nelle nostre classi esiste un forte divario educativo. Il ritardo scolastico riguarda il 22,9% degli alunni stranieri, contro il 7,7% degli italiani. Nella scuola secondaria di secondo grado questo dato arriva al <strong>47,5% tra gli studenti stranieri,</strong> contro il 16,3% degli italiani. Quasi uno studente straniero su due alle superiori è in ritardo. È un segnale che non può essere sottovalutato. Sono dati confermati dalle rilevazioni degli apprendimenti Invalsi che confermano l’esistenza di questo divario che<strong> la scuola non riesce a colmare. </strong></p>
<p>Essere iscritti a scuola e rimanere “formalmente” nel sistema non significa crescere. Il divario che comincia già nella scuola primaria si aggrava nella scuola media e diventa sempre più grande nella scuola superiore fino a diventare incolmabile. Nonostante quel che si dice a parole, la regione Emilia Romagna in Italia <strong data-start="442" data-end="463">è tra le peggiori</strong> come capacità di restituire un valore aggiunto in termini di apprendimenti acquisiti dagli studenti stranieri..</p>
<p>Un divario che contribuisce a costruire quelle bolle di risentimento che spesso si trasformano in rabbia. Se si andassero a vedere le storie di successo di tanti ragazzi di prima o seconda generazione vedremmo che sono legate alla “fortuna” di docenti particolarmente sensibili e di famiglie fortemente motivate. Ma non possiamo legare alla “fortuna” la storia di crescita di bambini e ragazzi che possono avere <strong>una chance di integrazione vera, insieme ai loro genitori, solo dalla scuola. Occorre ripensare profondamente alle modalità con cui si fa scuola, alle proposte didattiche, sportiv</strong>e ed educative, alle iniziative per coinvolgere i genitori fin da quando sono piccoli. Ma serve anche il desiderio di “integrazione vera” da parte di chi arriva nel nostro Paese.</p>
<p>I dati sugli accessi al nido nella fascia fra gli 0 e i 3 anni sono emblematici: i bimbi stranieri rappresentano solo l’8,2% dei frequentanti. O le istituzioni della nostra regione credono veramente che sia un valore l’integrazione perché chi vive nelle nostre città ha il diritto di far parte di una comunità di cui condivide i<strong> valori fondanti</strong> oppure le Istituzioni, di fatto, collaborano a costruire “comunità parallele” sempre più ostili a chi le ha accolte. Un esempio? Nella nostra cultura non si è mai portato in tasca un coltello come strumento di difesa, ora moltissimi ragazzi, anche giovanissimi, per paura escono con il coltello. È un’abitudine entrata in Italia da alcune etnie straniere che, di fatto, hanno svolto un processo di integrazione al contrario.</p>
<p>La notizia che il Comune di Bologna abbia scelto di aprire uno <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/tempismo-lepore-arriva-lo-sportello-contro-lislamofobia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sportello dedicato all’islamofobia</strong></a> fa capire l’esistenza di questa deriva che sta producendo danni, innanzitutto, a chi è venuto nel nostro Paese in cerca di pace, lavoro, scuola. Sembra paradossale, ma è così. Essere accoglienti non vuol dire essere conniventi con atteggiamenti e scelte che distruggono le fondamenta stesse del vivere comune, così come è stato costruito nella nostra civiltà, attraverso millenni di storia.</p>
<p>La stessa cosa vale per il lavoro. Il tasso di disoccupazione degli stranieri è del 10,2%, oltre tre volte quello degli italiani, fermo al 3,3%. Il dato femminile è ancora più alto e va letto tenendo insieme fattori culturali, lingua, formazione, conciliazione vita-lavoro. Perché le imprese cercano personale e ci sono persone senza lavoro? Persone che dovrebbero essere venute nella nostra regione per trovare un lavoro? Perché ci sono tanti stranieri che, <strong>a fronte di percorsi formativi adeguati,</strong> potrebbero lavorare e invece restano ai margini, aumentando la platea di chi ha bisogno di sussidi?</p>
<p>Dalla relazione emerge <strong>una forte contraddizione</strong>: gli stranieri sono indispensabili per il mercato del lavoro regionale, ma restano più esposti a disoccupazione, precarietà, bassa qualificazione contrattuale e segregazione settoriale. I dati allarmanti sul lavoro nero e sullo sfruttamento presenti in Emilia Romagna, al di là della retorica, dicono che occorre cambiare direzione, senza chiudere gli occhi. La nostra è una Repubblica fondata sul lavoro. Nella nostra tradizione il lavoro non è una maledizione, ma una possibilità di realizzazione di sé. <strong>Perché non investire su questo cambiando le modalità di formazione</strong> che non funzionano? Esperienze costruite insieme alle aziende, come “Se scappi ti assumo”, promosso da Confindustria Emilia, indicano una direzione concreta: percorsi brevi, ben fatti, hanno portato al lavoro immigrati presenti nei CAS nell’arco di pochi mesi. Per gli adulti è questa la direzione da prendere: collegare formazione linguistica e professionale ai reali fabbisogni delle imprese e trasformare l’accoglienza in un percorso verso il lavoro, l’autonomia e l’integrazione vera.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-i-pm-insistono-col-teorema-pazzia-chiesta-la-perizia-psichiatrica-per-el-koudri/" target="_blank" rel="noopener">Modena, i pm insistono col teorema pazzia chiesta la perizia psichiatrica per El Koudri</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-colpo-di-scena-video-del-terrore-nel-cellulare-di-el-koudri/" target="_blank" rel="noopener">Modena, colpo di scena: Video del terrore nel cellulare di El Koudri</a></li>
</ul>
<p>Gli stranieri incidono per il <strong>12,9 per cento sulla popolazione dell’Emilia Romagna,</strong> ma pesano molto di più sugli sportelli sociali (28,8%), richieste abitative, nuove assegnazioni ERP, accesso importante ai servizi sanitari (15,1% accessi a pronto soccorso), nella neuropsichiatria infantile (23,6%) e nella sanità penitenziaria (50,6%).</p>
<p>Sono dati che mettono in luce tante persone in situazioni di grande difficoltà. Dobbiamo essere consapevoli che l’integrazione vera non nasce da politiche assistenzialistiche, da una somma di progetti o sportelli, ma dalla condivisione profonda delle fondamenta su cui è stato costruito il nostro Paese: <strong>la dignità della persona, il diritto al lavoro,</strong> la parità tra uomo e donna, la libertà religiosa, il rispetto della legge, la responsabilità verso la comunità. Senza chiedere questo è falso parlare di integrazione e inneggiare alla festa della nostra Repubblica.</p>
<p>Elena Ugolini, 1° giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/emilia-romagna-ma-quale-integrazione-ecco-la-realta-dietro-la-retorica/">Emilia-Romagna, ma quale integrazione. Ecco la realtà dietro la retorica</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando i &#8220;compagni&#8221; impedirono a De Gregori di suonare</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quando-i-compagni-impedirono-a-de-gregori-di-suonare/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/quando-i-compagni-impedirono-a-de-gregori-di-suonare/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 17:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco de Gregori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323423</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’assalto al Palalido di Milano, le accuse di tradimento e il ritiro dalle scene: una pagina dimenticata della musica italiana che torna a far discutere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quando-i-compagni-impedirono-a-de-gregori-di-suonare/">Quando i &#8220;compagni&#8221; impedirono a De Gregori di suonare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È il 2 aprile del 1976. <strong>Francesco De Gregori</strong> è in tour promozionale per l’album Buffalo Bill e quella sera è prevista la tappa al Palalido di Milano. A un certo punto, durante il concerto, un gruppo di contestatori, appartenenti alla <strong>sinistra extraparlamentare,</strong> sale sul palco, interrompe l’esibizione e legge un comunicato sul recente arresto di un loro compagno. Poi vanno via, il concerto riprende, anche se in un clima surreale e teso.</p>
<p>Quando tutto finisce e De Gregori torna in camerino, il gruppo di contestatori lo raggiunge e lo trascina sul palco, dove lo sottopone a <strong>un autentico processo pubblico</strong>. Le accuse? Arricchirsi troppo con la musica, essere compagno solo a parole. La conclusione? O si suicida, seguendo l’esempio di Majakovskij, oppure deve donare tutto l’incasso della serata. Finito il tutto, De Gregori commenta, distrutto: &#8220;Non canterò mai più in pubblico. Stasera <strong>mancava solo l&#8217;olio di ricino,</strong> poi la scena sarebbe stata completa&#8221;.</p>
<p>Conseguenze: tour annullato e De Gregori che sparisce dalla scena musicale per un anno e mezzo, con concreti propositi di ritiro definitivo. Sarà poi <strong>Lucio Dalla</strong> a convincerlo a tornare sulla scena, con il tour Banana Republic, dove però sotto al palco non poteva esserci pubblico, confinato, per motivi di sicurezza, sulle gradinate. Ecco, leggendo le polemiche di questi giorni, con lo stesso De Gregori che sostiene l’idea che <strong>un artista non debba schierarsi,</strong> mi è tornato in mente questo episodio. Chissà, magari c’è un perché a tutte le cose, anche a quelle che non condividiamo.</p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 31 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quando-i-compagni-impedirono-a-de-gregori-di-suonare/">Quando i &#8220;compagni&#8221; impedirono a De Gregori di suonare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Questi ci hanno preso tutti per scemi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/questi-ci-hanno-preso-tutti-per-scemi/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/questi-ci-hanno-preso-tutti-per-scemi/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 13:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=321971</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Rafforzamento della figura del primo ministro”. “Stato leggero , restringere l’intervento pubblico alle funzioni veramente necessarie”. “L’adeguamento a livello europeo della qualità degli armamenti per la partecipazione a forze multinazionali nelle operazioni di mantenimento e IMPOSIZIONE della pace”. “Assicurare la riduzione della spesa pubblica sul Pil di due/tre punti percentuali”. “Fisco che non deve intralciare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/questi-ci-hanno-preso-tutti-per-scemi/">Questi ci hanno preso tutti per scemi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Rafforzamento della figura del primo ministro”. “Stato leggero ,<strong> restringere l’intervento pubblico</strong> alle funzioni veramente necessarie”. “L’adeguamento a livello europeo della qualità degli armamenti per la partecipazione a forze multinazionali nelle operazioni di mantenimento e IMPOSIZIONE della pace”. “Assicurare la <strong>riduzione della spesa pubblica</strong> sul Pil di due/tre punti percentuali”. “Fisco che non deve intralciare le attività produttive, da cui deriva l’occupazione e lo sviluppo del paese”. &#8220;Una riduzione degli scaglioni Irpef da 7 a non più di 4, con innalzamento dell’aliquota iniziale e l’abbassamento di quelle più elevate”. “Promuovere il mercato e privatizzazione delle imprese pubbliche , rafforzamento delle politiche di <strong>tutela della concorrenza</strong>”. “La privatizzazione delle imprese che operano in mercati concorrenziali può avvenire rapidamente, non essendovi infatti ragioni strategiche che possano giustificare la presenza pubblica in questi settori “. “Vanno privatizzate le imprese di produzione e gestione dei servizi pubblici; in ciascuna delle cento città d’Italia numerose sono le attività economiche e i servizi di pubblica utilità che possono essere privatizzate”.</p>
<p>———————————————</p>
<p>Ma insomma <strong>Marattin,</strong> ci hai stancato con questi contenuti “di destra” del tuo partito.</p>
<p>Eh no.</p>
<p>Quelle che avete letto sono alcuni delle 88 tesi con cui <strong>L’Ulivo</strong>, 30 anni fa, vinse le elezioni. Ma oggi non ve l’ha ricordato nessuno. Nessuno vi ha detto che se oggi pronunci anche solo una di queste cose ad un leader del Campo Largo, se va bene ti accusano di essere un estremista di destra. Se va male ti denunciano alla più vicina procura della Repubblica. Perché il punto è questo: in 30 anni (ma in realtà in meno di 10), il centrosinistra italiano ha cambiato completamente e totalmente impostazione politica.</p>
<p>Luigi Marattin, 23 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/questi-ci-hanno-preso-tutti-per-scemi/">Questi ci hanno preso tutti per scemi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>L’Italia è tra i Paesi con più poliziotti d’Europa: ma dove finiscono tutti?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/litalia-e-tra-i-paesi-con-piu-poliziotti-deuropa-ma-dove-finiscono-tutti/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/litalia-e-tra-i-paesi-con-piu-poliziotti-deuropa-ma-dove-finiscono-tutti/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bernaudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 09:09:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=321661</guid>

					<description><![CDATA[<p>I numeri dicono che l’Italia ha già più forze dell’ordine di quasi tutta Europa. Eppure ogni anno arrivano nuovi maxi concorsi pagati dai contribuenti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/litalia-e-tra-i-paesi-con-piu-poliziotti-deuropa-ma-dove-finiscono-tutti/">L’Italia è tra i Paesi con più poliziotti d’Europa: ma dove finiscono tutti?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo <a href="https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-abbiamo-piu-o-meno-agenti-di-polizia-degli-altri-paesi-ue" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>Eurostat</strong>, l’Italia aveva circa <strong>234.300 agenti di polizia,</strong></a> pari a 397 ogni 100.000 abitanti. È un valore molto alto: l’Italia risulta prima tra i grandi Paesi europei, davanti a Spagna, Francia e Germania. L’Osservatorio CPI dell’Università Cattolica stima inoltre che, con le assunzioni successive, il dato possa essere salito nel 2024 a circa 415 agenti ogni 100.000 abitanti.</p>
<p>In termini puramente quantitativi, dunque, l’Italia non ha poche forze dell’ordine rispetto agli standard europei. Anzi: ne ha moltissime. E se allarghiamo il conto oltre la definizione Eurostat — che esclude, ad esempio, la Polizia penitenziaria, parte del personale civile e altre componenti — il quadro diventa ancora più imponente.  Secondo <strong>i dati Istat/RGS,</strong> le forze di polizia statali erano già oltre 300 mila unità; aggiungendo le Polizie locali, che secondo ANCI/RGS superano le 50 mila unità, si arriva a un ordine di grandezza intorno ai 350-360 mila addetti complessivi. <strong>Un record</strong>. E allora?</p>
<p>La politica, invece di riformare il sistema, <strong>invece di tagliare sprechi e duplicazioni,</strong> invece di liberare uomini per la strada, continua con nuove “infornate” di assunzioni. Perché assumere è facile, porta consenso, porta voti, porta titoli sui giornali. E a pagare sono gli italiani.</p>
<p>E così arriva anche quest’anno <strong>il maxi concorso da 4.400 allievi agenti della Polizia di Stato.</strong> Nessuno però osa fare la domanda più semplice: com’è possibile che uno dei Paesi con più forze dell’ordine d’Europa abbia continuamente bisogno di maxi concorsi?</p>
<p>La risposta è scomoda: <strong>il problema non è solo il numero degli uomini;</strong> anzi, nel caso italiano non lo è affatto. Il problema è l’organizzazione dello Stato italiano: un sistema ipertrofico, frammentato, pieno di sovrapposizioni, burocrazia, uffici, procedure e competenze duplicate.</p>
<p>In Italia quasi nessuno riesce più a immaginare una riforma vera dello Stato. L’unica soluzione che la politica conosce è allargare gli organici, <strong>aumentare la spesa pubblica,</strong> creare nuove strutture e nuovi costi permanenti scaricati sui contribuenti.</p>
<p>E il ragionamento potrebbe essere esteso praticamente a tutto il settore pubblico e parastatale italiano. Ma per raccontare davvero fino in fondo dimensioni, <strong>sprechi</strong>, duplicazioni e inefficienze servirebbe più un’enciclopedia che un articolo.</p>
<p>Andrea Bernaudo, 22 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/litalia-e-tra-i-paesi-con-piu-poliziotti-deuropa-ma-dove-finiscono-tutti/">L’Italia è tra i Paesi con più poliziotti d’Europa: ma dove finiscono tutti?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Quando c&#8217;era LVI non ne parliamo. Giorgia ma che t&#8217;incazzi a fare per mister 2%?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Renzi si diverte a provocare Meloni che a quanto dicono ci casca. Ma forse è la destra che governa ma non comanda ad avere smarrito la rotta</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quando-cera-lvi-non-ne-parliamo-giorgia-ma-che-tincazzi-a-fare-per-mister-2/">Quando c&#8217;era LVI non ne parliamo. Giorgia ma che t&#8217;incazzi a fare per mister 2%?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Matteo Renzi,</strong> mister due per cento, ma pure de meno, ci prova gusto nell&#8217;indispettire la Meloni e lo fa in tutti i modi provocatori ma bambineschi che gli vengono in mente, l&#8217;ultimo è una bischerata di manifesto per chieder soldi per il partitello condominiale col pretesto dei treni in ritardo, un modo per darle della fascista, non molto maturo ma molto maramaldo perché ogni giorno che passa Giorgia Meloni se mai si sforza di aderire a una sensibilità di sinistra, si ha sempre più spesso l&#8217;impressione che ciò che Lella (o Mattarella) desidera, Giorgia pronuncia: come nella reazione contro Israele a proposito della <strong>Flotilla</strong>, sulla quale l&#8217;immancabile Nordio ci butta sopra palle incatenate.</p>
<p>Mosse azzardate, che perdono voti a scroscio, che inducono una certa impressione da liquidazione anticipata,“va beh, ormai è persa, andiamocene tutti al mare”. Perché, intendiamoci, <strong>criticare Israele si può</strong>, si deve ogni volta che lo merita e non sono poche, però, ecco, arrivare a crocifiggerla per difendere i flotilla, questo diventa francamente troppo: non lo sanno, non lo sa il governo italiano chi c&#8217;è dietro e dentro questi scappati di casa?</p>
<p>Ci vuole la <strong>fanciullesca disinvoltura di un Renzi</strong> per definire fascista un governo così cauto con l&#8217;Islam di conquista, i cui maggiorenti, da Meloni a Tajani a Piantedosi, dopo la strage di Modena, dalle dinamiche evidenti, girano alla larga, mandano comunicati che sono capolavori di omissioni e mezze verità. Col bell&#8217;effetto di sentirsi smentire dalla procura di Modena &#8211; e <strong>Modena</strong> è una città-sistema del PD &#8211; che in pratica dice no, signori, non potete arrivare a tanto, questo maranza è uno che sta dentro un sistema, uno che noi siamo costretti a tenere chiuso perché non si è affatto “pentito”, anzi vuole riprovarci, vuole fuggire (in Marocco, non in val Brembana), sta mentendo e non ha alcuna intenzione di spiegare che ci faceva con dieci tra telefoni e computer, con le criptovalute, essendo disoccupato ed anzi inferocito perché “bullizzato”: dovete darmi il lavoro che voglio, dove voglio, alle condizioni che voglio, se no vi brucio, bastardi cristiani.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-19-maggio-2026/" target="_blank" rel="noopener">Modena, robe da pazzi: corsa a sinistra per difendere l’attentatore</a></li>
</ul>
<p>Un governo responsabile a questo punto dovrebbe dire una sola cosa (e vi aspetto tra poche righe con la premier giapponese): l&#8217;integrazione dei bimbiminkia evoluti in stragisti ha fallito e questa pare tanto una strage islamista. Invece stanno schiacciati e alimentano la sensazione, senz&#8217;altro distorta ma il potere si prende e si perde con le sensazioni, di un governo che in realtà era <strong>un cavallo di Troia della sostituzione</strong> voluta dalla sinistra; non è che pure sui fronti, più neutri, delle tasse, degli affitti, dell&#8217;energia, della sburocratizzazione si siano scorti chissà quali passi avanti di stampo thatcheriano o mileiano. In tutto questo, Renzi si diverte a provocare Meloni che a quanto dicono ci casca, s&#8217;incazza come davanti all&#8217;ingratitudine senza pudore. Ma come? Io ce la metto tutta per andar d&#8217;accordo con voi e voi mi trattate così? Mi date ancora della fascista?</p>
<p>Giochetto scherzetto che non finirà mai perché <strong>i comunisti sono fatti così,</strong> perché porta frutti e perché l&#8217;interessata dimostra di patirlo fin troppo. A noi sull&#8217;Islam di conquista piacerebbe sentire meno balbettii, meno formule gesuitiche, meno “il soggetto è un uomo, un italiano” e più il discorsetto della primo ministro giapponese Sanae Tajaichi: “Meglio che la popolazione si riduca piuttosto che riempire il Paese di immigrati poco qualificati provenienti da culture aliene. Preservare lo stile di vita del Giappone conta più del lavoro a basso costo. Possiamo risolvere la crisi della natalità senza affidarci a stranieri incompatibili. Non hai più un Paese quando diventi una minoranza”. Avete sentito qualche premier nostrano osare qualcosa di lontanamente paragonabile? Qui si esorcizzano le stragi islamiste e si fanno <strong>i decreti flussi da 500mila nuovi ingressi l&#8217;anno</strong> come piace alla Baronessa che vuol liquidare l&#8217;Italia. E ovviamente non basta a scamparsi l&#8217;insinuazione di fascista sui treni che non arrivano in orario neanche “quando c&#8217;era lei”. Ironia da toscano alla panna, starei per dire a immagine e somiglianza di chi l&#8217;ha concepita ma mi trattengo, il ragazzo ha la querela facile, non gli bastano mai.</p>
<p><strong>Meloni, dunque, s&#8217;incazza</strong>. Ma perché poi? Son ragazzate, altri sono i problemi, poi che “la Stampa” riferisca di un vertice convulso con le Ferrovie, ammesso non sia una delle solite balle d&#8217;appendice, può dare se mai la misura di una coda di paglia lunga come la dorsale adriatica: cosa credono, che i viaggiatori non se ne accorgano da soli? Ma adesso il problema è tutt&#8217;altro e sta in un rimettere il governo sul binario giusto (c&#8217;è stato mai davvero?), possibilmente senza ritardi omerici o cancellazioni definitive.</p>
<p>Sono <strong>le contraddizioni interne,</strong> sono i “sentiment”, diciamola così, di quelli che sui social dicono, e lo dicono in sempre maggiore proporzione: mah, io questi qui non li capisco più, non so dove vanno a parare. Dicono anche, ed è la constatazione che dovrebbe scuotere di più, svegliare di più: dopo il referendum sembrano groggy, non ne azzeccano più una. Effettivamente si riscontra una sorta di stordimento in certe difese d&#8217;ufficio dei feticci cari a una sinistra che non ne avrà mai abbastanza. Ma la sinistra, che i treni non li ha fatti andare mai, che li sabota per rappresaglia, fa lo sporco mestiere suo, è la destra che governa ma non comanda ad avere smarrito la rotta. Finendo nella scia della Flotilla.</p>
<p>Max Del Papa, 22 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quando-cera-lvi-non-ne-parliamo-giorgia-ma-che-tincazzi-a-fare-per-mister-2/">Quando c&#8217;era LVI non ne parliamo. Giorgia ma che t&#8217;incazzi a fare per mister 2%?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Occhio a Zaia-Occhiuto: il report che deve preoccupare Salvini e Tajani</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/occhio-a-zaia-occhiuto-il-report-che-deve-preoccupare-salvini-e-tajani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 10:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualcosa si muove nel centrodestra. E alcuni numeri di Luca Zaia e Roberto Occhiuto sono davvero impressionanti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/occhio-a-zaia-occhiuto-il-report-che-deve-preoccupare-salvini-e-tajani/">Occhio a Zaia-Occhiuto: il report che deve preoccupare Salvini e Tajani</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La coppia <strong>Zaia</strong> &#8211; <strong>Occhiuto</strong> funziona, eccome! Insieme scoppiano. Vanno forte, almeno sul web. L’ex governatore del Veneto e l’attuale governatore della Calabria attraggono, e non poco. A dirlo è il report di Mood Arcadia che ha comparato la presenza digitale e del sentiment online di Luca Zaia e Roberto Occhiuto, in contrapposizione a <strong>Matteo</strong> <strong>Salvini</strong> e ad <strong>Antonio</strong> <strong>Tajani</strong>. I primi due emergono come i leader con la migliore capacità di generare consenso. E vincono, a mani basse, al contrario di Salvini e Tajani. Una sorta di sondaggio che arriva all’indomani dell’annunciato incontro tra Occhiuto e Zaia.</p>
<p>Molti si domandano cosa stia accadendo nel centrodestra. <strong>Sicuramente qualcosa si muove</strong>, ed è normale che accada, e non per forza per spaccare come piace raccontare alla sinistra. Anzi, la forza di Roberto Occhiuto (pronto a fare il pieno di voti a Reggio Calabria) è una buona notizia per Forza Italia, soprattutto in vista delle prossime elezioni dove, ad essere conteso, è il Sud. E lì, Roberto Occhiuto è il leader indiscusso. La sua leadership serve, eccome.</p>
<p>L’analisi delle conversazioni online negli ultimi 30 giorni evidenzia <strong>un forte vantaggio di Luca Zaia in termini di engagement</strong>. Il presidente del Veneto registra infatti oltre 33.500 interazioni, e circa 15.100 raccolte da Roberto Occhiuto. Il report collega il picco di attenzione mediatica di Zaia all’incontro con Marina Berlusconi, evento che avrebbe amplificato notevolmente la copertura online e le conversazioni attorno all’ex governatore veneto.</p>
<p>Anche sul piano del sentiment, Zaia ottiene il risultato migliore: l’80,9% delle interazioni analizzate presenta una polarità positiva, contro il 69,1% registrato da Occhiuto. Mica male. Sul fronte della crescita dei follower, però, <strong>è Roberto Occhiuto a mostrare i numeri più impressionanti</strong>. Negli ultimi 12 mesi il presidente della Calabria ha registrato: +146% su Instagram; +125% su Facebook e +56% su X. Sicuramente merito del suo staff, ma anche del lavoro svolto in Calabria. Una regione per molto ingovernabile, al contrario del Veneto.</p>
<p>Sicuramente questi numeri danno ragione alla famiglia <strong>Berlusconi:</strong> rinnovarsi, cambiare e usare i suoi migliori (giovani) uomini funziona.</p>
<p>Franco Lodige, 15 maggio 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/calabria-la-lezione-di-occhiuto-ai-giudici-decide-il-popolo-non-le-toghe/">Calabria, la lezione di Occhiuto ai giudici: decide il popolo, non le toghe</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/io-sto-con-buttafuoco-senza-se-e-senza-ma/">Io sto con Buttafuoco senza se e senza ma</a> di Salvatore Di Bartolo</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/occhio-a-zaia-occhiuto-il-report-che-deve-preoccupare-salvini-e-tajani/">Occhio a Zaia-Occhiuto: il report che deve preoccupare Salvini e Tajani</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Giuli ha capito di averla fatta fuori dal vaso: &#8220;Ma non mi dimetto&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/giuli-ha-capito-di-averla-fatta-fuori-dal-vaso-ma-non-mi-dimetto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 08:30:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro giuli]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la strigliata di Meloni, Giuli scopre la “fase due”: meno protagonismi, più ricuciture. Perché la poltrona l’ha ottenuta dal partito, non per diritto divino</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/giuli-ha-capito-di-averla-fatta-fuori-dal-vaso-ma-non-mi-dimetto/">Giuli ha capito di averla fatta fuori dal vaso: &#8220;Ma non mi dimetto&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva sempre un momento, nei ministeri romani, in cui il protagonista di turno scopre una parola magica: ricucire. Prima si spacca, si licenzia, si alzano i decibel, si litiga con mezzo mondo. Poi, quando da Palazzo Chigi arriva il richiamo all’ordine, ecco il miracolo: &#8220;Inizia la fase due&#8221;. Così <strong>Alessandro Giuli</strong>, ministro della Cultura, avrebbe raccontato ai suoi collaboratori rimasti il colloquio con Giorgia Meloni, secondo quanto riportato da <em>Repubblica</em>. La “fase due”, tradotta dal politichese, sarebbe quella dei tavoli di pace. Con Fratelli d’Italia, con Pietrangelo Buttafuoco, con il mondo che fino a ieri sembrava diventato improvvisamente ostile.</p>
<p>Il primo ramoscello d’ulivo è destinato proprio a <strong>Buttafuoco</strong>, amico fraterno e presidente della Biennale, dopo settimane di gelo sul caso del padiglione russo. Giuli ora fa sapere: &#8220;Ha ricominciato a rispondermi, stiamo incrociando le agende per vederci a Venezia tra il 20 e 21 maggio&#8221;. Addirittura su WhatsApp sarebbe ripartito il traffico delle cortesie: un &#8220;abbraccio&#8221; inviato dal ministro, ricambiato. Le &#8220;affettuosità&#8221;, insomma, sono tornate. Ma attenzione: nessuno arretra davvero. Giuli continua a ripetere: &#8220;La mia posizione è irremovibile rispetto alla presenza della Russia all’esposizione&#8221;. Dunque la pace, più che politica, sarebbe sentimentale. Il ministro vorrebbe lasciarsi alle spalle lo psicodramma, senza però cambiare idea. Una specialità tutta romana: fare la guerra e poi brindare alla concordia.</p>
<p>Il punto vero, però, non è Buttafuoco. Il punto è <strong>Fratelli d’Italia</strong>. Perché la cacciata di Emanuele Merlino ed Elena Proietti, entrambi organici al partito, non è passata inosservata. Anzi, ha irritato parecchi meloniani. E pare abbia irritato soprattutto la premier, che a Giuli la poltrona l’ha data, non trovata per caso sotto l’albero di Natale. Lui però nega l’isolamento. Dice: &#8220;Li conosco da quando siamo bambini, tanti mi hanno scritto per esprimermi la loro vicinanza in un momento difficile&#8221;. E ancora: &#8220;Ho bisogno di fidarmi delle persone con le quali lavoro, c’è tanto da fare, andiamo verso una campagna elettorale&#8221;. Traduzione: ho fatto pulizia perché non mi fidavo. Peccato che in politica la fiducia non sia mai un affare privato, soprattutto quando siedi in un ministero grazie a un partito e a una leader.</p>
<p>Sul fondo resta il pasticcio del <a href="https://www.nicolaporro.it/giuli-perde-unaltra-occasione-inaccettabile-non-finanziare-il-film-su-regeni/">docufilm su Giulio Regeni</a>, rimasto senza fondi del Mic. È lì che Giuli si è trovato esposto: ministro della Cultura ma, almeno all’apparenza, non abbastanza informato su ciò che accadeva nel suo dicastero. Lui avrebbe promesso: &#8220;In pubblico ho detto ‘mai più’, è giusto che io sia conseguente&#8221;. Però avrebbe anche rassicurato gli uffici: niente altre teste in arrivo.</p>
<p>Poi c’è <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/assenteista-mah-la-lite-con-salvini-in-chat-giuli-dimentica-una-cosetta/">l’altro capitolo</a>, quello che avrebbe fatto davvero arrabbiare Meloni. In Consiglio dei ministri, davanti al Piano casa di Matteo Salvini e a un codicillo sui centri storici che avrebbe alleggerito il peso delle soprintendenze, Giuli avrebbe perso le staffe. Salvini, sulle soprintendenze, aveva già detto: &#8220;Le raderei al suolo&#8221;. Il ministro della Cultura ha reagito male, troppo male, fino alla rispostaccia alla premier. E lunedì, a Palazzo Chigi, ha dovuto fare ammenda: &#8220;Le ho detto che mi dispiace essere stato irruento&#8221;. Senza dimenticare lo scontro con Salvini sulle presunte assenze di lui al ministero, stoccata che Giuli è arrivato ad affondare in diretta tv p<a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/assenteista-mah-la-lite-con-salvini-in-chat-giuli-dimentica-una-cosetta/" target="_blank" rel="noopener">rovocando le ire del vicepremier nella chat del Consiglio dei ministri</a>.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ma-giuli-dimentica-chi-lo-ha-messo-li/">Ma Giuli dimentica chi lo ha messo lì</a></li>
</ul>
<p>Nel merito, però, Giuli rivendica la battaglia. Dice di aver difeso le soprintendenze &#8220;in nome della Carta che impegna la Repubblica a difendere il patrimonio storico-artistico&#8221;. Benissimo. Ma la politica è anche forma, gerarchia, responsabilità. E se alzi la voce con chi ti ha nominato, poi non puoi stupirti se ti arriva la strigliata. Qualcuno gli ha persino scritto: &#8220;Tutto tranquillo? Ma pensi a dimetterti?&#8221;. Risposta: &#8220;Un mio passo indietro non è mai stato in discussione&#8221;. E ci mancherebbe. A Roma le dimissioni sono sempre “mai in discussione” fino al minuto prima in cui diventano inevitabili.</p>
<p>La verità è che <strong>Giuli ha capito di averla fatta fuori dal vaso.</strong> Dopo aver ottenuto il ministero, ha iniziato a fare il protagonista e forse s’è dimenticato chi lo ha messo lì. Ha voluto giocare da battitore libero, ma il governo non è un salotto culturale né una redazione. È una catena di comando. E quando quella catena scricchiola, qualcuno da Palazzo Chigi tira il guinzaglio.</p>
<p>Franco Lodige, 13 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/giuli-ha-capito-di-averla-fatta-fuori-dal-vaso-ma-non-mi-dimetto/">Giuli ha capito di averla fatta fuori dal vaso: &#8220;Ma non mi dimetto&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>La grazia di Nordio: accetta le scuse, non denuncia più Ranucci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-grazia-di-nordio-accetta-le-scuse-non-denuncia-piu-ranucci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 17:01:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ESCLUSIVO. Ranucci si è cosparso il capo di cenere e la querelle potrebbe finire qui: la decisione del ministro della Giustizia Nordio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-grazia-di-nordio-accetta-le-scuse-non-denuncia-piu-ranucci/">La grazia di Nordio: accetta le scuse, non denuncia più Ranucci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Usiamo il condizionale, perché in certi casi tutto può cambiare nel giro di pochi minuti. Ma ci è appena arrivata notizia, confermata da più di una fonte, secondo cui il ministro <strong>Carlo</strong> <strong>Nordio</strong> sarebbe intenzionato a non procedere con la causa contro <strong>Sigfrido</strong> <strong>Ranucci</strong>. Non “ritira” alcuna querela né denuncia, visto che formalmente non era ancora stata presentata. Il Guardasigilli, però, sarebbe intenzionato ad accettare le “scuse” del conduttore di <em>Report</em>, <a href="https://www.nicolaporro.it/non-ho-detto-che-vergogna-ranucci-su-nordio-le-finte-scuse-fanno-pena/" target="_blank" rel="noopener">arrivate durante la puntata di ieri sera</a>.</p>
<p>Potrebbe insomma chiudersi qui la querelle politico-mediatica che tiene banco da una settimana. Ovvero da quando Ranucci, ospite di <em>È sempre Cartabianca</em>, <a href="https://www.nicolaporro.it/minetti-ranucci-che-figura-di-m-accusa-e-poi-balbetta-di-fronte-a-nordio-adesso-non-so-se/" target="_blank" rel="noopener">aveva raccontato di una fonte che avrebbe “visto Nordio nei primi giorni di marzo in Uruguay e nel ranch di Cipriani”</a>, il compagno di Nicole Minetti al centro della nota vicenda sulla grazia ricevuta da Mattarella. Una “pista” ancora tutta da verificare, ma che il conduttore non si era preoccupato di gettare comunque in pasto al pubblico.</p>
<p>Il Guardasigilli aveva quindi telefonato in diretta per negare di essere stato recentemente in Uruguay e, men che meno, di aver mai incontrato Cipriani e Minetti. <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-come-fate-a-dirlo-cipriani-sbugiarda-ranucci-su-nordio-nel-ranch/" target="_blank" rel="noopener">Smentita confermata anche dai diretti interessati</a>. E così, ieri sera, dopo aver ricevuto una lettera di richiamo dalla Rai (<a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-batosta-dopo-la-figuraccia-la-rai-lo-molla-sul-caso-minetti-nordio/" target="_blank" rel="noopener">pronta a non sostenerlo con i suoi avvocati in caso di querela</a>), Ranucci si è “cosparso il capo di cenere” e ha ammesso – bontà sua – <a href="https://www.nicolaporro.it/la-supercazzola-di-sigfrido-ecco-limbarazzante-video-di-ranucci/" target="_blank" rel="noopener">di essere “caduto in un eccesso”</a>.</p>
<p>Va detto che Sigfrido ha giocato anche la carta dell’arrampicata sugli specchi. Ci ha tenuto a precisare non aver mai dato “una notizia non verificata”, ma solo <strong>di aver detto “stiamo verificando una notizia”</strong>, il che – a suo dire – sarebbe “una cosa un po’ diversa”. Una tesi che difficilmente avrebbe retto alla prova del tribunale anche se di questo, probabilmente, non avremo mai la certezza: Nordio, stando a quanto ci risulta, avrebbe infatti deciso di non procedere oltre con la causa ai danni di Mr. Report. Scuse accettate. Sempre che siano state davvero scuse sincere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-grazia-di-nordio-accetta-le-scuse-non-denuncia-piu-ranucci/">La grazia di Nordio: accetta le scuse, non denuncia più Ranucci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Minetti, Ranucci che figura di m***. Accusa e poi balbetta di fronte a Nordio: &#8220;Adesso non so se&#8230;&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/minetti-ranucci-che-figura-di-m-accusa-e-poi-balbetta-di-fronte-a-nordio-adesso-non-so-se/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 10:15:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=316743</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sigfrido Ranucci spara la presunta bomba in diretta, ma non sa nemmeno spiegare quando. Il ministro costretto a telefonare: "Follie inventate di sana pianta"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nicole Minetti, ex consigliera regionale lombarda, è nuovamente al centro del dibattito politico e mediatico. E mentre la procura generale di Milano sta indagando per verificare eventuali irregolarità nella richiesta di grazia presentata a <strong>Mattarella</strong> e poi concessa dallo stesso presidente della Repubblica, la sinistra (politica e mediatica) attacca Carlo Nordio che c&#8217;entra come il cavolo a merenda. Cioè nulla, avendo solo fatto da &#8220;tramite&#8221; tra i magistrati e il Quirinale.</p>
<p>Lo scandalo si è raggiunto ieri sera quando Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di &#8220;<strong>Report</strong>&#8220;, a &#8220;Cartabianca&#8221; da <strong>Bianca</strong> <strong>Berlinguer</strong>, ha dichiarato che Nordio sarebbe stato ospitato, &#8220;i primi giorni di marzo&#8221;, nel ranch in Uruguay di proprietà del compagno di Nicole Minetti, Giuseppe Cipriani. Lo stesso ranch che, stando alle ricostruzioni del <em>Fatto Quotidiano</em>, tutte da verificare, sarebbe al centro di un presunto giro di party discutibili.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1267022858928647%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2>Smentite di Nordio e annunci di vie legali</h2>
<p>Carlo Nordio ha reagito con fermezza durante la trasmissione, negando categoricamente le affermazioni di Ranucci. Ha dichiarato: &#8220;Inventato di sana pianta, c&#8217;è un limite a tutto&#8221;.<strong> Il ministro ha ribadito di non essere mai stato in Uruguay questo marzo</strong>, né tantomeno nel ranch citato, e ha avvertito che sta valutando l’ipotesi di intraprendere vie legali contro il giornalista per diffamazione. Quando il ministro ha chiesto a Ranucci di precisare se si trattasse di questo marzo o di uno degli anni precedenti, dettaglio mica da niente, il conduttore di Report è apparso in evidente difficoltà, dimostrando di non ricordare la data (ma la cosa non lo ha frenato dallo sparare la bombetta, molto fumo e poco arrosto, in diretta tv): &#8220;Adesso non so se di quest&#8217;anno&#8230;.&#8221;. &#8220;I primi di marzo di quest&#8217;anno ero impegnato in campagna elettorale per il referendum &#8211; lo ha smascherato Nordio &#8211; sono stato in Uruguay per una missione ufficiale per accordi governativi anno scorso o due anni fa, ma escludo in maniera assoluta di aver mai incontrato questi signori o di essere mai entrato nei loro ranch&#8221;.</p>
<p>Ieri intanto il premier <strong>Giorgia</strong> <strong>Meloni</strong>, leader di Fratelli d’Italia, ha espresso sostegno a Nordio, blindando la posizione del ministro.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F3941997232601932%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Rimpatri, una norma scritta male per un problema serio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/rimpatri-una-norma-scritta-male-per-un-problema-serio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 10:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il decreto sicurezza e gli incentivi agli avvocati che aiutano i migranti a tornare al loro Paese. Perché la norma fallisce due volte</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/rimpatri-una-norma-scritta-male-per-un-problema-serio/">Rimpatri, una norma scritta male per un problema serio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche chi ritiene, senza ipocrisie, che <strong>l’immigrazione clandestina</strong> abbia superato da tempo la soglia di allarme e sia una causa concreta dell’insicurezza pubblica, dovrebbe avere l’onestà di ammettere che la proposta di remunerare gli avvocati per favorire i rimpatri è una cattiva norma. Non perché sia troppo dura, ma perché grossolana, mal congegnata e per lo più inutile.</p>
<p>Il punto non è negare che un avvocato possa consigliare al proprio assistito una soluzione diversa dalla resistenza giudiziaria a oltranza. Anzi, il buon difensore sa indicare, caso per caso, la strada meno dannosa per l&#8217;assistito, compresa la ritirata strategica. Qui, però, il compenso del difensore viene collegato a un esito gradito allo Stato: il <strong>rimpatrio. </strong>Così, nel rapporto tra avvocato e assistito si introduce un interesse economico esterno, che non remunera l’attività svolta, ma uno specifico obbiettivo. In tal modo, la norma apre una zona grigia pericolosa tra consiglio difensivo lecito e possibile infedeltà ai doveri professionali. Il nostro ordinamento, all’articolo 380 del codice penale, prevede infatti <strong>il reato di patrocinio o consulenza infedele</strong> e punisce il professionista che, violando i propri doveri, arrechi nocumento agli interessi della parte assistita. Nessuno sostiene che qui tale reato sia automaticamente integrato, ma una norma ben scritta dovrebbe evitare anche solo il sospetto di un conflitto tra interesse del cliente e convenienza del difensore. Questa, invece, quel sospetto lo crea.</p>
<p><strong>Leggi il dibattito:</strong></p>
<ul>
<li><strong>La norma, perché no</strong>: <a href="https://www.nicolaporro.it/soldi-agli-avvocati-per-i-rimpatri-per-un-liberale-non-e-accettabile/">Soldi agli avvocati per i rimpatri? Per un liberale non è accettabile </a>di <em>Lorenzo Maggi</em></li>
<li>La norma, perché sì: <a href="https://www.nicolaporro.it/e-allora-spalancate-i-porti/">E allora spalancate i porti </a>di <em>Il Barista</em></li>
</ul>
<p>Infine, <strong>il compenso previsto è di 615 euro lordi</strong> che, tra imposte, contributi e prelievo complessivo, vengono falcidiati in misura vicina al 60 per cento. In definitiva, parliamo di un compenso di circa <strong>300 euro.</strong> Altro che incentivo! La prosecuzione del contenzioso (parimenti a carico dello Stato nella maggior parte dei casi) risulterebbe spesso assai più remunerativa di questa elemosina di Stato.</p>
<p>Dunque, <strong>la norma fallisce due volte</strong>: sul piano ordinamentale, perché opacizza il rapporto fiduciario tra difensore e assistito; e sul piano pratico, perché offre un incentivo economicamente debole quindi inidoneo allo scopo.</p>
<p>Chi vuole <strong>davvero aumentare i rimpatri</strong> deve piuttosto puntare su accordi internazionali, identificazioni rapide, procedure certe ed espulsioni effettive, non su una mancia al legale. Quindi, il problema non è che questa norma sia troppo severa, ma che sia comunque troppo grossolana per risultare utile.</p>
<p>Giorgio Carta, 21 aprile 2026</p>
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		<item>
		<title>Soldi agli avvocati per i rimpatri? Per un liberale non è accettabile</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/soldi-agli-avvocati-per-i-rimpatri-per-un-liberale-non-e-accettabile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Maggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 09:44:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apriamo il dibattito, il punto di Lorenzo Maggi. Diritti a geometria variabile: quando la sicurezza erode lo Stato di diritto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/soldi-agli-avvocati-per-i-rimpatri-per-un-liberale-non-e-accettabile/">Soldi agli avvocati per i rimpatri? Per un liberale non è accettabile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>decreto sicurezza</strong> interviene su un terreno delicatissimo: quello dell’<strong>accesso alla giustizia</strong>. Lo fa introducendo limiti al gratuito patrocinio nelle impugnazioni dei provvedimenti di espulsione e <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/dl-sicurezza-mattarella-alza-lattenzione-la-norma-sui-rimpatri-a-rischio-caos/" target="_blank" rel="noopener">prevedendo compensi per gli avvocati nei casi di rimpatrio volontario</a>. La reazione di avvocatura e magistratura è stata di sconcerto. E, da una prospettiva liberale, questo sconcerto non può essere liquidato con leggerezza.</p>
<p>I<strong>l gratuito patrocinio non è un privilegio</strong>, ma uno strumento essenziale dello Stato di diritto. Garantire che anche chi non ha mezzi possa difendersi è ciò che distingue una società libera da una società puramente formale. Limitare questo accesso, soprattutto in una materia come quella dell’espulsione – che incide direttamente sulla libertà personale – significa intervenire su un punto nevralgico dell’ordinamento.</p>
<p>È vero che il sistema ha conosciuto distorsioni e che esiste <strong>un contenzioso seriale.</strong> Ma la risposta liberale a un eccesso non può essere la compressione di un diritto fondamentale. Perché il rischio è evidente: trasformare un principio universale in una tutela condizionata. Ogni limite al gratuito patrocinio introduce inevitabilmente una selezione. E ogni selezione, in questo ambito, comporta un pericolo: che non sia la fondatezza della domanda a determinare l’accesso alla difesa, ma la disponibilità di risorse o la capacità di superare ostacoli procedurali. Si rischia, così, di <strong>costruire una giustizia meno accessibile</strong> proprio per i soggetti più deboli.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/laltola-di-prevost-ai-migranti-quel-discorso-del-papa-che-nessuno-ha-citato/">L&#8217;altolà di Prevost ai migranti: quel discorso del Papa (che nessuno ha citato)</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/dl-sicurezza-mattarella-alza-lattenzione-la-norma-sui-rimpatri-a-rischio-caos/">Dl Sicurezza, Mattarella alza &#8220;l&#8217;attenzione&#8221;. La norma sui rimpatri a rischio caos</a></li>
</ul>
<p>C’è poi un elemento più profondo. Il decreto sembra muoversi nella direzione di rendere più efficiente l’esecuzione delle espulsioni, riducendo gli ostacoli giuridici. Ma in uno Stato liberale gli “ostacoli” non sono una disfunzione: sono una garanzia. <strong>Il diritto di impugnare un provvedimento non rallenta la giustizia, ne è parte integrante</strong>. Ancora più problematica è la previsione di compensi per gli avvocati nei casi di rimpatrio volontario. Introdurre un incentivo economico legato a un esito specifico significa alterare il rapporto tra difensore e assistito. L’avvocato non è un facilitatore di politiche pubbliche, ma un garante degli interessi del cliente. Se il sistema premia una soluzione, si apre uno spazio in cui la libertà della scelta può essere condizionata.</p>
<p>In una prospettiva liberale, gli incentivi contano. E quando sono mal disegnati, producono effetti distorsivi. Il rischio è quello di una progressiva trasformazione del ruolo dell’avvocato, da difensore a ingranaggio di una politica amministrativa.</p>
<p>Il nodo centrale resta <strong>il rapporto tra sicurezza e libertà</strong>. Il decreto si inserisce in una tendenza più ampia, che privilegia l’efficienza e il controllo. Ma una società liberale non può accettare che l’efficienza diventi il criterio dominante quando sono in gioco diritti fondamentali. <strong>Il diritto di difesa non può essere subordinato alla rapidità dell’esecuzione</strong>. La libertà personale non può essere compressa per rendere più fluido un procedimento. E la giustizia non può essere piegata alle esigenze della politica.</p>
<p>Se esiste u<strong>n abuso del gratuito patrocinio</strong>, lo si contrasta con strumenti mirati, non con restrizioni generalizzate. Se esistono inefficienze, si interviene sull’organizzazione, non sui diritti. Il rischio, altrimenti, è quello di una deriva silenziosa: piccoli arretramenti giustificati da esigenze contingenti che, nel tempo, ridisegnano il perimetro delle garanzie. È così che le libertà si riducono.</p>
<p><strong>Una prospettiva liberale</strong> non può che essere vigile su questo punto. Perché la differenza tra uno Stato di diritto e uno Stato amministrativo si gioca proprio qui: nella capacità di difendere i diritti anche quando è scomodo.</p>
<p>Lorenzo Maggi, 21 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/soldi-agli-avvocati-per-i-rimpatri-per-un-liberale-non-e-accettabile/">Soldi agli avvocati per i rimpatri? Per un liberale non è accettabile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>La destra dopo il voto: qual è il segreto di Vannacci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-destra-dopo-il-voto-qual-e-il-segreto-di-vannacci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 13:10:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il referendum sulla giustizia è stato un referendum sulla coerenza del governo. E il generale...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-destra-dopo-il-voto-qual-e-il-segreto-di-vannacci/">La destra dopo il voto: qual è il segreto di Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il referendum sulla giustizia, ormai è chiaro, non è stato un voto tecnico sul merito dei singoli quesiti, ma un voto politico, rectius di insofferenza politica. Subito è emerso che quella consultazione avrebbe pesato sugli equilibri interni al <strong>centrodestra</strong> ben oltre il terreno strettamente giuridico, riaprendo margini di manovra soprattutto per chi avesse saputo intercettare il disagio della propria base.</p>
<p>Gli <strong>elettori di destra</strong> non hanno usato il referendum per premiare o bocciare di una riforma. Hanno detto che una parte del centrodestra stava smarrendo sé stessa. Hanno fatto capire che, nell’ultimo tratto della legislatura, non sarebbero più bastati l&#8217;ordinaria amministrazione, la prudenza diplomatica e l’equilibrismo fra linguaggio identitario e prassi di governo. Quando l’elettorato avverte che il proprio campo politico si sta allontanando dalle sue ragioni profonde, trova sempre il modo di farlo sapere. Talvolta non con una rivolta, ma con la freddezza, che, in politica, è spesso il sintomo più pericoloso.</p>
<p><strong>Fratelli d’Italia</strong> è il partito che più chiaramente sembra aver colto questo campanello d’allarme. <strong>Giorgia</strong> <strong>Meloni</strong> aveva investito molto, anche personalmente, <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/media/meloni-trump-la-rottura-stasera-red-pill-episodio-74/" target="_blank" rel="noopener">nel rapporto privilegiato con Donald Trump.</a> Quel rapporto, però, si è rivelato per ciò che molti avevano già intuito: non un’alleanza tra pari, ma una relazione politicamente sbilanciata, utile soprattutto alla narrazione americana e molto meno agli interessi italiani. Non è casuale che, nelle ultime settimane, <strong>Meloni abbia preso pubblicamente le distanze da Trump</strong> su questioni altamente sensibili, con una critica aperta dopo gli attacchi rivolti al Papa, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/trump-sul-papa-e-stato-stupido-ignorante-e-arrogante/" target="_blank" rel="noopener">giudicati da lei “inaccettabili”</a> e con scelte di politica estera che hanno segnato una visibile presa di distanza dall’orbita trumpiana in un contesto di crescente impopolarità di quella vicinanza nell’opinione pubblica italiana.</p>
<p>Non è stata una conversione, ma più realisticamente, un riposizionamento. Forse tardivo, forse ancora insufficiente, ma comunque significativo.<strong> Meloni ha capito che la destra italiana non può permettersi di apparire la filiale mediterranea di un’altra sovranità</strong>. La destra può (e deve) essere atlantica, ma non servile; occidentale, ma non subordinata; alleata, ma non dipendente. Quando invece viene percepita come troppo aderente agli interessi e agli umori di Washington, smette di parlare il linguaggio della sovranità italiana e comincia a parlare un idioma politico che i suoi elettori non sentono più come proprio.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/trump-e-leone-breve-ripasso-del-caso-ratzinger-per-i-neo-papisti/">Trump e Leone. Breve ripasso del caso Ratzinger per i neo-papisti</a> di Giuseppe De Lorenzo</li>
</ul>
<p>Per <strong>Salvini</strong> il discorso è, se possibile, più severo. La sua lunga professione sovranista ha finito col mostrare una contraddizione che oggi appare evidente: si proclamava la sovranità dei popoli, ma troppo spesso ci si accodava a priorità, parole d’ordine e posture che con l’interesse nazionale italiano avevano poco a che fare. Il tentativo recente di recuperare i vecchi cavalli di battaglia, anche con una nuova mobilitazione identitaria sul territorio, mostra che il problema è stato finalmente compreso, ma capirlo non significa risolverlo. Per la Lega, probabilmente, il tempo perduto pesa molto più che per altri perché quando un partito nasce per incarnare una protesta, un’identità, una riconoscibilità netta, e poi per anni le offusca, non sempre gli elettori concedono una seconda occasione. A volte tornano, più spesso cercano qualcun altro che dica, con meno mediazioni, quello che il partito originario aveva smesso di dire.</p>
<p><strong>Forza Italia, da parte sua, continua a fare Forza Italia</strong>. Nel bene e nel male, il suo tratto distintivo è fatto di moderazione, prudenza, realismo, diplomazia. Il punto è che la realpolitik, se protratta senza correzioni, rischia di diventare adattamento permanente e finisce per assomigliare a una lenta rinuncia. Anche il partito azzurro sembra aver capito che un’adesione troppo pedissequa alle posizioni statunitensi rischiava di trasformarla nella famosa rana nella pentola. Il sostegno di Tajani a Meloni nel momento dello scontro con Trump conferma che anche dentro l’ala più moderata della coalizione si è compreso che l’unità occidentale non può mai prescindere da rispetto reciproco e da una tutela minima della dignità politica italiana.</p>
<p>In questo quadro, l’unico leader che a Destra non ha cambiato posizione è stato <strong>Roberto Vannacci.</strong> Lo si può condividere o contestare, ma non gli si può negare una coerenza che oggi, alla luce dei movimenti altrui, appare persino più visibile di ieri. Per mesi è stato dipinto come un corpo estraneo, come un traditore, come un elemento di disturbo. Eppure, se oggi gli altri tornano, almeno in parte, su coordinate che egli non aveva mai abbandonato, la conclusione politica è difficile da eludere: non era lui ad essersi allontanato, erano gli altri. La sua forza, in questa fase, non sta soltanto nei contenuti, ma nel <strong>non aver dovuto correggere la rotta dopo il voto</strong>. Non ha avuto bisogno di riscoprire nulla, perché non aveva smesso di dirlo.</p>
<p>La lezione del referendum, allora, è che la destra ha perso quando ha dimenticato che i suoi elettori non chiedono semplicemente governo, ma rappresentanza. Quando questa vacilla, si apre inevitabilmente uno spazio per chi appare più lineare, più netto, più uguale a sé stesso. La politica, alla fine, premia anche questo: la continuità tra ciò che si dice prima e ciò che si dice dopo.</p>
<p>Per non perdere il suo popolo, la destra italiana ha dovuto tornare a parlare una lingua che uno solo, fino in fondo, non aveva mai smesso di parlare. <strong>Se oggi molti riscoprono quella linea, il motivo è semplice</strong>. Non perché Vannacci abbia inseguito il vento, ma perché il vento, alla fine, ha ricominciato a soffiare dalla sua parte.</p>
<p>Giorgio Carta, 20 aprile 2026</p>
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]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Quel brindisi del sindaco del Forte che ricorda nostalgico un brigatista</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quel-brindisi-del-sindaco-del-forte-che-ricorda-nostalgico-un-brigatista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Il Corsaro Nero]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 15:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=314125</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le immagini di un pasto conviviale con sindaco e vicesindaco in una pompa di benzina non proprio "tenuta in maniera eccellente"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quel-brindisi-del-sindaco-del-forte-che-ricorda-nostalgico-un-brigatista/">Quel brindisi del sindaco del Forte che ricorda nostalgico un brigatista</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Metti un pranzo al distributore in cui il sindaco di Forte dei Marmi, <a href="https://www.comune.fortedeimarmi.lu.it/persona_pubblica/bruno-murzi/" target="_blank" rel="noopener nofollow">Bruno Murzi</a>, ricorda quasi con piglio nostalgico aneddoti del passato riconducibili a quando “alla Croce Verde&#8221; della cittadella toscana &#8220;c’era una banda di delinquenti”, aggiungendo che “eravamo di quelle serie”, e ironizza sulla sua conoscenza con <strong>Massimo</strong> <strong>Battini</strong>. Il quale non è un signor nessuno, ma si tratta di un noto Brigatista “rosso” ed autore della Strage di Querceta del 1975, attentato in cui persero la vita, per mano della banda di Battini, gli agenti: Brigadiere Gianni Mussi e Appuntati Giuseppe Lombardi e Armando Femiano. E il primo cittadino ricorda. Brinda. Sorride.</p>
<p>Quella che vi stiamo raccontando è un pranzo andato in scena l&#8217;8 gennaio del 2026 al distributore di benzina Verona Gianni.  Il distributore è al suo ultimo giorno di attività, il titolare Gianni Verona decide di fare un pranzo al suo interno denominato “<strong>l’ultima Pompa 46^edizione</strong>”. Infatti, ormai da anni, il titolare della stazione di servizio organizza serate estive intitolate “Una Pompa sotto le stelle”, proprio in quegli stessi spazi.<br />
Presenti al pranzo dell’8 gennaio anche il Sindaco di Forte dei Marmi Bruno Murzi, il Vicesindaco Andrea Mazzoni, titolare dello studio Commerciale che ha peraltro seguito il passaggio di titolarità della stazione di servizio alla Famiglia Pinzauti (quest’ultima è una famiglia di imprenditori che ha fatto numerosi investimenti nel Comune, sempre seguiti dallo studio del Dottor Andrea Mazzoni), l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Forte Dei Marmi Giuseppe Alaimo, il dottor Fabio Mazzoni, padre del vice Sindaco oltre ad una rappresentanza di esercenti locali.</p>
<p>Nulla da ridire sulla convivialità. Ma c&#8217;è da evidenziare l’ambiente in cui si è svolto il pranzo, con evidenti criticità dal punto di vista delle più basilari normative di sicurezza ed igienico-sanitarie relative alla somministrazione di alimenti (esempio: funghi riscaldanti con cavi elettrici attaccati malamente alle prese di corrente, cottura delle vivande in loco e zone di umidità ben evidenti nello stesso ambiente). Senza contare che lo stesso pasto è stato consumato in un’attività adibita a<strong> pompa di benzina</strong>. Non a caso il sindaco, nel suo intervento, ha sottolineato <strong>con fare ironico</strong> che tale spazio dove si stava consumando la conviviale “sia da un punto di vista architettonico che di manutenzione è sempre stato tenuto in maniera eccellente”, raccogliendo risate ed allegri consensi da parte dei commensali. La domanda è: è normale che il primo cittadino consumi un pasto in una situazione palesemente fuori dalle leggi, lui che è il responsabile della sicurezza e della sanità nei locali pubblici? Da notare come l’amministrazione Murzi si sia distinta negli anni per i controlli frequenti e severissimi nei confronti di balneari e ristoratori spesso alle prese anche con i Nas.</p>
<p>Al suo fianco il vicesindaco, commercialista della famiglia Pinzauti, assistita nelle operazioni di acquisto di alcuni stabilimenti e proprio di quella pompa di benzina, adiacente al Mocambo (ristorante) di proprietà demaniale per il quale il Comune ancora, da due anni, non ha prodotto bando per la vendita. Forse si attendeva l’acquisto della pompa da parte dei Pinzauti?</p>
<div style="width: 848px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-314125-2" width="848" height="480" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://static.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Video-2026-04-16-at-08.19.09.mp4?_=2" /><a href="https://static.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Video-2026-04-16-at-08.19.09.mp4">https://static.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Video-2026-04-16-at-08.19.09.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quel-brindisi-del-sindaco-del-forte-che-ricorda-nostalgico-un-brigatista/">Quel brindisi del sindaco del Forte che ricorda nostalgico un brigatista</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Il Fatto sragiona: il vergognoso editoriale di Travaglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 13:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il direttore Travaglio dedica il suo articolo all'incontro tra Giorgia Meloni e Volodymyr Zelensky</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-fatto-sragiona-il-vergognoso-editoriale-di-travaglio/">Il Fatto sragiona: il vergognoso editoriale di Travaglio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“E il peggio viene ora che, senza più <strong>Orbán</strong>, regaleremo altri 90 miliardi a <strong>Kiev”. </strong>Il <em>Fatto</em> pubblica un riassunto della sua quadriennale disinformazione sulla<strong> guerra di Putin</strong> all’Ucraina, fornita in perfetta sintonia con l’ufficio stampa e propaganda del Cremlino.</p>
<p>La funzione dell’editoria odierno, a commento della visita di <strong>Zelensky</strong> in Italia, è, come prevedibile, delegittimare il sostegno italiano all’Ucraina; rappresentare l’Ucraina come un paese già allo sbando economico prima dell’intervento russo; infangare Zelensky come un imbroglione avido di denaro e armi; dipingere l’UE come stupidamente asservita agli interessi ucraini; suggerire che l’interesse nazionale italiano e europeo coincida con un cambio di linea su Kiev e Mosca. Frase clou, quella in cui si piange la sconfitta di Orbàn.</p>
<p>Ora, come si sa, il Fatto è un quotidiano sull’orlo del fallimento (sintesi travagliesca delle sue difficoltà editoriali). Potremmo non dargli importanza. Errore. La voce del suo direttore impronta infatti la comunicazione politica di buona parte dei media televisivi italiani, attraverso ramificazioni da destra a sinistra. E soprattutto<strong> in Travaglio si coagulano i sentimenti e il non-detto o quasi-detto del M5S</strong>, il terzo partito italiano e secondo partito dell’opposizione, il cui leader aspira a essere il candidato della sinistra alle future elezioni politiche. È questo che si prospetta in caso di cambio di maggioranza?</p>
<p>Marco Taradash, 16 aprile 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/putin-perde-pezzi/">Putin perde pezzi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/leonardo-michelangelo-dome-ucraina-difesa-conti-oto-melara/">Leonardo testa il Michelangelo Dome in Ucraina</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-fatto-sragiona-il-vergognoso-editoriale-di-travaglio/">Il Fatto sragiona: il vergognoso editoriale di Travaglio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Trump e Leone. Breve ripasso del caso Ratzinger per i neo-papisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 13:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Leone XIV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Gruber alla sinistra: con Benedetto XVI le nuove "guardie svizzere" di Prevost non furono altrettanto solerti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/trump-e-leone-breve-ripasso-del-caso-ratzinger-per-i-neo-papisti/">Trump e Leone. Breve ripasso del caso Ratzinger per i neo-papisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è niente di più catartico che infilarsi negli archivi dei quotidiani, rileggere ciò che accadde venti anni fa e scoprire la verità di quel famoso detto: &#8220;La storia non si ripete mai, ma spesso fa rima con se stessa&#8221;. In questi giorni non si fa che criticare gli strampalati attacchi di Donald <strong>Trump</strong> a <strong>Papa Leone XIV</strong>, <a href="https://www.nicolaporro.it/clamoroso-scontro-papa-trump-leone-risponde-non-ho-paura-di-lui/" target="_blank" rel="noopener">definito a più riprese &#8220;debole&#8221; e &#8220;pessimo sulla politica estera&#8221; per le sue posizioni sulla guerra in Iran</a>. Mezzo mondo si è ribellato, l&#8217;Ue è scesa al fianco del Pontefice romano, l&#8217;Italia ha fatto altrettanto, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/trump-scioccato-da-meloni-mi-sbagliavo-non-mi-aiuta-nella-guerra/" target="_blank" rel="noopener">provocando uno strappo senza precedenti con Donald</a>, e i partiti di opposizione, in teoria fieramente laici, sono improvvisamente diventati le Guardie Svizzere di Prevost. Schlein: &#8220;Piena solidarietà&#8221;. Conte: &#8220;Attacchi insostenibili e inqualificabili&#8221;. Bonelli: &#8220;Trump blasfemo&#8221;. E via dicendo.</p>
<p>Ora: è forse la prima volta che un Papa viene attaccato da autorità politiche di Paesi esteri? No, ovviamente. E l&#8217;ultima volta in cui accadde un patatrac mondiale simile a quello attuale risale proprio al 2006, venti anni fa precisi. Era metà settembre, al potere negli Usa c&#8217;era George W. Bush, in Iran regnava sempre <a href="https://www.nicolaporro.it/i-pro-pal-in-lutto-per-il-tagliagole-khamenei-mandiamo-condoglianze/" target="_blank" rel="noopener">Alì Khamenei</a> (quello ucciso da Trump poche settimane fa) insieme ad Ahmadinejad; all&#8217;Onu si discuteva sempre di bomba nucleare iraniana, di possibile guerra americana per impedirla, eccetera eccetera eccetera. Ecco. Il 12 settembre di quell&#8217;anno, <strong>Joseph Ratzinger</strong>, nelle vesti di papa <strong>Benedetto</strong> <strong>XVI</strong>, tenne il suo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-storico-discorso-di-papa-ratzinger-che-fece-infuriare-lislam/" target="_blank" rel="noopener">famoso discorso di Ratisbona</a> molto critico verso l&#8217;islam politico e la sua jihad armata.</p>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/screenshot-2026-04-15-alle-12-10-28/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-313711 size-full" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-12.10.28.png" alt="Corriere della Sera" width="720" height="988" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-12.10.28.png 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-12.10.28-219x300.png 219w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-12.10.28-360x494.png 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-12.10.28-500x686.png 500w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>Non staremo qui a rifare la cronaca di quel discorso, che a rileggerlo oggi appare ancor più profetico. Ci limiteremo alle reazioni. Nei giorni successivi alla lectio di Ratzinger, il mondo islamico esplose di rabbia: la Turchia protestò duramente (&#8220;ritiri le sue parole, chieda scusa al mondo islamico&#8221;, disse un esponente di governo), diversi capi di Stato islamici criticarono il Santo Padre (&#8220;le sue parole rivelano ignoranza&#8221;, sentenziò il ministro degli Esteri del Pakistan), Khamenei lo accusò di essere manovrato dal Grande Satana americano, i musulmani in rete promisero <strong>la &#8220;distruzione del Vaticano&#8221; da parte dell'&#8221;esercito di Maometto&#8221;</strong>, nei Territori palestinesi si registrarono attacchi alle chiese, in Iraq venne bruciata l&#8217;effigie del Papa e in Turchia, Egitto e Marocco folle di musulmani si radunarono indignate. Tutte invettive molto più dure, e pericolose, dei post su Truth di Donald Trump, i quali &#8211; tutto sommato &#8211; non hanno in alcun modo messo in pericolo la vita del Pontefice (come accadde invece nel 2006), né hanno portato alla morte di cristiani in giro per il mondo (come avvenne allora).</p>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/screenshot-2026-04-15-alle-11-13-18/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-313707 size-large" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.13.18-1024x500.png" alt="Corriere della Sera" width="1024" height="500" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.13.18-1024x500.png 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.13.18-300x147.png 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.13.18-768x375.png 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.13.18-1536x750.png 1536w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.13.18-2048x1000.png 2048w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.13.18-360x176.png 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.13.18-720x352.png 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.13.18-500x244.png 500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Bene. Anche a quel tempo in Italia esplose la polemica per la mancata solidarietà espressa dal governo italiano al Papa. Proprio le stesse accuse che, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/meloni-inaccettabili-le-parole-di-trump-sul-papa/" target="_blank" rel="noopener">almeno fino alla precisazione dell&#8217;altra sera</a>, erano state rivolte a Giorgia Meloni, considerata troppo &#8220;debole&#8221; nel difendere Leone XIV dagli attacchi del tycoon. Solo che nel settembre del 2006 a Palazzo Chigi sedeva <strong>Romano</strong> <strong>Prodi</strong> e <a href="https://www.ilgiornale.it/news/nessuna-solidariet-ratzinger-senato-blocca-voto.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">fu proprio la sinistra a bocciare, sia in Parlamento in Italia</a> sia all&#8217;Eurocamera a Bruxelles, le mozioni a difesa del Santo Padre. Di più. L&#8217;allora capo della Cei, Camillo Ruini, lamentò il silenzio imbarazzato da parte di certa politica italiana. Casini accusò &#8220;l&#8217;Occidente e l&#8217;Europa&#8221; di aver lasciato solo Ratzinger. Mentre il centrodestra se la prese con Romano Prodi, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/ratzinger-rimasto-solo-dobbiamo-vergognarci.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">colpevole, a loro dire, di non essersi speso a sufficienza a difesa di Joseph (e in effetti non si registrano prese di posizione simili, per chiarezza, a quelle dell&#8217;attuale premier)</a>. Non solo. Quando al Professore chiesero cosa ne pensasse del rischio attentati contro Ratzinger, rispose (salvo poi ritrattare) con un laconico: &#8220;Ci penseranno le sue guardie&#8221;. Pensate cosa sarebbe successo se oggi Meloni&#8230;</p>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/screenshot-2026-04-15-alle-11-51-48/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-313709 size-large" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.51.48-1024x952.png" alt="Corriere della Sera" width="1024" height="952" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.51.48-1024x952.png 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.51.48-300x279.png 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.51.48-768x714.png 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.51.48-360x335.png 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.51.48-720x669.png 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.51.48-500x465.png 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-15-alle-11.51.48.png 1124w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>Insomma: fa sorridere che oggi mezzo mondo progressista, sia politico sia giornalistico, si erga a difensore della libertà di espressione del Vicario di Cristo in terra. Per dire: il <em>New York Times</em> non si fece mica problemi, al tempo, a pubblicare un durissimo editoriale per accusare Benedetto XVI di voler addirittura &#8220;fomentare la discordia tra cristiani e musulmani&#8221;. E fanno sorridere anche le vestali che oggi difendono il Papato quando ieri <strong>chiedevano al Vaticano di non fare ingerenze in politica</strong>, soprattutto quando si parla di aborto, fine vita e gender. Per dire. L&#8217;altra sera <strong>Lilli</strong> <strong>Gruber</strong>, nel presentare la puntata sulle &#8220;indifendibili&#8221; frasi di Trump contro Prevost, si è chiesta sconcertata: &#8220;Cosa deve fare un pontefice se non essere contro le guerre?&#8221;. Peccato che nel 2006, quando &#8220;l&#8217;indipendente&#8221; giornalista era eurodeputata per la sinistra, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/nessuna-solidariet-ratzinger-senato-blocca-voto.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">non si fece mica problemi ad affermare che Ratzinger</a> aveva &#8220;messo benzina sul fuoco&#8221;, osservando che non si doveva permettere di &#8220;dipingere il mondo islamico e la sua religione come fonte di ogni male&#8221;.</p>
<p>Liberi tutti di chiedere a Meloni una maggiore e più rapida presa di distanza dalle sparate di Trump. Liberi tutti di criticare le uscite del tycoon, come abbiamo fatto anche su questo nostro sito. Libera la sinistra di riscoprirsi clericale. Però ci vuole anche un minimo di decenza: il Papa è il Papa, indipendentemente da chi indossa la veste bianca. Se alziamo barricate oggi a difesa di Leone XIV contro le intemerate di Trump, forse qualcuno dovrebbe farsi un esamino di coscienza e chiedersi come mai, quando regnava Benedetto XVI, non trattò il Papato con gli stessi guanti bianchi.</p>
<p>Giuseppe De Lorenzo, 15 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/trump-e-leone-breve-ripasso-del-caso-ratzinger-per-i-neo-papisti/">Trump e Leone. Breve ripasso del caso Ratzinger per i neo-papisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;La donna in FdI? Per procreare soldati&#8221;. Il vomitevole delirio di Montanari</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-donna-in-fdi-per-procreare-soldati-il-vomitevole-delirio-di-montanari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 13:21:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tomaso Montanari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rettore presenta il suo libro (ma guarda un po') contro "la destra". Ma l'accusa ai meloniani sul ruolo delle donne supera il limite </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-donna-in-fdi-per-procreare-soldati-il-vomitevole-delirio-di-montanari/">&#8220;La donna in FdI? Per procreare soldati&#8221;. Il vomitevole delirio di Montanari</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1134292352164204%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Siamo abituati a tutto, davvero a tutto. Anche alle tesi più assurde, tipo quelle sulla democratura dei vari Roberto Saviano o Antonio Scurati. Siamo abituati a quelli, vedi <em>Repubblica</em>, che quattro anni fa assicurava l&#8217;avvento del nuovo fascismo qualora avesse vinto Meloni e ora invece gioisce perché il voto democratico &#8211; evidentemente mai abolito &#8211; ha bloccato il referendum sulla giustizia. Però, diciamo però, questa intervista a Tomaso Montanari pubblicata sui social della Feltrinelli supera forse il limite del ridicolo.</p>
<p>Il rettore dell&#8217;Università per stranieri di Siena ha mandato alle stampe un imperdibile (si fa per dire) libro dal titolo &#8220;<em>La continuità del male, perché la destra italiana è ancora fascista</em>&#8221; (che fantasia). Non l&#8217;abbiamo letto e non è nostra intenzione farlo. Però siamo capitati sopra a questo video che vi suggeriamo di guardare. Secondo Montanari la destra italiana, l&#8217;unica peraltro che ha mandato una leader donna a Palazzo Chigi, ha &#8220;problemi&#8221; con le donne. Quali? &#8220;In tutti i documenti ufficiali di FdI e nei discorsi di Giorgia Meloni si parla di donne per un destino, che è quello della maternità legato alla demografia e alla perpetuazione della razza italica&#8221;. Insomma: nessuna libera scelta della donna, ma &#8220;una funzione senza alternative&#8221; come nel fascismo storico. &#8220;Di fatto ognuna delle politiche proposta è funzionale a questo: a fare figli per la Nazione che di questi tempi significa in prospettiva carne da cannone, soldati&#8221;. C&#8217;è bisogno di commentare cotanta follia?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-donna-in-fdi-per-procreare-soldati-il-vomitevole-delirio-di-montanari/">&#8220;La donna in FdI? Per procreare soldati&#8221;. Il vomitevole delirio di Montanari</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caro Di Battista hai preso un bidone. Vieni qui che ti faccio un disegnino</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-di-battista-hai-preso-un-bidone-vieni-qui-che-ti-faccio-un-disegnino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 16:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro di battista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ex deputato M5S cita un tweet di questa nostra Zuppa, ma fa una figuraccia. Toc toc, Dibba: sbagli di grosso</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Breve, educata risposta a <strong>Alessandro Di Battista</strong> che stamattina cita un tweet (tratto dalla Zuppa di Porro) sul film su <strong>Giulio Regeni</strong> (a cui non è stato concesso il finanziamento pubblico) per chiedere la fine del &#8220;reddito di giornalanza&#8221;. Gli facciamo volentieri un disegnino&#8230;</p>
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]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Non fatevi fregare dai &#8220;liberali di sinistra&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-fatevi-fregare-dai-liberali-di-sinistra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bernaudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 05:47:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[liberali]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Liberisti Italiani invocano lo scontro con la burocrazia, le tasse e  il deep state italiano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è ormai un tentativo evidente di ricondurre l’area liberale dentro una modesta casetta di europeisti moderati, spesso provenienti dalla sinistra. Un progetto che, purtroppo, non sembra dispiacere nemmeno al centrodestra a guida <strong>Meloni</strong>, che non nasconde più il dialogo con <strong>Calenda e Marattin.</strong> È un tentativo che noi respingiamo con forza.</p>
<p>In Europa <strong>i liberali devono sostenere un movimento di rottura</strong> con la tecnocrazia di Bruxelles, che negli anni ha imposto vincoli, obblighi e un eccesso di lacci burocratici. Ha abbracciato in modo miope e suicida le peggiori derive ecofolli, distruggendo intere filiere produttive e limitando la libertà di tutti in nome di ideologie condivise da una élite di invasati.</p>
<p>In Italia bisogna avere il coraggio di dire con chiarezza che i partiti che si sono alternati al governo negli ultimi quarant’anni hanno costruito un’associazione ed un sistema fondato su <strong>pressione fiscale crescente,</strong> metodi di riscossione sempre più aggressivi basati sulla presunzione di colpevolezza del contribuente ed uno spreco diffuso ed immondo di risorse pubbliche per alimentare enti, strutture e apparati inefficienti, utili solo al sistema di potere.</p>
<p>Il risultato è <strong>uno Stato che ha superato ogni limite di sostenibilità</strong> per cittadini e imprese. Per questo non servono compromessi né moderazione: serve una destrutturazione profonda di questo modello. Con coraggio e fermezza si deve andare allo scontro frontale contro il deep state italiano, un’oligarchia di parassiti arroganti e spietati. Sfidando conformismo, burocrazia e un sistema di potere che ha soffocato per troppo tempo libertà, crescita, speranze.</p>
<p>L’unico movimento politico che può interpretare con onestà intellettuale questa linea di fermezza e di coerenza è <strong>Liberisti Italiani</strong>, tenuto non a caso fuori dai circoletti dei liberalotti italiani, fiore all’occhiello del sistema statalista e consociativo del partito unico del “+Stato!”.</p>
<p>Andrea Bernaudo, 10 aprile 2026</p>
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		<item>
		<title>“Eretici”: il coraggio del pensiero libero contro il conformismo del nostro tempo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/eretici-il-coraggio-del-pensiero-libero-contro-il-conformismo-del-nostro-tempo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 18:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Sgarbi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vincitore del Premio Letterario Castello 2026, Salvatore di Bartolo racconta il coraggio del dissenso tra storia, potere e libertà di pensiero</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con “Eretici”, <strong>Salvatore Di Bartolo</strong> firma un saggio tanto agile quanto tagliente, capace di attraversare i secoli con lucidità e spirito critico. Non è un caso che l’opera si sia aggiudicata l’ultima edizione del <strong>Premio Letterario Castello</strong> per la sezione saggistica: ci troviamo di fronte a un lavoro che unisce rigore analitico e forza polemica, restituendo al lettore uno strumento prezioso per comprendere le derive culturali del presente. <strong>Arricchito dalla prefazione di Vittorio Sgarbi</strong> — egli stesso figura notoriamente anticonformista, quasi un “eretico” per vocazione — il volume si impone fin dalle prime pagine come un atto di sfida contro il pensiero unico dominante.</p>
<p>Il cuore del libro è un avvincente viaggio storico e concettuale che, a partire dall’eresia, traccia una linea ideale tra la stagione dei roghi inquisitori e le nuove forme di censura sociale. <strong>Il riferimento a Giordano Bruno non è casuale:</strong> come allora il dissenso veniva represso nel nome di una verità assoluta, così oggi — sostiene Di Bartolo — assistiamo a una più sofisticata ma non meno pervasiva forma di controllo, in cui il dogmatismo si traveste da progresso.</p>
<p>Dall’ortodossia cattolica del Cinquecento ai rigidi canoni dell’egualitarismo contemporaneo, il saggio mette a nudo un meccanismo ricorrente: <strong>la tendenza del potere a definire e perseguitare le “eresie” del proprio tempo.</strong> Se ieri erano i tribunali dell’Inquisizione, oggi sono la pressione sociale, la gogna mediatica e l’imperativo della correttezza politica a imporre nuove forme di abiura, spesso interiorizzate sotto forma di autocensura.</p>
<p>L&#8217;autore sviluppa così <strong>una critica aspra ma argomentata al conformismo dilagante,</strong> denunciando come il nostro tempo, pur proclamandosi inclusivo, finisca per escludere tutto ciò che non si allinea perfettamente ai codici dominanti. In questa prospettiva, ogni deviazione — dal linguaggio ai comportamenti, fino alle opinioni — rischia di essere marchiata come eresia moderna.</p>
<p>Ciò che rende &#8220;Eretici&#8221; particolarmente efficace è il suo stile: diretto, pungente, mai accademico o compiaciuto. Lo scrittore non si limita a descrivere il fenomeno, ma invita esplicitamente a <strong>riscoprire il valore dell’essere “eretici”,</strong> inteso come esercizio di libertà intellettuale e antidoto alle derive censorie del presente.</p>
<p><strong>Il risultato è un’opera controcorrente,</strong> che si distingue per il suo anticonformismo e per la capacità di rimettere al centro il dubbio come virtù, anziché come colpa. In un’epoca sempre più incline a semplificare la realtà in categorie rigide e binarie, Eretici si configura come un manifesto per la complessità e per il coraggio del pensiero indipendente. Un libro necessario, soprattutto oggi. Perché, come suggerisce Di Bartolo, una società davvero libera non è quella che elimina i propri eretici, ma quella che sa ascoltarli.</p>
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]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Gli sciacalli</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/gli-sciacalli/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/gli-sciacalli/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonino Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 09:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da quando l’Esecutivo si è insediato: odio e delegittimazione da parte delle<br />
opposizioni, dopo il referendum sciacallaggio mediatico</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In natura gli <strong>sciacalli</strong> agiscono in gruppo contro una potenziale preda che non ha possibilità di difendersi, o perché sono in molti contro uno o perché menomata o ferita e pertanto non in grado di combattere.</p>
<p>Di solito, quando puntano un essere del mondo animale con forza pari alla loro, sferrano attacchi per indebolirlo, essendo in gruppi di tre, cinque e anche dieci contro uno; <strong>ogni sciacallo sferra un colpo e si allontana,</strong> mentre la preda cerca di reagire e gli altri intensificano i colpi (anche alle spalle) fino a sfinirla, e quando è quasi esanime sferrano l’attacco concentrico definitivo.</p>
<p>Al contrario degli sciacalli, <strong>i leoni e i felini in genere combattono per la sopravvivenza</strong> o per procurarsi del cibo, da soli e, spesso, vengono a loro volta attaccati dai branchi tra i cui membri avevano puntato la preda; non sempre hanno successo e, quando ciò accade, non hanno altra scelta se non constatare la sconfitta e ritirarsi.</p>
<p>Questa è la natura, un “mondo” in cui non esiste la “democrazia”, ma leggi non scritte per garantire a ogni specie la sopravvivenza attraverso vere e proprie strategie organizzative interne; potremmo tranquillamente traslare quanto accade nel mondo degli umani, affermando che la maggior parte delle specie animali ha <strong>“ordinamenti autoritari”</strong> che garantiscono ai forti, sani e intelligenti di essere i leader dei gruppi e di “punire” i pochi che non accettano le citate leggi non scritte.</p>
<h2>Le dinamiche politiche e la statura dei leader</h2>
<p>Quanto appena esposto nell’introduzione non è altro che l’immagine speculare di ciò che accade nel mondo degli umani e, in particolar modo, in Italia, Paese in cui è più probabile vincere al <strong>Superenalotto</strong> che accettare una sconfitta elettorale.</p>
<p>Partiamo dal principio… Da quando gli schieramenti di centrodestra hanno vinto le ultime elezioni politiche, sono iniziati gli attacchi concentrici ad opera degli sconfitti, che hanno indirizzato contemporaneamente e da più direzioni i loro colpi bassi (perché tali sono) sulla “preda prescelta”, ovvero <strong>la Presidente Meloni.</strong></p>
<p>Tradotto: <strong>le forze di opposizione si sono comportate come “gruppi di sciacalli”,</strong> tentando di indebolire una sola persona per poi “finirla” al momento opportuno, ossia dopo l’affermazione del NO al referendum.</p>
<p>Ciò, in concreto, si è manifestato, prima del voto sulla riforma, attraverso pretesti strumentali, diffusione di odio e menzogne, cui tutti abbiamo assistito, utilizzati come armi improprie con cui ogni <strong>“gruppo di sciacalli”</strong> (partiti di opposizione, organizzazioni sindacali, parte della magistratura, alcune testate giornalistiche, qualche emittente televisiva e social network) ha contribuito con un colpo (basso e vile) per tentare di indebolire la “preda”.</p>
<p>La principale differenza tra gli sciacalli reali e quelli virtuali nel mondo degli umani è rappresentata dalle “leggi scritte” che, contrariamente a quanto accade nel regno animale, garantiscono la <strong>sopravvivenza</strong> (intesa come tutela delle libertà fondamentali, dei diritti e dei livelli di benessere) anche agli sconfitti in libere elezioni, alle minoranze e anche a coloro che “odiano” chi governa.</p>
<p>Ergo, la Presidente del Consiglio, nel caso specifico <strong>Giorgia Meloni,</strong> non è una preda da abbattere, bensì espressione dei cittadini che hanno sposato la sua linea e l’hanno eletta quale leader; è pertanto una mente con cui confrontarsi civilmente e su presupposti basati sul concetto di democrazia.</p>
<p>Se ciò non è accaduto, a parte qualche virtuoso esempio come il Partito Liberal Democratico dell’on. <strong>Marattin</strong>, è sinonimo di bassa statura politica dei leader delle forze di opposizione, che, anziché confrontarsi con idee, proposte e critiche costruttive, hanno preferito agire come gli “sciacalli” con l’intento di indebolire la figura della leader di governo per poi pensare (erroneamente) di sconfiggerla definitivamente dopo una vergognosa campagna referendaria condotta, appunto, secondo le leggi del mondo animale.</p>
<p>È sufficiente <strong>scorrere i social per constatare la pioggia di menzogne,</strong> offese e falsità che cade senza tregua su membri del governo e all’indirizzo della premier, per avvalorare la teoria dello sciacallaggio politico anziché il confronto tra statisti… termine di certo non idoneo ad alcun esponente delle opposizioni (con le dovute eccezioni).</p>
<h2>Il post-referendum</h2>
<p>Che<strong> il centrodestra sia uscito indebolito dalla sconfitta del SÌ,</strong> e anche la figura della Presidente del Consiglio, è un dato di fatto, e di ciò bisogna prenderne atto; quale più ghiotta occasione per gli “sciacalli” per poter tentare di sferrare il colpo finale a una “preda ferita”?</p>
<p>Ecco, quindi, <strong>le “bombe a grappolo” sul governo</strong>, con richieste di dimissioni, messa all’indice di membri dell’Esecutivo e attacchi faziosi basati su qualsiasi appiglio, vedi guerra in Iran, prezzo dei carburanti, caro energia e vergognose “vendette” da parte del sistema giustizia nei confronti di giornalisti, come <strong>Sansonetti</strong>, che si era schierato per il SÌ.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/i-due-pesi-e-due-misure-della-sinistra-difende-salis-ma-tace-su-sansonetti/" target="_blank" rel="noopener">I due pesi e due misure della sinistra: difende Salis ma tace su Sansonetti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/linquietante-segnale-dei-pm-volevano-sbattere-in-galera-sansonetti/">L&#8217;inquietante segnale dei pm: volevano sbattere in galera Sansonetti</a></li>
</ul>
<p>Ma… poiché esiste sempre un “ma”, e imprevisti non calcolati in nome di quella presunzione di superiorità che contraddistingue le menti pensanti da quelle guidate dall’istinto, gli “sciacalli” hanno fatto<strong> i conti senza l’oste</strong> perché (nonostante quattro anni di vili attacchi continui) si sono ritrovati di fronte un leone (anzi una leonessa) che non rinuncia a difendersi neanche se gravemente ferita e, soprattutto, non fugge ma continua a combattere con lealtà, ovvero a difendere se stessa e la Nazione che rappresenta, inclusi coloro che la attaccano slealmente.</p>
<h2>Il decadimento della politica</h2>
<p>Da decenni ci ritroviamo a constatare come il dibattito politico mostri una curva discendente e, francamente, credo che il fondo sia stato toccato proprio dalle attuali forze di opposizione e dai loro establishment connessi; ciò non significa che dall’altro lato vi sia la perfezione ma, almeno, per quanto possibile, <strong>l’attuale governo ha, in ogni caso, portato risultati tangibili</strong> e ha sempre impostato il confronto sul merito delle questioni.</p>
<p>Gli oppositori, di contro, proprio perché <strong>privi di leader di elevata statura</strong>, hanno preferito percorrere la strada della diffamazione e della delegittimazione anziché mettere sul tavolo soluzioni che avrebbero innescato un civile confronto e, perché no, anche messo in difficoltà il governo.</p>
<p>Gli sciacalli restano sciacalli e i leoni… leoni.</p>
<p>Antonino Papa, 5 aprile 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Meloni e Mattarella: chi può davvero portare il Paese al voto?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/meloni-e-mattarella-chi-puo-davvero-portare-il-paese-al-voto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 08:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Mattarella]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=311708</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra interpretazioni politiche e norme costituzionali, come funziona davvero il ritorno alle urne</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meloni-e-mattarella-chi-puo-davvero-portare-il-paese-al-voto/">Meloni e Mattarella: chi può davvero portare il Paese al voto?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Guardate che non è che la <strong>Meloni</strong> sia indecisa o meno se far cadere il Governo e tornare al voto subito, eh. Questo lo possono credere due categorie di persone: i <strong>mistificatori</strong> e quelli che non conoscono la Costituzione.</p>
<p>Sui primi c’è poco da fare, ognuno tira l’acqua al proprio mulino e ci sta. I secondi invece <strong>dovrebbero leggere la Costituzione</strong> nella parte in cui dice che non è il presidente del Consiglio a sciogliere le camere e rimandare il Paese al voto, ma il presidente della Repubblica.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/restare-o-elezioni-subito/" target="_blank" rel="noopener">Restare o elezioni subito?</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/conte-e-schlein-nel-panico-elezioni-meloni-non-si-dimetta-sarebbe-vigliacca/" target="_blank" rel="noopener">Conte e Schlein nel panico elezioni: ;Meloni non si dimetta, sarebbe vigliacca</a></li>
</ul>
<p>E <strong>Mattarella</strong>, in questo momento col bordello della guerra in Iran e tutte le conseguenze del caso, non ci va ad elezioni. Mai. Proporrebbe un governo tecnico, sia che abbia o meno la fiducia del Parlamento, che tanto un governo può rimanere in carica, fino a quando non saranno cambiate le condizioni, anche senza <strong>un voto di fiducia</strong>, gestendo l’ordinario, gli “affari correnti”. Come, appunto, sta scritto nella Costituzione.</p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 5 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meloni-e-mattarella-chi-puo-davvero-portare-il-paese-al-voto/">Meloni e Mattarella: chi può davvero portare il Paese al voto?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Giorgia, occhio: avvoltoi in azione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/giorgia-occhio-avvoltoi-in-azione/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/giorgia-occhio-avvoltoi-in-azione/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beppe Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 15:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=311185</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra attacchi mirati e tensioni di piazza, il dibattito politico scivola sempre più verso lo scontro invece che il confronto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/giorgia-occhio-avvoltoi-in-azione/">Giorgia, occhio: avvoltoi in azione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’avvoltoio, nella sua accezione figurata, è da sempre simbolo di chi approfitta delle difficoltà altrui per trarne vantaggio. Un’immagine dura, certo, ma <strong>efficace quando si parla di politica</strong>, dove il tempismo degli attacchi spesso conta più della coerenza delle idee.</p>
<p>Dopo la sconfitta nel recente referendum, alcune forze politiche hanno immediatamente iniziato a <strong>volteggiare attorno alla figura del Presidente del Consiglio</strong> come se si trovasse in una fase terminale della propria leadership. Un atteggiamento che appare più legato al desiderio di capitalizzare un momento di debolezza altrui che a un confronto costruttivo sul merito delle questioni.</p>
<p>Negli ultimi anni, la scena politica italiana ha visto alternarsi governi sostenuti da <strong>maggioranze eterogenee,</strong> talvolta nate grazie a equilibri tecnici più che a un mandato elettorale diretto. È quindi singolare che proprio alcuni protagonisti di quella stagione si ergano oggi a giudici severi dell’operato del governo.</p>
<p>Il clima, del resto, è tornato incandescente. Alcune opposizioni sembrano attribuire al governo responsabilità su qualunque evento, anche simbolico o marginale, alimentando una narrazione in cui la figura del Presidente del Consiglio diventa<strong> il bersaglio privilegiato</strong>.</p>
<p>Allo stesso tempo, <strong>le manifestazioni di piazza, visibilmente supportate dalla sinistra,</strong> hanno assunto toni sempre più accesi, con episodi che nulla hanno a che vedere con il legittimo dissenso democratico: simboli rovesciati e dati alle fiamme, bandiere straniere al posto del tricolore, retoriche estremiste e scenografie, come la <strong>ghigliottina</strong>, che evocano conflitti piuttosto che dialogo.</p>
<p>È difficile immaginare che, in un contesto simile, possano maturare proposte credibili per la <strong>costruzione di un percorso di pace e coesione sociale.</strong> L’Italia sta vivendo una fase complessa e, se da un lato il confronto politico è naturale e necessario, dall’altro la degenerazione del dibattito rischia di produrre solo polarizzazione e rancore.</p>
<p>Chi si limita a sfruttare ogni occasione per <strong>indebolire l’avversario senza offrire alternative</strong> concrete rischia di trasformarsi da “avvoltoio”, figura già negativa, in qualcosa di ancora meno dignitoso: un semplice pupazzo, un giocattolo della polemica, privo di visione e di responsabilità.</p>
<p>Beppe Fantin</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-311187" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-01-09-33-53-1-219x300.jpg" alt="meloni avvoltoi" width="373" height="511" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-01-09-33-53-1-219x300.jpg 219w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-01-09-33-53-1-748x1024.jpg 748w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-01-09-33-53-1-768x1051.jpg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-01-09-33-53-1-1122x1536.jpg 1122w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-01-09-33-53-1-360x493.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-01-09-33-53-1-720x986.jpg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-01-09-33-53-1-500x684.jpg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-01-09-33-53-1.jpg 1496w" sizes="auto, (max-width: 373px) 100vw, 373px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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